Tesina terza media sul razzismo pronta: testo e collegamenti

Di Redazione Studenti.

Esame di terza media: i collegamenti svolti per fare una tesina per l'orale di terza media sul razzismo

Tesina di terza media sul razzismo

Tesina terza media sul razzismo: collegamenti
Tesina terza media sul razzismo: collegamenti — Fonte: istock

Sia che l'esame di terza media 2021 si svolga in maniera tradizionale, sia che si svolga come l'anno scorso, la tesina sarà una parte fondamentale della prova. La tesina è un percorso multidisciplinare fatto a partire da un argomento scelto dagli studenti: tale argomento deve essere poi collegato in maniera logica alle varie discipline studiate. Se stai pensando di portare all'esame una tesina sul razzismo ma non sai ancora come collegarla alle varie materie, qui troverai dei preziosi consigli per creare i tuoi collegamenti. 

Tesina sul razzismo: collegamenti

Ti sei convinto e hai deciso di incentrare la tua tesina di terza media sul razzismo? Bene, ora non ti manca che trovare i giusti collegamenti. Qui di seguito ne abbiamo elencati alcuni che ci sembravano particolarmente idonei: puoi prendere spunto, utilizzarli tutti o sceglierne solo alcuni che ti piacciono particolarmente. Insomma: noi l’aiuto te l’abbiamo dato, ora sta a te creare la tua personale tesina di terza media sul razzismo!

  • Italiano: Primo Levi, Se questo è un uomo; oppure Il diario di Anna Frank; oppure la poesia Uomo del mio tempo di Quasimodo
  • Storia: L’antisemitismo nazista e fascista e le leggi razziali; oppure il colonialismo europeo; oppure l’Apartheid in Sud Africa; oppure la deportazione degli schiavi neri.
  • Inglese: Nelson Mandela e il Sud Africa; oppure Martin Luther King
  • Francese: La poesia Chère Frere Blanc
  • Scienze: La genetica e il razzismo
  • Geografia: il Sud Africa; oppure Israele e Palestina
  • Arte: Klee, Kandinsky e l’arte degenerata
  • Musica: Il Jazz

Tesina sul razzismo: introduzione

Il razzismo viene definito come la tendenza a difendere quella che si ritiene la purezza della propria razza da ogni possibile contatto o contaminazione, perseguitando o sterminando altre razze ritenute inferiori. Già fin dall’antichità si incominciava a parlare di razzismo, infatti gli antichi greci chiamavano barbari i popoli che si erano stabiliti alle loro frontiere. Anche nelle nostre società contemporanee occorre molta cultura e larghezza di vedute per superare un sentimento di diffidenza verso gruppi minoritari che si distinguono dagli altri per la lingua o il dialetto, credenze o usanze particolari.

In altre parole il razzismo può essere definito come la convinzione che a certe differenze anatomiche osservabili tra i gruppi umani (colore della pelle, forma del cranio, etc.) corrisponda una superiorità o un’inferiorità intellettuale e morale. Da qui deriva il fatto che certe famiglie umane, che si autoproclamano superiori, hanno diritto di sfruttare, opprimere, se non addirittura di distruggere altre famiglie giudicate inferiori. Non possiamo dimenticare il più grande e atroce esempio di razzismo che il mondo ha conosciuto, cioè il periodo del nazismo. Tutti noi infatti abbiamo seguito diverse volte in televisione le atrocità e i misfatti subiti dagli ebrei da parte dei nazisti.

