Tesina terza media sul femminismo

Di Redazione Studenti.

Tesina terza media sul femminismo: il ruolo della donna nella società del passato e del presente e approfondimento sulla condizione femminile in India.

TESINA TERZA MEDIA SUL FEMMINISMO

Tesina di terza media sul femminismo
Tesina di terza media sul femminismo — Fonte: getty-images

Con il termine femminismo, generalmente, si può indicare: la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate; la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l'identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona; il movimento politico, culturale e sociale, nato storicamente durante l'Ottocento, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che – in vari modi – si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.

TESINA TERZA MEDIA SUL FEMMINISMO: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA

Il ruolo della donna è stato sempre inferiore rispetto a quello dell'uomo per svariati motivi. Sin dalla preistoria l'uomo aveva il compito di cacciare e portare cibo alla famiglia mentre la donna si dedicava alla famiglia quando si presume che sia stata proprio lei ad inventare l'agricoltura. Già presso il popolo ebraico la donna era considerata dipendente dall'uomo e per i greci era percepita ignorante e considerata dunque inferiore dove la sua libertà era limitata e destinata all'obbedienza dell'uomo. Anche Aristotele, uno dei massimi filosofi, affermava che è "per natura difettosa e incompleta" mentre il grande scrittore greco di tragedie Euripide sosteneva che "la donna è il peggiore dei mali", anche nell'epoca romana la donna non era poi tanto migliore se condannata a vivere sempre soggetta alla tutela del padre o del marito. Nel medioevo ricordiamo le numerosissime "streghe" che venivano condannate al rogo perché si credeva che avessero ottenuto dei poteri maligni in seguito ad un patto con il demonio. Si credeva inoltre che le attività consuete delle donne, accanto a pentole in cucina o al capezzale dei malati in veste di infermiere, alimentavano l'idea che potessero anche preparare, con erbe o altri ingredienti, filtri malefici capaci di uccidere anziché guarire. Per questo motivo oltre 60.000 donne sono state condannate e giustiziate! La caccia alle streghe si prolungò per 200 anni. Nel rinascimento riemerge per poi, durante l'illuminismo, ricadere nella sua inferiorità. Nell'800 la sua posizione non migliorò di molto e solo con la rivoluzione industriale acquista importanza il suo lavoro al di fuori delle mura domestiche. Negli anni 80 le donne sono cambiate profondamente: basta con gli slogan come "le streghe son tornate". Ancora negli anni 90 molte donne hanno continuato la lotta contro le discriminazioni subite perché le donne sono ancora discriminate per il loro sesso sia nei paesi sviluppati che in quelli via di sviluppo. Nei paesi poveri l'istruzione femminile è ridotta e le donne affrontano molte gravidanze non essendoci un'adeguata informazione sui metodi anticoncezionali e sull'aborto assistito, come nei paesi più sviluppati. Purtroppo la violenza sulle donne viene penetrata in molte forme, da quella domestica a quella sessuale, dalla discriminazione sul lavoro a quella razziale per non parlare della schiavitù a cui le donne sono sottoposte.

Possiamo dire che il movimento femminista sia nato durante la rivoluzione francese, quando nel 1792, in Inghilterra, Mary Wollstonecraft scrisse A Vindication of the Rights of Woman. Nacque così il movimento delle "suffragette" molto attivo in Inghilterra che si batteva in particolar modo per il diritto al voto delle donne. Negli Stati Uniti accadde un fatto: l'8 marzo 1908 un gruppo di donne, che avevano occupato uno stabilimento tessile, morirono in un incendio e in seguito si proclamò l'8 marzo come giornata nazionale della donna. In Italia il movimento per i diritti delle donne nacque in ritardo rispetto ad altri paesi; quando la rivoluzione industriale cominciò a dare lavoro alle donne sorsero dei problemi quali l'orario di lavoro da conciliare con il lavoro casalingo e la tutela della maternità. Si formarono così gruppi femminili che all'inizio erano composti per lo più da donne borghesi, in seguito si unirono anche movimenti di donne socialiste.

