Tesina sulla resistenza fisica: definizione e tipi

Di Redazione Studenti.

Tesina svolta sulla resistenza fisica. Definizione, tipologie, fattori fisiologici, tecnici e psicologici della resistenza e i metodi di allenamento

DEFINIZIONE E TIPI DI RESISTENZA FISICA

Tesina sulla resistenza fisica: definizione e tipi
Tesina sulla resistenza fisica: definizione e tipi — Fonte: getty-images

La resistenza può essere definita come la capacità di protrarre un’attività fisica nel tempo senza che diminuisca l’intensità di lavoro.

La resistenza fisica può essere classificata nei seguenti modi.

Classificazione in base alla quantità e tipologia dei muscoli coinvolti:

  • resistenza generale: si riferisce alla capacità di eseguire per un lungo tempo un’attività fisica che impegna, assieme all’apparato cardiorespiratorio, gran parte delle masse muscolari;
  • resistenza locale: la capacità di una limitata parte della muscolatura di eseguire un lavoro a lungo;
  • resistenza specifica: il particolare tipo di resistenza richiesto per eseguire lo specifico gesto di gara di una disciplina sportiva.

Classificazione in base ai meccanismi energetici utilizzati:

  • resistenza aerobica: il lavoro muscolare compiuto proviene prevalentemente dalla combustione di glucidi o grassi. Il lavoro muscolare può essere protratto per lunghissimo tempo e le tensioni muscolari sviluppate sono piuttosto basse;
  • resistenza anaerobica: la trasformazione dei substrati (glucidi, grassi e proteine) avviene in assenza di ossigeno. Il meccanismo sollecitato principalmente è quello lattacido e le tensioni muscolari, di media intensità, possono essere protratte per un tempo relativamente lungo.

Classificazione in funzione della durata:

  • resistenza di lunga durata: attività aerobica con prevalente impegno degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio. Il tempo di durata dell’impegno organico e muscolare supera gli 8 minuti, per proseguire anche 2-3 ore;
  • resistenza di media durata: coinvolge sia il meccanismo aerobico che quello anaerobico-lattacido. Il lavoro può durare da 2 a 8 minuti circa;
  • resistenza di breve durata: è predominante l’impegno del meccanismo anaerobico-lattacido. Richiede un buon sviluppo della resistenza alla forza e della resistenza alla velocità. Il lavoro può essere protratto da 45 a 120 secondi circa.

Altre forme di resistenza:

  • resistenza alla forza: la capacità dell’organismo di opporsi alla fatica in prestazioni con richiesta di forza prolungata nel tempo e con elevate esigenze di resistenza locale;
  • resistenza alla velocità: la capacità del muscolo di lavorare a lungo a velocità vicine a quelle massime di un soggetto. Può anche essere intesa come capacità di ripetere molti scatti in successione a brevi intervalli l’uno dall’altro.

I FATTORI DELLA RESISTENZA FISICA

I fattori fisiologici. I fattori fisiologici possono dipendere da componenti centrali, cioè dalla capacità di trasportare molto ossigeno dai polmoni ai muscoli, e da componenti periferiche, che sono legate alla capacità di distribuzione del sangue ai muscoli più impegnati.

Sono componenti centrali:

  • l’efficienza dell’apparato respiratorio;
  • il contenuto nel sangue di ossigeno;
  • il contenuto nel sangue di fonti energetiche.

Sono componenti periferiche:

  • la presenza di un’alta percentuale di fibre nei muscoli impiegati;
  • il livello di vascolarizzazione muscolare: più capillari riforniscono un fibra, più ossigeno potrà essere impiegato;
  • la capacità di assorbimento e di sfruttamento dell’ossigeno, che dipende dal numero di mitocondri e dalla funzionalità enzimatica;
  • la capacità di immagazzinamento e trasformazione delle fonti energetiche.

I fattori tecnici:

  • preparazione specifica per il lavoro da svolgere;
  • corretta automatizzazione del movimento;
  • economicità del gesto;
  • corretta distribuzione dello sforzo;
  • coordinazione dei movimenti.

I fattori psicologici:

  • interesse per l’attività che si sta svolgendo;
  • capacità volitiva e forte motivazione;
  • disciplina e impegno.

