Tesina sulla comunicazione

Di Redazione Studenti.

Tesina sulla comunicazione: definizione, elementi della comunicazione e descrizione dei processi comunicativi. Cosa si intende per comunicazione

Cos'è la comunicazione

Cos'è la comunicazione?
Cos'è la comunicazione? — Fonte: getty-images

Comunicazione deriva da comunicare che nel suo significato latino vuol dire mettere in comune, ossia condividere con gli altri pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti. La comunicazione presuppone necessariamente una relazione, dunque uno scambio.

La comunicazione umana si distingue in:

  • Comunicazione sociale
  • Comunicazione interpersonale

Comunicazione sociale

La comunicazione sociale, anche detta comunicazione di massa,viene realizzata da una o poche persone ed è rivolta a molti individui. Tra gli esempi:

  • televisione
  • stampa
  • radio
  • pubblicità
  • utenti e riceventi

Comunicazione interpersonale

La comunicazione interpersonale coinvolge due o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano anche in modo inconsapevole. Si suddivide a sua volta in:

  • Comunicazione verbale
    Avviene attraverso l’uso del linguaggio sia scritto che orale e che dipende da precise regole sintattiche e grammaticali.
  • Comunicazione non verbale
    Avviene senza l’uso delle parole attraverso vari canali: mimiche facciali, sguardo, gesti, posture, andature, abbigliamento.
  • Comunicazione para verbale
    Riguarda soprattutto la voce (tono, volume, ritmo), ma anche pause, risate, silenzio ed altre espressioni sonore (schiarirsi la voce, tamburellare, far suoni) e il giocherellare con oggetti.

Non verbale e paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli di tipo emotivo.

Circolarità comunicativa

Gli elementi della comunicazione sono:

  • L’emittente, anche detto trasmittente, è chi invia il messaggio e dando così inizio alla comunicazione.
  • Il ricevente , anche detto destinatario, è colui a cui viene inviato il messaggio.
  • Il messaggio, anche detto contenuto, riguarda ciò che viene comunicato e può essere di varia natura.
  • Il codice, anche detto linguaggio, (verbale , non verbale, paraverbale) riguarda il modo in cui si comunica dando un significato convenzionale al messaggio
  • Il canale, è il mezzo con cui avviene la comunicazione. A livello verbale si ha la voce a livello non verbale lo sguardo, la postura, l'andatura, l'abbigliamento. A livello paraverbale le mani per il tamburellare etc.
  • Il contesto riguarda il luogo, il momento e le circostanze in cui si comunica.
  • I filtri, riguardano tutto ciò che disturba, altera oppure facilita la comunicazione. Pssono essere fisici (rumore, brusio, volume basso della voce, silenzio) o psicologici (aspettative, bisogni, pregiudizi, vissuti emotivi). Questi ultimi sono quasi sempre inconsapevoli.

La comunicazione interpersonale

La comunicazione interpersonale è sempre coinvolgente perché produce, a breve o a lungo termine, effetti psicologici positivi o negativi, ma mai indifferenti.

Inoltre, nel rapporto comunicativo gli interlocutori stabiliscono la natura della loro comunicazione, che può essere ad esempio confidenziale o formale.

Lo stile di comunicazione dipende da vari fattori:

  • Esperienze sociali fatte
  • Conoscenze
  • Valori e abitudini di vita

Secondo molti psicologi e sociologi la comunicazione interpersonale tende ad essere scarsa e superficiale, per vari motivi:

  • Non si è capaci di comunicare
  • Si ha poco tempo di dedicare agli altri
  • Si è sempre più individualisti
  • Si preferiscono altri mezzi di comunicazione

La comunicazione inefficace: Carl Rogers

Carl Rogers, fondatore della terapia umanistica
Carl Rogers, fondatore della terapia umanistica — Fonte: getty-images

Secondo Carl Rogers (psicologo americano “umanistico-esistenziale” vede la persona come un paziente. Rispetto alla sofferenza attinge alla filo esistenzialistica del Novecento e al concetto religioso, dato che la sua formazione è ecclesiastica (aveva studiato per diventare prete).

I Rogersiani si definiscono quelli della terza forza, in contrapposizione con le altre correnti (Psicanalitica e Comportamentista). L’approccio è non direttivo.

La terapia di Rogers viene detta  “Terapia incentrata sul cliente”. Cliente, dalla parola americana client, in Europa ha suscitato scalpore poiché sottolinea il potere contrattuale di una persona e viene associato al consumismo. Nella traduzione italiana compare il termine “persona” proprio per sottolineare l’aspetto più ampio di individuo complesso, impregnato di caratteri spirituali e che soffre intimamente.

Il cliente non è passivo e ha l’impegno di partecipare attivamente alla terapia.