In Inghilterra i movimenti femminili sono stati sostenuti da John Stuart Mill, che nel 1865 ha proposto di introdurre il suffragio femminile. Il vero e proprio movimento delle "Suffragette" è nato nel Regno Unito nel 1872. Nel 1897 Millicent Fawcett ha fondato il movimento nazionale per la rivendicazione dei diritti delle donne, "National Union of Women's Suffrage Societies", cercando di convincere anche gli uomini ad aderire per combattere tutti insieme per i diritti delle donne. Si comincia a parlare di più delle suffragette dall'episodio, all'inizio del Novecento, che ha visto come protagonista Emmeline Pankhurst, che ha protestato in favore delle donne, vicino a Buckingham Palace, e, per questo, fu arrestata. Proprio Emmeline Pankhurst ha fondato nel 1903 la "Women's Social and Political Union" (WSPU) per conquistare il diritto di voto politico per le donne, che potevano votare solo alle elezioni per i consigli municipali e quelle di contea. Le donne hanno dato vita ad una serie di azioni dimostrative e molte donne, durante questa lotta, sono state arrestate. Nancy Astor è stata la prima donna eletta nel Parlamento inglese, per il Partito Conservatore, il 1° novembre 1919. Le donne combattevano per avere gli stessi diritti degli uomini, in qualsiasi ambito, dal lato politico con il diritto di voto al lato economico con la possibilità di svolgere gli stessi lavori. Le idee delle donne venivano diffuse con comizi, slogan e cartelli che venivano mostrati durante le manifestazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale molte donne hanno avuto la possibilità di dimostrare a tutti quanto valevano: gli uomini partivano per la guerra e le donne dovevano occuparsi di tutto ciò di cui prima si occupavano i propri padri, fratelli o mariti. La guerra ha portato, però, anche una rottura all'interno del movimento delle suffragette inglesi: Emmeline Pankhurst decise di sospendere le manifestazioni negli anni della guerra, mentre Sylvia Pankhurst continuò a portare avanti le proprie idee per sfruttare il momento e conquistare nuovi diritti. Intanto qualcosa cominciava a cambiare: nel 1918 il Parlamento inglese ha approvato la proposta dei diritto di voto per le mogli di capifamiglia che avevano più di 30 anni. Per il suffragio universale si deve però attendere il 2 luglio 1928. I movimenti femminili non si sono sviluppati soltanto in Francia ed in Inghilterra, ma anche in altri paesi. Negli Stati Uniti dal 1869 iniziarono a formarsi gruppi simili a quelli delle suffragette inglesi. Per arrivare al suffragio universale si dovrà aspettare, però, il 1920. In Germania le donne hanno ottenuto lo stesso diritto un anno prima, nel 1919. In Svizzera si arriverà al suffragio universale solo nel 1971. In Italia le donne hanno ottenuto l'emancipazione giuridica nel 1919, mentre per il suffragio universale si deve aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale: il primo voto esteso a tutti coloro (uomini e donne) con più di 21 anni è avvenuto il 2 giugno 1946. Dopo gli anni ‘60 la cultura ed il costume cambiano in favore della donna. Nel 1963 l’Italia emana importanti provvedimenti come il divieto di licenziare le lavoratrici per cause di matrimonio. Nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia viene abolita la figura del capofamiglia e si conquista così la parità tra uomo e donna. Con il passare degli anni, la donna incomincia ad acquistare una maggiore consapevolezza di se e dei propri diritti. Altre tappe fondamentali furono: il diritto al voto ottenuto nel 1945, la legge sul divorzio nel 1970, la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro nel 1977 e la legge sull'aborto nel 1978.

ESSERE DONNA IN INDIA

Le discriminazioni storiche delle donne in India vanno diminuendo tra le caste alte, ma rimangono drammatiche negli strati inferiori della società. Sin dal V secolo a.C. l'inferiorità femminile è stata codificata in India nella raccolta di leggi nota come "Il codice di Manu", secondo il quale la donna dalla nascita alla morte doveva restare sotto tutela del padre, del marito o dei figli maschi, che potevano disporne a piacimento, con il solo obbligo del mantenimento. La tradizione indù prevede che la sposa sia completamente sottomessa alla famiglia del marito, sulla pira del quale doveva immolarsi in caso di morte dello stesso, nella tristemente celebre cerimonia, nota come Sati. In alcuni dialetti e lingue indiane la parola "vedova" e quella indicante "donna di malaffare" sono coincidenti, a sancire il disprezzo in cui era tenuta colei che sopravviveva al marito. E in certe regioni e circoscritti contesti sociali, l'unica forma tollerata di sopravvivenza per queste donne è ancora oggi la vita d'elemosina a cui vengono costrette dalle famiglie.

