Traduzione De bello civili, Cesare, Versione di Latino, Libro 01; 81-87

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 81-87 dell'opera De bello civili di Giulio Cesare

DE BELLO CIVILI: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 81-87

[81] Allora invero non essendo possibile né trovare un luogo adatto per porre il campo né avanzare, i Pompeiani sono costretti a fermarsi e ad accamparsi lontano dall'acqua e in posizione sfavorevole. Ma Cesare, per i medesimi motivi sopra esposti, non li provocò a battaglia e in quel giorno non volle che fossero poste le tende affinché tutti fossero più pronti all'inseguimento, se i nemici, di giorno o di notte, avessero tentato una sortita. Costoro, accortisi della posizione pericolosa dell'accampamento, per tutta la notte portano in avanti le linee di difesa e spostano il campo in altra sede. Continuano lo stesso lavoro anche il giorno successivo fin dall'alba e vi impiegano tutta la giornata.Ma quanto più procedevano nel lavoro e spostavano avanti il campo, tanto più erano lontani dall'acqua e si rimediava al presente male con altri mali.La prima notte nessuno esce dal campo in cerca d'acqua; il giorno successivo, lasciato un presidio nel campo, fanno uscire tutte le truppe per l'approvvigionamento d'acqua, nessuno viene mandato in cerca di foraggio.Cesare preferiva tenerli in tali tormenti e costringerli alla capitolazione piuttosto che risolvere il combattimento con le armi.Tenta tuttavia di circondarli con una trincea e una fossa in modo da impedire al massimo sortite improvvise, alle quali pensava che per forza avrebbero dovuto ricorrere. I nemici, costretti dalla mancanza di cibo e per essere più liberi nei movimenti, fanno uccidere tutte le bestie da soma. [82] In queste operazioni e in questi piani si consumano due giorni; il terzo giorno una gran parte del lavoro di Cesare era ormai terminato. I nemici per impedire il completamento della rimanente parte di fortificazione, dato il segnale intorno all'ora nona, portano fuori le legioni e si mettono in ordine di battaglia dinanzi al campo. Cesare richiama le legioni dai lavori, ordina a tutta la cavalleria di radunarsi, fa lo schieramento di battaglia; infatti sembrare di volere fuggire la battaglia, contro l'opinione dei soldati e l'attesa di tutti, sarebbe stato svantaggioso. Ma era indotto a non volere combattere dai medesimi motivi che si sono detti e ancor più perché, anche se i nemici fossero stati costretti alla fuga, la ristrettezza dello spazio non gli sarebbe potuta essere di grande aiuto per ottenere una vittoria schiacciante. Infatti gli accampamenti non distavano tra loro più di duemila piedi; di questo spazio due terzi erano occupati dalle schiere; l'altro terzo era stato lasciato libero per le scorrerie e l'assalto dei soldati. Se si attaccava battaglia, la vicinanza del campo dava ai vinti un pronto rifugio dalla fuga. Per questo motivo aveva deciso di opporre resistenza, se i nemici l'avessero assalito, ma di non essere il primo ad attaccare battaglia. [83] La linea di battaglia afraniana, composta da cinque legioni, era su due fronti; le coorti ausiliarie collocate sulle ali costituivano una terza linea di riserva; lo schieramento di Cesare era su tre file; ma la prima linea era formata da venti coorti, ossia da quattro coorti provenienti da ciascuna delle cinque legioni; la seconda linea di sostegno era formata da tre coorti di ogni legione e la terza da altrettante e ciascuna coorte era collocata dietro alla propria legione; in mezzo allo schieramento erano posti i saettatori e i frombolieri; la cavalleria chiudeva i fianchi. Con tale schieramento sembrava a entrambi gli eserciti di potere mantenere il proprio piano: Cesare di non attaccare battaglia se non costretto, Afranio di impedire i lavori di fortificazione di Cesare. In tal modo la situazione viene protratta alle lunghe e gli schieramenti vengono mantenuti fino al tramonto; quindi entrambi gli eserciti tornano al campo. Il giorno successivo Cesare si appresta a terminare le fortificazioni stabilite; gli Afraniani a tentare di passare il fiume Sicori, se fosse stato possibile attraversarlo. Accortosi della cosa, Cesare fa passare al di là del fiume i Germani armati alla leggera e una parte della cavalleria e dispone sulle rive numerosi posti di guardia. [84] Alla fine gli Afraniani, bloccati in ogni modo, ormai da quattro giorni senza foraggio per gli animali rimasti, mancanti di acqua, legna, frumento, chiedono un abboccamento, possibilmente in luogo lontano dalla vista dei soldati. Cesare non accetta questa richiesta, concede solo un abboccamento al cospetto di tutti; gli viene dato in ostaggio il figlio di Afranio. L'incontro avviene nel luogo scelto da Cesare.Alla presenza di entrambi gli eserciti prende la parola Afranio: né loro né i soldati, dice, sono colpevoli per avere voluto restare fedeli al loro generale Cn Pompeo. Ma a sufficienza hanno assolto il loro dovere e a sufficienza hanno sofferto; hanno sopportato la mancanza di tutto; ora invero, circondati come fiere, viene loro impedito di bere, di muoversi e non sono in grado di sopportare col corpo i patimenti e con l'animo la vergogna.Pertanto si dichiarano