Tommaso Moro - Thomas More: biografia, pensiero filosofico e opere

Tommaso Moro - Thomas More: biografia, pensiero filosofico e opere A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Biografia, pensiero e opere di Tommaso Moro, umanista e scrittore cattolico inglese, vittima della contesa religiosa inglese tra cattolicesimo e anglicanesimo. Nel 1935 è stato canonizzato martire. Analisi dell'opera "Utopia".

1Chi è Tommaso Moro?

Tommaso Moro o Thomas More, umanista vissuto a cavallo del 1400 e 1500
Tommaso Moro o Thomas More, umanista vissuto a cavallo del 1400 e 1500 — Fonte: getty-images

Il 7 Luglio 1535 una testa veniva issata sul London Bridge e messa in mostra perché fosse di esempio a tutti. Non era la testa di un comune malfattore, ma quella di un grande umanista inglese: Tommaso Moro. Un mese dopo la figlia Margaret, pagò un riscatto per togliere la testa del padre dal pubblico ludibrio e dai corvi che l’avevano già comunque divorata. Come può un grande umanista e un funzionario di corte meritare una simile fine? Vediamone il motivo. 

In Europa nel XVI secolo i toni della contesa religiosa si inaspriscono a seguito dello scisma luterano. Sono anni in cui la parola eresia è sulla bocca di tutti e si può essere accusati, torturati e mandati al rogo, il “fuoco purificatore”. O si può essere decapitati, al minimo passo falso nell’ambiente della corte. Non è certamente solo una questione religiosa: anzi è la questione religiosa a invadere la sfera politica ed economica, giacché il problema diventa trasversale. Siamo ben lontani dalla libertà di culto. 

Se poi pensiamo all’Inghilterra di Enrico VIII ci troviamo in tempi in cui l’intrigo politico tocca l’apice e coinvolge tutta la corte di Enrico VIII e della sua discendenza, il ruolo giocato dalla corte aragonese e dal papa Clemente VII, le numerose mogli alcune delle quali, in assenza di leggi sul divorzio, ha dovuto uccidere mascherando dietro processi ad hoc (altro tradimento, stregoneria, etc.). 

Tommaso Moro deve prendere decisioni cruciali proprio nel momento del primo divorzio di Enrico VIII che generava una crisi internazionale. Il re voleva sbarazzarsi della legittima consorte Caterina d’Aragona, madre della futura Maria I d’Inghilterra (meglio nota come Bloody Mary), in favore di Anna Bolena, futura madre di Elisabetta I d’Inghilterra. Il problema era il divorzio e la rottura del sacramento. Tommaso Moro si trova, di conseguenza, a dover decidere da che parte stare mentre si stava creando lo scisma anglicano dalla Chiesa cattolica. E dovrà decidere. E se la sua testa è stata issata sopra un ponte, potete già trarre le vostre conclusioni.   

2Biografia di Tommaso Moro

Ritratto di Sir Thomas More. Dipinto della bottega di Hans Holbein il giovane. Firenze, Galleria Degli Uffizi
Ritratto di Sir Thomas More. Dipinto della bottega di Hans Holbein il giovane. Firenze, Galleria Degli Uffizi — Fonte: ansa

Tommaso Moro, Thomas More, nome italianizzato in Tommaso Moro (Londra 1478-1535), è stato un grande umanista, studioso e scrittore. Era figlio di sir John More, noto avvocato e giudice, e fu grande amico di Erasmo da Rotterdam, che gli dedicò il suo Elogio della follia.  

Tommaso Moro, già uomo di spicco della corte inglese (cavaliere dal 1521), fu chiamato a succedere al cardinale Thomas Wolsey nella carica di Lord cancelliere del Regno (1529). Nel clima teso degli scontri religiosi tra cattolici e protestanti, si comportò in modo estremamente duro contro questi ultimi: istituiva processi contro chiunque fosse in possesso di opere “eretiche” (che diffondevano il protestantesimo), contro gli editori che accettavano di stampare opere di Lutero. In alcuni casi – non pochi in verità – condannò al rogo, il temibile fuoco purificatore.  

Come consigliere e segretario di Enrico VIII, Moro collaborò alla scrittura de "La difesa dei sette sacramenti", una polemica contro Lutero e la dottrina protestante e in difesa dell'istituzione del Papato che fece guadagnare al sovrano il titolo di Difensore della fede da parte di papa Leone X nel 1521. Fu tanto intransigente, usando anche la tortura e la condanna al rogo per difendere il cattolicesimo. Questo destò le accuse da parte dei detrattori che denunciarono il suo operato. 

