Tema svolto sul covid 19: come abbiamo vissuto la pandemia, il lockdown, la didattica a distanza e come stiamo vivendo le vaccinazioni

Di Giulia Guadagni.

Come abbiamo vissuto in tempi di pandemia e come vivremo d'ora in poi? Fanno più paura i vaccini o le nuove varianti? Tema sul coronavirus per la scuola. Traccia, introduzione, esposizione e conclusione per un tema argomentativo sul Covid-19.

Tema svolto sul coronavirus

Covid: che succederà nei prossimi mesi?
Covid: che succederà nei prossimi mesi? — Fonte: istock

Tra gli elaborati più assegnati durante questo ultimo anno e mezzo c'è sicuramente quello sul Coronavirus: la pandemia con cui - tra alti e bassi - conviviamo da febbraio 2020 e le conseguenti limitazioni delle nostre libertà sono diventate lo spunto per moltissimi professori che hanno assegnato spesso questo tema agli studenti, per conoscere stati d'animo e sentimenti di fronte ad un evento che nessuno di noi aveva mai vissuto prima: lockdown, didattica a distanza, forti limitazioni agli spostamenti e alla socialità e poi l'arrivo dei vaccini, le polemiche e le varianti, che ogni volta fanno temere di dover ricominciare tutto da capo. Le cose da dire sono sicuramente tante ma non sempre si riesce a fare mente locale e a "buttare giù" tutto quello che si ha dentro. Qui di seguito trovi gli spunti per mettere ordine tra le idee e svolgere un tema argomentativo sul Covid-19.

La traccia per un tema sul coronavirus

Rifletti su ciò che sta succedendo e fornisci una tua interpretazione del clima e del momento che stai vivendo nella tua quotidianità, all’interno però di un universo interconnesso e globale. Racconta come, secondo te, cambierà il mondo dopo questa pandemia.

Da dove iniziare un tema sul coronavirus? Introduzione

Da un anno viviamo una situazione di chiusura e apertura alternate. Lockdown, zone colorate e contagi che non si riesce a tenere sotto controllo. Non esco più di casa ed evito i contatti con tutti. Come me, anche altri milioni di persone nel mondo hanno dovuto cambiare drasticamente e improvvisamente le proprie abitudini: lavoriamo o studiamo a casa, dobbiamo limitare e giustificare le nostre uscite e gli incontri, facciamo lunghe file davanti ai supermercati.

In alcuni paesi, tra i quali l’Italia, l’epidemia di Covid-19 è l’evento più grave che si sia verificato dal dopoguerra a oggi e con il più profondo impatto sulle vite di tutti. Da mesi non si parla d’altro. La situazione è molto grave: in diversi paesi i contagi continuano ad aumentare, i sistemi sanitari sono in grande difficoltà; moltissime persone hanno perso e perderanno il lavoro. 

In alcuni paesi, però, i contagi stanno diminuendo e i vaccini stanno coprendo pian piano tutta la popolazione, e mano a mano che si placa l’emergenza, si presenta sempre più incalzante la domanda sul futuro. Come cambieranno la società e le nostre vite dopo che l’epidemia sarà finita? Come sarà il famigerato “ritorno alla normalità”?

Conseguenze del coronavirus

La pandemia avrà molte conseguenze. Alcune sembrano inevitabili, come la crisi economica, l’aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali, l’acutizzazione delle situazioni di disagio, di emarginazione e solitudine preesistenti. Altre, invece, sono oggetto di ipotesi e congetture, auspici o timori. Quel che è certo è che il prossimo futuro sarà segnato dagli effetti di questo evento sulla vita quotidiana, l’economia, la società, l’istruzione, il lavoro e molto altro.

Conseguenze del covid-19: distanziamento sociale e controllo poliziesco

Fino a quando durerà il cosiddetto distanziamento sociale? Che conseguenze avrà? C’è chi ritiene, per esempio, che alcune delle nostre abitudini subiranno cambiamenti irreversibili. Non ci avvicineremo più agli altri, indosseremo sempre la mascherina, entreremo negli spazi pubblici in pochi alla volta, ci laveremo sempre le mani. Potrebbero non tenersi più le riunioni, le cene, i concerti, le manifestazioni e le feste come le abbiamo conosciute.

Tra le possibili conseguenze nefaste della pandemia, si paventa un’eccessiva estensione del controllo statale e poliziesco sulle nostre vite. Se ci abitueremo a comunicare spostamenti, incontri e molti altri dati personali a un’applicazione – più di quanto già facciamo – cosa ne sarà della nostra privacy e della nostra libertà?

Gli effetti negativi della pandemia sul turismo

Hostess asiatica in aeroporto.
Hostess asiatica in aeroporto. — Fonte: getty-images

Anche gli spostamenti e i viaggi subiranno le conseguenze della pandemia. Per chi si sposta per trasferirsi in un altro paese, magari scappando dal proprio, come le migliaia di migranti che cercano di raggiungere l’Europa, tutto sarà ancora più difficile di come già è.

I viaggi per turismo potrebbero subire un drastico calo. Negli ultimi decenni, il turismo mondiale è aumentato in modo vertiginoso. Con i voli low cost, milioni di persone hanno iniziato a viaggiare e molte città hanno parzialmente cambiato le proprie economie in funzione di questo inedito afflusso di persone. Ora, c’è chi dice che per molto tempo non torneremo a viaggiare come prima. Sia per ragioni di sicurezza sanitaria, sia perché la maggior parte di noi non potrà permetterselo. Anche a causa dell’aumento dei costi (soprattutto dei voli), è possibile che il turismo torni ad essere l’attività di lusso che è stato in passato. È un bene? È un male? Per l’ambiente, per esempio, potrebbe essere una buona notizia, così come per alcune città, che recentemente hanno piegato – forse eccessivamente – le proprie economie e i propri spazi al turismo.

