Traccia svolta saggio breve storico politico prima prova Maturità 2017

Di Francesca Ferrandi.

Traccia svolta saggio breve storico politico prima prova di italiano Maturità 2017, dal titolo "Disastri e ricostruzione": lo svolgimento dei Tutor

SPECIALE MATURITA' 2018

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Saggio breve storico politico svolto su disastri e costruzione: prima prova 2017

Traccia svolta saggio breve storico politico, prima prova Maturità 2017
Traccia svolta saggio breve storico politico, prima prova Maturità 2017 — Fonte: istock

In previsione della Maturità può essere utile andare a rivedere tutte le tracce degli ultimi anni per esercitarsi sul livello dei temi che vi troverete ad affrontare al primo scritto. Tra le tracce della tipologia B c'è il tema storico politico che l'anno scorso era su "Disastri e ricostruzione". Di seguito troverete la traccia svolta per farvi un'idea dello svolgimento del tema.

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Per il saggio breve di ambito storico-politico – uno degli ambiti previsti dalla tipologia B della prima prova di Maturità 2017 – il Miur ha scelto una traccia dal titolo “Disastri e ricostruzione”. Tra i documenti due articoli, uno di Boatti e l’altro di Gonzalez-Palacio, e un brano tratto da Il principe di Niccolò Machiavelli. Come svolgerlo? I tutor di Studenti.it lo hanno fatto per voi, in modo da offrirvi una sorta di esempio su come poteva essere affrontato. Di seguito troverete quindi la traccia svolta del saggio breve di ambito storico-politico per la prima prova di Maturità 2017.

Per saperne di più, leggi le tracce ufficiali del Miur della prima prova 2017!

Tracce svolte

Maturità 2017 prima prova: traccia svolta saggio breve su disastri e ricostruzione

Nel corso del tempo l’Italia è stata sempre lo scenario di accadimenti catastrofici della più svariata natura i quali hanno, purtroppo, spesso deturpato e distrutto le nostre città. Partendo dall’antichità, si trova il nostro paese saccheggiato dai suoi tesori dalle popolazioni barbare; andando avanti nel tempo e arrivando all’ultimo secolo, invece, quel che viene in mente sono i sanguinosi bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Ad ogni modo, il peggio è quello che è stato servito dalla natura: terremoti e alluvioni infatti, specialmente negli ultimi anni, sono stati nostro malgrado le cause di una distruzione continua e violentemente drammatica. Ad ogni modo, ripercorrendo le tappe di queste devastazioni di matrice sia naturale che non, è possibile rintracciare un  iter più o meno comune il cui punto d’approdo è, sempre, la ricostruzione. Ricostruire significa però non solo rimettere in piedi, ma anche risanare una memoria storico-culturale che, con la distruzione, sembrava essere stata violata e deturpata per sempre.
Giorgio Boatti in un articolo apparso su “La Repubblica” il 31 ottobre 2016, ossia una settimana dopo la violenta scossa di terremoto 5.7 in centro Italia, fa un ragguaglio fortemente speranzoso rispetto alla capacità di ricostruire con vitalità ed energia dopo il sisma. Il giornalista in particolare, citando Montecassino da sempre fulcro di invasioni e assedi, incendi e crolli per terremoti, sottolinea la puntuale capacità della cittadina di rialzarsi dopo un trauma distruttivo. Ed ecco che porta l’esempio di una Montecassino rasa al suolo nel 1944 durante il conflitto mondiale con conseguente distruzione del monastero benedettino capolavoro dell’arte medievale: ma appena dodici anni dopo, grazie alla tenacia e al bisogno impellente di non vedere distrutta la propria memoria storico-culturale, Montecassino è di nuovo in piedi. Nessun incantesimo, nessun miracolo: si tratta solo della straordinaria capacità di dare di nuovo vita non solo ad una quotidianità che sembrava essere andata in macerie per sempre, ma anche di conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Boatti suggerisce l’inizio di una sfida ricostruttiva post terremoto per la quale Montecassino dovrebbe fungere da esempio.
Alvaro Gonzales-Palacios ne “Il Sole 24 ore” del 28 ottobre 2016 traccia un quadro simile, stavolta prendendo però come modello di virtuosismo ricostruttivo Firenze dopo la grave alluvione del 1966. Il capoluogo toscano, infatti, nonostante la presenza di fango ovunque e un terribile odore di marcio e di benzina, nonostante i migliaia di libri disfatti nell’acqua sudicia, durante quei tragici giorni insegnò a tutta Italia cosa significasse veramente avere il senso della dignità. Educando la collettività ad agire con forza e fede senza mai lamentarsi, Firenze e i suoi cittadini mostrarono la capacità di ricucire uno strappo profondo grazie ad un lavoro di squadra, senza mai piegarsi ad un atteggiamento vittimistico.
Pertanto, quel che emerge è la possibilità di una ricostruzione celere ed efficace grazie agli esempi di città come Montecassino e Firenze. Trattasi, in particolare, di una rilettura del passato drammatico di questi centri che sia capace di dettare dei nuovi impulsi ricostruttivi non solo da un punto di vista strettamente urbanistico ed architettonico, ma anche rispetto al recupero della memoria storico-culturale dei cittadini.