I primi cambiamenti formali nella condizione femminile si ebbero con la colonizzazione inglese; tuttavia, se da una parte con essa vennero proibiti la Sati (cerimonia in cui la vedova viene cremata viva) e l'infanticidio femminile e alle vedove vennero legalmente riconosciuti i diritti di successione e le seconde nozze, dall'altra i Britannici imposero anche al Paese una visione vittoriana della pubblica morale, che stigmatizzò e colpevolizzò alcune categorie della popolazione, oltre a favorire la cristallizzazione del sistema castale, attraverso classificazioni rimaste valide fino ad oggi e che spesso relegano per nascita le donne fuoricasta a umilianti occupazioni.

All'inizio del XX secolo le donne indiane delle classi medie cominciarono a riunirsi in associazioni femminili che lottarono per il diritto al voto, ottenuto nel 1931 con l'appoggio di Gandhi, ma nel contesto sociale gli antichi princìpi indù, le consuetudini locali e le istituzioni giuridiche inglesi continuarono a coesistere in assenza di una Costituzione laica e uniforme nel Paese, entrata poi in vigore nel 1949. Nel 1955 fu proibita la poligamia, fino ad allora largamente diffusa anche tra gli indù, e oggi permessa solo per i cittadini di comprovata fede musulmana. In seguito si vietò anche - del tutto vanamente - la pratica deplorevole della dote, richiesta alla famiglia della sposa, causa di maltrattamenti ed uxoricidi nel caso di famiglie insolventi e di rovina economica per le famiglie delle ragazze, che quindi sono spesso accolte sin dalla nascita come un insopportabile fardello. Ma già da un rapporto commissionato in merito dal governo indiano nel 1975 apparve che, dall'indipendenza del 1947 a quell'anno, la condizione femminile in India non era migliorata affatto. Nonostante i movimenti femministi degli anni Ottanta, la ratifica nel 1993 della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, Amnesty International denuncia il persistere a tutt'oggi di tali discriminazioni all'interno della famiglia e della società.

Le bambine non vengono nutrite e ne curate come i figli maschi, le donne vengono sfruttate nelle attività domestiche e percepiscono salari inferiori agli uomini, svolgono lavori durissimi e, viaggiando in India, si ha spesso l'impressione che lavorino solo loro. A volte subiscono torture sessuali e stupri da parte delle stesse forze dell'ordine, la prassi dotale non è venuta meno e si è anzi ulteriormente diffusa e nonostante la legislazione vieti di rivelare il sesso del nascituro durante le ecografie, il 99 % degli aborti riguarda feti femmina. Le figlie sono considerate come detto un peso per la famiglia, un investimento senza nessun ritorno e nelle aree rurali del Sud tradizionalmente era addirittura la stessa nonna paterna ad incaricarsi di avvelenare la neonata, ovviamente mai registrata all'anagrafe. In molti Stati del Nord, le normali proporzioni tra le nascite dei due sessi sono ormai catastroficamente sbilanciate a favore dei nati maschi, con le deleterie conseguenze che un simile squilibrio porta. 

I templi e gli ashram dedicati sono ancora stracolmi di vedove di tutte le età, cacciate dalla famiglia del marito defunto, a cui i figli appartengono, e respinte da quella natale, e che si guadagnano uno scarso piatto di riso a cambio di giornate intere spese a recitare mantra in suffragio o per conto di ricchi fedeli lontani, o che semplicemente vivono di elemosina o vengono sfruttate sessualmente, come narrato nel film Acqua della regista Deepa Mehta.

Sono innumerevoli i casi di omicidio o di lesioni gravissime ai danni di spose la cui famiglia non soddisfa le richieste economiche del marito e dei suoceri concordate al momento dell'accordo matrimoniale. Il metodo classico è dar fuoco alla malcapitata, dichiarando che il sari si è incendiato accidentalmente mentre la donna cucinava, così come risultano terribilmente comuni le semplici violenze domestiche e gli episodi di brutali violenze sessuali, molestie gravi, aggressioni e spedizioni punitive ai danni delle donne che dimostrino autonomia e insubordinazione nei confronti degli uomini.

Molte donne delle classi basse cercano la strada della libertà e dell'autodeterminazione convertendosi alla religione cristiana, jainista o buddhista, spesso abbracciando addirittura la vita monacale. Paradossalmente, i voti religiosi appaiono infatti a molte come la promessa di una vita libera dalle oppressioni certe, rappresentate dalla propria condizione castale e dalla vita matrimoniale.

APPROFONDIMENTI SUL FEMMINISMO