Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria 2001

Domanda 8 di 56

"Nella storia dell'architettura le utopie innanzitutto erano collettive. Mentre i ciberarchitetti parlano in termini di individui gli utopisti parlavano in termini di società.
(...). C'è una bella differenza: da un lato avete le vere utopie, pensate per essere realizzate sulla terra reale da uomini reali, dall'altra avete strampalate speculazioni intellettuali senza nessuna possibilità di essere veramente abitate.
(...) l'utopia ha occupato un posto ben preciso nella storia umana. Da un lato era il riflesso dello sviluppo della società in un certo periodo, dall'altro era il riflesso dello sviluppo della società in un certo periodo, dall'altro era la ricerca di valori nobili, collettivi e sociali per far vivere gli individui in un clima pacifico ed armonioso.
Certo potete discutere del loro valore, concordare o meno con le loro ipotesi politiche o sociali. Ma dovete convenire che queste esistevano ed erano ben solide. Era il tentativo di ipotizzare una società migliore.
Forse non sapete che la città è una specie di utopia realizzata. Venne progettata ex novo da architetti di fama internazionale, prevedendo le soluzioni funzionali più interessanti ed ardite. Ma era una città vuota, costruita nel deserto dell'immaginazione. (...) Brasilia, la città del futuro, è ora una metropoli come tutte le altre metropoli brasiliane. Essa riflette la società nella quale è inserita. La decadenza sociale è stata più forte dell' immaginazione utopica. Se questo è il destino di Brasilia figuratevi quello delle architetture liquide, che non hanno alcun obiettivo sociale e nessuna possibilità di essere mai costruite nella realtà vivente. (...)
Possiamo dire, per concludere questa lezione, che la liberazione dell'uomo, la realizzazione dell'utopia, non sono faccende del ciberspazio. Sono problemi seri e concreti che si risolvono nella realtà di tutti i giorni, trasformandola con l'azione reale e non immaginando di ritagliare isole felici o pratiche individuali virtuali al di fuori di essa, nel regno dell'immateriale".
(da Albert Pian, Computer, scuola e formazione, Centro scientifico editore, 1996, Torino)

Delle frasi sotto elencate quattro sono state stralciate, con qualche lieve modifica, dalle pagine del testo di Alberto Pian da cui è tratta la citazione sopra riportata.
Individua la frase che, indebitamente inserita tra queste, CONTRASTA LOGICAMENTE con la concezione di fondo a cui è ispirato il testo stesso