Terza guerra mondiale: cosa disse Einstein

Cosa disse Albert Einstein al termine della Seconda guerra mondiale. La previsione di una Terza guerra mondiale e lo scambio di lettere con Freud

Terza guerra mondiale: cosa disse Einstein
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Albert Einstein e la Terza guerra mondiale

Albert Einstein
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Albert Einstein, il più famoso fisico e scienziato del Novecento, è noto per aver elaborato la Teoria della relatività e per aver rivoluzionato la scienza. Il vincitore del premio Nobel, inoltre, è famoso per la sua opposizione alla guerra e per l’impegno per la pace. Einstein era un sostenitore convinto del pacifismo e credeva che la guerra fosse distruttiva e non risolvesse i problemi dell’umanità. Per lo scienziato, i conflitti tra le nazioni dovevano essere risolti con il dialogo, la diplomazia e la cooperazione internazionale. Durante la sua vita, Albert Einstein si impegnò attivamente per promuovere la pace e i diritti civili. Partecipò a varie iniziative pacifiste e si espresse contro l'uso dell'energia atomica a fini bellici.

Il fisico, al termine della Seconda guerra mondiale, preoccupato per il destino dell’umanità in relazione alla guerra, ha affermato: "Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale ma la Quarta Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni". Le parole di Einstein si riferivano all'utilizzo di tecnologie belliche così avanzate da poter arrivare a una Terza guerra mondiale dalla potenza distruttiva, fino a farci tornare indietro di decenni.

Perché la guerra? Le lettere tra Einstein e Freud

Negli anni ’30, un’iniziativa del Comitato Permanente delle Lettere e delle Arti della Società delle Nazioni, propone a vari intellettuali dell’epoca di discutere, attraverso uno scambio epistolare, di diversi temi utili. È in questo contesto che Einstein chiede a Freud, esperto conoscitore della psiche umana, un contributo sulla questione della guerra e su come prevenirla.

Lo scienziato era interessato a capire le radici psicologiche della guerra e cercava un approccio più ampio per affrontare la questione. La corrispondenza tra i due viene pubblicata a Parigi nel 1933. Einstein, all’inizio della lettera, domanda al padre della psicoanalisi: “C'è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?”.

Per Freud, la guerra è racchiusa nella natura umana ed è difficile sopprimere le inclinazioni aggressive degli uomini. Lo psicoanalista suggerisce di ricorrere all'antagonista di questa pulsione, ovvero l'eros, inteso come solidarietà e unione emotiva, ma propone anche di istruire in modo adeguato delle figure incaricate di guidare gli altri e in grado di sottomettere quelle pulsioni irrazionali delle masse alla ragione.

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