Purtroppo ancora oggi, contemporaneamente ad una crescita economica e sociale, nel nostro Paese si continua a parlare di razzismo. Ma perché questo odio? Perché abbiamo paura di quelli diversi da noi, per questo che formiamo i nostri piccoli gruppi, abbiamo la nostra razza, il nostro Paese, il nostro partito politico, la nostra squadra di calcio; e mentre tutti gli altri sono potenziali nemici, noi siamo automaticamente i migliori. La guerra nelle terre dell’est e in nord Africa hanno portato ad un enorme afflusso di gente disperata in cerca di benessere negli Stati dove questo sembra raggiungibile. Questo però ha portato ad una situazione di insofferenza che cresce nelle periferie delle grandi città e spesso sfocia in rivolte. Molti sono i fatti di cronaca che hanno visto i giovani violenti contro gli immigrati. Si parla di un movimento di “skinhead”, nato in Gran Bretagna e diffusosi rapidamente anche in Italia soprattutto sugli spalti degli stadi. La divisa di questi skin è inconfondibile: indossano pantaloni neri o verdi, stile militare, anfibi, bomber e giubbotti di tela su cui applicano distintivi di vario genere che ricordano vagamente il nazismo. Un altro movimento razzista è quello dei “naziskin” che si distinguono per la testa rasata, ma hanno lo stesso scopo: fare del male a quelli che non sono come loro. Un dato preoccupante viene dalla Germania dove una volta i naziskin se la prendevano con i cittadini di colore, con coloro che chiedevano asilo politico o con i turchi, mentre adesso la loro violenza si rivolge anche contro i tedeschi stessi. Questi sono giovani con un livello culturale basso, ma presenti in ogni classe sociale, che sfociano in violenza i loro stati di incertezza, di rancore, di angoscia verso la società dei consumi.

Si può stabilire un contatto con i giovani seguaci di questo movimento, conoscendo le culture giovanili e quindi trovando il modo di relazionare con loro. Soprattutto la famiglia può e deve informarsi di più per conoscere i gusti e le preferenze dei propri figli. Solo così si può comunicare per cercare di sradicare quelle convinzioni che spesso nascono proprio dalla mancanza di dialogo in famiglia.

Geografia: la Germania

Germania (tedesco Bundesrepublik Deutschland), è uno Stato dell'Europa centrale, delimitato a nord dal Mare del Nord, dalla Danimarca e dal mar Baltico; a est dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca; a sud dall'Austria e dalla Svizzera; a ovest da Francia, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi. Prima del secolo scorso non era mai esistita una Germania unificata politicamente; vi erano invece diversi stati compresi entro le grandi aree occupate da popolazioni germaniche, estese tra il Reno e l'Oder, tra le Alpi, il mar Baltico e il Mare del Nord. La formazione della Germania come unità politica moderna si ebbe nella seconda metà dell'Ottocento (1871) e tale rimase per settantaquattro anni, sino al 1945, quando, in seguito alla seconda guerra mondiale, fu nuovamente divisa; si formarono quindi due stati, la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica tedesca, la prima legata al mondo occidentale, la seconda alla sfera comunista dominata dall'Unione Sovietica. Il 3 ottobre 1990 le due repubbliche si sono riunite in un unico stato, la cui capitale dal giugno del 1991 è tornata a essere Berlino, già capitale della prima repubblica. La Germania presenta un territorio dalla morfologia molto varia che deriva dalle diverse strutture geologiche che la compongono e che sono tra loro giustapposte: quella dei massicci antichi, paleozoici, con i congiunti bassopiani al centro e a nord, largamente coperti da formazioni del Mesozoico, e quelle dei rilievi d'origine alpina e dei connessi "ringiovanimenti" a sud. In rapporto a ciò si possono riconoscere tre grandi regioni fisiche: il bassopiano germanico settentrionale, gli altipiani centrali e la regione montuosa meridionale.

L'economia della Germania

La Germania ha un'economia sviluppata, la più forte dell'Europa, che si basa sugli eccezionali progressi del suo settore industriale. Questo era già potente prima della seconda guerra mondiale, scatenata dalla Germania proprio per contrapporre la propria potenza al resto dell'Europa, in un'epoca di feroci competizioni fra gli stati. La guerra distrusse praticamente la struttura produttiva del paese, che però rinacque in breve, nella Germania occidentale, grazie anche ai favori delle politiche occidentali, atlantiche, in gara con quelle orientali del Patto di Varsavia, nel cui ambito la Germania orientale divenne il paese leader sul piano economico.

  • Agricoltura e allevamento

L'agricoltura riveste un ruolo di secondaria importanza nell'economia tedesca e il paese importa circa un terzo delle derrate alimentari destinate al consumo locale. I terreni più fertili e adatti all'agricoltura si trovano nella sezione meridionale dei bassopiani settentrionali; le colture principali sono barbabietola da zucchero, patate, orzo, frumento, avena, segale e luppolo. La Germania produce anche notevoli quantità di uva, destinata alla vinificazione.