Le più ricorrenti strategie errate di comunicazione sono:

  • Risposta consolatorie (RC)
  • Risposta estimativa (RE)
  • Risposta interpretativa (RI)
  • Risposta standardizzata (RS) o generalizzata
  • Consiglio (C)

La risposta consolatoria

Si consola rischiando però di minimizzare il significato che l’esperienza ha per chi sta parlando, come se la sua relazione fosse sproporzionata al tipo di problema riferito. Esempio: “non preoccuparti, con il tempo tutto passerà!”

La consolazione potrebbe essere efficace solo agli inizi di una comunicazione come strategia per creare empatia e mostrare disponibilità d’ascolto. Chi tende a consolare è generalmente una persona molto attenta ai bisogni degli altri, generosa e che si coinvolge facilmente a livello emotivo.

Effetti psicologici  

  • Passività e dipendenza
    Non si reagisce e si continua ad avere bisogno di consolazione
  • Isolamento attraverso il silenzio
    La consolazione non è stata d’aiuto

La risposta estimativa

Si esprimono giudizi su ciò che la persona ha detto o sul suo modo di affrontare quella determinata situazione. Esempio: "Ti sei comportato male in questa situazione…”, “ Hai fatto bene a prendere questa decisione… . Secondo i rogersiani, non vanno bene né i giudizi positivi né quelli negativi. 

In genere chi tende a giudicare ha una visione piuttosto rigida della vita ed è convinto, in buona fede, di poter essere d’aiuto offrendo all’altro utili elementi di valutazione.

Effetti psicologici

  • Forte condizionamento
    Si è costretti a parlare in funzione del giudizio ricevuto
  • Inibizione o blocco relazione
    Si temono ulteriori giudizi

La risposta interpretativa

Si risponde analizzando la presunta causa del problema e/o del vissuto emotivo di chi parla. Esempio: “Ti succede questa cosa perché…”.

In genere, chi tende ad interpretare ha una certa conoscenza della psicologia e ama comunicare a un livello più profondo. Tuttavia, questa risposta va evitata perché fortemente fuorviante.

Effetti psicologici  

  • Irritazione
    L’interpretazione è vissuta come invadenza.
  • Si cambia discorso
    L’interpretazione appare poco convincente.

La risposta standardizzata

La risposta standardizzata è anche detta generalizzata e consiste nel sostenere che il caso di cui la persona parla non è unico, in quanto capita a molti. Esempio: “capita spesso che…”, “succede anche a me…”

Chi tende a standardizzare ha una visione superficiale e stereotipata della vita. La risposta banalizza ciò che la persona ha detto, per cui va sempre evitata.

Effetti psicologici

  • Irritazione
    Si sente di non essere stati presi in considerazione
  • Chiusura ed isolamento
    Non si ha più voglia di comunicare e relazionare

Consiglio

Si pretende di offrire alla persona una soluzione già pronta, di solito operativa. Esempio: “se fossi in te farei…”.

In genere, chi tende a dare consigli è pragmatico e vuole sentirsi a tutti i costi utile. Tuttavia, i consigli sono inutili o dannosi, tendono a peggiorare la situazione anziché a risolverla.

Effetti psicologici

  • Rifiuto del consiglio
    Percezione di inadeguatezza
  • Ulteriore disorientamento
    Il consiglio non corrisponde a ciò che si vorrebbe fare e/o non si sa bene come metterlo in pratica

Se l’altro ci chiede un consiglio, per evitare di darlo dobbiamo:

  • Ribaltare la richiesta: “ma tu cosa ti senti di fare?”
  • Dire: “io non sono te e non posso decidere per te”

Il silenzio in comunicazione

Il silenzio non significa necessariamente rifiuto o difficoltà a comunicare. Può, invece, esprimere vari tipi di vissuti emotivi:

  • disagio
  • risentimento
  • imbarazzo
  • intimità
  • serenità

Il silenzio varia da cultura a cultura:

  • In alcune culture è valutato positivamente: chi parla poco agisce molto ed è più affidabile
  • In altre culture chi tace è considerato poco disponibile a socializzare e farsi coinvolgere dagli altri
  • In ogni caso, il silenzio è correlato a valori culturali che vanno compresi e rispettati

Se durante un colloquio il nostro interlocutore tace, il silenzio può essere dovuto al bisogno di:

  • riflettere
  • ricordare
  • ma può indicare anche una condizione di disagio psicologico

Un comunicatore è efficace se sa stare in silenzio per ascoltare o per rispettare il bisogno di riflettere o di ricordare del suo interlocutore.

L'ascolto in comunicazione

Ascoltare non significa sentire, perché è un’attività molto complessa bisogna usare il cuore e la ragione.

