Laurea in Architettura 2011-2012

Simulazione del test di ammissione alla facoltà di Architettura per l'anno accademico 2011/2012

Domanda 16 di 62

Brano III

Questo brano è seguito da alcuni quesiti riguardanti il suo contenuto. Per ciascun quesito, dovete scegliere, tra le alternative proposte, quella che ritenete corretta in base soltanto a ciò che risulta esplicito o implicito nel brano, cioè solo in base a quanto si ricava dal brano e non in base a quanto eventualmente sapete già sull’argomento. Saper vedere l’architettura Dopo un secolo di architettura prevalentemente decorativa, scultorea, a-spaziale, il movimento moderno, nel suo splendido intento di riportare l’architettura nel campo che le è proprio, ha messo al bando la decorazione dagli edifici, insistendo sulla tesi che gli unici valori architettonici legittimi sono quelli volumetrici e spaziali. L’architettura razionalista ha puntato sui valori volumetrici, mentre il movimento organico su quelli spaziali. Ma è chiaro che, se come architetti noi sottolineiamo i sostantivi e non gli aggettivi dell’architettura, come critici e storici non possiamo proporre le nostre preferenze nel campo dei modi o delle espressioni figurative come l’unico metro di giudizio per l’architettura di tutti i tempi. Tanto più perché, dopo venti anni di nudismo architettonico, di disinfezione decorativa, di fredda, glaciale volumetria, di sterilizzazione stilistica contraria a troppe esigenze psicologiche e spirituali, la decorazione (sia pure in forma non di ornamentazione applicata, ma di accoppiamento di materiali naturali diversi, di nuovo senso del colore, ecc.) sta rientrando nell’architettura, ed è giusto che ciò sia. La «mancanza della decorazione» non può essere un punto programmatico di nessuna architettura, se non in sede polemica e perciò effimera. Il lettore profano a questo punto rimarrà forse confuso. Se la decorazione ha un’importanza, se la scultura e la pittura, estromesse in un primo tempo, tornano nel campo dell’architettura, a che cosa è servito tutto questo discorso? Evidentemente non a scoprire nuove idee o ad inventare teorie esoteriche dell’architettura; ma semplicemente ad ordinare ed ad orientare le idee che ci sono e che ognuno intuisce. È vero che la decorazione, la scultura e la pittura rientrano nello studio degli edifici (non meno dei motivi economici, dei valori sociali o funzionali, e delle ragioni tecniche); tutto rientra nell’architettura come, del resto, in ogni grande fenomeno di arte o di pensiero o di pratica umana. Ma come rientrano? Non indifferenziatamente, come si potrebbe credere affermando una generica e vacua unità delle arti. Rientrano, nell’equazione architettonica, nei loro posti di sostantivi e dì aggettivi, di essenza e di prolungamenti. La storia dell’architettura è anzitutto e prevalentemente la storia delle concezioni spaziali. Il giudizio architettonico è fondamentalmente un giudizio sullo spazio interno degli edifici. Se questo giudizio non si può dare per la mancanza dello spazio interno, come avviene per i vari temi costruttivi suaccennati, l’edificio – sia esso l’Arco di Tito, o la Colonna Traiana, o una fontana del Bernini – esorbita dalla storia dell’architettura, ed è di competenza, come insieme volumetrico, della storia dell’urbanistica, e, come valore artistico intrinseco, della storia della scultura. Se il giudizio sullo spazio interno è negativo, l’edificio fa parte della non-architettura o cattiva architettura, anche se poi i suoi elementi decorativi possono rientrare nella storia dell’arte scultorea. Se il giudizio sullo spazio di un edificio è positivo, questo rientra nella storia dell’architettura anche se la decorazione è inefficace, anche se cioè l’edificio integralmente considerato non è del tutto soddisfacente. Quando infine il giudizio sulla concezione spaziale di un edificio, sulla sua volumetria e su i suoi prolungamenti decorativi è positivo, allora noi ci troviamo di fronte alle grandi, integre opere d’arte nella cui eccelsa realtà collaborano i mezzi espressivi di tutte le arti figurative. In conclusione, se nell’architettura possiamo trovare i contributi delle altre arti, è lo spazio interno, lo spazio che ci circonda e ci include, che dà il la nel giudizio su un edificio, che forma il «sì» o il «no» di ogni sentenza estetica sull’architettura. Tutto il resto è importante, o meglio può essere importante, ma è funzione della concezione spaziale. Lo spazio architettonico: (vedi Brano III)