Traduzione Commentariolum Petitionis, Cicerone, Versione di Latino, Capitoli 11-14

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino dei Capitoli 11-14 dell'opera Commentariolum Petitionis di Cicerone

COMMENTARIOLUM PETITIONIS: TRADUZIONE DEI CAPITOLI 11-14

[11][1] Dal momento che ho parlato abbastanza sul modo di crearsi amicizie, occorre parlare dell'altro aspetto della campagna elettorale, che consiste nell'accattivarsi il favore popolare. Esso esige che si conosca il nome degli elettori, che li si blandisca, presenza assidua , liberalità, approvazione, visibilità. [2] In primo luogo procura che sia a tutti evidente l'impegno che ti assumi di conoscere i cittadini, ed accrescilo e perfezionalo giorno per giorno; mi sembra che niente renda tanto popolari e tanto ben accetti. In secondo luogo imprimiti nella mente che, quanto non è in te per natura lo devi simulare, così che tu sembri farlo naturalmente; non ti manca l'affabilità, quella che si addice ad un uomo di carattere buono e dolce, ma in modo particolare ti è necessaria la lusinga, che, anche se nel resto della vita rappresenta un difetto vergognoso, è tuttavia indispensabile in una candidatura; in effetti essa è un difetto, quando adulando rende qualcuno peggiore, ma se lo rende più amico non deve esser tanto biasimata, ed è veramente inevitabile per un candidato, il cui atteggiamento, il cui volto ed il cui linguaggio devono essere mutevoli e devono adattarsi a tutti coloro che incontra. [3] Per quanto riguarda l'assiduità, non esistono precetti; la parola stessa dimostra in che cosa consista; è utile il non allontanarsi, tuttavia il vantaggio dell'assiduità non consiste soltanto nell'essere a Roma e nel foro, ma nel comportarsi assiduamente da candidato, nel rivolgersi di frequente alle stesse persone, nel non correre il rischio, per quanto lo si possa fare, che qualcuno possa dire di non essere stato pregato da te, e pregato con insistenza e cura. [4] La generosità, poi, ha un largo campo d'azione: si manifesta nell'uso del nostro patrimonio che, pur non potendo giungere fino alla massa, tuttavia, se è apprezzata dagli amici, riesce gradita alla massa; essa si manifesta nei banchetti, e procura di darli tu e di farli dare ai tuoi amici, sia per invitati presi qua e là che tribù per tribù; si manifesta anche nel modo di rendere servigi, che tu devi estendere a tutti rendendoli tutti partecipi e procura anche che si possa accedere a te giorno e notte, e che siano aperte non solo le porte della tua casa, ma anche le porte del tuo animo, e cioè il volto e l'aspetto; se esse fanno vedere che il tuo animo si cela e si occulta, importa poco che sia spalancata la porta di casa. Gli uomini infatti non desiderano soltanto che vengano fatto loro delle promesse, soprattutto rivolgendosi ad un candidato, ma che siano promesse generose ed onorevoli. [5] Pertanto ecco un precetto di facile attuazione: ciò che tu dovrai fare, dimostra che lo farai con zelo e di buon grado; un altro precetto è di più difficile attuazione, e più adatto alle circostanze che al tuo carattere: ciò che tu non puoi fare, rifiutalo in modo affabile oppure non lo rifiutare; la prima è una caratteristica di un uomo buono, la seconda di un buon candidato. Infatti quando ci è richiesto ciò che non possiamo promettere seguendo l'onestà o senza nostro danno, come se qualcuno ci pregasse di intraprendere un processo contro un nostro amico, bisogna dire di no cortesemente, dimostrando gli obblighi dell'amicizia, e quanto ci sia di peso il rifiutare, convincendo che si porrà riparo a ciò in altre circostanze. [12][1] Io ho sentito uno raccontare, a proposito di certi oratori ai quali voleva affidare la sua causa, che gli era riuscito più gradito il discorso di chi gli aveva rifiutato il patrocinio, del discorso di chi l'aveva assunto; così gli uomini si lasciano attrarre più dall'atteggiamento e dai discorsi che dalla realtà dello stesso beneficio. Ma di questo precetto è facile convincerti, l'altro è alquanto difficile farlo ammettere ad un Platonico quale tu sei; tuttavia provvederò a ciò che richiede la tua situazione. In effetti le persone, alle quali hai negato la tua assistenza per un qualche dovere di amicizia, possono tuttavia