Traduzione De bello civili, Cesare, Versione di Latino, Libro 01; 31-40

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 31-40 dell'opera De bello civili di Giulio Cesare

DE BELLO CIVILI: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 31-40

[31] Approfittando dell'assenza di governo, con l'esercito Valerio sbarca in Sardegna, Curione in Sicilia. Quando Tuberone giunge in Africa, trova al governo di questa provincia Azzio Varo; costui, perse le truppe presso Osimo, come si è detto, subito dopo la fuga era sbarcato in Africa e, trovatala senza governatore, di sua testa se ne era impadronito e, fatte le leve, aveva messo insieme due legioni; esperto com'era dei luoghi e degli uomini, pratico della provincia trovò facilmente il modo di intraprendere tali imprese, poiché pochi anni prima, dopo la pretura, ne aveva ottenuto il governo. Varo impedisce l'accesso al porto e alla città a Tuberone che con le navi si avvicinava a Utica, non gli consente neppure lo sbarco del figlio malato, ma lo costringe a levare le ancore e ad allontanarsi da quella zona.[32] Fatto questo, Cesare, volendo usare il tempo che gli rimaneva per fare riposare i soldati, li conduce nei municipi più vicini; egli invece si dirige alla volta di Roma.Convoca il senato ed espone le ingiurie arrecategli dagli avversari. Dichiara di non avere cercato nessun potere illegittimo, ma, dopo avere atteso il tempo stabilito dalla legge per il consolato, di essere stato pago di questa carica che era concessa a tutti i cittadini. Ricorda che, nonostante l'opposizione dei suoi avversari e la resistenza violentissima di Catone, il quale secondo una sua antica abitudine guadagnava giorni e giorni tirando per le lunghe con i suoi discorsi, al tempo del consolato di Pompeo era stato proposto da dieci tribuni che si tenesse conto della sua candidatura, pur se egli era assente: se Pompeo fosse stato contrario alla proposta, perché avrebbe permesso che essa venisse presentata? E se era favorevole, perché avrebbe impedito che egli si servisse di tale beneficio voluto dal popolo? Fa notare la sua tolleranza, avendo egli per primo chiesto il congedo degli eserciti, mostrandosi con tale proposta disposto a perdere dignità e onore. Mette in luce l'accanimento degli avversari che rifiutano di fare ciò che pretendono dagli altri e preferiscono porre tutto quanto a soqquadro piuttosto che lasciare potere ed esercito. Fa notare l'ingiuria a lui arrecata togliendogli le legioni, la crudeltà e l'insolenza nel limitare il potere dei tribuni; ricorda le proposte di pace che egli ha avanzato, gli abboccamenti richiesti e rifiutati. In nome di ciò prega e chiede ai senatori di assumere il governo e amministrare la cosa pubblica insieme a lui. Ma se essi fuggono per timore, dichiara di non avere intenzione di sottrarsi a questo onere: di governare da solo lo stato. Sostiene che è opportuno mandare ambasciatori a Pompeo per trattare un accordo e dichiara di non temere ciò che poco prima Pompeo aveva detto in senato, cioè che a quelli ai quali si inviano ambasciatori si attribuisce autorità e che il mandarli è segno della paura di chi li manda. Queste affermazioni sono opinioni di chi è piccolo e debole. Egli invero, come ha cercato di primeggiare con le sue imprese, così vuole essere superiore per giustizia ed imparzialità.[33] Il senato approva la proposta di mandare ambasciatori, ma non si trovava chi mandare e, sopra tutto, ciascuno rifiutava, per timore, questo incarico di ambasciatore. Pompeo infatti, allontanandosi dalla città, aveva detto in senato che avrebbe considerato alla stessa stregua coloro che fossero rimasti a Roma o che fossero stati nell'accampamento di Cesare. Così si perdono tre giorni in dispute e rifiuti.Gli avversari di Cesare sobillano anche il tribuno della plebe Lucio Metello per mandare in lungo la cosa e impedire quanto altro Cesare avesse deciso di fare. Cesare, venuto a conoscenza di tale piano, dopo avere invano perduto alcuni giorni, per non sprecare il tempo che gli rimaneva, parte da Roma e giunge nella Gallia Ulteriore.