Traduzione Ad Brutum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 13-14

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafi 13-14 dell'opera Epistulae ad Brutum di Cicerone

AD BRUTUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 13-14

13. Il timore di tutti costringe anche me a temere riguardo a Marco Lepido. E se lui ci tradirà, e vorrei che gli uomini abbiano sospettato in maniera leggera e ingiuriosa di lui, ti prego e supplico, Cicerone, mettendo alla prova la nostra amicizia e la tua benevolenza nei miei confronti, di dimenticare che i figli di mia sorella siano figli di Lepido e di considerare che io sia subentrato a loro in luogo del padre. Se ottengo questo da te non avrai per niente dubbi ad agire a loro vantaggio. Ognuno si comporta diversamente con i suoi; io non posso fare niente verso i figli di mia sorella di tanto grande che la mia volontà o il mio dovere possa esserne colmato. Che cosa possono dare i buoni, se in qualche modo siamo degni che qualcosa ci sia attribuita, oppure che cosa sto per offrire io alla madre e alla sorella e a quei bambini, se io, Bruto, lo zio, non varrò niente preso di te e il resto del senato contro il padre Lepido? [2] Non posso e non devo scrivere molte cose a te a causa della preoccupazione e della rabbia. Infatti se in una cosa così importante e così intima cè bisogno delle mie parole per esortarti e confermarti, non cè nessuna speranza che tu farai ciò che voglio e ciò che serve. Perciò non aspettarti lunghe preghiere, guarda me, proprio me che devo chiedere a te, a Cicerone, al mio carissimo amico, privatamente, oppure, lasciata ogni amicizia personale, ad un tale uomo consolare. Vorrei che tu mi scrivessi al più presto che cosa sto per fare.

14. La tua lettera è breve-breve, dico, anzi, inesistente. In queste circostanze tu, Bruto, mi mandi i versetti? Piuttosto, non hai scritto niente. E richiedi le mie! Chi dei tuoi viene mai a te senza le mie lettere? Quale lettera inoltre non ha spessore? E se non ti furono portate, credo che non ti furono portate neanche quelle tue di casa. Scrivi che darai a Cicerone una lettera più lunga. Ciò va sicuramente bene, ma anche questa dovrebbe essere più piene. Io certo, avendomi tu scritto dellallontanamento di Cicerone da te, subito raschiai un foglio e una lettera a Cicerone affinché tornasse da te anche se era già arrivato in Ialia; niente è per me più gradevole, niente più giusto. Comunque gli avevo già scritto altre volte che i comizi dei sacerdoti erano stati rimandati allanno successivo con mia grossa insistenza e volli questo tanto per Cicerone quanto per Domizio, Catone, Lentulo, i Bibulo, cosa che ti avevo anche scritto- ma forse quando davi quella tua scheletrica lettera a me, non ti era ancora noto ciò. [2] E perciò con ogni zelo ti chiedo, Bruto mio, di non lasciare il mio Cicerone e di portarlo con te; e bisogna che tu faccia proprio questa cosa se guardi alla repubblica a cui fosti votato. E rinfocolata la guerra e non è piccola, per il tradimento di Lepido. Lesercito di Cesare, che era il migliore, non solo non serve a nulla, ma costringe anche a supplicare il tuo esercito. E se quello toccherà lItalia, non ci sarà nessuno che sia degno di essere chiamato cittadino che non si radunerà nei tuoi accampamenti. Anche se abbiamo Bruto fortunatamente unito a Planco, non ignori quanto siano insicuri sia gli animi, inzozzati dalle divisioni, degli uomini, sia gli esiti delle battaglie. E perciò anche se, come spero, vinceremo, tuttavia lo stato desidererà la grande guida del tuo consiglio e della tua autorità. Dunque vieni, per gli dei, e fai ciò il prima possibile e persuaditi che tu non giovasti di più alla patria durante le Idi di marzo, con le quali spazzasti via il servaggio dai tuoi cittadini, di quanto gioverai se verrai in fretta. Lundici luglio.