Traduzione Ai Familiari, Cicerone, Versione di Latino, Cicerone a Metello Celere

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 05; parte 02, Cicerone a Metello Celere, dell'opera Ai Familiari di Cicerone

AI FAMILIARI: TRADUZIONE DEL LIBRO 05; PARTE 02, CICERONE A METELLO CELERE

Spero buone notizie da te e dall'esercito. Mi scrivi che 'considerando il reciproco rispetto che ci lega e i cordiali rapporti ristabilitisi tra noi, non avresti mai creduto di dover essere da me offeso e pubblicamente insultato'.Non riesco ad afferrare a che cosa tu voglia alludere con questo: ho tuttavia il sospetto che ti sia stato riferito che, mentre in senato denunciavo il risentimento di parecchie persone per l'attività da me svolta in difesa delle istituzioni, io abbia asserito che i tuoi (ai quali non avevi potuto dire di no) avevano ottenuto da te il ritiro della mozione ufficiale di elogio che avevi predisposto in mio favore.Nel dire cosi, però, ho aggiunto che il compito di garantire la salvezza della repubblica era stato distribuito tra noi due in modo che, mentre io difendevo Roma dagli agguati intestini e dai criminosi disegni tramati al suo interno, tu difendevi l'Italia e da nemici in armi e dall'eversione occulta e che questo nostro patto d'azione, tanto impegnativo e tanto nobile, era stato indebolito dai tuoi; giacché essi temevano, nel vederti da me riconosciuto uno spazio politico tanto ampio e ricco di implicazioni onorevoli, che mi sarebbe stata concessa in contraccambio una qualche porzione della tua benevolenza.Mentre a questo punto del mio intervento stavo esponendo di tali concetti, in sostanza quale fosse stata la mia aspettativa per le tue parole e in quale clamorosa delusione fossi incappato, il discorso parve assumere una sfumatura umoristica e ne segui qualche cenno di riso, non certo contro di te, ma piuttosto per la mia ingenuità e perché ammettevo schiettamente e senza mezzi termini che avevo desiderato il tuo elogio. Chiaramente non può considerarsi detto con intenzione men che riguardosa nei tuoi confronti, che trovandomi io in una situazione di particolare prestigio e autorità ne abbia tuttavia voluto un qualche esplicito attestato per bocca tua. Quando poi scrivi di 'considerare il reciproco rispetto che ci lega', non so bene che cosa tu intenda per reciprocità nell'amicizia; quanto a me, sono del parere che essa consista nel dare e nell'avere pari disponibilità.Ora, se io dicessi che per causa tua ho perduto l'occasione di una magistratura provinciale, ti sembrerei un campione di incoerenza: calcoli miei infatti mi hanno indotto a tale scelta e da quella mia decisione ricavo più frutto e soddisfazioni ogni giorno che passa, ma voglio dire che nel momento stesso in cui pubblicamente e ufficialmente rinunciavo alla provincia, subito ho cominciato a studiare la procedura per affidartela.Non dico niente del sorteggio che interessava voi tutti pretori; voglio soltanto che tu ti renda conto che in quella circostanza dal mio collega nulla e stato fatto a mia insaputa. Ricordati il resto: con quanta sollecitudine quel giorno, terminato il sorteggio, abbia convocato il senato; quanto a lungo abbia parlato di te, al punto che tu stesso mi venisti a dire che il mio discorso, per quanto era stato complimentoso nei tuoi riguardi, di tanto era stato offensivo nei riguardi dei tuoi colleghi. C'e poi il decreto senatoriale approvato quel medesimo giorno, il cui preambolo é tale che fin quando resterà agli atti non potrà nascondere la mia compiacenza verso di te.E dopo che tu partisti, mi piacerebbe che ricordassi come ho trattato di te in senato, che cosa ho detto nelle pubbliche assemblee, che lettere ti ho spedito; metti insieme tutte queste cose e giudica, per favore, tu stesso se a tutte queste cose la tua comparsa a Roma, l'ultima volta che sei venuto, ti pare abbia realmente replicato con re ciprocità.Per quel che scrivi sui 'cordiali rapporti ristabilitisi tra noi', non capis co perché parli di 'ristabilimento' di rapporti, se questi non sono mai venuti meno.Quanto scrivi circa la non convenienza che tuo fratello Metello fosse attaccato da parte mia 'per una frase'', in primo luogo ti prego di considerare che tali tuoi sentimenti, cosi come la tua solidarietà fraterna così piena di umanità e di affetto, hanno tutta la mia stima; in secondo luogo, di scusarmi se in qualche circostanza mi sono trovato in urto con tuo fratello nell'interesse dello stato; Poiché agli interessi dello stato io sono tanto devoto, quanto altri mai può esserlo; se dunque ho difeso la mia personale salvezza dall'attacco impietoso da lui sferrato contro di me, potrai ritenerti soddisfatto se non mi sono querelato anche con te dell'ingiustizia di tuo fratello; quando mi sono reso conto che tutti gli sforzi del suo tribunato avevano come scopo di tramare la mia rovina, ho trattato con tua moglie Claudia e con vostra sorella Mucia, la cui simpatia