Le competenze logiche sono:

  • individuare le idee centrali del discorso
  • identificare dettagli e approfondimenti
  • cogliere le connessioni esplicite ed implicite presenti nel discorso
  • ricordare gli argomenti ascoltati, al meno quelli principali
  • fare mentalmente una sintesi di tutto ciò che è stato ascoltato

Le competenze psicorelazionali invece sono:

  • essere consapevoli dei propri pregiudizi
  • distruggere i fatti delle opinioni personali di chi parla
  • riconoscere gli argomenti emotivi e quelli logici
  • individuare il punto di vista di chi parla
  • non interrompere arbitrariamente (interrompere solo per chiedere dei chiarimenti)
  • accogliere tutto ciò che si ascolta in modo incondizionato
  • essere empatici, ossia riuscire a vivere lo stato d’animo di chi sta parlando ma con la dimensione del “COME SE” fosse il proprio
  • Evitare sempre la disconferma, ossia fingere di ascoltare e inviare messaggi che mostrano invece noia o indifferenza per ciò che l’interlocutore sta dicendo.

Ascolto empatico

Essere empatici vuol dire saper condividere i sentimenti di un’altra persona siano negativi che positivi. L’empatia richiede però un certo distacco emotivo, vivendo il sentimento dell’altra persona “come se” fosse il proprio ma con la consapevolezza che si tratta di un suo vissuto emotivo. È maggiormente empatico chi:

  • ha fatto molte esperienze relazionali
  • è disponibile a porsi in relazione
  • non è emotivamente rigido
  • sa osservare il linguaggio non verbale

La comunicazione efficace

Presupposti basilari per poter comunicare in modo efficace sono:

  • Evitare le risposte errate o almeno riuscire a controllare
  • Ascoltare in modo attento, empatico e interessato
  • Osservare e valutare la comunicazione non verbale
  • Comprendere le pause di silenzio e saperle gestire
  • Accettare tutto ciò che l’altro mi dice, anche quando contrasta con le nostre opinioni personali (accettazione positiva incondizionata = accettare chiunque per quello che di positivo ha)
  • Essere realmente disponibili e comunicare
  • Non imporsi in alcun modo (non direttività)
  • Considerare l’interlocutoe come persona degna di essere ascoltata e presa in considerazione

Le tecniche individuate da Rogers per agevolare la comunicazione sono molte, anche se alcune si possono usare solo a livello terapeutico. Tali tecniche, che si apprendono facilmente sono:

  • risposta eco (E)
  • risposta equivalente (RSP)
  • riassunto (R)
  • delucidazione (D)
  • riflesso dei sentimenti (S)

La risposta eco

Si ripetono le ultime parole dette dall’altro, evitando però di dire le stesse identiche cose, ma usando parole simili o semplicemente annuendo. Tale tecnica serve per dare conferma al nostro interlocutore che lo stiamo ascoltando e che può quindi continuare a parlare.

La risposta equivalente

Più nota come “risposta a specchio”, consiste nel ripetere brevemente ciò che l’altro ha detto, evitando dettagli inutili e senza aggiunte. Anche in questo caso è bene usare parole o espressioni simili, ma non identiche.

Tale tecnica serve per fare riascoltare al nostro interlocutore ciò che ci ha appena detto in modo da consentirgli di fare l’auto esplorazione sul suo problema, riuscendo così a focalizzarla meglio.

Inoltre, ciò ci consente di correggerci nel caso avessimo ascoltato male in quanto l’altro ce lo fa notare dandoci gli opportuni chiarimenti.

Il riassunto

Tale tecnica si usa quando la comunicazione è stata lunga e articolata. Consiste nel ripetere l’idea-chiave di tutto ciò che l’altro ha detto, senza aggiungere altro e usando frasi simili ma non identiche.

Lo scopo è di facilitare nel nostro interlocutore l’auto esplorazione sui nuclei del suo problema. Di solito, dopo segue, un momento di silenzio, di riflessione che va rispettato.

Delucidazione

È una tecnica più difficile da usare e richiede un periodo di addestramento più lungo.

Consiste nel comunicare all’altro elementi da lui non espressamente riferiti, ma che si deducono “tra le righe” o dal contesto generale della comunicazione. La delucidazione non va mai fatta nei primi colloqui, né con persone che conosciamo poco.

Poiché la delucidazione rischia di essere interpretativa (facciamo delle ipotesi sulle cause del problema) è necessario introdurla con frasi del tipo “ se ho ben capito…” “forse lei vuole dire che…” “probabilmente..”, così facendo può essere negata e se ciò accade non bisogna insistere perché evidentemente la persona non è ancora pronta a fare un’autoesplorazione più profonda o può darsi che sia errata.

Riflesso dei sentimenti

Si cominciano all’altro i sentimenti che sono emersi da ciò che ha detto in modo sia diretto che indiretto, ossia attraverso il suo non verbale. Bisogna usare espressioni del tipo “lei sente..” “lei prova…” in modo da far percepire il sentimento come qualcosa di proprio.

È fondamentale riflettere il sentimento reale e nella sua effettiva intensità, senza ciò accentuarlo (creerebbe disorientamento), ne sminuirlo (la persona si sentirebbe sottovalutata rispetto a ciò che prova).

Tale tecnica serve ad aiutare la persona a focalizzare i suoi sentimenti rispetto al problema e a gestirli in modo adeguato e soprattutto consapevole.