Traduzione De bello civili, Cesare, Versione di Latino, Libro 01; 61-70

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 61-70 dell'opera De bello civili di Giulio Cesare

DE BELLO CIVILI: TRADUZIONE DEL LIBRO 08; PARAGRAFI 61-70

[61] Mentre gli animi degli avversari erano atterriti da questi eventi, Cesare, per non dovere sempre fare transitare la cavalleria per il ponte con un lungo giro, trovato un luogo idoneo, fece costruire parecchie fosse larghe trenta piedi con le quali deviare una parte del fiume Sicori e creare un guado in questo fiume.Quasi terminati questi lavori, Afranio e Petreio sono colti dal grande timore di essere completamente tagliati fuori dai rifornimenti di frumento e foraggio, poiché Cesare era molto forte nella cavalleria. Così essi stessi decidono di lasciare quei luoghi e trasferire in Celtiberia l'azione bellica. Veniva in appoggio a questa decisione anche il fatto che delle due opposte fazioni che nella guerra precedente avevano parteggiato per Q Sertorio, le popolazioni vinte temevano il nome e il potere di Pompeo, benché lontano, quelle che erano rimaste nell'alleanza, colmate di grandi benefici, lo amavano, mentre il nome di Cesare fra quelle popolazioni barbare risultava alquanto poco noto. Qui in Celtiberia speravano in un gran numero di cavalieri e di truppe ausiliarie e, su un territorio a loro favorevole, pensavano di potere trascinare la guerra fino al periodo invernale. Presa questa decisione danno ordine di radunare le navi reperite lungo tutto il corso del fiume Ebro e di condurle a Octogesa. Questa era una città sulla riva del fiume a trenta miglia dall'accampamento. Presso questa località ordinano di costruire un ponte di navi; conducono due legioni al di là del fiume Sicori e fortificano l'accampamento con un vallo di dodici piedi. [62] Venuto a conoscenza della cosa tramite esploratori, Cesare, con durissimo lavoro dei soldati, senza posa di giorno e di notte, era giunto a tal punto nel deviare il fiume, che i cavalieri, sebbene con difficoltà e a stento, potevano tuttavia osarne l'attraversamento, ma i fanti stavano fuori solo con le spalle e la parte superiore del petto ed erano ostacolati nel passaggio dall'altezza delle acque e talora anche dalla rapidità delle correnti. Ma tuttavia quasi nel medesimo tempo veniva diffusa la notizia che il ponte sull'Ebro era quasi completato e che si era trovato un guado nel Sicori. [63] Allora invero più che mai i nemici pensavano di dovere affrettare la partenza. E così lasciate due coorti ausiliarie di guardia a Ilerda, con tutte le milizie attraversano il Sicori e si uniscono alle due legioni che l'avevano passato nei giorni precedenti. A Cesare non rimaneva che molestare e assalire con la cavalleria la schiera nemica. Infatti il passaggio sul suo ponte prevedeva un lungo giro, mentre i nemici potevano giungere all'Ebro con un tragitto più breve.I cavalieri inviati da Cesare attraversano il fiume e, quando intorno alla mezzanotte Afranio e Petreio iniziano la marcia, si mostrano all'improvviso alla retroguardia nemica e, sparsisi in gran numero all'intorno, incominciano a creare ostacoli e a impedire la marcia. [64] Allo spuntare del giorno dalle alture vicine all'accampamento di Cesare si scorgeva la retroguardia nemica, violentemente incalzata dagli attacchi della nostra cavalleria, talora resistere e talora venire sbaragliata; altre volte i nemici muovevano all'assalto e, con l'impeto di tutte le coorti insieme, facevano indietreggiare i nostri, poi di nuovo i nostri inseguivano i nemici dopo averli costretti a fare cambiamento di fronte. In tutto l'accampamento poi si formavano capannelli di soldati che si lagnavano che Cesare si lasciasse sfuggire di mano il nemico e che la guerra di conseguenza andasse troppo per le lunghe; si rivolgevano ai tribuni dei soldati e ai centurioni a pregarli che per mezzo loro