I METODI DI ALLENAMENTO

I metodi di allenamento continui stimolano e migliorano l’efficienza del sistema cardiocircolatorio e respiratorio in maniera tanto più evidente quanto più a lungo agisce lo stimolo allenante.

Sono metodi fondamentali nell’allenamento giovanile, rappresentano una base ottimale da cui iniziare per effettuare fasi di allenamento più specifiche e consentire un più facile e pronto recupero dalla fatica tra un allenamento e l’altro e/o tra diverse prove o frazioni di gioco.

I metodi prevedono tre tipi di attività:

  • a velocità costante: se l’obbiettivo ricercato è migliorare il sistema aerobico, l’impegno potrà prolungarsi senza interruzioni per molte decine di minuti;
  • a ritmo variabile: prevede l’alternarsi di fasi di lavoro a maggiore e minore impegno;
  • a ritmo progressivamente accelerato: è difficilissimo da gestire, per cui è indicato solo per atleti esperti.

La soglia anaerobica

Per chi pratica attività di resistenza un parametro importante da conoscere è la propria soglia anaerobica: rappresenta il massimo livello d’intensità di uno sforzo prolungato che può essere mantenuto senza innalzare il livello di acidità dei muscoli.

Andare oltre vorrebbe dire fare intervenire organismi di difesa che costringerebbero a ridurre l’intensità dell’esercizio.

Per conoscere il proprio livello di acidificazione gli atleti si sottopongono a ripetuti prelievi di sangue.

Si può conoscere il proprio valore di soglia anaerobica anche sottoponendosi a dei particolari test da campo che determinano a quale livello di frequenza cardiaca si può lavorare per avvicinare e non superare il livello soglia.

I metodi di allenamento interrotti da pause consistono nel ripetere delle distanze con intervalli di recupero che variano da 45 secondi a qualche minuto.

  • Metodi intervallati: sono metodi che permettono di svolgere un volume di lavoro elevato a intensità superiori a quelle del lavoro continuo e quasi uguali o superiori  a quelle usate in competizione. Così è possibile sollecitare l’organismo molte volte ad alte intensità di lavoro e per tempi sufficientemente lunghi per indurre adattamenti sempre più marcati: l’obbiettivo principale è stimolare la capacità anaerobica lattacida.
  • Metodi delle ripetizioni: sono indicati per discipline sportive a elevata intensità e che richiedono grande capacità di resistenza. Consistono nel ripetere distanze o tempi di lavoro, brevi o mediamente brevi, con recuperi completi.
  • Circuit training: si tratta del tipico lavoro a stazioni nel quale l’atleta passa da una stazione ad un’altra secondo un ordine prestabilito, portando a compimento una serie di esercizi che solleciteranno in successione le principale masse muscolari.

LA RESISTENZA FISICA IN RELAZIONE ALL’ETÀ

Nell’allenamento della resistenza, bambini e adolescenti mostrano gli stessi fenomeni di adattamento degli adulti.

L’età per lo sviluppo della resistenza è tra i 10 e i 15 anni: a questa età infatti si registra il picco d’impennata di crescita delle capacità di resistenza in quanto è particolarmente favorevole il rapporto peso/potenza; a 17-18 anni si raggiunge la massima capacità di resistenza.

Gli adolescenti sono particolarmente adatti a carichi di resistenza di tipo aerobico. Il loro cuore ha infatti una elevata plasticità e l’attività di resistenza produce l’allungamento e l’inspessimento delle fibre muscolari cardiache che, insieme all’aumento delle dimensioni delle cavità del cuore, rendono il lavoro cardiaco sempre più efficace ed economico.

Solo verso la fine dell’adolescenza si formano i presupposti per un incremento dell’intensità dell’allenamento, grazie all’accresciuta funzionalità degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio.

In quest’età, l’aumento della forza e la maturità degli organi e dei sistemi possono infatti interagire meglio tra loro.

Gli sportivi allenati nella resistenza mantengono una capacità di prestazione straordinariamente elevata durante tutta la loro vita: un netto decremento delle prestazioni non sopraggiunge prima dei 70 anni.