Laurea in Medicina Veterinaria 1997 - 1998

Domanda 51 di 90

'I criminali che hanno polverizzato parte della chiesa di San Giorgio al Velabro aggiungono un nuovo, sinistro capitolo alla storia di Roma antica, che pure si identifica nei secoli con la sua progressiva distruzione. I molteplici Sacchi, Alarico nel 410, i Vandali nel 455, i Goti nel 538, i Saraceni nell'846, i Normanni nel 1084, fino ai lanzichenecchi nel 1527, rientrano per cosi' dire nell'ordinaria atrocita' delle guerre. Lo smontaggio dei monumenti pagani ad opera del Cristianesimo trionfante, a partire dal IV secolo, serve alla Chiesa per costruire chiese e basiliche e quindi edificare una Roma cristiana emula della Roma Imperiale. Le maggiori distruzioni, paradosso della storia, sono state perpetrate nel corso del Rinascimento: i suoi uomini, scriveva un secolo fa il grande archeologo Rodolfo Lanciani, sono stati iveri 'carnefici' di Roma Antica. Ma allora i monumenti antichi valevano come canone, come modello, e poco importava la loro conservazione fisica. Roma antica fu utilizzata come una miniera, marmi e travertini ridotti in calce e usati come materiali da costruzione. Del Circo Massimo, che poteva ospitare 100.000 spettatori, non e' rimasta una sola pietra. Il vandalismo moderno inizia dopo l'Unita', con gli sterri selvaggi per le costruzioni dei nuovi quartieri e la cementificazione spietata dei parchi e delle ville (.....). Col fascismo si afferma un'idea stravolta di romanita': si pretende di risuscitare, con un'operazione negromantica, la Roma Imperiale isolando i monumenti, raschiandoli per riportarli al loro presunto 'prisco aspetto', facendo tabula rasa di interi quartieri storici (...). Oggi l'eterno Sacco di Roma si colora di sangue a scopo di intimidazione e di eversione politica, si trasforma in terrorismo culturale (....). Ne' si potra' piu' dire, con l'antico umanista, che 'el bello di Roma sono le cose disfatte', quando la loro contemplazione suscitava grandi sentimenti circa la caducita' delle cose umane, l'invidia del tempo e la varieta' della fortuna. Oggi quelle cose vengono disfatte dalla criminalita' politica che, al Velabro come al Laterano, a Firenze come a Milano, infierisce sui simboli della nostra stessa identita' culturale, sulle piu'preziose espressioni della nostra memoria storica. "Gli antichi lavoravano per l'eternita': tutto essi hanno preveduto tranne la demenza dei devastatori', scriveva Goethe l'11 novembre 1786 (...)'. (da 'I carnefici di Roma' di Antonio Cederna, Repubblica, 30 luglio 1993) UNA sola delle seguenti affermazioni NON e' coerente con l'analisi condotta da Antonio Cederna: