Tema sul coronavirus | covid 19: pandemia, dad, vaccini e polemiche no vax

Di Redazione Studenti.

Come abbiamo vissuto in tempi di pandemia e come vivremo d'ora in poi? Fanno più paura i vaccini o le nuove varianti? Tema sul coronavirus per la scuola. Traccia, introduzione, esposizione e conclusione per un tema argomentativo sul Covid-19 e sul suo passaggio da pandemia a endemia

Tema svolto sul coronavirus

Tema svolto sul covid
Tema svolto sul covid — Fonte: istock

Uno dei temi più assegnati degli ultimi due anni è quello sul Coronavirus: la pandemia con cui conviviamo da febbraio 2020 e le conseguenti limitazioni delle nostre libertà sono diventate lo spunto ideale per i docenti che lo hanno assegnato di frequente sotto forma di tema ai loro studenti.  Tanto che il tema sul covid è una delle tracce più papabili per la maturità di quest'anno.

Questo perché un tema sul covid è lo strumento migliore per conoscere sentimenti e stati d'animo a fronte di un evento che nessuno di noi aveva mai vissuto prima: lockdown, didattica a distanza, forti limitazioni agli spostamenti e alla socialità e poi l'arrivo dei vaccini, le varianti, che ogni volta fanno temere di dover ricominciare tutto da capo. Una situazione complessa a cui si aggiungono anche le polemiche dei no vax che hanno portato a manifestazioni in tutta Italia.

Le cose da dire sono sicuramente tante ma non sempre si riesce a fare mente locale e a "buttare giù" tutto quello che si ha dentro. Qui di seguito trovi gli spunti per organizzare le tue idee, riflettere, fare una scaletta e svolgere un tema argomentativo sul Covid-19.

La traccia per un tema sul coronavirus

Rifletti su ciò che è successo e fornisci una tua interpretazione del clima e del momento che stai vivendo nella tua quotidianità, all’interno però di un universo interconnesso e globale. Racconta come, secondo te, cambierà il mondo dopo questa pandemia e se potrà esserci davvero un ritorno alla normalità dopo il 31 marzo 2022 quando finirà lo stato di emergenza.

Da dove iniziare un tema sul coronavirus? Introduzione

Da marzo 2020 viviamo una situazione di chiusura e apertura alternate. Lockdown, zone colorate e contagi che non si riesce a tenere sotto controllo. Siamo rimasti a casa ed evitato i contatti con tutti.

Come me, come noi, anche altri milioni di persone nel mondo hanno dovuto cambiare drasticamente e improvvisamente le proprie abitudini: lavoriamo o studiamo a casa, dobbiamo limitare e giustificare le nostre uscite e gli incontri, facciamo lunghe file davanti ai supermercati.

In alcuni paesi, tra i quali l’Italia, l’epidemia di Covid-19 è l’evento più grave che si sia verificato dal dopoguerra a oggi e con il più profondo impatto sulle vite di tutti. Da mesi non si parla d’altro anche se ora, con la curva dei contagi in calo grazie alle vaccinazioni, la situazione è migliorata e ci avviamo verso un ritorno alla normalità.

La situazione però è stata molto grave e lo è tutt'ora in alcuni paesi non raggiunti dai vaccini: in diversi paesi i contagi continuano ad aumentare, i sistemi sanitari sono in grande difficoltà; moltissime persone hanno perso e perderanno il lavoro.  

Laddove i vaccini stanno coprendo pian piano tutta la popolazione, e mano a mano che si placa l’emergenza, si presenta sempre più incalzante la domanda sul futuro.

Come cambieranno la società e le nostre vite dopo che l’epidemia sarà finita? Come sarà il famigerato “ritorno alla normalità”?

Conseguenze del coronavirus

La pandemia avrà molte conseguenze. Alcune sembrano inevitabili, come la crisi economica, l’aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali, l’acutizzazione delle situazioni di disagio, di emarginazione e solitudine preesistenti.

Altre, invece, sono oggetto di ipotesi e congetture, auspici o timori. Quel che è certo è che il prossimo futuro sarà segnato dagli effetti di questo evento sulla vita quotidiana, l’economia, la società, l’istruzione, il lavoro e molto altro.

Conseguenze del covid-19: distanziamento sociale e controllo poliziesco

Fino a quando durerà il cosiddetto distanziamento sociale? Che conseguenze avrà? C’è chi ritiene, per esempio, che alcune delle nostre abitudini subiranno cambiamenti irreversibili.

Non ci avvicineremo più agli altri, indosseremo sempre la mascherina, entreremo negli spazi pubblici in pochi alla volta, ci laveremo sempre le mani.

