Traduzione De bello gallico, Cesare, Versione di Latino, Libro 04; 25-38

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 04; paragrafi 25-38 dell'opera De bello gallico di Cesare

DE BELLO GALLICO: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARAGRAFI 25-38

Quando Cesare se ne accorse, comandò che le navi lunghe da guerra, il cui aspetto era per i barbari troppo inusuale ed il movimento più veloce alluso, si allontanassero un poco dalle navi da carico e che accelerassero coi remi e si ponessero al lato scoperto dei nemici e di lì i nemici fossero respinti e cacciati con fionde, frecce, macchine.Questa tattica per i nostri fu di grande utilità. Infatti spaventati dallaspetto delle navi e dallaccelerazione dei remi e dallinusuale genere di macchine, i barbari si fermarono e poi un poco ripiegarono. Ma ai nostri soldati che esitavano soprattutto per la profondità del mare, quello che portava laquila della decima legione, invocati gli dei perché quella azione riuscisse fortunatamente per la legione, Saltate giù, disse, compagni, se non volete consegnare laquila ai nemici; io certamente faro il mio dovere per lo stato e per il comandante.Avendo detto questo a gran voce, si gettò dalla nave e cominciò a portare laquila contro i nemici.Allora i nostri esortandosi tra loro, perché non si permettesse un così grande disonore, tutti saltaron giù dalla nave. Similmente avendo visto costoro dalle navi vicine, seguendoli si avvicinarono ai nemici. Si combattè aspramente da entrambi gli eserciti. I nostri tuttavia, per il fatto che non potevano conservare le file né fermarsi saldamente né avanzare le insegne, e uno da una nave laltro da altra si aggregava a qualunque insegna si era imbattuto, erano fortemente scompigliati. I nemici invece, essendo conosciuti tutti i bassifondi, appena avevano visti alcuni scendere dalla nave da soli, spronati i cavalli, li assalivano mentre erano impacciati, in molti circondavano pochi, altri dal lato scoperto lanciavano armi contro tutti. Avendo notato questo, Cesare, ordinò di riempire di soldati i battelli delle navi da guerra ed ugualmente le imbarcazioni di vedetta, e quelli che aveva visti in difficoltà, ad essi inviava rinforzi. I nostri finalmente si fermarono allasciutto, riunitisi tutti i loro, fecero un assalto contro i nemici e li mandarono in fuga, e non poterono proseguire più lontano, perché i cavalieri non avevano potuto tenere la rotta e toccare lisola. Questo solo mancò a Cesare per la consueta sorte. I nemici vinti dallo scontro appena si ripresero dalla fuga, subito mandarono ambasciatori da Cesare; promisero di dare gli ostaggi e di fare tutto quello che avesse ordinato.Insieme con questi ambasciatori giunse latrebate Commio, che prima abbiamo detto mandato avanti da Cesare in Britannia. Questo sceso dalla nave, mentre portava ad essi le istruzioni di Cesare secondo la usanza dellambasciatore, essi lavevano catturato e buttato in catene.Poi avvenuto lo scontro lo rimandarono e nel chiedere la pace attribuirono la colpa di quella cosa alla folla e chiesero che si perdonasse per lignoranza. Cesare lamentatosi perché, dopo aver mandati ambasciatori nel continente gli avevano chiesto la pace e vavevano mosso guerra senza motivo, disse di perdonare lignoranza ed ordinò gli ostaggi. Essi parte ne diedero subito, parte, fatta venire da località piuttosto lontane, dissero che li avrebbero dati. Intanto ordinarono di ritornare nelle loro campagne ed i capi cominciarono a riunirsi da ogni parte e raccomandare a Cesare se stessi e le loro nazioni. Rafforzata da pace con questi adempimenti, il quarto giorno dopo che si era giunti in Britannia, le 18 navi di cui primasi è parlato, che avevano preso i cavalieri, salparono dal porto più lontano con vento leggero.Mentre si avvicinavano alla Britannia e si vedevano dagli accampamenti, improvvisamente scoppiò una tempesta così grande che nessuna di esse poteva tenere la rotta, ma alcune erano riportate là donde erano partite, altre erano scagliate con loro grave rischio verso al parte inferiore dellisola, che è più vicino al tramonto del sole. Esse tuttavia, gettate le ancore, mentre eran