Traduzione Ad Attico, Cicerone, Versione di Latino, Libro 04; 01

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 04; paragrafo 01 dell'opera Epistulae ad Atticum di Cicerone

AD ATTICO: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARAGRAFO 01

Appena giunto a Roma, e trovato qualcuno cui poter affidare una lettera per te, la prima cosa che ho creduto di dover fare è stata di esprimere all'amico assente la gratitudine e la gioia del ritorno. Sapevo bene, a dire il vero, che nel consigliarmi tu non sei stato né più risoluto né più prudente di me e neanche, in confronto all'affettuosa devozione che in passato ti avevo dimostrata, sei stato troppo sollecito nel tutelare la mia salute; ma ancora, che tu in un primo momento partecipe del mio errore o piuttosto della mia follia e compagno delle mie false paure hai sofferto crudelmente della nostra separazione e non hai trascurato sforzi, impegno, costanza, fatiche per rendere possibile il mio ritorno. 2 Credo perciò in perfetta coscienza di poterti assicurare che in questo momento di esaltazione e di sospirata gratitudine una sola cosa mi è mancata per rendere completa la mia gioia: la tua presenza, o meglio il tuo abbraccio. Una volta che io abbia ottenuto questo, se mai lo trascurassi, e anzi, se mai non dovessi riguadagnare tutto quello che del tuo affetto ho perduto nel recente passato, davvero mi giu dicherei da me stesso non abbastanza degno di questo recupero di buona sorte. 3 Circa la mia situazione personale, quanto avevo ritenuto fosse difficilissimo poter riacquistare, l'ho inoltre ottenuto oltre ogni mia aspettativa: tutta la mia gloria forense e il mio prestigio in senato e un credito politico in determinati ambienti che contano; il restauro del mio patrimonio, che tu non ignori in qual modo sia stato distrutto, disperso, saccheggiato, mi fa molto penare e ho bisogno non già delle tue disponibilità, che so di poter considerare mie, ma dei tuoi buoni consigli per raccoglierne e metterne insieme gli avanzi. 4 Ora, benché pensi che su tutto o ti sia stato scritto dai tuoi o anche ti siano arrivate notizie e voci, ti scriverò succintamente quel che credo ti interessi specialmente sapere da una mia lettera. Sono partito da Durazzo il 4 di agosto, il giorno stesso in cui fu presentata la legge che mi riguardava; il 5 sono giunto a Brindisi.lì c'era in attesa la mia Tulliola, il giorno stesso del suo compleanno che per caso coincideva con l'anniversario della fondazione sia della colonia di Brindisi, sia del tempio della Salute, presso la tua dimora; venutasi a sapere la cosa, fu celebrata con molte felicitazioni da una gran folla di cittadini. L'8 agosto, mentre ero a Brindisi, ho saputo per lettera da Quinto che la legge era passata ai comizi centuriati, fra lo straordinario entusiasmo di giovani e meno giovani d'ogni ceto e una stupefacente partecipazione dalle regioni d'Italia. Sono quindi partito colmato di onori dai cittadini più ragguardevoli di Brindisi e durante il viaggio non ho fatto che ricevere delegazioni da ogni parte che si rallegravano con me. 5 Avvicinandomi alla città, non c'era nessunofra quanti d'ogni ceto fossero noti al mio segretarioche non mi venisse incontro, a parte quei tali nemici a cui non era possibile o dissimulare o negare la propria inimicizia. Arrivato alla Porta Capena, i gradini dei templi erano stracolmi di gente umile, che mi dimostrò con fragorosi applausi il suo compiacimento. e successivamente un'analoga dimostrazione di popolo in festa mi seguì passo passo fino al Campidoglio; e nel foro e sullo stesso Campidoglio c'era una folla strepitosa. 6 Il giorno seguente (era il 5 settembre) ho espresso il mio ringraziamento al senato. In questi stessi due giorni, dato il momento di grave crisi dei prezzi alimentari, e a seguito di manifestazioni di piazza, prima al teatro poi alla curia (e su istigazione di Clodio c'era chi andava gridando che io ero responsabile della carestia), all'ordine del giorno del senato c'era appunto la questione annonaria: per risolvere il problema degli approvvigionamenti, sulla bocca non solo della gente del popolo, ma anche dei benpensanti, ricorreva il nome di Pompeo incarico da lui stesso ambito, peraltro. Così la folla si rivolse espressamente a me, che formulassi la relativa proposta, cosa che io ho fatto argomentando con molta cura il mio pensiero; essendosi assentati i senatori di rango consolare (a parte Messalla e Afranio), convinti che non si potesse giungere in piena sicurezza a dichiarazioni di voto, fu approvato un decreto conforme alle mie indicazioni che invitava a prendere accordi in merito con Pompeo e a provvedere in conseguenza con una legge. Data lettura di questo decreto, poiché la folla secondo la stupida moda invalsa di recentetra le acclamazioni scandiva il mio nome, ho tenuto un discorso pubblico. Me ne diedero facoltà tutti i magistrati presenti, con l'eccezione di un solo pretore e di due tribuni della plebe. Il giorno appresso il senato al completo, compresi tutti gli ex consoli, non rifiutarono alcuna delle richieste di Pompeo. Egli richiese un comitato di quindici membri, nominando me per primo e dichiarando che io sarei stato un secondo sé stesso in ogni cosa. I consoli stesero un disegno di legge con il quale veniva affidata a Pompeo per un quinquennio la responsabilità generale e assoluta delle forniture di grano; Messio ne preparo un altro, che gli garantisce il controllo integrale delle finanze, con l'aggiunta di una flotta, di un esercito e di un'autorità da plenipotenziario nelle province, superiore a quella dei governatori titolari. La nostra legge consolare ecco che sembra moderata, ma questa di Messio assolutamente insostenibile. Pompeo afferma di volere quell'altra, i suoi il contrario. Il gruppo dei consolari, con in testa Favonio, brontola; io non apro bocca e tanto più che il colle gio dei pontefici non si è ancora pronunciato circa la mia casa. Se annullerà la consacrazione, disporrò di una magnifica area: il valore della superficie edificata sarà determinato dai consoli, come previsto dal decreto senatoriale; altrimenti ne cureranno la demolizione, appalteranno il nuovo edificio a loro nome, quindi faranno una valutazione complessiva dell'intera operazione. 8 Tale è la mia situazione attuale: come dice il poeta, fluida rispetto al meglio, buona al peggio. Ti ho già detto che la mia situazione patrimoniale è gra ve.ci sono poi alcune questioni private, che non voglio mettere per iscritto. Per mio fratello Quinto, così affettuoso, coraggioso, fedele, nutro tutto il debito amore. Ti aspetto e ti prego di venire al più presto e di venire ben disposto a non farmi mancare i tuoi buoni consigli. per me questo è come l'inizio di una nuova vita. Già qualcuno, che prese le difese di me assente, comincia sotto sotto a disgustarsi della mia presenza e a non nascondere l'invidia. Ho veramente un assoluto bisogno di te.