Traduzione Catilinarie, Cicerone, Versione di Latino, Libro 04; 11-13

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 04; parte 11-13 dell'opera Catilinarie di Cicerone

CATILINARIE: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARTE 11-13

Perciò, se accoglierete questa proposta, mi darete come alleato in assemblea un uomo che gode del massimo favore popolare; se al contrario, preferirete seguire il parere di Silano, il popolo romano ci libererà facilmente dall'accusa di crudeltà ed io dimostrerò che è la decisione di gran lunga più mite. Del resto, padri coscritti, si può essere crudeli nel punire un crimine tanto feroce? Io giudico sulla base di quel che sento. Che io possa, allora, gioire con voi della salvezza dello Stato se è vero che, in questa vicenda in cui mi mostro così impetuoso, non sono mosso da spietatezza (chi è più mite di me), ma da un profondo senso di umanità e di pietà! Mi sembra infatti di vedere questa città, luce del mondo e scudo di ogni popolo, crollare di colpo in mezzo alle fiamme; nell'animo mi raffiguro, in una patria sepolta, miseri e insepolti cadaveri di cittadini buttati uno sull'altro; ho davanti agli occhi la figura di Cetego e il suo delirio di forsennato sui vostri corpi. Ma quando immagino Lentulo signore assoluto di Roma (lui stesso ha confessato di aspettarselo dal destino) e Gabinio suo dignitario, quando immagino Catilina qui, in città col suo esercito, allora sono sconvolto di fronte ai lamenti delle madri, alla fuga di fanciulle e bambini, alla violenza sulle vergini Vestali; lo strazio, la pietà di queste immagini mi ispirano un comportamento duro, inflessibile verso chi avrebbe voluto tradurle in realtà! Del resto mi chiedo: se un padre scopre che un servo gli ha ucciso i figli, trucidato la moglie, bruciato la casa, se questo padre non condanna il servo alla pena più severa, vi sembrerebbe clemente e pietoso o l'essere più disumano e crudele? Per me, in verità, è inclemente e duro come il ferro chi non cerca di lenire il proprio dolore e il proprio tormento con il dolore e il tormento di chi è colpevole. Allo stesso modo saremo considerati pietosi solo se in noi non ci sarà ombra di cedevolezza verso questi uomini che hanno voluto trucidare noi, le nostre mogli e i nostri figli, che hanno tentato di radere al suolo le case di ciascuno di noi e la sede di tutto lo Stato, che si sono proposti di insediare gli Allobrogi sui resti della nostra città e sulla cenere di un impero annientato; ma se vorremo mostrarci troppo indulgenti, saremo inevitabilmente accusati di essere oltremodo crudeli, perché è in ballo la sopravvivenza della patria e della cittadinanza. O forse qualcuno, l'altro ieri, ha giudicato troppo crudele un uomo così coraggioso e devoto allo Stato come Lucio Cesare quando ha affermato, in presenza del marito di sua sorella, donna della massima rispettabilità, che bisognava condannarlo a morte e ha ricordato che era stata giusta la morte, ordinata dal console, di un suo avo e quella, in prigione, del giovane figlio di questi, inviato dal padre a trattare? Avevano compiuto azioni paragonabili alle attuali; volevano distruggere lo Stato? Allora si trattava di richieste di largizioni e di conflitti tra le parti. E in quel tempo, l'antenato di Lentulo, un uomo del massimo prestigio, combatté Gracco. E restò gravemente ferito perché lo Stato non venisse minimamente danneggiato; Lentulo, invece, per scalzare le fondamenta dello Stato ricorre ai Galli, chiama gli schiavi alla rivolta, fa venire Catilina, ordina a Cetego di trucidarci e a Gabinio di eliminare tutto il resto della cittadinanza, a Cassio di incendiare la città, a Catilina di devastare e di saccheggiare l'Italia intera! Quel che dovete temere, a mio giudizio, è che le vostre disposizioni appaiano troppo blande in presenza di un crimine così immane e mostruoso; ma molto di più dobbiamo temere di apparire crudeli verso la patria se saremo miti nella condanna, piuttosto che duri verso i nostri peggiori nemici se saremo inflessibili!