TEMA DI ARGOMENTO STORICO

Di Redazione Studenti.

1° prova maturità 2005: lo svolgimento della traccia della Tipologia C di argomento storico

SPECIALE MATURITA' 2018

|Date maturità 2018| Tesine | Gruppo Fb maturità 2018 |

TIPOLOGIA C

TEMA DI ARGOMENTO STORICO


È quasi un luogo comune affermare che la differenza più importante tra la società europea e quella statunitense si basi nel maggiore individualismo della seconda. Quando, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il modello di vita americano iniziò a penetrare capillarmente nel vecchio mondo mutando i comportamenti sociali e collettivi, a destare più di ogni altra cosa l'attenzione di scrittori e pensatori fu proprio l'importanza che la società statunitense garantiva al singolo individuo. Per Vittorini e Pavese lo spirito americano si incarnava nei romanzi di Hemingway o di Faulkner, in personaggi il cui individualismo si contrapponeva all'uniformità sociale imposta dal fascismo.

Al tempo stesso era proprio questo individualismo a portare altri intellettuali – tanto marxisti quanto di area cattolica – a diffidare di un modello nel quale l'esaltazione del singolo e della sua libertà si declinava spesso in chiave di successo economico. Come scrisse Moravia, "l'idea che il dollaro è il metro per giudicare qualsiasi cosa non mi piaceva": si temeva soprattutto che la ricerca del profitto potesse mettere in secondo piano i valori morali. L'America era allora vista come il paese del consumismo, la terra nella quale il valore degli individui si misurava sulla base degli oggetti che possedevano e nella quale la ricerca del successo personale si traduceva nella messa in crisi degli istituti sociali a iniziare da quello della famiglia. All'American Way of Life si contrapponeva dunque un modello diverso, spesso basato sul mantenimento dei valori tradizionali di matrice cristiana.
È dunque possibile sostenere che la società statunitense e quelle europee (bisogna infatti ricordare come le società europee siano molteplici – la società tedesca, quelle scandinave, l'Italia, la Francia... - e che solo per via di astrazione si può parlare di una società europea unica) sono dunque diverse: una maggiormente individualistica, l'altra più attenta alle esigenze della collettività. Tale diversità può essere ritrovata nei rispettivi percorsi storici a partire dai due eventi che hanno generato da un lato gli Stati Uniti, dall'altro l'Europa moderna.
Gli Stati Uniti nascono dalla Rivoluzione Americana e da una società già connotata da un forte individualismo. Le tredici colonie che nel XVIII secolo si ribellarono all'Inghilterra erano contrassegnate da un'ampia mobilità sociale: le possibilità offerte da un paese ancora vergine potevano consentire a chi fosse dotato della necessaria abilità di arricchirsi in breve tempo e di ascendere lungo la scala sociale. Da qui derivava, come notato dallo storico Guido Abbattista, "la tendenza a un rispetto meno scontato verso l'autorità costituita, a un individualismo più marcato, al perseguimento delle opportunità di miglioramento personale attraverso abilità e talento."

La Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776 sottolinea tutto ciò:

«Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la libertà e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.»