Potrebbero non tenersi più le riunioni, le cene, i concerti, le manifestazioni e le feste come le abbiamo conosciute.

Tra le possibili conseguenze nefaste della pandemia, si paventa un’eccessiva estensione del controllo statale e poliziesco sulle nostre vite. Se ci abitueremo a comunicare spostamenti, incontri e molti altri dati personali a un’applicazione – più di quanto già facciamo – cosa ne sarà della nostra privacy e della nostra libertà?

Gli effetti negativi della pandemia sul turismo

Hostess asiatica in aeroporto.
Hostess asiatica in aeroporto. — Fonte: getty-images

Anche gli spostamenti e i viaggihanno vissuto una profonda crisi come conseguenza della pandemia. Per chi si sposta per trasferirsi in un altro paese, magari scappando dal proprio, come le migliaia di migranti che cercano di raggiungere l’Europa, tutto sarà ancora più difficile di come già è.

I viaggi per turismo hanno subito un drastico calo anche se ora assistiamo a progressive riaperture dei paesi. Negli ultimi decenni, il turismo mondiale è aumentato in modo vertiginoso. Con i voli low cost, milioni di persone hanno iniziato a viaggiare e molte città hanno parzialmente cambiato le proprie economie in funzione di questo inedito afflusso di persone. Ora, c’è chi dice che per molto tempo non torneremo a viaggiare come prima.

Sia per ragioni di sicurezza sanitaria, sia perché la maggior parte di noi non potrà permetterselo. Anche a causa dell’aumento dei costi (soprattutto dei voli), è possibile che il turismo torni ad essere l’attività di lusso che è stato in passato. È un bene? È un male? Per l’ambiente, per esempio, potrebbe essere una buona notizia, così come per alcune città, che recentemente hanno piegato – forse eccessivamente – le proprie economie e i propri spazi al turismo.

Torneremo alla normalità?

Come sarà la “normalità” alla quale torneremo? Gli scenari e le ipotesi sul futuro sono molte. Una posizione interessante, che presento per ultima, è quella di chi sostiene che “non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema” – intendendo che dobbiamo fare di tutto per approfittare di questo evento e cambiare le sorti delle nostre società e del pianeta.

Sono molti i motivi per i quali “la normalità era il problema”. Tra gli altri, i più evidenti sono che:

  • il sistema economico capitalistico produce diseguaglianze sempre più gravi
  • stiamo procedendo a gran velocità verso un irreversibile disastro ambientale
  • La terra si desertifica, l’aria e l’acqua sono sempre più inquinate, la temperatura aumenta, i ghiacciai si sciolgono, gli uragani e i cicloni si moltiplicano

Molti allora si chiedono se l’epidemia possa essere un’occasione per cambiare radicalmente il nostro sistema di produzione e consumo.

Il cambiamento post coronavirus

L’epidemia da sola non risolverà la crisi climatica. Anzi, produrrà altre crisi, economiche e sociali. Tuttavia, è possibile che questo evento ci spinga ad avviare finalmente quelle trasformazioni radicali che sono necessarie per scongiurare i rischi immensi della crisi ambientale.

Il cambiamento nelle abitudini dei singoli (comprare prodotti sostenibili, non sprecare, usare la bici ecc. ) non saranno sufficienti a risolvere il problema. Servono interventi e decisioni dall'alto, che riguardano lo sfruttamento delle risorse e i metodi di produzione, devono essere decisioni prese dai governi, nazionali e internazionali. Le abitudini e le scelte individuali, però, possono esercitare un’influenza, anche significativa su quelle decisioni.

Una cosa che sorprende e che non sempre si riesce a spiegare è che tutti siamo consapevoli che, se continuiamo così, la crisi sarà irreversibile (se non lo è già).

Sappiamo che le risorse finiranno, che le guerre si moltiplicheranno, che le conseguenze dell’inquinamento ci uccideranno. Lo sappiamo, ma non facciamo (quasi) nulla per evitarlo.

Donna con mascherina
Donna con mascherina — Fonte: getty-images

Se si sta attraversando una strada e ci si accorge che sta arrivando una macchina, c'è la consapevolezza che se si continuerà a camminare la macchina ci investirà. Cosa facciamo? Sicuramente ci fermeremo.

Se scoppia una pandemia e sappiamo che per evitare il contagio dobbiamo evitare gli assembramenti e usare sempre la mascherina, ci adegueremo e si farà di tutto per evitare il peggio.

Coronavirus: varianti, vaccini e nuove regole

La pandemia da coronavirus sembra non finire mai. La soluzione sembrava arrivata con i vaccini ma la scoperta di nuove varianti rimette tutto in discussione.

