Traduzione De bello civili, Cesare, Versione di Latino, Libro 03; 61-70

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 03; paragrafi 61-70 dell'opera De bello civili di Giulio Cesare

DE BELLO CIVILI: TRADUZIONE DEL LIBRO 03; PARAGRAFI 61-70

61 Poiché erano di nobile famiglia, ed erano giunti riccamente equipaggiati e con grande scorta e con molti giumenti ed erano considerati uomini valorosi ed erano stati tenuti in grande onore presso Cesare, e poiché inoltre la situazione si presentava nuova e insolita, Pompeo li ostentava conducendoli in giro per i presidi. Infatti prima di allora nessuno, né fante né cavaliere, era passato da Cesare a Pompeo, mentre quasi ogni giorno c'era chi disertava Pompeo per Cesare, addirittura in massa disertavano i soldati arruolati in Epiro e in Etolia e i soldati di tutte quelle terre in mano a Cesare. Ma i due Allobrogi, informati su tutto, sulle fortificazioni non ancora portate a termine e sui relativi punti deboli, almeno a parere degli esperti militari, avevano inoltre preso nota delle ore delle operazioni, delle distanze tra i luoghi, della diligenza con cui erano vigilati i posti di guardia, diversa secondo lo zelo o il carattere di chi era preposto alla guardia e avevano riferito tutto quanto a Pompeo. 62 Pompeo, venuto a conoscenza di queste cose e avendo deciso già in precedenza, come si è detto, di fare una sortita, ordina ai soldati di preparare con vimini coperture per gli elmi e di ammassare materiale per formare un terrapieno. Predisposto ciò, di notte fa salire su battelli e navi veloci un gran numero di soldati armati alla leggera e di arcieri e caricare tutto il materiale per il terrapieno; Intorno a mezzanotte fa uscire fuori dal campo maggiore e dai presidi sessanta coorti conducendole da quella parte delle fortificazioni rivolta verso il mare e molto lontana dall'accampamento più grande di Cesare. Colà manda le navi cariche, come si è detto, di soldati armati alla leggera e del materiale e le navi da guerra di stanza a Durazzo e a ciascuno impartisce ordini dettagliati. Presso quelle fortificazioni Cesare aveva disposto il questore Lentulo Marcellino con la nona legione. A costui, che non godeva di buona salute, aveva affiancato, come aiutante, Fulvio Postumo. 63 In quel luogo vi era una fossa di quindici piedi e, dirimpetto al nemico, una palizzata alta dieci piedi, il cui terrapieno si estendeva altrettanto in larghezza; a una distanza di seicento piedi vi era, rivolto dalla parte opposta, un altro vallo con una fortificazione un po' più bassa. Infatti Cesare, nei giorni precedenti, aveva fatto costruire un duplice vallo in quel luogo, temendo che i nostri venissero circondati dalle navi, in modo da potere resistere nel caso si fosse combattuto su due fronti. Ma la mole del lavoro e l'ininterrotta fatica di ogni giorno non permettevano il compimento dell'impresa, poiché la lunghezza della linea delle fortificazioni era di diciassette miglia. E così il bastione posto trasversalmente di fronte al mare che doveva congiungere queste due fortificazioni non era ancora terminato. E il fatto, noto a Pompeo, poiché gli era stato riferito dai disertori Allobrogi, recò grande danno ai nostri. Infatti, quando le nostre coorti [della nona legione] avevano finito il turno di guardia presso il mare, all'improvviso all'alba giunsero i Pompeiani [vi fu l'arrivo dell'esercito]: i soldati imbarcati sulle navi, giunti alle spalle, scagliavano proiettili contro il bastione esterno, altri riempivano di materiale le fosse e contemporaneamente i legionari, appoggiate le scale, atterrivano i difensori della fortificazione interna, scagliando a mano e con macchine proiettili di ogni tipo, mentre una grande moltitudine di arcieri incalzava da entrambi i lati. La copertura di vimini posta sopra gli elmi era una valida difesa dai colpi di pietra, unica arma in mano ai nostri. E così, mentre i nostri venivano incalzati in ogni modo e a fatica resistevano, ci si rese conto, come sopra si è detto, del difetto della fortificazione; i