Traduzione Brutus, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 01-05

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafi 01-05 dell'opera Brutus di Cicerone

BRUTUS: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 01-05

[1] Mentre ritornavo dalla Cilicia, feci sosta a Rodi e là mi venne portata la notizia della morte di Quinto Ortensio, ne provai un dolore più grande di quanto si poteva ritenere. Infatti per la perdita dell'amico mi vedevo privato sia di una piacevole compagnia sia del rapporto di molti buoni uffici e a causa della perdita di un così importante augure, mi dolevo per il diminuito prestigio del nostro collegio; tra questi pensieri ricordavo come fossi stato ammesso proprio da lui nel collegio degli auguri, nel quale con giuramento aveva espresso la sua opinione sulla mia dignità di farne parte, e (ricordavo) come fossi stato consacrato dallo stesso; e secondo la tradizione degli auguri io avevo lobbligo di onorarlo come un padre. [2] Aumentava il mio cruccio il fatto che, con tanto grande penuria di concittadini saggi e buoni un uomo insigne e molto legato a me da una vicinanza di tutte le idee, venuto a mancare in un momento di gravissima crisi dello stato, ci aveva lasciato un triste rimpianto della sua autorità e della sua saggezza; e mi rammaricavo poiché non avevo perduto, come i più ritenevano, un avversario o un detrattore dei miei meriti ma piuttosto un alleato e il compagno di una gloriosa fatica. [3] Infatti se nellesercizio di arti più modeste si tramanda che poeti illustri si afflissero per la morte di poeti loro contemporanei, con quale animo avrei mai dovuto sopportare la morte di colui con il quale il rivaleggiare era più glorioso che non avere assolutamente rivali? Tanto più che non solo la carriera di quello non venne mai ostacolata da me o la mia da lui, ma al contrario ci aiutammo sempre reciprocamente attraverso lo scambio di pareri, di ammonimenti e di appoggi. [4] Ma dopochè ebbe goduto di una tale continua prosperità egli morì in un momento più opportuno per lui che per i suoi concittadini ed allora se ne andò, quando più facilmente avrebbe potuto piangere la sorte dello stato, se fosse vissuto, che portargli aiuto, e visse tanto a lungo quanto era possibile vivere bene e felicemente, affliggiamoci per la nostra disgrazia e per la perdita, se così è necessario, ma alla sua morte, giunta in maniera tanto tempestiva, rendiamo onore, piuttosto che con il compianto, con un senso di benevolo appagamento, così, ogni qual volta pensiamo a quell' uomo così illustre e così felice, appariremo amare lui piuttosto che noi stessi. [5] Infatti, se ci addoloriamo di ciò, poiché ormai non ci è più possibile godere della sua presenza, nostra è questa disgrazia; sopportiamola con moderazione, per non sembrare riferirla non all'amicizia, ma ad un interesse personale: se invece ci tormentiamo come se qualcosa di crudele gli fosse accaduto, non comprendiamo la sua grandissima fortuna con sufficiente gratitudine.