Traduzione Ad Brutum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 16

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafo 16 dell'opera Epistulae ad Brutum di Cicerone

AD BRUTUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFO 16

Ho letto una parte delle tue lettere, che mandasti ad Ottavio, inviatami da Attico. La tua preoccupazione e attenzione sulla mia salvezza non mi procurò nessun piacere imprevisto. Non è solo consueto ma anche quotidiano ascoltare riguardo a te qualcosa che hai detto o hai fatto in maniera fedele e onorevole a vantaggio della mia dignità. Ma quella parte della lettera scritta ad Ottavio riguardo a noi mi diede il più grande dolore che posso sostenere nellanimo. Lo ringrazi per lo stato in maniera così umile e dimessa- che ti devo scrivere? Mi fanno vergogna la situazione e la sorte, ma tuttavia devo scrivertelo: affidi a lui la nostra salvezza, che non è più pericolosa di una certa morte? Tanto da sostenere che per mezzo tuo non è stata tolta via la dominazione ma è stato cambiato il capo. Riconosci le tue parole e osa dire che queste non sono le preghiere di uno schiavo verso un re. Dici che questo solo è ciò che può essergli chiesto e che ci si aspetta da lui, cioè che voglia salvi quei cittadini di cui gli uomini buoni e il popolo romano pensano bene. E che succede se non vorrà? Non ci saremo? Ma è meglio non esistere che esistere grazie a lui. [2] Io non credo che tutti gli dei siano stati distolti dalla salvezza del popolo romano al punto che debba essere pregato Ottavio per la salvezza di un qualunque cittadino, non dirò per i liberatori del mondo; infatti è utile parlare bene e certo è bello nei riguardi di chi non sa che cosa si debba temere o si debba chiedere a chi. Tu, Cicerone, credi che Ottavio possa questo e gli sei amico? O, se mi consideri caro, vuoi vedermi a Roma, pur essendo stato raccomandato ad un ragazzino per poter essere lì? E perché lo ringrazi, se credi che voglia che noi ci salviamo e accetta che debba essergli chiesto? O forse bisogna considerare come beneficio questo, il fatto che abbia preferito essere lui più che Antonio quello a cui debbano essere chieste queste cose? E chi porge suppliche al vendicatore, non al vicario, di un potere esterno tanto che conceda che siano salvi i benemeriti dello stato? [3] Proprio questa debolezza e disperazione la cui colpa non sta in te più che in tutti gli altri, da una parte spinse Cesare al desiderio di un regno e dallaltra persuase Antonio, dopo la sua morte, a provare a prendere il posto dellucciso e ora fa venir fuori questo ragazzo tanto che tu credi che debba essergli chiesta la salvezza di uomini tali che ora noi saremo al sicuro per la misericordia di un un solo uomo, se così si può definirlo, non per qualsiasi altra cosa. Ma, se ci ricordassimo di essere romani, gli uomini più screditati non desidererebbero essere dominati in maniera più audace di quanto audacemente noi glielo proibiremmo e Antonio non sarebbe stato invogliato al regno di Cesare più di quanto fu atterrito dalla sua morte. [4] Tu, poi, sei un uomo che fu console e vendicatore dei grandi delitti, e, soppressi questi, temo che la disgrazia fu da te, che puoi riflettere sulle cose che facesti, allontanata in breve tempo, hai da approvare contemporaneamente queste cose o dallaccettarle in maniera così dimessa e umile come nellimmagine di chi approva? Quale antipatia hai personalmente con Antonio? Forse perché chiedeva le stesse cose, che a lui fosse chiesto aiuto, che noi, da cui anche lui aveva ricevuto la libertà, considerassimo precaria la sicurezza, che fosse suo il capo della repubblica, ritenesti che bisognava cercare armi con cui fosse impedito di essere dominati, soprattutto per chiedere, bloccato lui, ad un altro che accettasse di essere messo al posto di lui o perché lo stato fosse di proprio possesso e competenza? A meno che per caso da noi non si rifiutò la servitù, ma il modo di esser servi. E non solo avremmo potuto tollerare la nostra sorte , essendo Antonio un buon padrone, ma anche fruire, come persone che ci stanno in mezzo, di quanti benefici e onori avremmo voluto. Che cosa infatti avrebbe avrebbe negato a quelli la cui sopportazione vedeva essere il massimo baluardo della sua dominazione? Ma niente valse tanto da vendere la nostra fedeltà e la libertà. [5] E questo stesso ragazzo che sembra opportuno che inciti contro gli assassini di Cesare lo stesso nome di Cesare, quanto valuterebbe, se fosse motivo di trattativa, avere tanto potere, per mezzo nostro, quanto avrebbe potuto con la nostra protezione, poiché vogliamo vivere, e avere soldi ed essere chiamati consolari! Ma allora non fosse mai morto quello della cui morte perché ci rallegrammo, se avevamo intenzione di non servirlo di meno dopo morto? Nessuna preoccupazione venga agli altri; ma a me, gli dei e le dee strappino tutte le cose prima che questa opinione, per la quali non solo non avrei concesso allerede di chi uccisi ciò che in quello non sopportai, ma neppure a mio padre, se tornasse in vita, avrei concesso che, tollerandolo io, avesse più potere delle leggi e del senato. O forse per te questo è possibile, che gli altri saranno liberi da uno tale che, se egli non vuole, non cè posto per noi in questa città? E poi come può accadere ciò che chiedi tanto da supplicarlo? Gli chiedi infatti che noi siamo