sommerse dai flutti, necessariamente portate al largo, sopraggiunta la notte, si diressero al continente. Nella stessa notte accadde che ci fosse la luna piena, e quel giorno è solito provocare nellOceano le più grandi maree marittime, e questo ai mostri era sconosciuto. Così in uno stesso tempo sia le navi da guerra, con cui Cesare aveva fatto trasportare lesercito e quelle che aveva tirato in secco, la marea le riempiva, la tempesta le colpiva ed ai nostri non era data alcuna possibilità o di controllare o di porre rimedio.Distrutte parecchie navi ed essendo le altre legate con funi alle ancore e perdute le restanti attrezzature inutili per navigare, il turbamento di tutto lesercito, cosa che era necessario accadere, diventò grande. Infatti non cerano altre navi, con cui si potesse trasportare e mancavano tutte le cose che erano di utilità per ricostruire le navi, e, poiché era chiaro a tutti che bisognava svernare in Gallia, in quei luoghi non si era provvisto il frumento per linverno. Sapute queste cose, i capi della Britannia, che dopo la battaglia erano venuti da Cesare, dopo aver parlato tra loro, comprendendo che ai Rimani mancavano, cavalieri, navi e frumento e conoscendo il piccolo numero dei soldati dalla esiguità degli accampamenti, che erano anche più piccoli per questo, perché Cesare aveva trasportato le legioni senza carriaggi, pensarono ottima cosa da farsi, ripresa la guerra, impedire ai nostri rifornimento e vettovagliamento e portare la situazione allinverno, perché, vinti questi e impediti dal ritorno, confidavano che in seguito nessuno sarebbe passato in Britannia per dichiarare guerra. Così di nuovo, fatta unalleanza, a poco a poco cominciarono ad uscire dagli accampamenti e di nascosto richiamare i loro dalle campagne. Ma Cesare, anche se non aveva conosciuto i loro piani, tuttavia e dalla rovina delle sue navi e dal fatto, che avevano smesso di dare ostaggi, sospettava che sarebbe avvenuto ciò che accadde.Così preparava soccorsi per tutte le evenienze.Infatti sia quotidianamente portava frumento dalle campagne sia quelle navi che erano state colpite moto gravemente, usava il loro materiale ed il bronzo per rifare le altre e quelle cose che erano di utilità per quei fini, ordinava si portassero dal continente. Così, essendosi operato con sommo impegno da parte dei soldati, pur essendosi perse 12 navi, fece sì che per le altre si potesse navigate adeguatamente. Mentre si facevano quelle cose, inviata una sola legione, secondo sua abitudine, per approvvigionarsi di frumento, quella che si chiamava settima, mentre parte degli uomini restava nei campi, parte anche veniva negli accampamenti, quelli che erano in guardia davanti alle porte, riferirono a Cesare che un polverone maggiore, che labitudine recava, si vedeva in quella parte proprio verso la parte cui aveva fatto marcia la legione. Cesare quello che aveva sospettato, che si intraprendesse qualcosa di nuovo da parte dei barbari, comandò che le coorti che erano di guardia partissero con lui verso quella parte, che due delle altre vi subentrassero per la guardia, le altre si armassero e subito lo seguissero. Essendo avanzato un poco più lontano dagli accampamenti, capì che i suoi erano incalzati dai nemici e resistevano con difficoltà e serrata la legione da tutte le parti si lanciavano giavellotti. Infatti poiché dalle altre parti, essendo stato mietuto tutto il frumento, una sola parte era restante, sospettando i nemici che i nostri sarebbero venuti qui, di notte si erano nascosti nelle selve. Poi assaliti subito quelli che erano sparsi, deposte le armi, occupati a mietere, uccisi alcuni, avevano dispersi gli altri in file incerte, nello stesso tempo avevano circondato con cavalleria e carri. Il genere di battaglia dai carri è questo: anzitutto cavalcano per tutte le parti e lanciano giavellotti e con il terrore stesso dei cavalli e lo strepito delle ruote per lo più scompigliano le file, e una volta che si sono insinuati tra le squadre dei cavalieri, saltano giù dai carri e combattono a piedi.Gli aurighi intanto si ritirano un poco dalla mischia e collocano i carri così che , se essi sono incalzati dalla