Cesare venisse informato di non badare alle loro fatiche o pericoli: essi erano pronti, erano in grado e osavano attraversare il fiume nel punto in cui era stata fatta passare la cavalleria.Incoraggiato dalle loro voci e dal loro ardore, Cesare, pur temendo di esporre l'esercito alla piena di un fiume tanto grande, giudica tuttavia opportuno rischiare e fare il tentativo.Ordina pertanto di selezionare fra tutte le compagnie i soldati più deboli il cui coraggio e forza sembravano non essere all'altezza dell'impresa. Lascia costoro con una legione a guardia dell'accampamento; conduce fuori le rimanenti legioni senza bagagli e, posto un grande numero di bestie da tiro e da soma al di sopra e al di sotto del guado, fa attraversare all'esercito il fiume. A pochi di questi soldati le armi furono portate via dalla corrente; vengono raccolti e sostenuti dalla cavalleria; nessuno tuttavia perde la vita. Fatto passare incolume l'esercito, Cesare schiera le milizie e incomincia a condurre avanti l'esercito disposto su tre file. E nei soldati tanto fu l'ardore che, nonostante l'allungamento della marcia con un giro di sei miglia e il lungo indugio nel guadare il fiume, prima delle tre del pomeriggio raggiunsero quelli che erano usciti dall'accampamento dopo la mezzanotte. [65] Quando Afranio con Petreio li scorse di lontano e li riconobbe, atterrito dalla situazione inaspettata, si fermò nei luoghi più elevati e schierò l'esercito in ordine di battaglia. Cesare lascia riposare l'esercito in pianura per non esporlo stanco al combattimento; insegue e cerca di trattenere il nemico che tenta di nuovo di riprendere il cammino. I nemici sono costretti ad accamparsi prima di quanto avevano stabilito. Infatti le montagne erano a ridosso e a distanza di cinque miglia li attendevano strade difficili e strette. Desideravano entrare fra questi monti per sfuggire alla cavalleria di Cesare e, dopo avere posto presidi nelle zone più anguste, impedire l'avanzata del suo esercito e potere essi stessi senza pericolo e paura condurre le milizie al di là dell'Ebro.Essi dovevano tentare e portare a termine a ogni costo tale operazione; ma stanchi per il combattimento di tutto il giorno e per la fatica del cammino rimandarono al giorno successivo il progetto.Anche Cesare pone l'accampamento su un colle vicino. [66] Intorno alla mezzanotte, Cesare viene informato dai soldati di Afranio che si erano allontanati per procurare acqua ed erano stati catturati dalla cavalleria, che i capi nemici in silenzio facevano uscire le truppe dall'accampamento. Conosciuta la mossa, fa dare il segnale d'allarme e fa gridare, secondo il costume militare: Ai bagagli.Gli Afraniani, sentito chiaramente il baccano, temendo di essere costretti a combattere di notte impacciati dal peso del bagaglio o di rimanere chiusi dalla cavalleria di Cesare nelle zone anguste, interrompono la marcia e trattengono le truppe nell'accampamento. Il giorno dopo Petreio con pochi cavalieri va a esplorare di nascosto il territorio. Dall'accampamento di Cesare si fa altrettanto. Viene mandato L Decidio Saxa con pochi soldati a osservare la natura del luogo. Entrambi riferiscono ai loro la medesima notizia: le prime cinque miglia di strada sono in pianura, vengono quindi luoghi aspri e montuosi; l'esercito che per primo avesse occupato questi passi angusti avrebbe senza difficoltà tenuto lontano di qui il ne-mico. [67] Petreio e Afranio in un consiglio di guerra discutono per fissare il momento migliore per la partenza. I più proponevano che si marciasse di notte: si poteva giungere alle gole prima che i Cesariani se ne accorgessero.Altri, tirando in ballo che la notte precedente era stato dato l'allarme nell'accampamento di Cesare, sostenevano che non si poteva partire di nascosto. Dicevano che la cavalleria di Cesare di notte s'aggirava nei dintorni e presidiava ogni luogo e via; sostenevano