incolumi. Dunque ti sembra che noi otterremo la salvezza quando avremo ottenuto la vita? E come possiamo accettarla, se non rinunciamo prima alla vita e alla dignità? [6] O forse pensi che sia senza pericolo abitare a Roma. Bisogna che sia importante per me lì la situazione e non il luogo. Non fui incolume, quando Cesare era vivo, né poi quando organizzai quellazione né posso mai essere un esule finchè odierò più di tutti gli altri mali il servire e il subire arbitrii. E questo non significa forse ricadere nelle tenebre se da quello che prese per sé il nome di tiranno, quando in Grecia i figli dei tiranni venivano colpiti dalla stessa pena essendo state oppresse le città, si chiede che noi, vendicatori e nemici della monarchia, siamo salvi? Io vorrei vedere questa città o reputare tale una che non può riappropriarsi di una libertà anche restituita e inculcata e che temi più il nome di un re eliminato, in un fanciullo, di quanto non confidi in sé, vedendo che fu eliminato per la virtù di pochi quello stesso che ebbe grandissimi onori. E quindi, dora in poi, non raccomandare al tuo Cesare né me né te stesso, se mi ascolterai. E considera con moltissima attenzione tanti anni quanti ti offre questa età, se per questo motivo, devi aver intenzione di supplicare questo ragazzino. [7] E quindi fai in modo che non sia convertito dalla lode di un animo nobile alla nomea di paura ciò che hai fatto e fai contro Antonio. Infatti, se ti piace Ottavio, a cui bisogna chiedere la nostra salvezza, non sembrerà che tu abbia rifuggito un padrone, ma che abbia cercato un padrone un po più amico. Approvo appieno il fatto che tu lo lodi per le cose che fece; infatti sono da lodare se solo fece queste azioni contro un potere estraneo non per il suo. Quando giudichi che non solo a lui sia lecito tanto, ma anche che debba essergli attribuito da te che debba essere pregato perché non gli dispiaccia che noi siamo salvi, stabilisci una ricompensa troppo ampia (infatti attribuisci a lui ciò che sembrava che la repubblica dovesse fare nei suoi confronti), e non ti viene in mente questo, che, se Ottavio è degno di tutti gli onori, perché combatte contro Antonio, a quelli che stroncarono quel male di cui questi sono rimasugli, il popolo Romano mai potrà attribuire niente di ciò con cui il merito di quelli possa essere giustamente valutato, se anche avesse riunito tutte le cose. [8] E vedi con quanta più attenzione gli uomini temano più che ricordino, perché Antonio può vivere e stare in armi, è stato cancellato ciò che sarebbe potuto e dovuto essere quanto a Cesare e ormai non può essere del tutto ricordato. Ottavio è quello da cui il popolo Romano aspetta che cosa ha intenzione di decidere riguardo a noi; noi siamo quelli sulla vui salvezza sembra che un solo uomo sia da consultare. Io, invece, per tornare al punto, sono uno che non solo non supplica, ma anche che rampogna chi chiede che si supplichi per lui. O andrò lontano da questi servi e crederò che per me Roma sia dovunque sarà lecito essere liberi, o avrò pietà di voi a cui né letà, né gli onori, né la virtù di un altro hanno potuto diminuire il piacere di vivere. [9] Perciò, mi sembrerà di essere felice, se solo piacerà sempre e in continuazione questa azione, così che riterrò che è stata offerta una ricompensa al mio gesto damore. Infatti che cosa è meglio che il ricordo dei fatti in maniera onesta e disprezzare la negazione della libertà umana? Ma certo non soccomberò a chi soccombe né sarò vinto da quelli che vogliono essere vinti e proverò e tenterò tutte le cose e non smetterò di tirar fuori dalla servitù la nostra città. Se succederà la sorte che deve, tutti ne saremo felici; se no, tuttavia sarò felice io. Infatti in quali momenti o pensieri questa vita può essere vissuta più che in quelli che tendono a liberare i miei concittadini? [10] Cicerone, ti prego e ti esorto a non rassegnarti e a non diffidare, a stare attento anche che, nellopporti ai mali presenti non si insinuino quelli futuri, se non ci si sia pensato prima. Credi che un animo forte e libero, con cui sia da console, sia ora da consolare difendesti lo stato, non è nulla senza oggettività e costanza. Ti confesso, infatti, che è più dura la situazione di una virtù a tutti nota che di una sconosciuta. Esigiamo come cose dovute le buone azioni, e le cose che accadono diversamente, le contestiamo con animo spietato come se fossimo traditi da loro. Così nessuno si meraviglia del fatto che Cicerone resista ad Antonio, anche se è cosa degna di grandissima lode, perché sembra che lui da console e ora da consolare si comporta bene; [11] lo stesso Cicerone, se avrà ammorbidito contro altri il suo giudizio che diresse con grande fermezza e nobiltà nellattaccare Antonio, rischierà non solo la gloria del tempo restante, ma costringerà ad annullare anche le cose passate. Infatti niente è onorevole in sé se non quella cosa in cui cè continuità di giudizio. E nessuno deve amare la repubblica più di te, essere il difensore della libertà o per lingegno o per le azioni o per lazione e laspettativa di tutti. E perciò non bisogna pregare Ottavio affinché voglia che noi stiamo bene, piuttosto resuscitati a te stesso, per pensare che tornerà ad essere libera e onesta quella città in cui hai organizzato le cose più importanti, se solo il popolo avrà capi per resistere alle lusinghe dei cattivi.