folla dei nemici, hanno libero rifugio presso i loro. Così negli scontri superano la mobilità dei cavalieri, la stabilità dei soldati e con la pratica e lesercizio quotidiano riescono tanto, che sono abituati a frenare i cavalli al galoppo in un luogo in pendio e scosceso e controllare in breve spazio e piegare e correre su per il timone e fermarsi sul giogo e di l ritirarsi molto velocemente sui carri. Essendo i nostri turbati da queste cose per la novità del combattimento in un momento molto propizio Cesare portò aiuto. Infatti al suo arrivo i nemici si fermarono, i nostri si ripresero dalla paura. Ritenendo che fosse occasione sfavorevole per provocare il nemico ed attaccare battaglia, si mantenne nella sua posizione e trascorso un breve tempo ricondusse le legioni negli accampamenti.Mentre si compivano queste cose, essendo tutti i nostri occupati, gli altri che erano nelle campagne si allontanarono. Seguirono per parecchi giorni tempeste frequenti, da tenere i nostri negli accampamenti e bloccare il nemico dallo scontro. Intanto i barbari inviarono in tutte le parti araldi e annunciarono ai loro la esiguità dei nostri soldati e rivelarono quale grande facilità fosse data di fare bottino e liberarsi per sempre, se avessero cacciato i Romani dagli accampamenti.Con tali situazioni, raccolta velocemente una grande moltitudine di fanteria e cavalleria, giunsero agli accampamenti. Cesare anche se vedeva che sarebbe accaduto proprio quello che era successo nei giorni precedenti, che se i nemici fossero stati respinti, con la velocità avrebbero sfuggito il pericolo, tuttavia ottenuti 30 cavalieri, che latrebate Commio, di cui si è detto precedentemente, aveva portato con sé, schierò le legioni in ordine davanti agli accampamenti. Attaccata battaglia i nemici non poterono sostenere più a lungo lattacco dei nostri soldati e voltarono le spalle. Ma avendoli inseguiti per tanto spazio, quanto poterono con la corsa e le forze, uccisero parecchi tra loro, poi bruciati in lungo ed in largo tutte le abitazioni, si ritirarono negli accampamenti. Nello stesso giorno ambasciatori inviati dai nemici per la pace giunsero da Cesare.Per questi Cesare raddoppiò il numero degli ostaggi che aveva ordinato e comandò che fossero condotti nel continente, perché nella giornata vicina dellequinozio non riteneva che navi insicure dovessero sottoporre la navigazione ad una tempesta. Egli colto loccasione opportuna poco dopo la mezza notte sciolse le navi.Quelle giunsero nel continente tutte incolumi.Ma due di esse da carico non poterono raggiungere gli stessi porti, che le altre raggiunsero e furono portate un poco più lontano. Da queste navi essendo sbarcati circa trecento soldati e dirigendosi agli accampamenti, i Morini, che Cesare partendo per la Britannia aveva lasciato in pace, spinti dalla speranza di bottino, dapprima con un numero non così grande dei loro accerchiarono ed ordinarono, se essi non volevano essere uccisi, di deporre le armi.Poichè quelli, fatto un cerchio, si difendevano, al grido giunsero velocemente circa seimila uomini.Annunciata la cosa, Cesare dagli accampamenti mandò in aiuto tutta la cavalleria. Intanto i nostri soldati sostennero lattacco dei nemici e per più di quattro ore combatterono molto valorosamente e ricevute poche perdite uccisero parecchi di essi.In seguito dopo che la nostra cavalleria giunse in vista, i nemici, gettate le armi, voltarono le spalle ed un gran numero di loro fu ucciso. Cesare il giorno dopo mandò il legato T Labieno con quelle legioni, che aveva riportato dalla Britannia, contro i Morini che avevano fatto una ribellione.Ma essi a causa delle siccità delle paludi, dove si ritiravano, non avevano, il rifugio di cui serano serviti lanno precedente, quasi tutti vennero in potere di Labieno.Ma i legati Titurio e Cotta che avevano guidato le legioni nei territori dei Menapi, devastati tutti i loro campi, tagliati i cereali, perché i Menapi si erano nascosti tutti in densissime selve, si riportarono da Cesare. Cesare stabilì gli accampamenti invernali di tutte le legioni tra i Belgi. Dalla Britannia due nazioni in tutto mandarono là gli ostaggi, le altre