Traduzione Brutus, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 06-10

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafi 06-10 dell'opera Brutus di Cicerone

BRUTUS: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 06-10

[6] E infatti se Quinto Ortensio fosse in vita, forse rimpiangerebbe ogni altra cosa assieme al resto dei cittadini onesti e forti d'animo, ma farebbe fronte a questo dolore più degli altri o insieme a pochi altri, ovvero di vedere il foro del popolo romano, che era stato per così dire il teatro del suo talento, spogliato e privato di ogni voce erudita e degna di orecchie romane e greche. [7] Ed io senza dubbio mi tormento nellanima che lo stato non senta il bisogno delle armi della saggezza, dellingegno, dellautorità, che avevo imparato a gestire e alle quali mi ero assuefatto e che erano patrimonio di un uomo eccellente nella vita pubblica così come di una cittadinanza di buoni costumi e ben ordinata. Se mai nello stato vi fu un tempo in cui l'autorità e l'eloquenza di un buon concittadino potessero strappare le armi dalle mani di compatrioti caduti preda dell'ira, questo senza dubbio ebbe origine quando il patrocinio della pace venne impedito o dall errore o dal timore di certuni. [8] Così a me stesso accadde che, benché ci fossero ben altre cose di cui piangere, tuttavia di ciò ho dovuto affliggermi: in quel periodo in cui un uomo della mia età, dopo avere adempiuto ad imprese importantissime avrebbe dovuto rifugiarsi per così dire in un porto non di inerzia né di pigrizia, ma di una tranquillità moderata e dignitosa, e quando la mia eloquenza cominciava già ad invecchiare, ed aveva raggiunto una certa sua maturità e quasi vecchiaia, allora vennero prese quelle armi che quegli stessi, che avevano imparato a far uso di esse in modo glorioso, non trovavano il modo di utilizzarle in maniera salutare. [9] Dunque a me sembrano essere vissuti in maniera fortunata e felice come nelle altre città così soprattutto nella nostra, coloro ai quali fu permesso di godere pienamente come dell'autorità e della gloria delle gesta compiute, così anche dell'onore tributato alla loro saggezza. E la memoria ed il ricordo di questi tra le mie preoccupazioni immani e assai gravi fu davvero piacevole, quando recentemente una conversazione mi portò a imbattermi in questo argomento. [10] Infatti mentre passeggiavo nel portico ed ero a casa libero da impegni ufficiali, Marco Bruto, come era sua abitudine, venne da me con Tito Pomponio, uomini tra loro legati da amicizia e a me così cari e piacevoli, che al solo vederli ogni preoccupazione che mi tormentava circa gli affari pubblici si calmò. Dopoché li ebbi salutati: Cosa vi porta da me, dico, Bruto e Attico? Forse che cè finalmente qualcosa di nuovo? Proprio niente, dice Bruto, niente almeno che tu voglia sentire, o che io osi dirti per certo.