Tesina multidisciplinare sull'inquinamento per la terza media

Di Redazione Studenti.

Tesina multidisciplinare sull'inquinamento per la terza media: l'alterazione degli ecosistemi, l'inquinamento nella letteratura, il pensiero degli intellettuali

Tesina sull'inquinamento per la terza media

Tesina sull'inquinamento per la terza media
Tesina sull'inquinamento per la terza media — Fonte: getty-images

Sembra strano che un ragazzo giovane si occupi di un argomento come questo.

In effetti l’inquinamento rappresenta un tema molto delicato che tante persone ignorano, ma io ho deciso di affrontare per capire se è sempre esistito, da che cosa è dovuto e le conseguenze che può portare.

Osservando lo stato attuale del nostro pianeta ci accorgiamo che l’inquinamento rappresenta un serio problema e tutti noi dovremmo attivarci per far qualcosa.

Hans Jonas e l'inquinamento

Nel corso degli anni '80, a seguito della terza rivoluzione industriale, si sono andati a diffondere nuove tecnologie e nuove problematiche con conseguenze a scapito dell’uomo e della natura.

Hans Jonas è stato il primo filosofo a cercare di delineare un’etica globale all’altezza della sfida della civiltà tecnologica.

Egli inizialmente pensava che gli uomini fossero la parte integrante della natura, e non potevano agire in maniera di deturparla; infatti la natura veniva vista come una realtà fissa e immutabile dove neanche la più alta energia distruttiva sarebbe stata in grado di mettere in discussione l’equilibrio naturale.

Con la rivoluzione sono cambiati sia il modo di pensare sia quello di agire: l’uomo tecnologico è in grado di intervenire sulla natura in modi inimmaginabili in precedenza, e con questi interventi causare sull’uomo e sulla natura effetti irreversibili.

Vedendo queste conseguenze, Jonas si rende conto che non è più sufficiente attenersi alle regole della tradizionale etica della coscienza o dell’intenzione, cioè fare delle azioni senza preoccuparsi degli effetti negativi che possono causare queste gesta sull’uomo o sulla natura fisica.

Ecco che secondo Jonas occorre integrare un’altra visione, denominata etica della responsabilità oppure principio di precauzione.

Il filosofo sostiene che questa nuova etica sia un’ottima alternativa all’utilitarismo, cioè una visione che ha come obiettivo principale il benessere di tutte le persone, mentre questa nuova visione ci invita alla responsabilità nei confronti del mondo, naturale ed umano, in modo tale da permettere la vita su questo mondo anche ai nostri discendenti.

Insomma bisogna tutelare questo pianeta e secondo Hans Jonas lo si può fare attraverso due metodi:

  • il primo è un metodo banale, che consiste solo nel prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Dove gli effetti sono duraturi o irreversibili, bisogna capire che non si deve fare quella determinata azione.
  • Il secondo metodo, secondo il filosofo, consiste nell’applicare l’etica della paura al posto dell’illuministica fede nel progresso, in modo che si venga a generare un sentimento di paura riguardo la propria sorte e quella dei propri cari, quanto la possibilità di futuri e imprevedibili rischi ai danni dell’umanità intera di oggi e di domani.

Le città terribili, Gabriele d'Annunzio

Le città industriali, con i loro mali, ma anche con le loro grandezze, sono state descritte anche da Gabriele D’Annunzio, il quale coglie l’orrore quotidiano delle metropoli, ma anche una nuova bellezza, un aspetto glorioso ed eleva la città a nuovo mito.

Maia è un lungo poema di 8.400 versi che vuole esaltare una vita di grandi imprese, sempre nuove ed inimitabili. Il tema è inusuale per la poesia dannunziana, che solitamente, se presenta un’ambientazione, si svolge tra paesaggi in cui la natura degli alberi, delle piante, del sole, esplode e occupa l’immaginazione dello scrittore e del lettore.

La poesia

Al ritorno da un viaggio il poeta si trova di fronte a una città orribile, industrializzata e inquinata tanto che la definisce come il livello peggiore di decadimento dell’uomo, dove tutto è ridotto al mercato, alla violenza.

Alla sera, la luce che prevale è quella artificiale dei lampioni, che appaiono come lune penzolanti e i cavalli sono quelli di acciaio delle macchine, che lavorano tutto il giorno senza mai stancarsi.

Gloria delle città
terribili, quando a vespro
s’arrestano le miriadi
possenti dei cavalli
che per tutto il giorno

fremettero nelle vaste
macchine mai stanchi,
e s’accendono i bianchi
globi come pendule lune

L’orrenda descrizione data dall’anonimato della folla, dal mondo immerso nel fango, assume un suo fascino, una sua bellezza. Il poeta sembra immergersi nella contemplazione di questa magnificenza, trovando un ritmo che richiama alla nuova vitalità, alla nuova energia, nonostante il poeta-superuomo rimanga lontano da loro e guardi con sdegno la realtà cittadina, anche se in essa è comunque in grado di cogliere l’attimo di gloria.

Alba delle città
terribili, aurora che squilla
con mille trombe di rame
sul silenzio opaco dei tetti
chiamando i dormenti a battaglia
(…)

Speranza volante su ali
recenti come i fiori nati
sotto le rugiade celesti
(…)
oh Alba, oh risveglio dell’Uomo
eletto al dominio del Mondo.

D’Annunzio, quindi, non rinuncia a questo scenario, sta dentro la modernità, subisce il fascino ambiguo di questa nuova forza, ma in lui si nasconde anche il sentimento di paura davanti a una realtà che lo emargina con i suoi ideali di bellezza, perché presa da altre esigenze (denaro, profitto).

