Tesina sulla libertà per la terza media

Di Redazione Studenti.

Tesina sulla libertà: tesina con collegamenti svolti per l'esame di terza media. Collegamenti multidisciplinari con storia, italiano e storia dell'arte

Tesina sulla libertà per la terza media

Tesina sulla libertà per l'esame di terza media
Tesina sulla libertà per l'esame di terza media — Fonte: getty-images

Partiamo dalla definizione di libertà: la libertà è una condizione di chi può agire senza costrizioni di qualsiasi genere. In senso astratto e più in generale è la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo. In termini filosofici corrisponde a quella facoltà di seguire un Ideale di vita che diventa così fondamento di autonomia, responsabilità e imputabilità dell'agire umano.

Libertà, etimologia del termine

Libertà è una parola colta, cioè non di tradizione popolare, che ha ripreso il latino libertas, derivato dall’aggettivo liber. Liber indicava originariamente chi era libero legalmente, vale a dire l’uomo libero perché distinto per nascita dallo schiavo, che in latino era detto servus

Storia: la libertà, dalla Rivoluzione Francese al 68

L’ambito in cui oggi il termine libertà trova il suo riferimento più importante è quello politico e sociale. Nella storia democrazia libertà è stato un termine chiave che, insieme a uguaglianza e fraternità è tra le parole d’ordine della Rivoluzione Francese

La Rivoluzione Francese
La Rivoluzione Francese — Fonte: getty-images

Dal 1789 il concetto di libertà è ovviamente cambiato, ma i principi del 1789 rappresentano una solida base del concetto odierno.
Prima l'Ancien Regime stabiliva diritti (pochi e solo per nobili e clero o ricchissimi) e doveri secondo principi meramente ideologico/religiosi e di massima convenienza per le caste clericali e aristocratiche. Il Re aveva potesi assoluti, poteva ordinare la carcerazione e condanna anche capitale di chiunque senza minima giustificazione. Chi non fosse ricchissimo e non avesse titoli o una tonaca non aveva alcuna dignità. Pensiamo solo al matrimonio: al 90% già deciso dalle famiglie, imposto ed irrinunciabile. Pensiamo, ad esempio, a Anna Maria de Leyva, la Monaca di Monza, ed alla sua raccapricciante vicenda. 

Ancora dopo la Rivoluzione Francese comunque molti elementi del passato - come quello della potestà assoluta dei genitori anche sui figli adulti conviventi, il diritto del datore di lavoro di battere i sottoposti, le pene umilianti, l'inferiorità sociale e giuridica della donna - rimasero sostanzialmente intatti. Nell'8oo nascono le associazioni dei lavoratori ma le società perseguitarono a lungo il sindacalismo come sovversivo e gli scioperi erano, ovviamente, vietati.

Successivamente, con la Rivoluzione d'ottobre si introdussero alcuni diritti: le 8 ore, il week end, le ferie pagate, la parità della donna, gli asili a carico dello Stato, la pensione, l'assistenza sanitaria gratuita. Ma è solo con le agitazioni degli anni 1960/1970 che si arriva a una quasi piena e vera libertà: perché non era solo la Legge, ma era la mentalità che doveva essere cambiata. E le leggi del 1960 erano ancora quelle del 1850 per l'80%.

Pensiamo che nel 1960 era formalmente ammesso ma praticamente vietato scioperare: la polizia aveva ordine di caricare gli scioperanti e "se possibile" anche causare morti e feriti, sparando, come in effetti fece più volte. I diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale, già stilata dai francesi nel 1789, non erano ancora reali e diffusi. 

Per vedere scardinati tutti gli elementi dell'Ancien Regime dobbiamo aspettare il 68, che inaugurò un decennio cardine per la libertà. Maggiore libertà dal e sul lavoro, nella scuola e famiglia, libertà di espressione a 360 gradi, maggiore libertà anche nelle relazioni. 

Italiano: il Purgatorio di Dante

Nel I Canto del Purgatorio Dante annuncia che l’argomento della nuova cantica, dopo la drammatica visita all’inferno, sarà più elevato: canterà il secondo regno dell’Aldilà in cui le anime si purificano per salire a Dio. Dante scopre accanto a sé un “veglio solo” che incute reverenza, è Catone, custode del Purgatorio

Catone dedicò tutta la sua vita all’impegno politico, non fine a se stesso, ma per instaurare il regno del “Kosmos”, che per il mondo pagano si può considerare simbolo di provvidenza. Tutte le sue lotte politiche furono indirizzate contro la tirannide, per la salvezza delle libertà repubblicane.

Marco Porcio Catone, simbolo di libertà per Dante Alighieri
Marco Porcio Catone, simbolo di libertà per Dante Alighieri — Fonte: getty-images

Vissuto fra il 96 e il 45 a.C., Catone scelse il suicidio ad Utica piuttosto che rinunciare alla libertà politica che ormai Cesare aveva di fatto sottratto, in particolare a chi, come lui, era Pompeiano.

Libertà: è questa la parola chiave che ci aiuta a capire perché Catone si trovi qui, nel Purgatorio, dove le anime si purificano e trovano alla fine la libertà dal peccato. Catone è morto per difendere la propria libertà ed ora, nonostante il suicidio, si trova qui come simbolo della libertà dal peccato che le anime dei penitenti cercano.

Così, un personaggio come Catone, che potrebbe semplicemente finire tra i dannati dell’Inferno, diventa il simbolo positivo di tutta una Cantica, e la sua scelta di libertà è un esempio per tutte le anime che seguono il duro cammino della purificazione.