Si temono nuove ondate di contagi, si teme che i vaccini possano non essere sufficienti a contenere la diffusione delle varianti, si teme il ritorno alla suddivisione delle regioni in funzione dei contagi e, quindi, dei colori nonché le lunghe quarantene dopo i viaggi all'estero.

Insomma, un ritorno alle restrizione di spostamenti e alla socialità, un ritorno anche alla didattica a distanza che fa di nuovo capolino tra i tanti spauracchi dei prossimi mesi.  


Intanto sono state approvate dal Governo nuove regole che serviranno a gestire i prossimi mesi, regole necessarie ad intervenire in modo diverso su una situazione che, nonostante tutto, è cambiata rispetto a 18 mesi fa.

E così non conteranno più solo i dati sui contagi e sulle morti ma l'occupazione delle terapie intensive e dei reparti ordinari: una regione passerà da zona bianca a gialla se le prime supereranno il 5% e le seconde il 10%.  

Covid, da pandemia a endemia: come cambieranno le cose dal 31 marzo 2022

Il 31 marzo 2022 è la data stabilita dal Governo per porre fine all'emergenza, grazie al calo dei contagi e alla diminuzione dei ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva.

Come cambieranno le cose dopo il 31 marzo? 

  • Non avremo più la necessità di avere il Green Pass per andare a lavoro, per entrare nei negozi, al bar, al ristorante, al cinema e a teatro. . . insomma, in tutti quei luoghi dove è attualmente richiesto;
  • Gli studenti torneranno tra i banchi di scuola senza la necessità di usufruire della DAD, si allenteranno le misure relative alla quarantena e all'auto sorveglianza;
  • Lo smartworking verrà regolarizzato a livello nazionale, diventerà un'alternativa al lavoro in presenza e non uno strumento da usare solo in caso di emergenza;

Questi sono punti su cui riflettere. Come abbiamo visto con il caso delle mascherine  - il cui obbligo all'aperto senza assembramenti è decaduto l'11 febbraio scorso e non è stato accolto da tutti come una liberazione - un ritorno alla normalità dovrà essere graduale. Forse per paura o per un' abitudine che ci fa sentire sicuri. Dal 31 marzo 2022 ci sarà un cambiamento, un ritorno verso la normalità ma sarà per tutti una quotidianità diversa dalla vita pre pandemia.

Covid, vaccini e no vax

Con il termine no vax si classificano persone che sono contrarie ai vaccini. In questo periodo però, quando si parla di no vax, ci si riferisce principalmente a coloro che sono contrari al vaccino anti covid 19 che sono scese in piazza e continuano a manifestare per protestare contro le limitazioni che impone l'obbligo di green pass, ovvero il certificato vaccinale che consente, a chi si è vaccinato, di poter fare una vita normale. E chi ha scelto di non vaccinarsi o non ha potuto farlo per motivi di salute? Chi non si è vaccinato non ha il green pass che consente di entrare nei ristoranti, cinema, palestre. . . insomma accedere nei luoghi al chiuso compresi i luoghi di lavoro a partire dal 15 ottobre 2021. Chi non ha il green pass deve fare un test covid - che ha la validità di 48 ore -  ogni volta che vuole/deve accedere in uno di questi luoghi.

Il test covid, infatti, rilascia un green pass della validità di 48 ore.
Di recente le proteste contro il green pass si sono fatte più violente portando addirittura a scontri di piazza. Le posizioni si sono esasperate e i no vax rivendicano il diritto a poter fare una vita normale al pari dei vaccinati visto che il Governo non ha imposto l'obbligo vaccinale. Ma senza i vaccini, senza le persone che si sono vaccinate, non si sarebbe mai riusciti a ridurre i contagi, a tornare alla normalità. Anche su questo puoi fare una riflessione: vaccinarsi è un dovere morale visto che viviamo tutti in una società dove ciascuno deve fare la sua parte o è giusto anche astenersi, rivendicando il diritto a non vaccinarsi?

Tema sul covid-19: conclusione

Come nella pandemia, così nella crisi ambientale, i diversi aspetti della vita pubblica non sono mai separati. La politica, l’economia, le abitudini individuali e le realtà sociali sono sempre legate tra loro.

Forse questo evento potrebbe aiutarci a prendere finalmente una direzione diversa, proprio perché ci ha ricordato in modo brusco e inequivocabile l’esistenza di questo legame.

Forse, dunque, ha ragione chi ci invita, con la fine della pandemia, a non tornare alla normalità di prima e a inventarcene, invece, una nuova.

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