La città, dunque, è un luogo nel quale Pan (Dio pagano, simbolo della vita cosmica e dell’esistenza attiva) è assente, e dove abitano, invece, gli uomini qualunque, che si affannano come bestie per la sopravvivenza.

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Charles Dickens, Hard Times

Charles Dickens
Charles Dickens — Fonte: getty-images

Charles Dickens, maybe the most famous and popular novelist in the Victorian Age, wrote many novels focused on the social situation in his time. He was particularly concerned with the condition of poor children who worked in the factories and were exploited. He exposed the injustices present in the Victorian society andalso attacked the values of Utilitarism, which seemed to rule the society at the time.

In one of his most famous novel, Hard Times, he set the story in a fictional industrial town, which he called Coketown and which can be seen as the symbol of the industrial towns in the Victorian Age.

Charles Dickens describes it as a very polluted town, where the bricks should be red but they are black because of the smoke and the ash produced by the factories. The buildings and the town are like "the painted face of a savage” and the smoke from the tall chimneys is like an interminable serpent.

This town is a town of machinery and tall chimneys which constantly emit smoke. Moreover there are a river and a canal which are purple and black because of the ill-smelling dye.

For Dickens Coketown is a "triumph of facts" and this implies that there is no space for fancy, and the inhabitants are interested only in ordinary facts, money and work.

The architecture does not show any creativity: every building is exactly like the other and this emphasizes the monotony and alienation.

In addition, the narrator refers to the system of production: machinery and chimneys and in order to describe the process of production, he draws the attention of the reader on the routine which is the only way of life in the town. The people do the same things every day, at the same hours, in the same places, in the same way.

In a similar way another writer of the time, Alexis De Tocqueville, describes a real industrial town, Manchester.

In this extract the narrator describes the real conditions of an industrial town and of its inhabitants, who are defined “slaves”, so he stresses the social injustices, talking about master and slave. His description is similar to Dickens’ description of Coketown, with the only difference that Manchester is a real town, while Coketown is fictional and Dickens wanted it to be the symbol of all industrial towns of the Victorian period.

Alterazione degli ecosistemi: il ciclo del carbonio

Ciclo del carbonio: come funziona
Ciclo del carbonio: come funziona — Fonte: photo-courtesy

Il carbonio rappresenta “l’ingrediente” principale di tutte le molecole organiche e , se  trasformato in CO e in CO2 in quantità elevate, il fattore dominante dell’inquinamento ambientale.

Il carbonio è un elemento molto importante per il mondo biotico e per quello abiotico, come si può osservare nel ciclo del carbonio.

Da quest’immagine notiamo come il ciclo ha inizio nella pianta, la quale attraverso la fotosintesi estrae CO2 dall’atmosfera e la incorpora nelle molecole organiche, che a loro volta entrano nella catena alimentare attraverso i consumatori. Questi consumatori, grazie alla respirazione cellulare, restituiscono la CO2 all’atmosfera.

Aumento delle emissioni

Un ruolo importante è svolto anche dai decompositori, i quali demoliscono i composti del carbonio presenti nella sostanza organica prodotta dai consumatori.

In complesso le emissioni di CO2, fino ad un secolo fa, erano bilanciate dalla continua fotosintesi che svolgevano i vegetali; questo equilibrio con il passare degli anni, con lo sviluppo di nuove industrie e con la diffusione su larga scala dell’automobile, si è andato a rompere provocando l’inquinamento ambientale.

L’aumento vertiginoso delle emissioni di monossido di carbonio e di anidride carbonica è dovuto a due diverse fonti:

  • le naturali, che comprendo le eruzioni vulcaniche, gli incendi e i processi biologici;
  • le antropiche, che comprendono le attività svolte dall’uomo.

L’elevata produzione di CO e CO2 provoca l’alterazione dell’ecosistema, sia a livello vegetale sia a livello animale.

In particolare l'anidride carbonica, prodotta dai processi di combustione delle attività umane, causa l'aumento delle concentrazioni di fondo. L'interesse che si è sviluppato attorno a questo composto è dovuto alle modificazioni climatiche su scala planetaria di cui è responsabile.

Il monossido di carbonio invece è considerato altamente tossico in quanto avendo affinità con l'emoglobina impedisce l'ossigenazione dei tessuti. La sua sorgente primaria sono i fumi di scarico delle auto e in parte minore le centrali termoelettriche e gli impianti di riscaldamento.

Il ruolo distruttivo dell'uomo

Tutti questi gas rilasciati nell’atmosfera sono dovuti alle eccessive attività umane sviluppate sulla Terra.

Le elevate percentuali di gas negli ultimi 100 anni ha causato l’aumento della temperatura media globale di circa 0,8°C.

A primo impatto non sembra essere un aumento importante, ma in realtà ci potrebbero essere delle ripercussioni catastrofiche sul clima, sull’ecosistema e sull’uomo.

L’aumento di temperatura non è equamente distribuito sul pianeta, bensì si hanno temperature più elevate sulla terraferma rispetto agli oceani, in particolare sulle terre più settentrionali dell’emisfero nord.

Questo prominente livello di emissioni sta preoccupando tutto il mondo, tanto che si sta cercando di promuovere campagne, giornate e metodi per combattere questo stato di inquinamento.

Uno dei metodi già sperimentati in varie città europee è dato dal blocco alla circolazione dei veicoli con motori più inquinanti, con un alto tasso di emissione di CO e CO2, ma il metodo più proficuo sarebbe quello di passare definitivamente alle auto elettriche o ibride, le quali farebbero diminuire vertiginosamente le emissioni di monossido di carbonio e di anidride carbonica.

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