allontanarsi da te tranquille e serene; ma quelle a cui tu hai detto di no, dichiarando di essere impedito o dagli affari degli amici o da cause più importanti, o da cause assunte in precedenza, se ne vanno adirate, e tutte sono in una tale disposizione d'animo da preferire che tu dica il falso piuttosto che rifiutare la tua assistenza. [2] Gaio Cotta, un maestro nel brigare, era solito dire che egli prometteva a tutti i suoi servigi, purché non fossero contrari ai suoi doveri, e che li dedicava a quanti, secondo lui, lo potessero ricompensare nel modo migliore; egli per questo non diceva di no a nessuno, perché di frequente si presentava un motivo che impediva alla persona, alla quale aveva fatto una promessa, di approfittarne, di frequente accadeva che egli stesso fosse più libero di quanto pensasse; diceva anche che non può avere la casa piena chi accetta soltanto quegli impegni che vede di poter attuare; che il caso può far sì che un affare su cui non contavamo risponda alla nostra aspettativa, e che un altro, che credevamo di avere nelle nostre mani, resti in sospeso per un qualche motivo; peraltro l'ultima cosa da temere è che si adiri la persona a cui si è mentito. [3] Questo rischio, se si fa una promessa, è incerto, lontano, limitato a pochi casi; se invece si dà un rifiuto, si possono creare con certezza inimicizie subito ed in gran numero; infatti sono molto più numerosi quanti chiedono di poter usufruire dei servigi altrui di quanti ne usufruiscono in realtà. E' pertanto preferibile che talvolta qualcuno di loro si adiri con te nel foro che tutti immediatamente dopo a casa tua, soprattutto perché ci si irrita molto di più con quanti oppongono un rifiuto, piuttosto che con un uomo chiaramente impedito da un motivo tale, che nondimeno desidera compiere quanto ha promesso, se ha una qualche possibilità di compierlo. [4] E perché non sembri che io abbia deviato dallo sviluppo degli argomenti, discutendo di ciò in una parte riservata al favore popolare nella campagna elettorale, io sono convinto che tutto ciò riguarda non tanto l'interesse degli amici, quanto la fama che si acquista presso il popolo: anche se qualche precetto si ricollega e quel genere di atteggiamento, come il rispondere amabilmente, il dedicarsi con zelo agli affari ed ai rischi degli amici, tuttavia io tratto a questo punto dei mezzi con cui poter attrarre la massa, perché la tua casa sia piena nel cuore della notte, perché molti siano a te attratti dalla speranza di un tuo aiuto, perché si allontanino da te più amici di quanti si sono avvicinati a te, perché le orecchie del massimo numero di persone siano colpite dagli elogi. [13][1] E' ora la volta di parlare dell'opinione pubblica, di cui bisogna preoccuparsi in massimo grado. Ma quanto ho detto nella parte precedente della mia esposizione vale anche a divulgare la tua reputazione, la fama nell'eloquenza, l'attaccamento dei pubblicani e dell'ordine equestre, la simpatia dei nobili, la continua presenza dei giovani, l'assiduità di quelli che tu hai difeso, la folla proveniente dai municipi di persone chiaramente venute per te, i cittadini che dicono e pensano che tu li conosca bene, che ti rivolgi loro amichevolmente, che richiedi assiduamente i loro suffragi, che sei benevolo e generoso; la casa piena nel cuore della notte, l'assidua presenza di cittadini di ogni classe, la soddisfazione di tutti per le tue parole, di molti per la tua attività pratica, la tua opera abile ed incessante, tendente ad ottenere, nei limiti del possibile, non che la tua reputazione giunga attraverso queste persone al popolo, ma che il popolo per conto suo nutra i loro stessi sentimenti nel tuoi confronti. [2] Già ti sei conquistata la massa degli elettori urbani e l'attaccamento di quelli che tengono le assemblee popolari riempiendo di onori Pompeo, accettando la causa di Manilio, difendendo Cornelio; bisogna che noi destiamo quella popolarità che sinora non ha avuto nessuno, senza ottenere nello stesso tempo la simpatia dei pìù illustri personaggi. Bisogna anche fare in modo che tutti sappiano che Gneo Pompeo ti è assai favorevole e che ha una grandissima importanza per la sua causa il conseguimento di quanto tu desideri. [3] Infine abbi cura