Traduzione De bello civili, Cesare, Versione di Latino, Libro 01; 51-60

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 51-60 dell'opera De bello civili di Giulio Cesare

DE BELLO CIVILI: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; 51-60

[51] Viene comunicato ad Afranio che grandi approvvigionamenti, diretti a Cesare, erano fermi presso il fiume.Erano qui giunti arcieri ruteni, cavalieri della Gallia con molti carri e grandi bagagli, come l'uso gallico richiede.Vi erano inoltre circa seimila uomini di ogni categoria sociale con i servi e i figli; ma nessun ordine, nessun comando sicuro vi era, ciascuno agiva secondo il proprio giudizio e tutti procedevano senza timore, senza disciplina come nei giorni e nelle tappe precedenti.Vi erano parecchi giovani di nobile famiglia, figli di senatori e di cavalieri, vi erano ambascerie delle città, vi erano luogotenenti di Cesare.A tutti costoro la strada era preclusa dalla piena.Afranio con tutta la cavalleria e tre legioni si muove di notte per annientarli e, mandati avanti i cavalieri, li assale all'improvviso.Tuttavia la cavalleria dei Galli si appronta velocemente e attacca battaglia.Finché il combattimento fu condotto ad armi pari, costoro, pur essendo pochi, fecero fronte a un gran numero di nemici; ma, quando incominciarono ad avvicinarsi le insegne delle legioni, perduti pochi soldati, si rifugiano sui monti vicini.La durata di questa battaglia fu decisiva per la salvezza dei nostri; infatti, approfittando di questo tempo, si ritirarono sulle alture.In quel giorno si persero circa duecento sagittari, pochi cavalieri, un numero non grande di addettial trasporto dei bagagli e non molte salmerie. [52] Di conseguenza per tutti questi motivi, i prezzi rincararono, rincaro che di solito diventa pesante non solo per la carestia presente, ma anche per il timore del futuro.Già il grano per la carestia era salito a cinquanta denari il moggio e la mancanza di frumento aveva fiaccato le forze dei soldati e il disagio cresceva di giorno in giorno; E così in pochi giorni si era verificato un grande cambiamento della situazione e la Sorte era così peggiorata che i nostri lottavano contro la totale mancanza delle cose necessarie, mentre i nemici abbondavano di tutto e si ritenevano superiori.Cesare, dal momento che non vi era abbondanza di frumento, esigeva dalle città alleate bestiame; inviava alle città più lontane addetti al trasporto; ed egli si difendeva dalla carestia presente con i mezzi che poteva. [53] Afranio, Petreio e i loro amici mandavano a Roma ai loro queste notizie, anzi le amplificavano ed esageravano; Le dicerie accrescevano ancora le esagerazioni, sicché la guerra sembrava essere quasi terminata. Giunte a Roma queste lettere e queste notizie, vi era un grande accorrere alla casa di Afranio e ci si felicitava; molti partivano dall'Italia e andavano da Cn Pompeo, alcuni per essere i primi a portare tale notizia, altri per non sembrare di avere atteso l'esito della guerra ed essere arrivati ultimi fra tutti. [54] Essendo la situazione così difficile e tutte le vie essendo occupate dai soldati e dai cavalieri di Afranio e non potendo essere ricostruiti i ponti, Cesare ordina ai soldati di fabbricare navi di quel tipo che l'esperienza britannica negli anni passati gli aveva fatto conoscere. Le chiglie e l'ossatura erano fatte di legno leggero; il rimanente corpo delle navi era intessuto di vinchi e rivestito di pelli. Quando sono compiute, di notte le fa portare, con dei carri uniti, a circa ventidue miglia dall'accampamento e con queste navi trasporta i soldati al di là del fiume e occupa di sorpresa il colle vicino alla riva.Lo fortifica in fretta prima che gli avversari se ne accorgano. Poi trasporta qui la legione e in due giorni, lavorando da entrambi i lati, fa completare il ponte. E così senza pericolo fa arrivare presso di sé i viveri e coloro che erano usciti in cerca di frumento, incominciando a rendere più facile l'approvvigionamento. [55] Nello stesso giorno fece passare il fiume a una gran parte dei cavalieri. Costoro, assaliti i foraggiatori avversari che non se l'aspettavano e quelli che stavano qua e là sparsi senza alcun timore, prendono un grandissimo numero di giumenti e di uomini e, quando vengono mandate in aiuto le coorti cetrate di Afranio, abilmente si dividono in due gruppi, gli uni per presidiare la preda, gli altri per fare resistenza a quelli che sopraggiungevano e per respingerli; e una coorte che temerariamente davanti a tutte era avanzata oltre la linea di combattimento, isolata dalle rimanenti, viene circondata e distrutta: I soldati di Cesare, incolumi, ritornano con una grande preda nell'accampamento attraverso il medesimo ponte. [56] Mentre si svolgono questi