Moro scrisse la sua Apologia (1533) dove ammise di aver usato punizioni corporali in due soli casi: un ragazzo che fu fustigato di fronte ai suoi genitori per eresia verso l’eucaristia e un uomo con problemi di mente che fu fustigato per aver interrotto delle preghiere. 

È bene notare però che durante il cancellierato di Tommaso Moro, sei uomini furono condannati al rogo con l'accusa di eresia. Il rogo, d'altronde, era la forma di esecuzione capitale abituale nei casi di eresia: circa trenta condanne al rogo avevano avuto luogo nei cento anni precedenti alla nomina di Tommaso Moro a Cancelliere, e la condanna al rogo continuò ad essere praticata sia dai cattolici sia dai protestanti durante le guerre religiose negli anni seguenti. 

3Tommaso Moro e la contesa tra Enrico VIII e Papato

Tommaso Moro in prigione, nella Torre di Londra, prima del suo processo ed esecuzione per tradimento, 1535 circa
Tommaso Moro in prigione, nella Torre di Londra, prima del suo processo ed esecuzione per tradimento, 1535 circa — Fonte: getty-images

I tempi però cambiarono in fretta e Tommaso Moro si trovò nel pieno della contesa tra Enrico VIII e il Papato, scontro che portò allo scisma della Chiesa Anglicana. Questa contesa molto antica trovò il suo casus belli – il motivo di guerra – per il problema dell’annullamento del matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona. 

Nel 1532 a seguito delle vicende ripudio-divorzio imposto da Enrico VIII a Caterina d’Aragona – la quale non riusciva a dare figli maschi al re, – e delle seconde nozze con Anna Bolena, scaturì una crisi internazionale. Tommaso Moro era in una situazione pericolosa perché fortemente cattolico e aperto sostenitore del papa. Così si trovò a riconoscere come consorte del re Anna Bolena, ma al tempo stesso nel 1532 si defilò dalla corte dato che era chiara la piega presa dalle vicende. 

Infatti Enrico VIII andò oltre e pose fine ad anni di conflitti con la Chiesa con l’Act of Supremacy (1534): con questo atto si dichiarava capo della Chiesa d’Inghilterra

Arresto ed esecuzione di Tommaso Moro, cancelliere di Enrico VIII d'Inghilterra. Artista: Antoine Canon
Arresto ed esecuzione di Tommaso Moro, cancelliere di Enrico VIII d'Inghilterra. Artista: Antoine Canon — Fonte: getty-images

Tommaso Moro si trovò nella posizione di dover per forza tradire o la Chiesa Cattolica o il Re. Quando fu costretto a giurare fedeltà al Re in quanto capo della Chiesa, si rifiutò. Fu quindi accusato di alto tradimento e imprigionato in attesa di processo. Forse avrebbe avuto tempo per ritrattare, ma non tradì mai la sua fede.

Fu così processato e condannato alla decapitazione. Con un colpo di scure del boia si concludeva la vicenda terrena di un personaggio chiave della storia inglese e sicuramente la vittima più illustre della lotta accanita tra Chiesa di Roma e Corona Inglese.

4Tommaso Moro, una valutazione sul suo operato

Tommaso Moro, in prigione, e sua figlia Margaret Roper
Tommaso Moro, in prigione, e sua figlia Margaret Roper — Fonte: getty-images

Cercare di comprendere fino in fondo la condotta politica di Tommaso Moro non è cosa facile: erano tempi tumultuosi e non era certo facile essere coerenti o non scendere a compromessi. La sua coerenza fu ottusità e fanatismo? Noi come ci saremmo comportati al suo posto? No, non possiamo giudicare con i parametri odierni. 

Da una parte si possono perdonare questi eccessi a causa del particolare contesto storico; altri storici, però, sono stati più critici, sostenendo che le persecuzioni e il ben documentato zelo di cui Tommaso Moro diede prova furono un tradimento delle idee umanitarie del giovane Tommaso Moro, immortalate nella sua opera più famosa “Utopia”. Onorandolo nell'ottobre del 2000 con il titolo di santo patrono degli statisti e dei politici, Giovanni Paolo II dichiarò: «Si può dire che egli visse in modo singolare il valore di una coscienza morale che è testimonianza di Dio stesso… anche se, per quanto concerne l'azione contro gli eretici, subì i limiti della cultura del suo tempo». Il papa dei giovani la pensava quindi come gli storici più moderati. 