Fiorente è l'allevamento, soprattutto di bovini e mucche da latte (la cui produzione consente un'attività casearia tra le prime d'Europa), oltre che di suini (di cui detiene il primato in Europa). 

  • Risorse forestali e pesca

Silvicoltura e pesca sono due settori di grande rilevanza nell'economia tedesca. La maggior parte dei 75 milioni di metri cubi di legname prodotti nel 1990 proveniva dalle grandi foreste del sud-ovest. I maggiori porti pescherecci del paese sono quelli di Brema, Bremerhaven, Cuxhaven, sul Mare del Nord, e di Kiel sul mar Baltico. Nel 1994 il pescato annuale fu di circa 270.000 tonnellate, costituite quasi interamente da pesce di mare, e in particolare da aringhe.

  • Risorse minerarie

La Germania possiede ricchi giacimenti minerari; i più importanti sono quelli di carbone (antracite), che sono stati all'origine della grande industria di base tedesca, dislocati principalmente nella regione della Ruhr e nel Saarland, anche se l'industria ha ormai esaurito gran parte delle riserve. Ancora cospicua è la produzione di lignite utilizzata dall'industria energetica, che si avvale anche in larga misura di minerali radioattivi e di petrolio d'importazione e nazionale; questo proviene soprattutto dalle zone prossime al confine olandese (Emsland) dove si estrae anche gas naturale. Il potassio, di cui la Germania possiede ricchi giacimenti, abbonda nel sud-ovest, nella zona di Friburgo, e nel nord, vicino alle bocche dei fiumi Ems e Neser. In territorio tedesco esistono inoltre abbondanti riserve di sale e, in quantità più modesta, giacimenti di mercurio, argento, zolfo, piombo, uranio e zinco.

  • Industria

Di fondamentale rilevanza per l'economia tedesca è il settore manifatturiero, che vanta tradizioni prestigiose, soprattutto nel settore meccanico, delle lavorazioni del ferro e dell'acciaio, della fabbricazione di automezzi, di apparecchiature elettroniche e di precisione, oltre che tessili. Affermata e poderosa è anche l'industria chimica, a cui si affianca quella farmaceutica.

Le grandi industrie manifatturiere sono concentrate in diversi distretti industriali; il principale si trova nella Renania Settentrionale-Vestfalia e comprende il bacino della Ruhr, vero cuore pulsante del sistema industriale tedesco con i suoi complessi siderurgici, le sue acciaierie, le sue industrie manifatturiere collegate. Queste sono però dislocate in diversi centri quali Aquisgrana, Colonia e Düsseldorf, dove si producono prodotti chimici, articoli metallici, componenti meccaniche e veicoli da trasporto.

Un altro importante distretto industriale è situato nel punto di confluenza dei fiumi Reno e Meno; in quest'area sono comprese le città di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Offenbach, con le loro grandi fabbriche per la lavorazione dei metalli e la produzione di componenti elettroniche, prodotti farmaceutici, chimici e veicoli a motore. Verso sud, lungo il Reno, si trova un'altra importante regione industriale che comprende le città di Mannheim, Ludwigshafen e Karlsruhe, dove si fabbricano prodotti chimici, componenti meccaniche e materiali da costruzione. Stoccarda è il centro di una zona di produzione di motoveicoli, apparecchiature elettroniche, macchinari per ufficio, tessuti e strumenti ottici; nel distretto di Monaco si producono invece aeroplani, veicoli a motore, abbigliamento e birra.

Altre importanti aree industriali sono situate nel nord-ovest del paese: tra queste il distretto di Hannover-Brunswick, specializzato nella produzione di acciaio, prodotti chimici e veicoli a motore, e la regione manifatturiera che comprende le città portuali di Amburgo, Brema, Kiel e Wilhelmshaven, dove si producono derivati della raffinazione del petrolio, alimenti, birra, navi e macchinari per ufficio. Berlino è inoltre un importante centro di produzione di apparecchiature elettroniche.