che tutta la tua campagna elettorale si svolga splendidamente, che sia brillante, grandiosa, popolare, che abbia un aspetto ed un decoro straordinari, che anche, se è in qualche modo possibile, sorga nei confronti dei tuoi avversari un sospetto, appropriato al loro comportamento, o di colpa, o di lusso o di sperpero. [4] Ed in questa candidatura bisogna anche avere la massima preoccupazione che si nutrano buone speranze sulla tua politica ed un onorevole concetto della tua persona; e tuttavia, nella campagna elettorale, tu non devi intervenire negli affari dello Stato, né in Senato, né nell'assemblea. Ma devi frenare questi disegni politici: perché il senato giudichi, sulla base del comportamento da te tenuto in passato, che tu difenderai la sua autorità, i cavalieri romani e gli uomini onesti e benestanti; dalla tua vita trascorsa, che difenderai il loro riposo e la loro tranquillità,il popolo, poi, basandosi sul fatto che, limitatamente al discorsi, sei stato favorevole al popolo nelle assemblee ed in tribunale, che tu non sarai contrario ai suoi interessi. [14][1] E' questo ciò che mi viene in mente a proposito di quelle due meditazioni mattutine, che ti ho detto di fare ogni giorno scendendo al foro: 'Sono un uomo nuovo, aspiro al consolato. Resta la terza: 'Si tratta di Roma', una città formata dal concorso delle nazioni, una città piena di tranelli, di inganni, di vizi di ogni genere, nella quale bisogna sopportare l'insolenza, l'astio, la tracotanza, l'odio ed il fastidio di molti. Io mi rendo conto che occorrono molta saggezza e molta abilità, vivendo in mezzo a tanti e tali vizi di uomini di ogni tipo, per evitare l'odio, la calunnia, i tranelli, e per essere l'unico uomo adatto ad una tale diversità di costumi, di discorsi e di voleri. [2] Perciò continua senza sosta a percorrere la via su cui ti sei incamminato, la supremazia nell'eloquenza: è questo che concilia a Roma la simpatia degli uomini, che li attrae, che li distoglie dal frapporre ostacoli o dal procurare danni. E considerato che è questo il difetto maggiore della nostra città, la quale, mentre si fa strada la corruzione suole dimenticarsi delle sue virtù e del suo dignità, sforzati di conoscerti bene a questo proposito, cioè di capire che tu sei uomo tale da poter suscitare negli avversari un timore grandissimo di un processo e dei rischi che esso comporta. Fa che essi sappiano che tu li sorvegli e li osservi; essi temeranno, oltre alla tua solerzia, oltre al tuo prestigio ed al vigore della tua parola, certamente anche l'attaccamento a te dell'ordine equestre. [3] Io non voglio che tu presenti ciò dinanzi ai loro occhi in modo che tu già dia l'impressione di preparare un'accusa, ma in modo da poter conseguire più facilmente lo scopo che ti prefiggi, servendoti di questo spauracchio. Adoperati veramente con tutto il tuo vigore e tutte le tue possibilità, perché riusciamo ad ottenere quello a cui aspiriamo. Io vedo che non esistono assemblee tanto infangate dalla corruzione, in cui alcune centurìe non votino gratuitamente per i candidati ai quali esse sono particolarmente legate. [4] Perciò, se dedichiamo alla questione l'attenzione che merita, se sappiamo suscitare il massimo impegno in quelli che ci sono affezionati, se riusciamo a distribuire dei compiti precisi tra gli uomini che ci appoggiano ed hanno influenza, se poniamo di fronte agli occhi degli avversari la prospettiva di un processo, se incutiamo paura ai compratori di voti ed in qualche modo freniamo i distributori di doni, può accadere che non vi sia più corruzione o che essa non sia più tanto sfrenata. [5] Questo è quanto io ho creduto, non di sapere meglio di te, ma di potere con maggiore facilità, a causa dei tuoi impegni, riunire in un tutt'uno ed inviarti, dopo averlo messo per iscritto. Anche se ciò è stato scritto in modo tale da non valere per tutti quelli che aspirano ad una carriera prestigiosa, ma per te in particolare e per questa tua campagna elettorale, tuttavia, se ti sembrerà necessario cambiare qualche cosa o toglierla del tutto, o se troverai delle dimenticanze, vorrei che tu me lo dicessi; desidero infatti che questo sia ritenuto un manualetto di campagna elettorale esemplare sotto tutti i punti di vista.