Traduzione De bello gallico, Cesare, Versione di Latino, Libro 06; 14-24

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 06; paragrafi 14-24 dell'opera De bello gallico di Cesare

DE BELLO GALLICO: TRADUZIONE DEL LIBRO 06; PARAGRAFI 14-24

14 I druidi sono soliti esser lontani dalla guerra e non pagano tributi insieme con gli altri; hanno la dispensa del servizio militare e l'immunità di tutte le cose. Spronati da così grandi premi molti sia spontaneamente vanno a scuola sia vengono mandati da genitori e parenti. Si dice che lì imparano a memoria un gran numero di versi. Così alcuni restano a scuola per venti anni. Ritengono non essere lecito affidare quelle cose alla scrittura, mentre in quasi tutte le altre cose, in affari pubblici e privati, usano la scrittura greca. Questo a me sembra l'abbiano stabilito per due motivi, perché né vogliono che la dottrina sia portata al volgo né quelli, che imparano, confidando nella scrittura occupino meno la memoria, cosa che accade quasi a parecchi che con la garanzia della scrittura tralasciano l'impegno nell'apprendere bene e la memoria. Anzitutto vogliono persuadere di questo, che le anime non muoiono, ma dopo la morte da alcuni passano al altri, e ritengono che questo soprattutto sproni al valore, trascurata la paura della morte. Inoltre trattano molte cose sulle stelle ed il loro moto, sulla grandezza del mondo e delle terre, sulla natura delle cose, sulla forza ed il potere degli dei immortali e le trasmettono alla gioventù. 15 La seconda è la classe dei cavalieri. Questi quando c'è bisogno e capita qualche guerra, cosa che prima dell'arrivo di Cesare soleva accadere quasi annualmente che o essi recassero danni o respingessero quelli inferti, tutti si trovano in guerra e quanto uno di loro è più ricco per famiglia e ricchezze, così ha attorno a sé moltissimi servi e clienti. Conoscono questo unico credito e potenza. 16 Tutta la nazione dei Galli è molto dedita alle pratiche religiose e per tale motivo, quelli che sono affetti da malattie piuttosto gravi e quelli che si trovano nei combattimenti e nei pericoli o sacrificano persone come vittime o promettono di sacrificarne, e per tali sacrifici si servono dei druidi come ministri, perché pensano che la volontà degli dei immortali non possa essere placata altrimenti se per la vita di un uomo non è ripagata dalla vita di un [altro] uomo, e a spese pubbliche hanno stabilito sacrifici di tal genere. Altri hanno statue di enorme grandezza, le cui membra intessute di vimini riempiono di uomini vivi; ed essendo queste (statue) bruciate, gli uomini, circondati dalla fiamma, muoiono. I supplizi di coloro che siano stati sorpresi nel furto o nella rapina o colpevoli di qualcosa, ritengono siano più graditi agli dei immortali; ma quando manca la disponibilità di tal genere, ricorrono anche a sacrifici di innocenti. 17 Come dio adorano soprattutto Mercurio. Di costui ci sono moltissime immagini, questi lo dicono inventore di tutte le arti, questi guida delle vie e dei viaggi, credono che questi abbia una potenza grandissima per ricerche di denaro e per i commerci. Dopo questi Apollo, Marte, Giove, Minerva. Su di questi hanno quasi la stessa concezione che (hanno) gli altri popoli: (che) Apollo caccia le malattie, Minerva tramanda i principi delle attività e dei mestieri, Giove detiene il potere dei celesti, Marte governa le guerre. A questi, quando hanno deciso di scontrarsi in battaglia,dedicano per lo più le cose che hanno preso con la guerra; quando hanno vinto, sacrificano gli animali catturati e radunano le altre cose in un solo luogo. In molte nazioni è possibile vedere tumuli di queste cose innalzati in luoghi sacri; né capita spesso che qualcuno, trascurato lo scrupolo religioso, osi o nascondere presso di sé le cose prese o togliere quelle deposte, per questa cosa è stato stabilito il supplizio più grave con la tortura. 18 I Galli proclamano di essere nati tutti da Dite e dicono che ciò è stato tramandato dai druidi. Per tale motivo definiscono gli spazi di tutto il tempo non col numero dei giorni, ma delle notti; i giorni natalizi e gli inizi dei mesi e degli anni li celebrano così che il giorno venga dopo la notte. Nelle altre istituzioni della vita in questo un poco differiscono dagli altri, per il fatto che non tollerano che i loro figli vadano da loro in pubblico, se non quando sono cresciuti da poter sostenere il dovere della vita militare e reputano disdicevole che un figlio in età da bambino appaia in pubblico alla presenza del padre. 19 I mariti, quanti beni hanno ricevuto dalle mogli a titolo di dote, altrettanti dei loro, fatta la stima, li mettono in comune con le doti. L'amministrazione di tutto questo bene si tiene congiuntamente ed i frutti si conservano; chi di loro sia sopravvissuto, a lui va parte di entrambi con i frutti dei tempi precedenti. I mariti hanno sulle mogli potere di vita e di morte come sui figli e quando un capo famiglia di rango piuttosto elevato è morto, i suoi parenti si riuniscono e per la morte, se il fatto viene in sospetto, fanno una inchiesta sulle mogli al modo degli schiavi e, se si è avuta prova, le fanno fuori dopo averle seviziate col fuoco e con tutte le torture. I funerali a confronto della civiltà dei Galli sono magnifici e sontuosi; tutte le cose che pensano fossero state a cuore ai vivi le gettano sul fuoco, anche gli animali, e fino a poco prima di questa epoca anche schiavi e clienti, che risultava esser stati da loro amati, fatti i rituali funerali, venivano cremati insieme. 