Pompeiani, sbarcati nel tratto di mare fra i due bastioni, là dove il lavoro di fortificazione non era stato completato, fecero impeto contro i nostri alle spalle e li cacciarono da entrambe le linee di fortificazione costringendoli a fuggire; 64 All'annuncio di questo assalto improvviso, Marcellino manda dal campo coorti in aiuto ai nostri in difficoltà, ma queste trovarono i nostri in fuga e non poterono col loro arrivo infondere coraggio; esse stesse non sostennero l'assalto nemico. E così, qualunque aiuto inviato, contaminato dal terrore dei fuggitivi, aumentava a sua volta terrore e pericolo: infatti la ritirata veniva impedita dal gran numero di uomini. In quella battaglia un aquilifero, ferito gravemente, mentre già gli venivano meno le forze, alla vista dei nostri cavalieri disse: Quest'aquila io da vivo per molti anni l'ho difesa con grande zelo e ora, morendo, la restituisco a Cesare con la medesima fedeltà. Vi prego, non permettete che sia commesso atto vergognoso per l'onore militare, cosa che mai è avvenuta prima nell'esercito di Cesare, e consegnategliela intatta. In tal modo l'aquila fu salvata, sebbene fossero uccisi tutti i centurioni della prima coorte, eccetto il centurione al comando della prima centuria. 65 E già i Pompeiani si avvicinavano al campo di Marcellino con grande strage dei nostri e recando non poco terrore alle altre coorti, quando Marco Antonio, che era a capo del posto di presidio più vicino, annunciatagli la disfatta viene visto scendere dalle alture con dodici coorti. Il suo arrivo arrestò i Pompeiani e rincuorò i nostri, cosicché si rinfrancarono dalla tremenda paura. E non molto dopo Cesare, non appena un segnale di fumo da fortino a fortino lo avvertì, secondo l'usanza dei tempi passati, giunse nel medesimo luogo con alcune coorti tratte dai presidi. Venuto a conoscenza della sconfitta subìta e visto che Pompeo era uscito dalle trincee e fortificava il campo lungo il mare per potere foraggiare liberamente e avere possibilità di accesso alle navi, Cesare cambia il piano di guerra, poiché non aveva ottenuto gli scopi prefissati, e ordina di trincerarsi vicino a Pompeo. 66 Terminata questa fortificazione, gli esploratori di Cesare videro, dietro a una foresta, alcune coorti, che sembravano avere l'effettivo di una legione e venivano condotte verso un vecchio accampamento. La posizione del campo era questa. Nei giorni precedenti la nona legione di Cesare, dopo essersi opposta alle truppe pompeiane e, come si è detto, dopo avere costruito una cinta di fortificazioni, aveva posto qui il suo campo. Tale campo era vicino a una foresta e distava dal mare non più di trecento passi. In seguito Cesare, mutato il piano per certi motivi, portò il campo un poco oltre quella posizione; pochi giorni dopo Pompeo aveva occupato questo medesimo luogo e, poiché aveva intenzione di tenere lì un maggiore numero di legioni, lasciata la trincea interna, ne aveva aggiunta una più ampia. E così il campo minore incluso in quello maggiore faceva da fortino e da roccaforte. Parimenti dall'angolo sinistro del campo aveva condotto fino al fiume una linea di fortificazioni di circa quattrocento passi perché i soldati potessero più liberamente e senza pericolo approvvigionarsi di acqua. Ma anche Pompeo, mutato piano per certi motivi che non è necessario ricordare, si era allontanato da quel luogo. Così per parecchi giorni il campo era rimasto vuoto, e tutto il sistema di difesa era intatto. 