che si dovevano evitare combattimenti notturni, poiché un soldato spaventato in una guerra civile di solito dà ascolto più alla paura che al giuramento.Ma la luce del giorno da sola sollecita un senso di vergogna, perché si agisce davanti agli occhi di tutti; molta vergogna arreca anche la presenza dei tribuni e dei centurioni. Tutto ciò, di solito, fa sì che i soldati facciano il loro dovere; perciò, a ogni costo, dovevano aprirsi un passaggio; anche a prezzo di qualche perdita si sarebbe salvato il grosso dell'esercito e si sarebbe potuta raggiungere la postazione desiderata. Nel consiglio prevale questo parere e stabiliscono di partire il giorno dopo all'alba. [68] Cesare, fatti esplorare i luoghi, all'alba conduce tutte le milizie fuori dall'accampamento e fa loro fare un lungo giro senza un percorso prestabilito.Infatti le strade che conducevano all'Ebro e a Octogesa erano in possesso dei nemici che vi avevano posto di fronte l'accampamento. Cesare doveva quindi attraversare valli molto estese e inaccessibili, in molte parti rocce scoscese impedivano il passaggio sicché era necessario passare le armi di mano in mano e i soldati avanzavano per gran tratto gli uni tirando su gli altri disarmati. Ma nessuno rifiutava questa fatica poiché pensavano che, se avessero potuto impedire al nemico di passare l'Ebro e privarlo del frumento, quella sarebbe stata la fine di tutte le fatiche. [69] In principio i soldati di Afranio uscivano lieti fuori dall'accampamento a osservare e accompagnavano i nostri con grida di oltraggio: gridavano che erano costretti a fuggire e a ritornare a Ilerda per mancanza di viveri. Infatti la marcia era all'opposto della meta proposta e sembrava che si procedesse in direzione contraria. I loro comandanti invero elogiavano la decisione dei soldati di essere rimasti nell'accampamento e molto rinforzava la loro opinione il vedere marciare i nostri senza giumenti e bagagli; erano pertanto convinti che i nostri non potevano sopportare più a lungo la mancanza di viveri.Ma quando videro che a poco a poco la schiera si voltava verso destra e si accorsero che ormai i primi superavano la linea del loro accampamento, non vi fu nessuno così pigro o così scansafatiche da non pensare che si doveva subito uscire dall'accampamento e correre ai ripari. Si grida all'armi e, lasciate lì poche coorti di presidio, tutte le milizie escono e marciano direttamente verso l'Ebro. [70] La contesa fra chi per primo avrebbe preso possesso delle gole e dei monti dipendeva tutta dalla velocità, ma le difficoltà delle strade facevano ritardare l'esercito di Cesare, mentre la sua cavalleria ostacolava le truppe di Afranio inseguendole. Tuttavia per i seguaci di Afranio la situazione era giunta a tale nodo cruciale che, se per primi avessero occupato i monti verso i quali si dirigevano, essi stessi avrebbero evitato il pericolo, ma non avrebbero potuto salvare i bagagli di tutto l'esercito e le coorti lasciate nell'accampamento; isolati dall'esercito di Cesare, non avrebbero potuto in nessun modo ricevere aiuto. Cesare giunse per primo e, trovata una pianura oltre le grandi rupi, qui schierò contro il nemico l'esercito in ordine di battaglia.Afranio, poiché la sua retroguardia era incalzata dalla cavalleria, vedendo davanti a sé il nemico, trovato un colle vi si fermò.Da questo punto invia quattro coorti cetrate sul monte che appariva il più alto di tutti.Dà l'ordine di andare a occuparlo di corsa con l'intenzione di dirigervisi egli stesso con tutte le forze e di giungere a Octogesa, cambiando strada e passando per le alture. Mentre i soldati cetrati si dirigevano qui con un percorso obliquo, la cavalleria di Cesare li vede e li assale; non furono in grado di sostenere nemmeno per un po' la forza della cavalleria e dopo essere stati tutti quanti circondati vengono uccisi al cospetto di entrambi gli eserciti.