20 Le nazioni che sono stimate amministrare meglio il loro stato, hanno sancito per legge che, se uno ha saputo qualcosa dai confinanti sullo stato da notizia e voce, lo riferisca al magistrato e non lo comunichi con un altro, poiché è risaputo che uomini imprudenti ed inesperti si spaventano per false chiacchiere e sono indotti a mala azione e prendere decisione su cose importantissime. I magistrati segregano quello che è parso (giusto) e rivelano alla folla quello che hanno giudicato essere di utilità. Sullo stato non è concesso parlare se non per mezzo dell'assemblea. 21 I Germani si differenziano molto da questa consuetudine. Non hanno infatti druidi, che presenzino ai riti religiosi, né si curano dei sacrifici. Considerano nel novero degli dei i soli, che vedono e dai cui potenze sono aiutati, (cioè) Sole, Vulcano, Luna, gli altri non li hanno accolti neppure per fama. Tutta la vita consiste in cacce ed impegni di attività militare; da piccoli si applicano alla fatica ed alla asprezza. Quelli che sono rimasti per molto tempo casti, ottengono molto onore tra loro; con questo credono che si aumenti la statura, si rafforzino forze e nervi. Ma l'aver avuto conoscenza di una femmina entro il ventesimo anno lo considerano tra le cose più brutte; di questa cosa non c'è alcun mistero, perché promiscuamente si lavano nei fiumi o usano piccoli rivestimenti, con gran parte del corpo nuda. 22 Non praticano l'agricoltura, e la maggior parte del loro vitto consiste in latte, formaggio, carne. Nessuno ha una misura precisa di terreno o territori propri, ma i magistrati ed i capi per i singoli anni attribuiscono alle famiglie ed alle parentele di persone e quelli che si sono messi insieme, quanto di terreno e in che luogo sia parso (opportuno) e dopo un anno li obbligano a passare altrove. Di tale cosa portano molti motivi: perché presi da continua abitudine non mutino la voglia di far guerra con l'agricoltura; perché non vogliano procurare territori vasti e (uomini) più potenti caccino dai possedimenti (uomini) più umili; perché non costruiscano (abitazioni) troppo accuratamente per evitare i freddi ed i caldi; perché non nasca una bramosia di denaro, dalla qual cosa nascono partiti e divisioni; perché mantengano il popolo con l'eguaglianza dell'animo, vedendo ciascuno che le sue ricchezze si equiparano con i più potenti. 23 Per le nazioni è massima gloria è che essi abbiano attorno il più ampiamente possibile, devastati i territori, dei deserti. Questo stimano proprio del valore, che i confinanti espulsi si ritirino dai campi r che nessuno osi fermarsi vicino a loro; con questo insieme pensano che saranno più sicuri, tolto il timore di un improvviso assalto. Quando la nazione o s'oppone ad una guerra dichiarata o la dichiara, vengono scelti magistrati che presiedano a quella guerra ed abbiano il potere di vita e di morte. In pace non c'è nessun magistrato comune, ma i capi delle regioni e dei villaggi amministrano la giustizia tra i loro e riducono le controversie. Le rapine non hanno nessuna infamia, quelle (però) che siano fatte fuori dei territori di ogni nazione, e proclamano che si facciano per esercitare la gioventù e diminuire la pigrizia. Ma quando uno tra i capi ha detto in assemblea che sarà comandante (d'una spedizione) e quelli che vogliono seguirlo lo dichiarino, si alzano quelli che approvano la causa e la persona e promettono il loro aiuto e sono approvati dalla folla; quelli tra loro che non l'anno seguito sono considerati nel novero dei disertori e traditori, ed in seguito a questi è tolta il credito di tutte le cose. Credono sacrilego violare l'ospite; quelli che per qualunque motivo sono arrivati da loro, li difendono da danno e li considerano sacri, per questi le case di tutti sono aperte e viene condiviso il vitto. 24 Ma ci fu prima un tempo, quando i Galli superavano i Germani per valore, spontaneamente dichiaravano guerra, inviavano colonie oltre il Reno a causa della quantità di uomini e povertà di terreno. Così quei luoghi della Germania che sono i più fertili attorno alla selva Ercinia, che vedo esser stata conosciuta per fama ad Eratostene e ad alcuni Greci, che essi chiamano Orcinia, li hanno occupati i Volci ed i Tettosagi e lì si sono insediati; questo popolo fino a questa epoca si mantiene in queste sedi ed ha una grandissima fama di giustizia e di valore militare. Ora poiché i Germani permangono nella stessa povertà, bisogno, rassegnazione usano lo stesso vitto e cultura, ai Galli invece la vicinanza delle province e la conoscenza delle cose d'oltremare offre molte cose per l'abbondanza e l'utilità, a poco a poco assuefatti ad esser superati e vinti da molte battaglie, essi non si paragonano neppure con essi per il valore.