avvenimenti nei pressi di Ilerda, gli abitanti di Marsiglia, valendosi del consiglio di L Domizio, armano diciassette navi da guerra, delle quali undici erano coperte.A queste aggiungono molte piccole barche per incutere col numero stesso terrore alla nostra flotta. Imbarcano un gran numero di sagittari e di Albici, dei quali si è parlato prima, e li incitano con promesse di premi. Domizio si riserva un determinato numero di navi e le equipaggia di coloni e pastori che si era portato appresso.E così allestita la flotta di ogni cosa, con grande baldanza si dirigono verso le nostre navi comandate da Bruto e ancorate presso l'isola che si trova di fronte a Marsiglia. [57] Bruto si trovava in grande inferiorità per il numero di navi, ma Cesare aveva assegnato alla sua flotta uomini valorosissimi scelti fra tutte le legioni, alfieri e centurioni che avevano fatto richiesta di tale incarico.Costoro avevano preparato ramponi e raffi di ferro e si erano armati con un gran numero di giavellotti, aste e armi di altro tipo.Così, venuti a conoscenza dell'arrivo dei nemici, traggono fuori dal porto le loro navi e attaccano battaglia con i Marsigliesi. Da entrambe le parti si combatté con grande coraggio e accanimento; e gli Albici, fieri montanari abituati alle armi, non erano molto inferiori ai nostri per valore; Costoro da poco tempo si erano separati dai Marsigliesi e conservavano nel cuore le loro recenti promesse, e i pastori di Domizio, eccitati dalla speranza di libertà, si sforzavano di dare prova del loro valore sotto gli occhi del padrone. [58] Gli stessi Marsigliesi, confidando nella velocità delle navi e nell'abilità dei timonieri, si prendevano gioco dei nostri e schivavano i loro assalti e, finché era loro possibile prendere il largo, estesa per un tratto più ampio la linea del combattimento, si sforzavano di circondare i nostri o di assalire a una a una le nostre navi con un gran numero di loro navi o, se era possibile, di affiancarsi e rompere i remi; Quando poi non potevano fare a meno di venire abbordati, messa da parte l'arte e le astuzie dei piloti, facevano ricorso al valore dei montanari.I nostri non solo avevano rematori meno addestrati e nocchieri meno accorti, che erano stati presi in gran fretta dalle navi da carico e non avevano ancora imparato il vocabolario tecnico degli attrezzi, ma erano anche impediti dalla lentezza e dal peso delle navi; erano infatti state costruite in fretta con legname non stagionato e non avevano lo stesso vantaggio della celerità.E così pur di avere modo di combattere da vicino, volentieri si scagliavano con una singola nave contro due e, lanciate le mani di ferro, tenendo ferme entrambe le navi, combattevano da una parte e dall'altra, arrembando le navi dei nemici; uccidono un gran numero di Albici e di pastori, affondano parte delle navi, ne catturano alcune con l'equipaggio, ricacciano nel porto le altre.In quel giorno andarono perdute nove navi marsigliesi, comprese quelle catturate. [59] Nei pressi di Ilerda viene riferita a Cesare questa prima buona notizia e contemporaneamente, completato anche il ponte, la sorte in breve tempo muta.Gli avversari, sconvolti dal valore della cavalleria, si muovevano con minore libertà e audacia; talora, senza allontanarsi troppo dall'accampamento per assicurare una pronta ritirata, si procuravano foraggio in spazi ristretti, talora, con un giro assai lungo, cercavano di evitare le sentinelle e i posti di guardia della cavalleria o, quando ricevevano qualche danno o vedevano da lontano la cavalleria, trovandosi a mezza strada, gettavano i bagagli e si davano alla fuga. Alla fine avevano stabilito di sospendere per parecchi giorni il foraggiamento e di andare in cerca di foraggio di notte contrariamente all'abitudine di tutti. [60] Frattanto gli Oscensi e i Calagurritani, che erano tributari degli Oscensi, inviano a Cesare ambasciatori e promettono di eseguire i suoi comandi. Li seguono i Tarragonesi, gli Iacetani, gli Ausetani e, pochi giorni dopo, gli Ilergaoni, che confinano con il fiume Ebro.A tutti costoro Cesare chiede forniture di frumento.Le promettono e, requisite da ogni parte tutte le bestie da soma, le trasportano nell'accampamento.Anche una coorte degli Ilergaoni, conosciuta la decisione della loro città, passa dalla parte di Cesare, togliendo le insegne dal posto di guardia afraniano per portarle nel suo campo.In breve tempo un grande mutamento della situazione.Completato il ponte, ottenuta l'amicizia di cinque grandi città, risolto il problema del vettovagliamento, cessate le voci sulle legioni che si dicevano venire in aiuto, condotte da Pompeo, passando per la Mauritania; molte popolazioni, anche alquanto lontane, abbandonano Afranio e si alleano con Cesare.