lo tralasciarono. Per queste imprese conosciute dalle lettere di Cesare, fu decretato dal Senato un rendimento di grazie di venti giorni. Quando Cesare se ne accorse, comandò che le navi lunghe da guerra, il cui aspetto era per i barbari troppo inusuale ed il movimento più veloce alluso, si allontanassero un poco dalle navi da carico e che accelerassero coi remi e si ponessero al lato scoperto dei nemici e di lì i nemici fossero respinti e cacciati con fionde, frecce, macchine.Questa tattica per i nostri fu di grande utilità. Infatti spaventati dallaspetto delle navi e dallaccelerazione dei remi e dallinusuale genere di macchine, i barbari si fermarono e poi un poco ripiegarono. Ma ai nostri soldati che esitavano soprattutto per la profondità del mare, quello che portava laquila della decima legione, invocati gli dei perché quella azione riuscisse fortunatamente per la legione, Saltate giù, disse, compagni, se non volete consegnare laquila ai nemici; io certamente faro il mio dovere per lo stato e per il comandante.Avendo detto questo a gran voce, si gettò dalla nave e cominciò a portare laquila contro i nemici.Allora i nostri esortandosi tra loro, perché non si permettesse un così grande disonore, tutti saltaron giù dalla nave. Similmente avendo visto costoro dalle navi vicine, seguendoli si avvicinarono ai nemici. Si combattè aspramente da entrambi gli eserciti. I nostri tuttavia, per il fatto che non potevano conservare le file né fermarsi saldamente né avanzare le insegne, e uno da una nave laltro da altra si aggregava a qualunque insegna si era imbattuto, erano fortemente scompigliati. I nemici invece, essendo conosciuti tutti i bassifondi, appena avevano visti alcuni scendere dalla nave da soli, spronati i cavalli, li assalivano mentre erano impacciati, in molti circondavano pochi, altri dal lato scoperto lanciavano armi contro tutti. Avendo notato questo, Cesare, ordinò di riempire di soldati i battelli delle navi da guerra ed ugualmente le imbarcazioni di vedetta, e quelli che aveva visti in difficoltà, ad essi inviava rinforzi. I nostri finalmente si fermarono allasciutto, riunitisi tutti i loro, fecero un assalto contro i nemici e li mandarono in fuga, e non poterono proseguire più lontano, perché i cavalieri non avevano potuto tenere la rotta e toccare lisola. Questo solo mancò a Cesare per la consueta sorte. I nemici vinti dallo scontro appena si ripresero dalla fuga, subito mandarono ambasciatori da Cesare; promisero di dare gli ostaggi e di fare tutto quello che avesse ordinato.Insieme con questi ambasciatori giunse latrebate Commio, che prima abbiamo detto mandato avanti da Cesare in Britannia. Questo sceso dalla nave, mentre portava ad essi le istruzioni di Cesare secondo la usanza dellambasciatore, essi lavevano catturato e buttato in catene.Poi avvenuto lo scontro lo rimandarono e nel chiedere la pace attribuirono la colpa di quella cosa alla folla e chiesero che si perdonasse per lignoranza. Cesare lamentatosi perché, dopo aver mandati ambasciatori nel continente gli avevano chiesto la pace e vavevano mosso guerra senza motivo, disse di perdonare lignoranza ed ordinò gli ostaggi. Essi parte ne diedero subito, parte, fatta venire da località piuttosto lontane, dissero che li avrebbero dati. Intanto ordinarono di ritornare nelle loro campagne ed i capi cominciarono a riunirsi da ogni parte e raccomandare a Cesare se stessi e le loro nazioni. Rafforzata da pace con questi adempimenti, il quarto giorno dopo che si era giunti in Britannia, le 18 navi di cui primasi è parlato, che avevano preso i cavalieri, salparono dal porto più lontano con vento leggero.Mentre si avvicinavano alla Britannia e si vedevano dagli accampamenti, improvvisamente scoppiò una tempesta così grande che nessuna di esse poteva tenere la rotta, ma alcune erano riportate là donde erano partite, altre erano scagliate con loro grave rischio verso al parte inferiore dellisola, che è più vicino al tramonto del sole. Esse tuttavia, gettate le ancore, mentre eran sommerse dai flutti, necessariamente portate al largo, sopraggiunta la notte, si diressero al continente. Nella stessa notte accadde che