Traccia svolta Tipologia B su Stajano | prima prova maturità 2019

Di Redazione Studenti.

Traccia svolta Tipologia B su Stajano, il brano da L'eredità del Novecento che il Miur ha proposto nella prima prova della maturità 2019

TRACCIA ASVOLTA SU STAJANO

C’è stato tanto in questo XX secolo, tanti segmenti di tempo che se messi uno dopo l’altro sembrerebbero riempire la Storia intera. Invece, è accaduto tutto in meno di cento anni, in quello che lo storico britannico Eric Hobsbawm definisce addirittura il “Secolo breve”, riferendosi a quegli anni che vanno dallo scoppio della prima guerra mondiale al crollo del blocco sovietico.

Nel 1996, il giornalista e scrittore Claudio Stajano nell’introduzione alla raccolta di saggi “La cultura italiana del Novecento” analizza i principali avvenimenti del Novecento e ne commenta il senso di straniamento e di insicurezza che quel periodo di storia ha lasciato in eredità agli uomini.

L'eredità del '900
L'eredità del '900 — Fonte: getty-images

In poche righe, passa in rassegna tutti gli eventi, le guerre e le disumanità di quegli anni: le due guerre mondiali, il nazismo, il fascismo, i campi di sterminio, la bomba atomica, i conflitti e la violenza diffusa, il mutare della carta geografica d’Europa, il progresso tecnologico, la conquista della luna, la condizione umana che cambia. 

Durante questo secolo, il mondo viene stravolto, ribaltato, sconquassato e gli uomini devono essere in grado di adattarsi e adeguarsi al nuovo. La guerra di questo secolo rovescia le cose, rende, per la prima volta nella storia, i civili protagonisti delle vicende. Le persone devono piegarsi alle dittature, alla brutalità di certi eventi, alla capacità dell’uomo di creare e usare armi di distruzione di massa.
In pochi decenni, tutto cambia: si passa dalla vita contadina a quella della fabbrica, dalla vita operaia a quella dei grandi laboratori. L’orologio che scandiva le giornate degli uomini non è più lo stesso.

Nel 1996, Stajano scrive che ci si trova nell’era del post. Lo dice a ragione perché fino alla caduta del muro di Berlino, o fino al 1991, anno in cui l’Unione Sovietica si può dire definitivamente crollata, il mondo è stato inserito all’interno di logiche che non esistono più e gli uomini, passivi o meno, avevano camminato all’interno di quei binari imposti. Dopo la Guerra Fredda non si può ritornare al mondo che c’era prima perché troppe cose sono cambiate, troppi punti di riferimento sono andati in frantumi.

Prima c’era stata la Grande Guerra, poi le trascinanti dittature di destra, infine un planisfero diviso in due: capitalismo da una parte, comunismo dall’altro. E l’uomo aveva avuto la possibilità di riconoscersi in qualcosa: pro o contro la guerra, pro o contro le dittature di destra, pro o contro il comunismo. Con la fine della Guerra Fredda, invece, non c’è più un aut aut e questo lo lascia smarrito perché la libertà è un concetto bellissimo, ma a maneggiarla si fa difficoltà se non si è mai avuta.

Come dice bene Stajano, gli equilibri del terrore erano protettivi e offrivano “sicurezze passive ma consolidate”. In poche parole, se si viveva con i paraocchi, non ci si doveva preoccupare più di tanto. Con la fine della Guerra Fredda viene data la possibilità di scegliere, ma questa possibilità viene data a persone che per mezzo secolo non hanno potuto farlo. Ed eccolo il senso di smarrimento, di insicurezza e di sconcerto.

L'EREDITA' DEL NOVECENTO

Stajano scrive nel 1996, a soli sette anni dalla caduta del muro di Berlino. Oggi, da quella notte a cavallo tra l’8 e il 9 novembre, di anni ne sono passati trenta. Siamo ancora nell’era del post, come dice Stajano? Forse, vivremo sempre nell’era del post: perché quel secolo c’è stato, ha segnato la storia e gli uomini che l’hanno vissuta. La nostra generazione è una generazione che, in questa parte di mondo, non conosce la guerra se non attraverso i racconti e i libri di storia. Ma è anche una generazione che conosce la discriminazione e il razzismo, che fa i conti con un’ondata migratoria che divide l’opinione pubblica italiana ed europea. La nostra, però, è una generazione che può scegliere da che parte stare, che può dire la sua, che può schierarsi perché ha delle libertà. E forse, oggi, questa libertà abbiamo imparato a maneggiarla un po’ meglio.

L’eredità che il XX secolo ci ha lasciato, allora, può essere considerata un’eredità pesante, è vero, ma può considerarsi anche un grande dono: la possibilità di essere liberi dalle ideologie, dalle logiche forzate, in un mondo che, nonostante continui a sbagliare, nonostante viva i suoi momenti bui e atroci, ci offre, in fondo, l’occasione di stare dalla parte giusta.

PRIMA PROVA 2019: TUTTE LE TRACCE SVOLTE