5Opere di Tommaso Moro

Oltre che alla sua turbolenta vicenda biografica, la fama di Tommaso Moro è dovuta anche alla sua enorme cultura umanistica. Numerose furono le sue opere: Vita di Pico della Mirandola (Life of Pico della Mirandola) 1504; Ode per l’incoronazione del Re Enrico VIII (Coronation Ode of King Henry VIII) 1509; Utopia, 1516; Storia del Re Riccardo III (History of King Richard III) 1519; Risposta a Lutero (Responsio ad Lutherum) 1523; UN dialogo a proposito delle eresie (A Dialogue Concerning Heresies) 1528; La supplica delle anime (The Supplication of Souls) 1529; Confutazione alla risposta di Tyndale (Confutation of Tyndale's Answer) 1531; La tristezza di Cristo (De Tristitia Christi), pubblicato postumo.

6Utopia di Tommaso Moro

L'opera più importante di questo autore è De optimo rei publicae statu deque insula Utopia (1516), meglio noto come “Utopia”. È un’opera che riprende quelle del collega e amico Erasmo da Rotterdam (come Elogio della Follia) perché il recupero della cultura classica viene posto al servizio di un progetto filosofico di critica politica legati a quanto stava allora accadendo. 

Utopia L'Utopia di Moro è considerata capostipite del genere utopistico ed è divisa in due parti: 

  1. nella prima parte Tommaso Moro dà una visione pessimistica della situazione a lui contemporanea, perché l’avanzata della borghesia sta disgregando il tessuto sociale del mondo rurale.
  2. Nella seconda parte viene presentato il progetto riformatore, sotto la forma dell'invenzione di una societas perfecta dell'immaginaria isola di Utopia. Nell’isola Utopia la risoluzione dei contrasti sociali si affida all'abolizione della proprietà privata, al comunismo dei beni e alla mancanza del commercio, mentre tutti hanno l’obbligo del lavoro rurale. L'ordinamento politico assomiglia a quello degli antichi Romani con delle magistrature elettive e temporanee che regolano la vita della società civile; sul piano religioso vige la libertà di culto, a patto di non essere atei.

7La parola Utopia: ou-topos oppure eu-topos?

Utopia, un luogo immaginario felice perché “ou” in greco vuol dire “non”, topos significa invece “luogo”. Ma “eu” in greco significa “bello, buono”. Quindi con un gioco di parole alla greca il significato di ou e di eu si unisce e viene fuori questa curiosa combinazione semantica. 

Tommaso Moro non inaugura soltanto il vocabolo, ma anche l’esistenza stessa di un genere letterario destinato ad avere larga fortuna, soprattutto in Inghilterra in cui si immaginano civiltà perfette e strane (impossibile non pensare ai “Gulliver’s Travels” di Jonathan Swift). 

8Organizzazione sociale dell’isola di Utopia

Utopia di Tommaso Moro, 1518. Collezione privata. Artista: Holbein, Ambrosius
Utopia di Tommaso Moro, 1518. Collezione privata. Artista: Holbein, Ambrosius — Fonte: getty-images

L’Utopia di Moro è una chiara ripresa della “Repubblica” di Platone così come delle opere di Erasmo da Rotterdam, con la sua forte valenza etico-sociale legata alla contemporaneità. Tommaso Moro, infatti, aveva ideato quest’opera spinto dallo sconcerto per le trasformazioni dell’Inghilterra, dove la sete di guadagno dominava ogni aspetto della società. La società utopistica doveva sovvertire questa regola asfissiante. Sull’isola di Utopia il sistema sociale è improntato al benessere collettivo, dal quale dipende quello individuale.

Nell’isola di Utopia vige la democrazia anche se a capo dello Stato c’è un principe a vita, eletto dal popolo. Infatti, questi è sempre revocabile al minimo sospetto di tirannia. Tutte le altre cariche sono elettive e temporanee e il benessere dipende dalla risoluzione dei problemi sociali e dall’educazione. La vita di Utopia ha un assetto comunitario e gran parte della vita si conduce insieme e non c’è proprietà privata. La famiglia conserva il suo ruolo di nucleo affettivo e di riferimento.