Torneremo alla normalità?

Come sarà la “normalità” alla quale torneremo? Gli scenari e le ipotesi sul futuro sono molte. Una posizione interessante, che presento per ultima, è quella di chi sostiene che “non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema” – intendendo che dobbiamo fare di tutto per approfittare di questo evento e cambiare le sorti delle nostre società e del pianeta.

Sono molti i motivi per i quali “la normalità era il problema”. Tra gli altri, i più evidenti sono che:

  • il sistema economico capitalistico produce diseguaglianze sempre più gravi
  • stiamo procedendo a gran velocità verso un irreversibile disastro ambientale
  • La terra si desertifica, l’aria e l’acqua sono sempre più inquinate, la temperatura aumenta, i ghiacciai si sciolgono, gli uragani e i cicloni si moltiplicano

Molti allora si chiedono se l’epidemia possa essere un’occasione per cambiare radicalmente il nostro sistema di produzione e consumo.

Il cambiamento post coronavirus

L’epidemia da sola non risolverà la crisi climatica. Anzi, produrrà altre crisi, economiche e sociali. Tuttavia, è possibile che questo evento ci spinga ad avviare finalmente quelle trasformazioni radicali che sono necessarie per scongiurare i rischi immensi della crisi ambientale. Non credo che il cambiamento nelle abitudini dei singoli (comprare prodotti sostenibili, non sprecare, usare la bici ecc.) possano risolvere il problema. Le decisioni più importanti, che riguardano lo sfruttamento delle risorse e i modi della produzione, devono essere prese dai governi, nazionali e internazionali. Le abitudini e le scelte individuali, però, possono esercitare un’influenza, anche significativa su quelle decisioni.

A proposito della crisi climatica c’è una cosa che sempre mi sorprende e che non so spiegare. Noi sappiamo che, se continuiamo così, la crisi sarà irreversibile (se non lo è già). Sappiamo che le risorse finiranno, che le guerre si moltiplicheranno, che le conseguenze dell’inquinamento ci uccideranno. Lo sappiamo, ma non facciamo (quasi) nulla per evitarlo.

Donna con mascherina
Donna con mascherina — Fonte: getty-images

Facciamo un paragone con altre situazioni di pericolo. Mettiamo che io stia per attraversare una strada e veda che sta arrivando una macchina. So che se continuerò a camminare mi investirà. Cosa faccio? Sicuramente, mi fermo. Mettiamo che ci sia un’epidemia, causata da un virus sconosciuto chiamato Covid-19. Sappiamo che se continueremo ad affollarci e a starnutirci nelle mani per poi stringercele, i contagi continueranno e non riusciremo a curare tutti. Cosa facciamo? Stiamo lontani, mettiamo le mascherine, ci laviamo sempre le mani ecc.

Facciamo un paragone con altre situazioni di pericolo. Mettiamo che io stia per attraversare una strada e veda che sta arrivando una macchina. So che se continuerò a camminare mi investirà. Cosa faccio? Sicuramente, mi fermo. Mettiamo che ci sia un’epidemia, causata da un virus sconosciuto chiamato Covid-19. Sappiamo che se continueremo ad affollarci e a starnutirci nelle mani per poi stringercele, i contagi continueranno e non riusciremo a curare tutti. Cosa facciamo? Stiamo lontani, mettiamo le mascherine, ci laviamo sempre le mani ecc.

Coronavirus: varianti, vaccini e nuove regole

La pandemia da coronavirus sembra non finire mai. La soluzione sembrava arrivata con i vaccini ma la scoperta di nuove varianti rimette tutto in discussione. Si temono nuove ondate di contagi, si teme che i vaccini possano non essere sufficienti a contenere la diffusione delle varianti, si teme il ritorno alla suddivisione delle regioni in funzione dei contagi e, quindi, dei colori nonché le lunghe quarantene dopo i viaggi all'estero. Insomma, un ritorno alle restrizione di spostamenti e alla socialità, un ritorno anche alla didattica a distanza che fa di nuovo capolino tra i tanti spauracchi dei prossimi mesi. 
Intanto sono state approvate dal Governo nuove regole che serviranno a gestire i prossimi mesi, regole necessarie ad intervenire in modo diverso su una situazione che, nonostante tutto, è cambiata rispetto a 18 mesi fa. E così non conteranno più solo i dati sui contagi e sulle morti ma l'occupazione delle terapie intensive e dei reparti ordinari: una regione passerà da zona bianca a gialla se le prime supereranno il 5% e le seconde il 10%. 

Tema sul covid-19: conclusione

Come nella pandemia, così nella crisi ambientale, i diversi aspetti della vita pubblica non sono mai separati. La politica, l’economia, le abitudini individuali e le realtà sociali sono sempre legate tra loro. Forse questo evento potrebbe aiutarci a prendere finalmente una direzione diversa, proprio perché ci ha ricordato in modo brusco e inequivocabile l’esistenza di questo legame. Forse, dunque, ha ragione chi ci invita, con la fine della pandemia, a non tornare alla normalità di prima e a inventarcene, invece, una nuova.

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