[34] Quando vi giunge, viene a sapere che Pompeo aveva mandato in Spagna Vibullio Rufo che egli, pochi giorni prima, aveva fatto prigioniero a Corfinio e poi lasciato andare; e che Domizio era parimenti partito per occupare Marsiglia con sette navi molto veloci che aveva sequestrato a cittadini privati nell'isola del Giglio e nel territorio di Cosa, equipaggiate con servi, liberti e suoi contadini; che prima erano stati mandati a Marsiglia in qualità di ambasciatori dei giovani nobili marsigliesi che Pompeo, nel lasciare Roma, aveva esortato a non dimenticare gli antichi suoi benefici per quelli di recente ricevuti da Cesare. Accolto questo invito, i Marsigliesi avevano chiuso le porte a Cesare; avevano chiamato presso di loro gli Albici, gente barbara che fin dai tempi antichi era sotto la loro protezione e abitava le montagne sopra Marsiglia; avevano fatto venire grano in città dai paesi vicini e da tutti i castelli; avevano predisposto in città fabbriche di armi; riparavano le mura, le porte, la flotta.[35] Cesare convoca presso di sé i quindici notabili di Marsiglia; Porta avanti con loro trattative affinché i Marsigliesi non diano origine alla guerra; ricorda che loro dovere è seguire l'esempio autorevole di tutta l'Italia più che obbedire alla volontà di uno solo.Ricorda loro le altre ragioni che crede utili a farli rinsavire.I quindici notabili, dopo avere riferito il discorso di Cesare ai concittadini, così gli rispondono in loro nome: comprendono che il popolo romano è diviso in due partiti, non compete loro né sono in grado di stabilire quale dei due partiti difenda una causa più giusta. Capi di queste fazioni sono Cn Pompeo e C Cesare, entrambi protettori della città: uno ha ceduto loro pubblicamente i territori dei Volci Arecomici e degli Elvi, l'altro ha loro assegnati come tributari i Salii vinti in guerra e ha aumentato i proventi. Pertanto, dinanzi a uguali benefici, devono pagare un uguale tributo di riconoscenza, e non aiutare l'uno contro l'altro né accogliere (i contendenti) in città o nel porto. [36] Durante questi colloqui, Domizio giunge con le navi a Marsiglia e, accolto dai Marsigliesi, viene messo a capo della città; a lui è affidata la suprema direzione della guerra. Al suo comando la flotta viene inviata ovunque; si impossessano delle navi onerarie ove possono e le conducono in porto; si servono di quelle poche provviste di ferro, legname o altri attrezzi per riparare e armare le altre; raccolgono nei magazzini dello stato il frumento che viene trovato; mettono in serbo altri tipi di merce e vettovaglie da utilizzare nel caso di un assedio della città. Cesare, mosso da tali affronti, conduce tre legioni davanti a Marsiglia; ordina la costruzione di torri e casotti mobili per l'assedio della città, ad Arles fa costruire dodici navi da guerra. Esse vengono costruite e armate dopo soli trenta giorni dal taglio del legname; condotte a Marsiglia, Cesare le pone sotto il comando di D Bruto e lascia il suo luogotenente C Trebonio all'assedio della città.[37] Mentre porta avanti e dirige questi preparativi, manda innanzi in Spagna il luogotenente C Fabio con tre legioni, che aveva lasciato a svernare a Narbona e dintorni, e ordina che siano occupati in breve tempo i passi dei Pirenei, che al momento teneva con dei presidi il luogotenente pompeiano L Afranio. Ordina alle altre legioni, che svernavano più lontano, di seguire Fabio.Questi, secondo gli ordini, ha rapidamente scacciato il presidio dai passi pirenei e, a marce forzate, si è diretto contro l'esercito di Afranio.