verso di me in grazia della mia familiarità con Cneo Pompeo avevo avuto modo di constatare in diverse occasioni, perché lo distogliessero da quell'iniziativa iniqua.E lui, cosa di cui so con certezza che sei stato informato, la vigilia del 1 gennaio ha offeso me con un atto ingiurioso, dal quale mai cittadino, quand'anche fosse stato tra i più disonesti e rivestito della funzione pubblica più insignificante, è stato offeso; ha offeso me che ero console e che avevo salvato lo stato e mi ha privato del diritto di tenere il discorso di congedo dalla mia magistratura; e tuttavia questo indegno trattamento si è risolto in un ulteriore riconoscimento dei miei meriti; quando infatti egli non mi concedeva niente altro che di giurare, ho proferito a voce chiara e netta la formula di giuramento più vera e più bella; e il popolo stesso allora ha giurato con un alto grido che io avevo giurato il vero!Dopo aver subito un'offesa tanto clamorosa, nonostante ciò quel giorno stesso inviai a Metello degli amici comuni, che trattassero con lui per farlo recedere dalle sue intenzioni; per tutta risposta disse che non dipendeva da lui; e per l'appunto poco prima aveva dichiarato in pubblico che non conveniva concedere il diritto di parola a chi aveva fatto pronunciare una condanna a morte senza regolare processo.che personaggio tutto d'un pezzo e che senso civico!di quella pena che il senato, col consenso di tutti gli onesti cittadini, aveva inflitto a coloro che avrebbero voluto incendiare Roma, fare a pezzi e magistrati e senatori, far esplodere una guerra devastatrice, di quella stessa pena giudicare degno l'uomo che aveva liberato la curia dal massacro, la città dalle fiamme, l'Italia dalla guerra. Ecco perché mi sono opposto, a viso aperto, a Metello fratello tuo. Così durante la seduta senatoriale del 1 gennaio, quando l'ho avuto di fronte nel dibattito generale sulla situazione politica, gli ho ben dato la sensazione che aveva da combattere con un uomo risoluto e inflessibile. I1 3 gennaio, come prese a parlare, ogni due parole del suo discorso nominava me e mi minacciava; non aveva altra idea radicata in mente che di distruggermi, con qualunque mezzo: nessuna valutazione oggettiva del mio operato, ma solo la violenza dell'attacco personale. Se non avessi resistito con coraggio e fermezza allo sconsiderato assalto di costui, chi non avrebbe creduto che l'energia dimostrata durante il mio consolato era piuttosto frutto del caso che non conseguenza di una scelta politica qualificata? Se tu non hai mai saputo che Metello aveva di queste opinioni a mio riguardo, hai ben motivo di concludere che tuo fratello ti tiene all'oscuro di questioni molto grosse; se invece in qualche misura ti ha messo a parte delle sue intenzioni, sarei io a dover essere giudicato da te superficiale e senza carattere, per non chiederti conto di tutta questa faccenda. E se ti è ben chiaro adesso che mi sono risentito non già per una 'frase', di Metello, come scrivi tu, ma per la sue deliberate ostilità nei miei confronti, sappi valutare la dignità del mio comportamento; se pure può chiamarsi dignità, a questo punto, l'indulgenza e la rinuncia a reagire a un'offesa tanto sanguinosa; contro tuo fratello io non mi sono pronunciato mai in nessuna seduta; ogni qualvolta si e preso qualche provvedimento, mi sono associato senza intervenire a quelle che mi sembravano le opinioni più moderate. E aggiungerò anche un'altra cosa: avrei avuto buon motivo per non occuparmene più, ma pure ho lasciato fare senza acrimonia, anzi, per parse mia, ho dato un contributo alla sollecita approvazione di un decreto senatoriale col quale questo mio avversario, giacché era tuo fratello, fosse tutelato nella sue attività di tribuno.Dunque non io ho 'attaccato' tuo fratello, ma ho reagito agli attacchi di tuo fratello; e i miei sentimenti per te non sono affatto stati 'volubili', come scrivi, ma al contrario tanto saldi che la mia buona disposizione verso di te, nonostante la perdita dei tuoi buoni uffici, è rimasta intatta. E in questo stesso momento, alle tue velate minacce epistolari replico e rispondo in questo modo: non soltanto giustifico la tua afflizione, ma le do anche il massimo riconoscimento; non sono certo insensibile, per me, all'intensità dell'affetto fraterno; a te chiedo di mostrarti te pure giudice imparziale della mia afflizione: se i tuoi mi hanno attaccato con asprezza, con ferocia, senza alcun fondamento, chiedo a te di convenire che non solo non dovevo cedere, ma che in una circostanza simile dovevo anche giovarmi dell'aiuto tuo e del tuo esercito; ho sempre voluto che tu mi fossi amico; ho fatto ogni sforzo perché tu capissi che ti ero amico devoto; resto nella medesima disposizio ne d'animo e vi resterò finche tu lo vorrai e per amor tuo cesserò di provare rancore per tuo fratello, prima ancora che questo rancore possa minimamente scalfire la nostra reciproca stima e simpatia.