Terzo mondo e sottosviluppo: storia, cause e problemi

Terzo mondo e sottosviluppo: storia, cause e problemi A cura di Francesco Gallo.

Quali sono le cause del sottosviluppo? Storia del terzo mondo, dei suoi problemi e delle differenze rispetto ai paesi industrializzati

1Terzo mondo: storia di un’eredità comune

Le principali rivendicazioni del Terzo Mondo verso l'Occidente nacquero dalla Conferenza di Bandung e dal "non allineamento"
Le principali rivendicazioni del Terzo Mondo verso l'Occidente nacquero dalla Conferenza di Bandung e dal "non allineamento" — Fonte: istock

Nel 1952 l’economista e sociologo francese Alfred Sauvy scrisse un articolo sul settimanale «Le Nouvel Observateur» nel quale coniò l’espressione Terzo Mondo. Facendo un riferimento storico a quello che era stato il Terzo Stato prima della Rivoluzione francese, voleva distinguere quei Paesi con un’economia sottosviluppata che non facevano parte né dell’Occidente capitalistico (il cosiddetto primo mondo) né dell’Est comunista (il secondo mondo). Nell’articolo si analizzavano le problematiche socio-economiche della maggior parte dei Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina

I Paesi di nuova indipendenza si affacciarono sulla scena internazionale con la convinzione di condividere un’eredità comune, quella della lotta di liberazione dal colonialismo, e di essere portatori di comuni interessi e aspirazioni, al di là delle differenze fra i diversi regimi politici. In un mondo sempre più pervaso dalla competizione fra Est e Ovest, all’interno della Guerra Fredda, questi Paesi avvertirono la necessità di garantirsi dalle tendenze egemoniche delle superpotenze, così come si erano affrancati dal dominio coloniale: la parola d’ordine diventò così quella del “non allineamento” rispetto ai grandi blocchi militari e ideologici.

A dare il maggiore impulso in questa direzione fu soprattutto l’India di Nehru, l’Egitto di Nasser e poi si unì, per la sua particolare posizione internazionale, anche la Jugoslavia di Tito.

2La conferenza di Bandung e i paesi non allineati

Mao Tse Tung si presenterà come l'alternativa comunista all'URSS per i paesi del Terzo Mondo
Mao Tse Tung si presenterà come l'alternativa comunista all'URSS per i paesi del Terzo Mondo — Fonte: getty-images

La consacrazione ufficiale della decisione di non allinearsi si ebbe nell’aprile del 1955, con la Conferenza afroasiatica di Bandung. In Indonesia, vi parteciparono ventinove Stati, inclusa la Cina. Dal 18 al 24 aprile 1955 quella città, situata nella parte occidentale dell’isola di Giava, vide la nascita ufficiale del movimento dei “non-allineati”.

Il fascino di un nuovo schieramento politico si riassumeva nello slogan: né con l’America né con l’Unione sovietica. Si cominciava a opporre alla Guerra fredda una nuova dislocazione del confronto mondiale. Non più sull’asse Est-Ovest, ma su quello Nord-Sud. La conferenza — che proclamò l’eguaglianza fra tutte le nazioni, il sostegno ai movimenti impegnati nella lotta al colonialismo e il rifiuto delle alleanze militari egemonizzate dalle superpotenze — segnò non solo l’atto di nascita del movimento dei non allineati, ma anche l’affermazione del Terzo Mondo sulla scena mondiale.

Nacque allora, e si diffuse largamente anche nella sinistra occidentale, il cosiddetto terzomondismo: ossia la tendenza a individuare proprio nei Paesi di nuova indipendenza il principale fattore di mutamento e di rinnovamento a livello mondiale.

All’apice del conflitto ideologico tra i due blocchi, i partecipanti alla conferenza di Bandung proponevano una terza via, cercando di fondere assieme i nazionalismi asiatici e africani, differenti religioni e tradizioni umanistiche. Si ritrovarono uniti nella battaglia contro l’imperialismo, il razzismo e lo sfruttamento, leader diversi come i comunisti cinesi e i capitalisti giapponesi, i teocrati sauditi e i nazionalisti di destra indonesiani.

Anche la Jugoslavia di Josip Broz Tito fu tra i paesi non allineati che proponevano un'alternativa al modello stalinista
Anche la Jugoslavia di Josip Broz Tito fu tra i paesi non allineati che proponevano un'alternativa al modello stalinista — Fonte: getty-images

Per alcuni Bandung offriva la cornice ideale per costruire il socialismo affrancandosi dalla guida ideologica di Mosca: era il caso della Jugoslavia di Tito, e soprattutto della Cina di Mao che già si preparava a candidarsi come il leader delle campagne contro le città, del Sud contro il Nord. Bandung era anzitutto un summit di paesi che avevano sofferto il colonialismo e l’imperialismo occidentale.

Il discorso del premier indiano Nehru a Bandung fu il manifesto ideologico più appassionato: «Se ci uniamo a una delle grandi potenze, perdiamo la nostra identità. Ogni passo che riduca l’area del mondo dei paesi non-allineati, è un passo pericoloso che conduce verso la guerra».

Il mutuo rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità; il rifiuto dell’aggressione; il rifiuto dell’interferenza negli affari interni degli altri Paesi; l’eguaglianza; la coesistenza pacifica non erano solo vuote parole pronunciate per fornire solo una piattaforma ideologica, ma dovevano essere il punto di partenza per una politica di neutralismo attivo, destinata a erodere l’egemonia delle superpotenze e a sottrarre il mondo alla morsa della Guerra Fredda.