Nel territorio della ex Germania Est si trovano grandi stabilimenti siderurgici, con importanti fonderie a Eisenhüttenstadt e vicino a Berlino; oltre all'acciaio, vengono inoltre prodotte rilevanti quantità di sostanze chimiche, quali acido solforico, soda caustica e ammoniaca. Numerosi impianti chimici si trovano nella regione di Dessau, Halle e Lipsia; un grande complesso petrolchimico di raffinazione del greggio sorge presso Schwedt sull'Oder, nel nord-est. Macchinari di ogni tipo vengono prodotti in numerose città, specialmente nel sud-ovest, e nell'area occupata un tempo da Berlino Est si trovano fabbriche di componenti elettronici; strumenti ottici e di precisione vengono prodotti a Jena e Görlitz, mentre Rostock e Wismar sono centri della cantieristica navale. In molte città come Cottbus, Chemnitz e Lipsia si producono tessuti e Dresda, Eisenach e Zwickau sono centri importanti per l'assemblaggio di veicoli a motore. Le principali fonti di energia sono oggi assicurate in misura quasi eguale dal petrolio e dalle centrali nucleari, la cui produzione però è stata recentemente ridotta. Lungo i principali fiumi del sud esistono impianti idroelettrici che però danno una produzione pari ad appena un ventesimo del totale.

Storia: il Nazismo

Non tutti coloro che sono ritornati dai lager sono stati capaci di testimoniare. A trattenerli sono stati il desiderio di rimuovere il ricordo di una esperienza terribile, la difficoltà di descrivere adeguatamente esperienze disumane, ma soprattutto il timore di non essere creduti. Tu ritieni che la testimonianza, anche di sofferenza, sia doverosa in quanto ha un valore per l’umanità? 

Il tema ci riporta ad alcune delle pagine più cupe della storia contemporanea, cioè ai campi di sterminio in cui si sono consumate atrocità indescrivibili, delle quali esistono ancora testimoni oculari che hanno incontrato grandi difficoltà nel raccontare le terribili esperienze da loro vissute. E’ vero che ciò può essere dovuto al desiderio di rimuoverle e alla difficoltà di descriverle compiutamente ma non credo che, come sostiene il titolo, essi temano di non essere creduti. Infatti alla luce di quello che è accaduto successivamente (gulag russi) e di quello che ho letto (per esempio ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi che parla delle atrocità dei campi di sterminio, ‘Arcipelago gulag’ di Aleksandr Solgenitsyn, lucida denuncia dei metodi terroristici impiegati dalla polizia segreta russa per eliminare gli oppositori), l’affermazione sembra difficilmente sostenibile.

Il motivo dell’incapacità di testimoniare, secondo me, è il voler dimenticare, ma chi ha accettato di parlare (ascoltando anche interviste fatte agli ex deportati) ammetteva di farlo perché credeva di insegnare qualcosa alle nuove generazioni. E’ quindi giusto che si racconti per far sapere alla gente in quali abissi può scendere l’uomo, che arriva a comportarsi peggio di una bestia la quale non ha mai dato prova di raggiungere livelli così bassi: in questi contesti storici l’intelligenza umana è stata usata in modo negativo dando il peggio di sé.

Sono servite a poco le testimonianze, le documentazioni ritrovate e le argomentazioni degli storici che hanno sottolineato come i campi di sterminio siano crimini contro l’umanità, non giustificati da nessuna ragion di stato.

I sopravvissuti ai campi di sterminio, che hanno avuto il coraggio di rivivere con le loro testimonianze il passato, lo hanno fatto ad un prezzo grandissimo che ha comportato sofferenze indicibili. Anche coloro che hanno accettato di ritornare nei lager per fornire precise testimonianze sulle infinite sofferenze che là hanno sopportato non sono sempre riusciti a riferire dettagliatamente le mostruosità che là venivano perpetrate, quasi ci fosse un rifiuto di farle riaffiorare alla coscienza e di comunicarle. Potrebbe sembrare strano ma, tale atteggiamento, a parere mio, è giustificato se si tiene conto che costoro sono stati segnati da tali terribili esperienze in modo indelebile e che hanno cercato con ogni mezzo di dimenticarle.

Questi uomini erano considerati degli oggetti, inferiori perfino agli animali, tormentati dal pensiero di venire sterminati da un momento all’altro; venivano spogliati, sulla loro pelle veniva impresso un marchio, veniva dato loro solo il poco cibo necessario per tenerli in vita: quindi essi hanno sperimentato ciò che significa l’annullamento della dignità umana.