ci fosse la luna piena, e quel giorno è solito provocare nellOceano le più grandi maree marittime, e questo ai mostri era sconosciuto. Così in uno stesso tempo sia le navi da guerra, con cui Cesare aveva fatto trasportare lesercito e quelle che aveva tirato in secco, la marea le riempiva, la tempesta le colpiva ed ai nostri non era data alcuna possibilità o di controllare o di porre rimedio.Distrutte parecchie navi ed essendo le altre legate con funi alle ancore e perdute le restanti attrezzature inutili per navigare, il turbamento di tutto lesercito, cosa che era necessario accadere, diventò grande. Infatti non cerano altre navi, con cui si potesse trasportare e mancavano tutte le cose che erano di utilità per ricostruire le navi, e, poiché era chiaro a tutti che bisognava svernare in Gallia, in quei luoghi non si era provvisto il frumento per linverno. Sapute queste cose, i capi della Britannia, che dopo la battaglia erano venuti da Cesare, dopo aver parlato tra loro, comprendendo che ai Rimani mancavano, cavalieri, navi e frumento e conoscendo il piccolo numero dei soldati dalla esiguità degli accampamenti, che erano anche più piccoli per questo, perché Cesare aveva trasportato le legioni senza carriaggi, pensarono ottima cosa da farsi, ripresa la guerra, impedire ai nostri rifornimento e vettovagliamento e portare la situazione allinverno, perché, vinti questi e impediti dal ritorno, confidavano che in seguito nessuno sarebbe passato in Britannia per dichiarare guerra. Così di nuovo, fatta unalleanza, a poco a poco cominciarono ad uscire dagli accampamenti e di nascosto richiamare i loro dalle campagne. Ma Cesare, anche se non aveva conosciuto i loro piani, tuttavia e dalla rovina delle sue navi e dal fatto, che avevano smesso di dare ostaggi, sospettava che sarebbe avvenuto ciò che accadde.Così preparava soccorsi per tutte le evenienze.Infatti sia quotidianamente portava frumento dalle campagne sia quelle navi che erano state colpite moto gravemente, usava il loro materiale ed il bronzo per rifare le altre e quelle cose che erano di utilità per quei fini, ordinava si portassero dal continente. Così, essendosi operato con sommo impegno da parte dei soldati, pur essendosi perse 12 navi, fece sì che per le altre si potesse navigate adeguatamente. Mentre si facevano quelle cose, inviata una sola legione, secondo sua abitudine, per approvvigionarsi di frumento, quella che si chiamava settima, mentre parte degli uomini restava nei campi, parte anche veniva negli accampamenti, quelli che erano in guardia davanti alle porte, riferirono a Cesare che un polverone maggiore, che labitudine recava, si vedeva in quella parte proprio verso la parte cui aveva fatto marcia la legione. Cesare quello che aveva sospettato, che si intraprendesse qualcosa di nuovo da parte dei barbari, comandò che le coorti che erano di guardia partissero con lui verso quella parte, che due delle altre vi subentrassero per la guardia, le altre si armassero e subito lo seguissero. Essendo avanzato un poco più lontano dagli accampamenti, capì che i suoi erano incalzati dai nemici e resistevano con difficoltà e serrata la legione da tutte le parti si lanciavano giavellotti. Infatti poiché dalle altre parti, essendo stato mietuto tutto il frumento, una sola parte era restante, sospettando i nemici che i nostri sarebbero venuti qui, di notte si erano nascosti nelle selve. Poi assaliti subito quelli che erano sparsi, deposte le armi, occupati a mietere, uccisi alcuni, avevano dispersi gli altri in file incerte, nello stesso tempo avevano circondato con cavalleria e carri. Il genere di battaglia dai carri è questo: anzitutto cavalcano per tutte le parti e lanciano giavellotti e con il terrore stesso dei cavalli e lo strepito delle ruote per lo più scompigliano le file, e una volta che si sono insinuati tra le squadre dei cavalieri, saltano giù dai carri e combattono a piedi.Gli aurighi intanto si ritirano un poco dalla mischia e collocano i carri così che , se essi sono incalzati dalla folla dei nemici, hanno libero rifugio presso i loro. Così negli scontri superano la mobilità dei cavalieri, la stabilità dei soldati e