vinti; implorano e supplicano, se è rimasto un sentimento di pietà, di non essere messi in condizione di giungere all'estremo martirio. Afranio pronuncia tali parole quanto più umilmente e dimessamente può. [85] A tali parole Cesare risponde: a nessuno meno che ad Afranio conviene il ruolo di chi si lamenta e cerca compassione. Tutti gli altri infatti avevano fatto il loro dovere: lui, Cesare, che non aveva voluto venire alle armi anche in condizioni favorevoli, in un luogo e in un momento conveniente, affinché persistessero al massimo tutte le opportunità di pace; il suo esercito, che nonostante le ingiurie ricevute e le uccisioni dei compagni, aveva salvato e protetto i soldati nemici in propria mano; e infine i soldati dell'esercito nemico, che di propria iniziativa avevano agito per trattative di pace e in tal modo avevano pensato di provvedere alla salvezza di tutti i loro compagni. Così ognuno, coerentemente, secondo il grado, aveva agito in base a un sentimento di pietà; sono stati i capi a essere contrari alla pace: essi non hanno mantenuto fede al diritto di colloquio e di tregua e hanno ucciso con grande crudeltà uomini senza difese e tratti in inganno col pretesto del colloquio.Era pertanto accaduto a loro ciò che suole accadere per lo più a uomini troppo ostinati ed arroganti, cioè di ricorrere, desiderandolo ardentemente, a ciò che poco prima avevano disprezzato. Ora egli non chiede, approfittando della loro sottomissione e del favore della circostanza, di che accrescere le sue forze; ma pretende che siano congedati quegli eserciti mantenuti ormai per troppi anni contro di lui. Né infatti per altro motivo sono state mandate in Spagna sei legioni e qui ne è stata arruolata una settima, e tante e così grandi flotte sono state apprestate e sono stati di nascosto mandati comandanti esperti di guerra.Nessuno di tali provvedimenti era stato preso per la pacificazione delle Spagne e per l'utilità della provincia che durante il periodo di pace non aveva avuto bisogno di nessun aiuto.Già da tempo tutti i provvedimenti erano rivolti contro di lui, contro di lui si istituivano comandi di nuovo genere così che una medesima persona, standosene alle porte di Roma, presiedeva le questioni della città e, pure assente, teneva per tanti anni due bellicosissime province; contro di lui venivano mutate le leggi sul conferimento delle magistrature per essere mandati nelle province non dopo la pretura e il consolato, come nel passato, ma attraverso l'elezione e l'approvazione di pochi; contro di lui non valeva più la giustificazione dell'età poiché venivano chiamate al comando degli eserciti persone segnalatesi in precedenti guerre; contro di lui solo non si manteneva ciò che era sempre stato concesso a tutti i generali, di tornare in patria, dopo avere compiuto campagne fortunate, o con qualche onore o certamente senza ignominia e di congedare l'esercito.Tuttavia egli ha sopportato con pazienza e sopporterà ancora tutto ciò; e ora vuole non tenersi l'esercito a loro sottratto, cosa che tuttavia non sarebbe per lui difficile, ma che non rimanga a loro per potersene servire contro di lui.Dunque, come è stato detto, ordina di uscire dalle province e di congedare l'esercito; se ciò viene fatto, egli non ha intenzione di nuocere a nessuno. Questa è l'unica e l'ultima condizione di pace. [86] Ai soldati queste parole di Cesare risultarono graditissime e piacevoli, come si poté anche comprendere dai segni esteriori: essi si aspettavano qualche giusto castigo, ottenevano invece, senza richiederlo, il premio del congedo. Infatti quando si discusse del luogo e del tempo del congedo, tutti, e con grida e con gesti delle mani, dal vallo dove si trovavano cominciarono a dare segno di volere essere subito congedati, poiché se, nonostante le assicurazioni date, il congedo fosse stato rimandato ad altro tempo, non potevano averne più sicurezza. Dopo una breve discussione da entrambe le parti, si giunge alla conclusione di congedare subito quelli che avevano domicilio o proprietà in Spagna, gli altri presso il fiume Varo; da parte di Cesare si ha la garanzia che non venga fatto loro alcun danno e che nessuno sia costretto ad arruolarsi contro voglia. [87] Cesare promette di fornire frumento da quel momento fino all'arrivo al fiume Varo.Aggiunge anche che venga restituito ai possessori ciò che è stato perduto in guerra e sia in possesso dei suoi soldati; fatta una giusta stima dà ai suoi soldati denaro corrispondente al valore di questi oggetti.Tutte le controversie sorte tra i soldati furono poi rimesse spontaneamente al giudizio di Cesare.Poiché le legioni, quasi con una sorta di rivolta, richiedevano a Petreio e Afranio la paga militare, ed essi sostenevano che non era ancora giunto il momento, si richiese il giudizio di Cesare ed entrambe le parti furono soddisfatte della sua decisione.Una terza parte circa dell'esercito fu congedata in due giorni; Cesare ordinò a due sue legioni di marciare avanti e alle altre di tenere dietro, in modo che i campi non fossero lontani fra di loro; affida tale incarico al luogotenente Q Fufio Caleno.La marcia dalla Spagna al fiume Varo avvenne secondo le sue prescrizioni e qui fu congedato il resto dell'esercito.