Tali esperienze sono state così sconvolgenti che sembra impossibile che esse si ripresentino a pochi decenni di distanza. Benché gli eventi attuali mi facciano fortemente riflettere sul comportamento dell’uomo, sono fiducioso in un mondo migliore: quello che ha fatto l’uomo in passato è sicuramente negativo e riprovevole, ma noi giovani crediamo sia possibile la realizzazione di un mondo più giusto, proprio facendo leva su quei valori che accomunano tutti gli uomini al di là delle differenze di razza, religione e lingua.

Questi fatti non possono essere adeguatamente descritti alle giovani generazioni che non hanno vissuto in quel periodo storico; difatti, quando li raccontano ai giovani, essi rimangono terrorizzati e la testimonianza assume spesso un valore al limite del credibile.

E’ doveroso che si tragga un insegnamento da tutto questo, dimenticare non giova: solo attraverso la commemorazione, infatti, si può evitare il ripetersi degli errori. E’ giusto che la scuola ci insegni il concetto di uguaglianza e di rispetto degli altri, perché l’uomo conta più di tutto. Finché non comprenderemo questo concetto non riusciremo mai a capire che arrivare a queste atrocità significa un degradamento dell’uomo in quanto tale. Tutto questo però potrebbe sembrare utopia quando una certa realtà lo smentisce. E’ importante comunque non arrendersi, anzi bisogna insistere affinché le nuove generazioni acquistino consapevolezza dei valori che stanno alla base del concetto di uomo.     

Inglese: l'Apartheid

The Apartheid. An experience that left thousands of Black South Africans without rights, property, and even lives. Although original in its name, the ideas were not original in itself. The ordeal dates back to 1652 when the early Dutch settlers moved into Black territory on a mission to "change the order of civilization" (Rotberg 18). "Boers" (Rotberg; 18) as the Dutch called themselves, took up "an extreme fundamentalist Calvinist interpretation of religion" (Rotberg 19). This religion entails that one be a "ruler of all" (Rotberg 20). In 1795, English rule came over the Dutch resulting owful. 

Musica: il Jazz

Jazz: Genere musicale nato negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento. Nonostante il genere si sia frammentato già in origine in numerosi stili diversi, è possibile individuare alcuni elementi comuni alle varie forme. Elemento fondamentale del jazz è l'improvvisazione. Di norma, questa ricalca il preesistente giro armonico di un brano tradizionale o di una composizione originale. I musicisti imitano con i loro strumenti lo stile vocale dei cantanti, inserendo ad esempio nella melodia, con l'uso di glissando e slide, sfumature di altezza (come le cosiddette "blue notes", le note leggermente bemollizzate nella scala del blues). Il ritmo è caratterizzato dall'uso costante del sincopato (con accenti in posizioni impreviste) e dallo swing: effetto prodotto dal jazzista nel corso dell'esecuzione, in cui la melodia viene percepita leggermente sfasata rispetto all'attesa scansione della misura (da cui la sensazione di spinta strisciante). Le partiture scritte, non sempre esistenti, fungono più che altro da guida e forniscono la struttura in cui inserire l'improvvisazione.

La strumentazione tipica del jazz ha come nucleo una sezione ritmica costituita da pianoforte, contrabbasso, batteria e a volte chitarra; su questa base ritmica si appoggia una grande varietà di strumenti melodici: da quelli più jazzisticamente consolidati, come il sassofono e la tromba, a quelli solo sporadicamente presenti, come il violino o il flauto. Tuttavia, nessun mezzo sonoro è escluso a priori nel jazz, che nella sua storia ha visto utilizzare strumenti come la fisarmonica o le launeddas sarde – per non parlare dell'infinita varietà delle percussioni – e formazioni che vanno dal solista senza accompagnamento alla grande orchestra e alla banda di ottoni.

Principio base del jazz è quello per cui alla progressione di accordi di una canzone si può adattare un numero infinito di melodie. Il musicista improvvisa nuove melodie che rispondono a quel giro armonico, il quale viene riproposto a ogni intervento di un nuovo solista. I modelli formali più frequenti sono quelli del song e del blues. Il primo ha la forma AABA, e consiste abitualmente in trentadue battute in o suddivise in quattro sezioni da otto battute; la seconda forma (AAB) è in dodici battute. A differenza del song, il blues ha un giro armonico abbastanza standardizzato, organizzato attorno a tre accordi (tonica, sottodominante, dominante).