67 Gli esploratori informarono Cesare che in quel campo erano state portate le insegne della legione. avvistamenti da alcuni fortilizi più elevati confermarono la stessa cosa. Questo luogo distava dal nuovo campo di Pompeo circa cinquecento passi. Cesare, sperando di potere piombare addosso a questa legione e desiderando vendicare il danno ricevuto in quel giorno, lasciò nelle fortificazioni due coorti per fare credere che si compissero lavori di rafforzamento; egli stesso condusse verso la legione e il campo minore di Pompeo, con un percorso discosto e il più segretamente possibile, le rimanenti legioni schierate su due file, in numero di trentatré, fra cui vi era la nona legione che aveva perduto molti centurioni e che aveva un ridotto numero di soldati. E la sua prima convinzione non fu fallace. Infatti giunse prima che Pompeo potesse accorgersene, e, nonostante le fortificazioni del campo fossero imponenti, dall'ala sinistra, dove egli stesso si trovava, colpì con un rapido attacco i Pompeiani e li scacciò dal vallo. Una trave irta di punte di ferro era posta dinanzi alle porte. Qui si combatté per un po': i nostri tentavano di fare irruzione e i Pompeiani di difendere il campo; qui combatté da eroe Tito Pullione, per opera del quale, come abbiamo detto, fu tradito l'esercito di C Antonio. Ma i nostri vinsero per il loro valore e, distrutta la trave, dapprima fecero irruzione nel campo maggiore, poi anche nel fortilizio che si trovava dentro il campo più grande, poiché là si era ritirata la legione che era stata respinta; uccisero alcuni nemici che qui facevano resistenza. 68 Ma la Fortuna, che ha grande potere in tutti gli altri eventi ma sopra tutto in guerra, in breve spazio di tempo produce grandi mutamenti, e così avvenne allora. Le coorti dell'ala destra di Cesare, non conoscendo il posto, avanzarono lungo il trinceramento, che, come sopra abbiamo detto, si estendeva dal campo al fiume, alla ricerca di una porta pensando che quello fosse il trinceramento del campo. Ma quando ci si accorse che esso andava a finire al fiume,dopo avere distrutta la fortificazione senza che nessuno opponesse difesa, la oltrepassarono e tutta la nostra cavalleria seguì quelle coorti. 69 Frattanto Pompeo, trascorso questo lasso di tempo abbastanza lungo, all'annuncio del fatto mandò in aiuto ai suoi cinque legioni tolte dalle opere di fortificazione; nel medesimo tempo la sua cavalleria si avvicinava alla nostra; i nostri che avevano occupato il campo vedevano l'esercito schierato e improvvisamente tutta la situazione mutò. La legione di Pompeo, rassicurata dalla speranza di un pronto aiuto, tentava di fare resistenza alla porta decumana e, inoltre, contrattaccava i nostri. La cavalleria di Cesare, poiché si trovava a salire per un angusto passaggio attraverso il terrapieno, temendo di non potersi ritirare dava inizio alla fuga. L'ala destra, che era separata dalla sinistra, accortasi che i cavalieri erano in preda al panico, perché temevano di essere schiacciati entro la fortificazione, si ritirava dal lato dal quale aveva fatto irruzione e la maggior parte di questi soldati, per non imbattersi in strettoie, si gettavano da un bastione alto dieci piedi nelle fosse e, schiacciati i primi che erano caduti, gli altri, passando sui loro corpi, guadagnavano uscita e salvezza. I soldati dell'ala sinistra, vedendo dal vallo che Pompeo si avvicinava e che i loro compagni fuggivano, temendo di trovarsi rinchiusi in strettoie con il nemico dentro e fuori, cercavano la ritirata per dove erano giunti; Ovunque vi era tumulto, paura, fuga, sicché, sebbene Cesare strappasse le insegne dalle mani di chi fuggiva e ordinasse di fermarsi, alcuni, lasciati i cavalli, continuavano la loro fuga, altri per il timore abbandonavano anche le insegne e proprio nessuno faceva resistenza. 70 In questa situazione di massima gravità concorreva a impedire che tutto l'esercito fosse distrutto il fatto che Pompeo, temendo, penso, degli agguati, poiché questi fatti erano accaduti oltre ogni sua speranza, avendo egli visto poco prima fuggire dal campo i suoi soldati, non osò per un certo tempo avvicinarsi alle fortificazioni e la sua cavalleria, per l'angustia dei passaggi e per il fatto che erano stati occupati dai soldati di Cesare, era lenta nell'inseguimento. Così fatti di poco conto ebbero grande importanza per entrambe le parti. Le fortificazioni, condotte dal campo al fiume, impedirono infatti, quando ormai il campo di Pompeo era preso, la vittoria di Cesare quasi ormai certa; Lo stesso ostacolo rallentò la velocità degli inseguitori e recò salvezza ai nostri.