Il documento, che riprende concetti già espressi dai giusnaturalisti, introduce tra i diritti dell'individuo la ricerca della felicità, ricerca che evidentemente il singolo individuo può e deve compiere da solo. Inoltre è detto chiaramente che il governo è istituito esclusivamente per garantire tali diritti. Ecco dunque che all'origine stessa degli Stati Uniti troviamo l'idea che lo stato costituisca il quadro entro cui i cittadini agiscono ma anche l'idea che lo stato debba astenersi il più possibile dall'intervenire nella sfera sociale. E in effetti la storia degli Stati Uniti è stata profondamente caratterizzata da tale idea, a iniziare dall'epopea della colonizzazione del West, che fu in larga parte lasciata alla libera iniziativa dei singoli. Più avanti possiamo ricordare le resistenze frapposte negli anni Trenta ai piani di intervento economico (il New Deal) dell'amministrazione Roosevelt. O, più recentemente, si può ricordare il caso di Terry Schiavo, la donna in coma cerebrale il marito della quale aveva chiesto la cessazione dell'alimentazione forzata. In quel caso l'intervento del governo federale, intervenuto con un decreto per impedire al marito di "staccare la spina", aveva destato le critiche di chi vedeva in tale atto un'indebita ingerenza dello Stato in un campo non suo. La stessa vasta presenza nell'immaginario collettivo statunitense del "vigilans", l'eroe in costume che come Batman o Spiderman amministra la giustizia sostituendosi di fatto allo stato, evidenzia la forte individualità della società americana.
Seppure si tratti di una generalizzazione, è possibile sostenere che all'individualismo americano faccia da contraltare in Europa una maggiore attenzione per la società e per il benessere collettivo. Anche in questo caso la differenza può essere fatta risalire al Settecento e a quella Rivoluzione Francese che gettò le basi per la nascita dell'Europa moderna. Nella Rivoluzione Francese troviamo infatti la rivendicazione della sacralità dei diritti dell'uomo, il quale è però visto non solo come individuo ma anche come membro di una comunità politica, così come sottolinea sin dalla sua intitolazione la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789. Nella Rivoluzione Francese trovano la loro prima applicazione le teorizzazioni di Rousseau con l'importanza che il filosofo ginevrino assegna alla volontà generale e all'interesse comune rispetto al benessere del singolo individuo. È forse una forzatura (ma, come già detto, quando si ragiona per categorie così ampie le forzature sono necessarie) ma si può sostenere che la società e la cultura dell'Otto e del Novecento saranno spesso contrassegnate dall'importanza ascritta al benessere dell'intero corpo sociale. Non è un caso se a partire dagli anni Trenta - e con forza ancor maggiore negli anni Quaranta e Cinquanta – i paesi europei abbiano sviluppato il cosiddetto stato sociale o Welfare State.

Il presupposto del Welfare State è che lo stato debba intervenire per assicurare a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro professione o dal loro reddito, un livello minimo di vita e uguali condizioni di accesso a servizi quali la sanità o l'istruzione. È facile vedere come su questo terreno la società americana e quella europea siano profondamente differenti: nella maggior parte dei paesi europei l'accesso all'istruzione universitaria, tradizionalmente gestita dallo stato, è libero e relativamente poco costoso. Negli Stati Uniti la retta dei migliori colleges giunge a cifre dell'ordine delle migliaia di dollari che sono ovviamente precluse alla maggior parte della popolazione. L'accesso ai college è però garantito da borse di studio che vanno a premiare i più meritevoli. A un modello che tende dunque a permettere a tutti i ragazzi l'accesso all'università si contrappone un modello che tende a premiare le individualità. In maniera analoga mentre il sistema sanitario della maggior parte dei paesi europei garantisce cure mediche gratuite o in larga parte pagate dallo stato, quello americano garantisce assistenza medica solo a chi è dotato di un'assicurazione.
Negli Stati Uniti le intuizioni che sono alla base del Welfare State sono state fortemente criticate da alcuni pensatori, politici ed economisti (per esempio dai neoliberisti della scuola di Chicago) che nell'intervento dello Stato in favore dei più deboli vedono una misura capace solo di creare un rapporto di dipendenza tra l'individuo e lo Stato stesso. Non a caso il tentativo del presidente Clinton di estendere l'assistenza sanitaria ai ceti meno abbienti ha destato la forte opposizione di chi sosteneva che tale misura avrebbe portato i singoli individui a dipendere dallo stato in un rapporto di tipo parassitario che avrebbe soffocato lo sviluppo delle loro capacità di imprenditorialità.
Eppure, nonostante queste numerose dissonanze, non si può trascurare come la società europea e quella americana siano tra di loro simili e come i punti di conformità siano maggiori di quelli di disparità. Pur con le loro differenze entrambe nascono dalla stessa matrice illuminista, dall'eguale richiamo ai diritti dell'individuo, dall'eguale necessità di istituire, attraverso una costituzione, dei limiti all'azione dello stato e delle difese alle libertà individuali. Non dunque due mondi a parte, ma due strade per declinare lo stesso modo di capire il rapporto tra individuo e stato.