con la pratica e lesercizio quotidiano riescono tanto, che sono abituati a frenare i cavalli al galoppo in un luogo in pendio e scosceso e controllare in breve spazio e piegare e correre su per il timone e fermarsi sul giogo e di l ritirarsi molto velocemente sui carri. Essendo i nostri turbati da queste cose per la novità del combattimento in un momento molto propizio Cesare portò aiuto. Infatti al suo arrivo i nemici si fermarono, i nostri si ripresero dalla paura. Ritenendo che fosse occasione sfavorevole per provocare il nemico ed attaccare battaglia, si mantenne nella sua posizione e trascorso un breve tempo ricondusse le legioni negli accampamenti.Mentre si compivano queste cose, essendo tutti i nostri occupati, gli altri che erano nelle campagne si allontanarono. Seguirono per parecchi giorni tempeste frequenti, da tenere i nostri negli accampamenti e bloccare il nemico dallo scontro. Intanto i barbari inviarono in tutte le parti araldi e annunciarono ai loro la esiguità dei nostri soldati e rivelarono quale grande facilità fosse data di fare bottino e liberarsi per sempre, se avessero cacciato i Romani dagli accampamenti.Con tali situazioni, raccolta velocemente una grande moltitudine di fanteria e cavalleria, giunsero agli accampamenti. Cesare anche se vedeva che sarebbe accaduto proprio quello che era successo nei giorni precedenti, che se i nemici fossero stati respinti, con la velocità avrebbero sfuggito il pericolo, tuttavia ottenuti 30 cavalieri, che latrebate Commio, di cui si è detto precedentemente, aveva portato con sé, schierò le legioni in ordine davanti agli accampamenti. Attaccata battaglia i nemici non poterono sostenere più a lungo lattacco dei nostri soldati e voltarono le spalle. Ma avendoli inseguiti per tanto spazio, quanto poterono con la corsa e le forze, uccisero parecchi tra loro, poi bruciati in lungo ed in largo tutte le abitazioni, si ritirarono negli accampamenti. Nello stesso giorno ambasciatori inviati dai nemici per la pace giunsero da Cesare.Per questi Cesare raddoppiò il numero degli ostaggi che aveva ordinato e comandò che fossero condotti nel continente, perché nella giornata vicina dellequinozio non riteneva che navi insicure dovessero sottoporre la navigazione ad una tempesta. Egli colto loccasione opportuna poco dopo la mezza notte sciolse le navi.Quelle giunsero nel continente tutte incolumi.Ma due di esse da carico non poterono raggiungere gli stessi porti, che le altre raggiunsero e furono portate un poco più lontano. Da queste navi essendo sbarcati circa trecento soldati e dirigendosi agli accampamenti, i Morini, che Cesare partendo per la Britannia aveva lasciato in pace, spinti dalla speranza di bottino, dapprima con un numero non così grande dei loro accerchiarono ed ordinarono, se essi non volevano essere uccisi, di deporre le armi.Poichè quelli, fatto un cerchio, si difendevano, al grido giunsero velocemente circa seimila uomini.Annunciata la cosa, Cesare dagli accampamenti mandò in aiuto tutta la cavalleria. Intanto i nostri soldati sostennero lattacco dei nemici e per più di quattro ore combatterono molto valorosamente e ricevute poche perdite uccisero parecchi di essi.In seguito dopo che la nostra cavalleria giunse in vista, i nemici, gettate le armi, voltarono le spalle ed un gran numero di loro fu ucciso. Cesare il giorno dopo mandò il legato T Labieno con quelle legioni, che aveva riportato dalla Britannia, contro i Morini che avevano fatto una ribellione.Ma essi a causa delle siccità delle paludi, dove si ritiravano, non avevano, il rifugio di cui serano serviti lanno precedente, quasi tutti vennero in potere di Labieno.Ma i legati Titurio e Cotta che avevano guidato le legioni nei territori dei Menapi, devastati tutti i loro campi, tagliati i cereali, perché i Menapi si erano nascosti tutti in densissime selve, si riportarono da Cesare. Cesare stabilì gli accampamenti invernali di tutte le legioni tra i Belgi. Dalla Britannia due nazioni in tutto mandarono là gli ostaggi, le altre lo tralasciarono. Per queste imprese conosciute dalle lettere di Cesare, fu decretato dal Senato un rendimento di grazie di venti giorni.