L’effetto di quella dichiarazione era dirompente, nel clima pesante della guerra fredda: si era conclusa di recente la guerra di Corea, si stavano incubando nuove tensioni in Medio Oriente (la futura nazionalizzazione del canale di Suez da parte dell’Egitto e l’intervento militare anglo-francese), a Cuba, in Indocina dove gli americani subentravano ai francesi sconfitti in Vietnam.

Secondo il poeta nero americano Richard Wright a Bandung erano presenti: «I disprezzati, gli insultati, gli offesi, i diseredati, i paria della razza umana si incontravano. Cos’avevano in comune quelle nazioni? Niente, se non i sentimenti ereditati dalla loro relazione con l’Occidente. Quell’incontro era un giudizio sul mondo occidentale».

3Le divisioni fra i paesi non allineati

Il movimento dei non allineati, che già nel 1973, alla conferenza di Algeri, raccoglieva 75 Stati, andò ingrossando progressivamente le sue file e al tempo stesso accentuando la sua eterogeneità. Accanto a Paesi di osservanza filo-occidentale, vi figuravano Stati strettamente legati all’Urss, come Cuba e il Vietnam del Nord. Il contrasto fra Est e Ovest condizionò largamente le vicende del movimento.

Né mancarono, da parte di alcuni Paesi, i tentativi di spostare l’asse del non-allineamento in senso filosovietico, sostenendo la posizione dell’Urss come “naturale alleata” dei Paesi del Terzo Mondo, in quanto avversaria degli Stati Uniti e depositaria di una tradizione anti-imperialista. Quella del non allineamento divenne dunque una realtà sempre più differenziata, con problemi diversi da regione a regione e da Paese a Paese. Essa comunque impresse una nuova fisionomia alla comunità internazionale, rendendola non più riducibile alla contrapposizione Est-Ovest. 

4Povertà: cause e conseguenze del sottosviluppo

Il termine "sottosviluppo" non coincide con povertà, ma ricorda il concetto di maggiore arretratezza rispetto ad altri paesi del mondo
Il termine "sottosviluppo" non coincide con povertà, ma ricorda il concetto di maggiore arretratezza rispetto ad altri paesi del mondo — Fonte: istock

Se il non allineamento apparve fin dagli anni Cinquanta il comune denominatore politico del Terzo Mondo, il sottosviluppo sembrò rappresentarne, con uguale semplificazione, la dimensione economica. Quello di “sottosviluppo” è un concetto dinamico, che va ben oltre la nozione tradizionale e “statica” di povertà. Esso indica un’arretratezza o un ritardo rispetto allo sviluppo economico dei Paesi di più antica industrializzazione, nonché rispetto alle attese di crescita nate dall’incontro con i Paesi ricchi.

La categoria del sottosviluppo abbracciò fin dall’inizio realtà economiche e sociali diverse. Al di là delle differenze, emergevano tuttavia alcune caratteristiche comuni a quasi tutti i Paesi di nuova indipendenza:  

  • La carenza di strutture industriali;
  • L’arretratezza dell’agricoltura, caratterizzata il più delle volte dalla persistenza dei vecchi regimi fondiari e da una produttività molto bassa (mediamente inferiore alla metà di quella dell’Europa all’inizio della rivoluzione industriale);
  • La crescente emarginazione dalle grandi correnti degli scambi internazionali (fra il ’48 e il ’70 la partecipazione dei Paesi del Terzo Mondo al commercio mondiale scese dal 33% al 18%);
  • La drammatica sproporzione fra le risorse disponibili e una popolazione in continuo, inarrestabile aumento.

5Terzo mondo e sottosviluppo: caratteristiche

Uno scorcio di una bidonville nelle Filippine
Uno scorcio di una bidonville nelle Filippine — Fonte: getty-images

Da tutto ciò emergeva un quadro di generale e sconsolante povertà. Intorno al 1960, nei Paesi definiti “in via di sviluppo” il reddito pro-capite era mediamente inferiore di dieci volte a quello dei Paesi industrializzati; l’analfabetismo era ancora molto diffuso; le infrastrutture civili e le attrezzature igienico-sanitarie largamente carenti; la sottoalimentazione una realtà molto diffusa. In questo contesto il fenomeno dell’urbanizzazione non era sintomo di progresso, ma di miseria e degrado. Masse di diseredati si riversavano nelle bidonville delle capitali, alla ricerca di occupazioni saltuarie, sussidi governativi, aiuti umanitari. 

Non si trattava certamente di fatti nuovi, ma nuova fu la percezione del fenomeno. L’allargamento dell’orizzonte mondiale provocato dalla decolonizzazione fece sì che la povertà di massa che affliggeva i due terzi della popolazione del globo non potesse essere più considerata come una condizione “naturale”, ma diventasse invece una flagrante smentita a quel principio di uguaglianza dei popoli che era alla base del nuovo ordine affermatosi dopo la Seconda Guerra mondiale.

Questa problematica fu inoltre amplificata dall’atteggiamento “rivendicazionista” assunto dalla maggior parte dei Paesi del Terzo Mondo nei confronti dell’Occidente sviluppato, accusato di aver costruito il suo benessere sullo sfruttamento coloniale, e poi su quello neocoloniale, e dunque chiamato a dividere questo benessere con i Paesi più poveri.

I Paesi del Terzo Mondo si percepiscono ormai come poveri, quando i loro territori celano immense ricchezze di cui si organizza il trasferimento verso Paesi già prosperi, per accrescerne ulteriormente la prosperità.

Pierre Rabhi