Inglese: 1984 di George Orwell

George Orwell, immaginando come sarebbe stato il mondo futuro, scrisse nel 1948, 1984, romanzo di denuncia contro i regimi totalitari del ‘900 che hanno oppresso la libertà individuale. Il mondo di 1984 diviso in tre superstati: l’Oceania, l’Estasia e l’Eurasia che sono in perenne conflitto tra di loro. La storia inizia a Londra, capitale dell’Oceania che comprende l’attuale Nord America, il Sud Africa e l’Australia e la cui società è governata dal partito del Socing e dal Big Brother che tutto vede, ma che nessuno ha mai in visto, e che tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano continuamente nelle case, il suo braccio è la psicopolizia. Tutto apparentemente è permesso in quanto non c’è nessuna legge, in realtà tutto è proibito. Non si può pensare diversamente da ciò che dice il Socing, al punto da inventare una nuova lingua, la così detta Newspeak.

1984 di Orwell
1984 di Orwell — Fonte: getty-images

Essa è legata all’ideologia che deve esprimere, quindi qualsiasi parola in contrasto con i principi del Socing viene considerata eresia e come tale deve essere eliminata, per cui ogni altra forma di pensiero è impossibile. La parola “libero”, ad esempio, nella Neolingua esiste ancora, ma viene utilizzata in frasi come “questo cane è libero dalle pulci”, quindi non comprende più il significato tradizionale di libertà politica o dell’individuo. Il fine della Neolingua è quindi quello di dogmatizzare la cultura, in quanto se qualcuno volesse andare contro le idee del partito, non avrebbe la possibilità per esprimerlo perché non ha a sua disposizione le parole.

Il protagonista del romanzo, Winston Smith, considerato “l’ultimo uomo in Europa”, insieme alla sua compagna Julia, fa di tutto per salvaguardare la sua libertà, tanto da violare le regole del Socing.Nonostante la volontà di Winston di andare “contro corrente” e salvaguardare la sua libertà, egli viene scoperto dalla psicopolizia e accusato nemico del Socing. Inizia così una sorta di terapia o meglio di lavaggio del cervello, dalla quale esce completamente cambiato, tanto che dopo essere stato sottoposto a una violenta tortura, arriva ad affermare che "two and two makes five". Il romanzo si chiude con una frase che sancisce per sempre la negazione della libertà, per la quale il protagonista aveva lottato tutta la vita: “He loved the Big Brother”.

Credo sia molto interessante provare ad interpretare il romanzo di George Orwell, confrontando il passato con il presente per scoprire le intuizioni di Orwell. Sicuramente si può affermare che noi, uomini e donne del nuovo secolo, possediamo una libertà apparente, in quanto spesso diventiamo, senza rendercene conto, schiavi di oggetti che sono il frutto delle nuove scoperte tecnologiche. In questo Orwell ci ha preceduto, individuando nella tecnologia un mezzo per controllare la società.

Storia dell'arte: La libertà che guida il popolo, Delacroix

Il celebre Eugène Delacroix  attraverso questa tela vuole commemorare la rivoluzione del luglio del 1830 ed esaltare la libertà. L’opera nasce in relazione ad un evento contemporaneo all’autore che, invece di evadere dalla realtà come gli altri pittori romantici, vive appassionatamente la sua età. Il 25 luglio del 1830 il re francese Carlo X decide di firmare le ordinanze che sospendono la libertà di stampa e sciolgono la camera dei deputati. A Parigi si scatena così l’insurrezione popolare.  

La libertà che guida il popolo
La libertà che guida il popolo — Fonte: ansa

La libertà che guida il popolo di Delacroix nasce in relazione ad un evento contemporaneo all’autore che, invece di evadere dalla realtà come gli altri pittori romantici, vive appassionatamente la sua età. Il 25 luglio del 1830 il re francese Carlo X decide di firmare le ordinanze che sospendono la libertà di stampa e sciolgono la camera dei deputati.

A Parigi si scatena così l’insurrezione popolare. Delacroix, osservando i volti pieni di rabbia dei rivoltosi, pensa di rappresentare in una tela le tre gloriose giornate di luglio, facendosi così testimone di questa terribile vicenda storica. Per l’artista francese, come per tutti i romantici, la libertà è indipendenza nazionale: la donna, che rappresenta la libertà, stringe il tricolore, simbolo della patria e della repubblica che si instaurerà in seguito a queste tre giornate e in seguito all’unione del popolo e della borghesia. Per il tema scelto l’opera di Delacroix viene considerata come il primo quadro politico nella storia della pittura moderna e come un’anticipazione del realismo di Courbet

Un gruppo di insorti avanza su una barricata guidato dalla figura simbolica della Patria-Libertà. Tra un bambino armato, il futuro Gavroche de I miserabili di Victor Hugo, e un uomo borghese, il cui volto è forse quello di Delacroix, domina la Libertà con il petto nudo, i vestiti popolani e i capelli bruni e svolazzanti. Essa costituisce la linea divisoria del quadro, in quanto dietro di lei, alla sua destra, si trova la schiera di uomini armati, mentre alla sua sinistra la città con le torri di Notre-Dame. La costruzione e la disposizione dei personaggi è piramidale e caratterizzata dal crescendo piramidale: alla base si trovano i cadaveri, motivo per cui il quadro suscitò molto scalpore, il lato sinistro è tracciato dal fucile tenuto in mano dall’insorto borghese e infine il lato destro costituito dalla gamba del bambino e dal braccio destra della Libertà che si trova al vertice della piramide. Tutto questo è accompagnato da un’evoluzione del colore: il grigio assieme al verde dei volti dei morti domina alla base, salendo si trovano il blu della camicia e il rosso della fascia del ferito, che vengono ripresi nella bandiera tricolore. Oltre ad uno slancio verticale, si può notare che la folla sembra uscire dallo sfondo polveroso e avanzare verso l’osservatore.