Uno dei punti cardine del ragionamento di Moro ruota intorno alla povertà, un tema cruciale dell’epoca, che si lega direttamente al tema del lavoro. Infatti: Moro afferma che se molti diventano poveri, pochi diventano ricchi. Qual è la soluzione alla povertà, per Moro? Lavorare meno e lavorare tutti

L’economia degli utopiensi è basata sull’agricoltura e sull’artigianato e si basa sul provvedere ai bisogni della collettività, rinunciando ad avere come obiettivo l’arricchimento personale o il dominio del mercato, in un’ottica comunista ante litteram di ispirazione profondamente cristiana (impossibile non pensare alle prime comunità cristiane dove si praticava proprio questo tipo di vita). 

Il lavoro è inoltre un diritto-dovere di tutti e non deve diventare una modalità di sopruso e sfruttamento che abbrutisce il lavoratore. Anche le donne hanno il diritto-dovere di lavorare, secondo una visione davvero moderna della società. Tuttavia in caso di eccedenza dei beni è lecito fondare nuove colonie complicando i rapporti con le popolazioni limitrofe. 

Sembrerebbe di capire che anche nel mondo di Utopia la guerra esista, ma si tratta solo di una dolorosa necessità da cui, però non può derivare nessuna gloria personale (critica alla nobiltà guerriera di origine feudale). 

Su Utopia, dicevamo, non esistono la proprietà privata e quindi anche la moneta non ha molto senso. Tutti lavorano un certo numero di ore al giorno e ricevono beni in base ai loro bisogni. Come nella rotazione delle colture, ogni dieci anni gli abitanti di Utopia si cambiano di posto per non rendere definitiva la loro condizione e correre il rischio di suscitare invidie, ma anche per non identificarsi in quel particolare ruolo. Una bella mescolata alle carte, insomma.

Incisione raffigurante Beaufort House, la residenza di Tommaso Moro
Incisione raffigurante Beaufort House, la residenza di Tommaso Moro — Fonte: getty-images

E la schiavitù esiste nella civiltà ideale? Sì: la schiavitù è ammessa per chi ha commesso delitti contro la collettività o – e questa è di una modernità incredibile – per gli operai provenienti da altri popoli che accettano temporaneamente la condizione di sottomissione.  

Come detto, su Utopia vige la tolleranza religiosa. Gli utopiensi sono ispirati dalla fede nella ragione naturale che è a fondamento delle loro istituzioni. Tollerano però tutte le religioni (monoteiste) che credono in un Padre creatore, perfetto e incommensurabile, identificabile con la natura stessa. Credono nell’immortalità dell’anima e dell’esistenza dell’aldilà dove un giorno sarà possibile il meritato premio delle propria buona condotta. Gli utopiensi riconoscono nel cristianesimo la più pura delle religioni naturali, mentre gli atei non sono accettati. Questi sono ritenuti infidi poiché rifiutano l’intima natura dell’uomo.  

9La fine di un utopista

L’opera fu scritta nel 1516 prima che il delirio della guerra religiosa toccasse il suo apice e, soprattutto, prima che Tommaso Moro entrasse nel vivo della politica del suo tempo. Gli era lecito sognare un mondo migliore e adoperarsi per realizzarlo. Poi erano subentrati il tumulto, il caos, il fallimento, le scelte improvvise, la dolorosa coerenza, la condanna. Quella testa fissata sopra un palo della London Bridge aveva forse dentro sé imprigionato un ultimo pensiero, rimasto lì prima di staccarsi di netto dal resto del corpo: «A cosa è servito tutto questo?» Sotto di lei intanto, proprio come quell’acqua, il mondo continuava a scorrere cambiando sempre senza mai cambiare. 

    Domande & Risposte
  • Come è morto Tommaso Moro?

    E' stato decapitato il 6 luglio 1535.

  • Perché è stato condannato a morte Tommaso Moro?

    Perché si era rifiutato di accettare l'Atto di Supremazia del re Enrico VIII sulla Chiesa di Inghilterra e di disconoscere il primato del Papa. Fu quindi accusato di tradimento e ucciso.

  • Perchè Tommaso Moro si dimette dalla sua carica di Cancelliere?

    Perché non condivideva la politica di Enrico VIII di porsi a capo della Chiesa di Inghilterra, andando così a disconoscere il ruolo della Chiesa di Roma e del Papa.