[38] All'arrivo di L Vibullio Rufo, che come si è detto era stato mandato in Spagna da Pompeo, Afranio, Petreio e Varrone, luogotenenti di Pompeo, dei quali il primo controllava con tre legioni la Spagna Citeriore, il secondo, con due legioni, quella Ulteriore dal valico di Castulo all'Anas, il terzo, con un uguale numero di legioni, a partire dall'Anas il territorio dei Vettoni e la Lusitania, si dividono tra di loro i compiti: Petreio, dalla Lusitania attraverso il territorio dei Vettoni, si deve congiungere, insieme con tutte le milizie, con Afranio, Varrone con le legioni in suo possesso deve difendere tutta la Spagna Ulteriore. Stabilito ciò, Petreio fa richiesta di cavalieri e truppe ausiliarie a tutta la Lusitania, Afranio alla Celtiberia, ai Cantabri e a tutti i barbari confinanti con l'Oceano. Radunate queste forze, Petreio, passando per il territorio dei Vettoni, raggiunge in breve tempo Afranio; per comune accordo stabiliscono di condurre le operazioni di guerra presso Ilerda, a causa della sua posizione strategica.[39] Come prima si è detto, le legioni di Afranio erano tre, quelle di Petreio due; inoltre le coorti provenienti dalla Spagna Citeriore, armate di scudo, e dalla Spagna Ulteriore, armate di scudo leggero, erano circa trenta e i cavalieri provenienti da entrambe le province erano circa cinquemila. Cesare aveva inviato in Spagna sei legioni, circa seimila fanti ausiliari, tremila cavalieri, che aveva avuto con sé in guerre precedenti, e un uguale numero provenienti dalla Gallia che aveva pacificato, arruolando con chiamate nominali i più nobili e valorosi di tutte le città; duemila uomini del nobile popolo degli Aquitani e di quello che abita le montagne che confinano con la Gallia. Aveva sentito dire che Pompeo si dirigeva in Spagna con le legioni passando per la Mauritania e che vi sarebbe giunto in breve tempo. Subito prese in prestito denaro dai tribuni dei soldati e dai centurioni e lo distribuì all'esercito. Con tale iniziativa ottenne due risultati: con tale debito vincolò la volontà dei centurioni e con l'elargizione riconquistò il favore dei soldati.[40] Fabio, con lettere e messaggeri, tentava di guadagnarsi le simpatie delle popolazioni vicine. Aveva fatto costruire sul fiume Segre due ponti distanti fra loro quattro miglia. Attraverso questi ponti mandava a fare rifornimenti, poiché nei giorni precedenti era stato consumato tutto ciò che era al di qua del fiume. La stessa cosa, e per il medesimo motivo, facevano i comandanti dell'esercito di Pompeo e spesso entrambi si scontravano con attacchi di cavalleria. Un giorno che due legioni di Fabio, uscite come di consueto per presidiare quelli che andavano in cerca di viveri, avevano attraversato il fiume dal ponte più vicino, seguite da tutta la cavalleria e dai carri, all'improvviso per la violenza dei venti e la piena del fiume il ponte fu interrotto e una gran parte della cavalleria fu tagliata fuori. Petreio e Afranio vennero a conoscenza della cosa, poiché terra e graticci venivano trascinati dalla corrente; Subito Afranio, attraverso il suo ponte che congiungeva la città con il suo accampamento fece passare quattro legioni e tutta la cavalleria muovendo contro le due legioni di Fabio. Alla notizia del suo arrivo, L Planco, che era a capo delle legioni, costretto dalla necessità occupa una zona elevata e schiera i soldati su due fronti per non essere circondato dalla cavalleria. Così, venuto alle mani, pur con forze impari, sostiene l'impetuoso assalto di legioni e cavalieri. Quando i cavalieri hanno dato inizio alla battaglia, si scorgono da lontano, da entrambe le parti, le insegne delle due legioni che C Fabio aveva mandato in aiuto ai nostri dal ponte più lontano, sospettando che sarebbe accaduto ciò che avvenne, cioè che i comandanti nemici mettessero a frutto la situazione e l'aiuto della Fortuna per assalire i nostri. Al loro arrivo la battaglia viene troncata e i due comandanti riconducono le loro legioni nell'accampamento.