Traduzione Ad Brutum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 17

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafo 17 dell'opera Epistulae ad Brutum di Cicerone

AD BRUTUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFO 17

Mi scrivi che Cicerone si meraviglia perché non dissi mai niente sulle sue azioni. Poiché me lo chiedi, su tua esortazione ti scriverò le cose che sento. So che Cicerone ha fatto tutte le cose con le migliori intenzioni; che cosa infatti può essermi più noto del suo attaccamento allo stato? Ma mi sembra che devo dirti? Che quelluomo attentissimo abbia agito in maniera improvvisata o che si sia comportato in maniera ambiziosa quello che non dubitò di attaccare il valentissimo Antonio come nemico a vantaggio della repubblica. Non so che cosa dovrei scriverti se non questo, che lambizione e la sregolatezza del ragazzo mi sembrano piuttosto incoraggiate che represse da Cicerone e che lui mostra tanta indulgenza da non allontanarsi dai pettegolezzi, anche da quelli che ricadono due volte sullo stesso, poiché uccise più di una persone e che bisognerebbe che prima confessasse di essere il sicario che obietta a Casca e imita Bestia nei confronti di Casca. O forse perché non ostentiamo a tutte le ore le Idi di Marzo allo stesso modo con cui lui ha in bocca le sue None di dicembre, Cicerone offenderà lazione meravigliosa in condizione migliore di quanto Bestia e Clodio furono soliti attaccare il suo consolato? [2] Il nostro Cicerone si vanta di avermi sostenuto, lui togato, nella guerra contro Antonio! A che mi giova se al posto di Antonio è chiesta la successione per ricompensa della sconfitta di Antonio e se il vendicatore di quel male esce fuori autore di unaltra cosa che avrà fondamento e radici più alte, se lo sopporteremo? Così allora queste cose che fa sono proprie di uno che teme la monarchia o il monarca Antonio? Io così non ho gratitudine se qualcuno, mentre non fa il servo a uno che odia, tuttavia non disprezza la situazione stessa. Quindi il trionfo e la paga e lesortazione a tutti i decreti affinché quello non si vergogni di desiderare una sorte di cui ha preso il nome, è proprio di un consolare o di Cicerone? [3] E dato che non mi fu lecito tacere, leggerai cose che è necessario che ti siano moleste. Infatti io stesso sento con quanto dolore ti abbia scritto queste cose e non ignoro che cosa provi nei confronti della repubblica e quanto credi che possa essere risanata anche se ormai distrutta. No, Attico, per Ercole, non ti biasimo. Infatti letà, i costumi, i figli ti fanno pigro; cosa che certo notai anche in Flavio nostro. [4] Ma torno a Cicerone. Che differenza cè tra lui e Salvidieno? Che cosa di più quello avrebbe decretato? Teme mi dici anche oggi i postumi della guerra civile. E chi mai teme un vinto al punto tale da ritenere che non si debba temere né la potenza di chi ha lesercito vincitore né lambizione di un giovane? O forse fa tutto questo per quel motivo, perché ritiene che tutte le cose e ancor più gli debbano essere assegnate per la sua importanza? O grande stoltezza del timore, poiché si teme di stare attenti a chiamare e attrarre ancora di più una stessa cosa quando la si sarebbe potuta evitare, forse. Temiamo troppo lesilio e la morte e la povertà. A Cicerone sembra che queste cose siano le più importanti nei mali, e , finché abbia persone a cui chiedere ciò che vuole e da cui essere onorato e lodato, non disprezza una servito, se piena di onori, se può essere onorifica qualcosa in questa estrema offesa miserevolissima. [5] Sia così lecito, dunque, che Ottavio chiami padre Cicerone, gli racconti tutte le cose, lo lodi, lo ringrazi, tuttavia apparirà questo, che le parole sono contrarie alle azioni. Che cosè tanto distante dai sentimenti umani più che avere in luogo di padre uno che non sia nemmeno nel numero di un uomo libero? E un uomo eccellente a questo tende, questo fa, si affretta a questo scopo, che Ottavio gli sia favorevole. Certo io non attribuisco ormai nessun valore a quelle arti in cui so che Cicerone è abilissimo. Infatti a che gli giovano le cose che egli scrisse in maniera molto copiosa sulla libertà della patria, sulla dignità e quelle sulla morte, sullesilio, sulla povertà? Quanto sembra che le conosci più Filippo che attribuì meno ad un figliastro di Cicerone che le attribuisce ad un estraneo! La smetta di acuire i nostri dolori con il gloriarsi, dunque. Che cosa ce ne importa infatti che Antonio fu vinto se è stato vinto affinché ciò che egli perse vada ad un altro. [6] Anche se le tue lettere anche oggi significano cose dubbie. Per Ercole, viva Cicerone, che lo può, supplice e schiavo se non si vergogna della sua età né delle sue cariche né delle azioni; certamente non ci sarà nessuna felice condizione di schiavitù da cui io sarò distolto dal fare la guerra contro questa cosa, cioè contro il regno e i comandi straordinari e il dominio e la potenza che voglia essere sopra le leggi, sebbene Antonio sia, come scrivi, un uomo buono, cosa che io non ho mai creduto. Ma i nostri antenati non vollero che neppure il padre diventasse padrone. Se non ti amassi quanto Cicerone è convinto di essere amato da Ottavio non avrei scritto queste cose. Mi dispiace che tu, amatissimo di tutti e tuo e anche di Cicerone sia ora disgustato; ma persuaditi che niente gli è stato tolto del mio affetto personale, molto della mia stima. Né infatti può chiedere che chiunque abbia di lui la stessa opinione che sembra giusta a lui. [7] Vorrei che mi avessi scritto quali sono le condizioni della nostra Attica; avrei potuto scriverti qualcosa riguardo alla mia impressione. Non mi meraviglio che tu abbia cura della mia salute della mia Porzia. Così farò volentieri ciò che chiedi; infatti anche le sorelle me lo chiedono. E conoscerò luomo e che cosa vorrà per sé.