Tema svolto di Gestione dell'Ambiente e del Territorio | Seconda prova Agraria Maturità 2019

Di Marta Ferrucci.

Traccia svolta di Agraria. Svolgimento del tema in Gestione dell'Ambiente e del Territorio proposto dal Miur per la seconda prova della maturità 2019

TEMA SVOLTO DI AGRARIA 2019

PRIMA PARTE

Esistono diversi sistemi di conduzione o amministrazione di un’azienda agraria, a seconda dei vari rapporti che intercorrono tra proprietario e imprenditore o fra imprenditore e lavoratore manuale. Infatti, quando il proprietario è anche imprenditore abbiamo l’economia o amministrazione diretta; come nel caso in esame.
L’economia diretta ha la caratteristica di riunire nella stessa persona il proprietario e l’imprenditore; presenta il vantaggio di mirare all’organizzazione dell’azienda agraria in modo da ottenere il massimo profitto, sia attuale che futuro, medianti opportuni miglioramenti fondiari. Affinché il sistema di conduzione ad economia diretta dia buoni risultati è necessario che il proprietario-imprenditore sia in possesso di capitali di esercizio sufficienti, conoscenze tecniche adeguate e che possegga capacità direttive.

In coerenza a quanto espresso, il sostegno nell’ambito del presente intervento è destinato ad investimenti che migliorino le prestazioni e la sostenibilità globali dell'azienda agricola. La tipologia di intervento è attivabile su tutto il territorio regionale, essa sostiene gli investimenti a livello aziendale finalizzati a rendere più efficiente l’uso dell’acqua in agricoltura, attraverso interventi che incidono sul sistema di accumulo, di distribuzione e di irrigazione. L’intervento concorre: alla razionalizzazione ed al controllo dell’uso della risorsa idrica a fini irrigui; a migliorare l’adattamento degli effetti dei cambiamenti climatici nell’utilizzo della risorsa idrica. L’intervento risponde direttamente ai fabbisogni richiesti, in quanto sostiene l’uso più efficiente della risorsa idrica utilizzata a scopi irrigui (sia in termini di fonti e sistemi di approvvigionamento che di riduzione dei consumi), ed allo stesso tempo, aumenta la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici nell’ambito degli impatti attesi sulla gestione delle risorse idriche.

L’intervento, ipotizzato in un area a coltivazione arborea o arbustiva, contribuisce direttamente agli obiettivi dello sviluppo rurale e produce effetti indiretti sulle focus area. Gli investimenti nell’irrigazione saranno attuati in coerenza con gli indirizzi della Direttiva 2000/60/CE, in attuazione delle disposizioni del Piano di Gestione delle Acque approvato con DDPC del 10 aprile 2013, notificato alla Commissione europea, in fase di aggiornamento/riesame (Piano di Gestione Acque ciclo 2015-2021). Gli investimenti dovranno implicare un aumento della superficie irrigua e non dovranno insistere su corpi idrici in condizioni non buone nel pertinente piano di gestione del bacino idrografico, per motivi inerenti alla quantità d’acqua.

Il percorso metodologico è articolato in quattro fasi:

- Declinazione del campo di applicazione attraverso la definizione dei parametri tecnici degli investimenti (tipi di frutteti, sesti di impianto). L’output di questa fase è una lista degli investimenti per i quali procedere al calcolo dei costi standard.

- Definizione puntuale dei fabbisogni tecnici per ciascun investimento. L’output è stato una lista e relativa quantificazione delle voci di spesa (attività e input) necessarie.

- Analisi di mercato per la valutazione del prezzo delle voci di spesa, alimentata da dati raccolti ad hoc (confronto tra preventivi raccolti a livello nazionale e regionale) e da altri dati oggettivi e fonti normative (prezzari, dati ISTAT, stampa e siti internet specializzati). L’output dell’analisi di mercato è stata la definizione dei costi unitari per voce di spesa.

- Calcolo delle unità di costo standard e compilazione delle Tabella di costi standard.

Fonte: redazione

Per quanto riguarda, invece, procedimenti atti a valorizzare le possibili tipologie di intervento pubblico a sostegno di un progetto al fine di ottenere un miglioramento sulla convenienza possiamo di seguito aprire una parentesi esplicativa, prima di giungere a definire vere e proprie strategie.

Si parla oggi sempre più frequentemente di risparmio, di uso oculato, di uso razionale e di salvaguardia quantitativa della risorsa idrica, tutti termini che convergono nella necessità di porre maggiore attenzione nell’uso dell’acqua. L’argomento interessa ovviamente anche l’agricoltura, il settore che assorbe la maggiore quantità d’acqua. Un insieme di strategie che se integrate tra loro permettono, nel complesso, il conseguimento di buoni risultati. L’applicazione di modalità di risparmio idrico non implica necessariamente irrigazioni insufficienti per il raggiungimento della massima resa, ma una gestione dell’acqua capace di far avere una migliore efficienza, rendendo massime le rese con minori quantitativi d’acqua. Normalmente all’irrigazione, o meglio al suo abuso, vengono addebitati alcuni effetti negativi sull’ambiente, riconducibili essenzialmente a:

  • Impatto sui corsi idrici naturali con danni alla flora ed alla fauna e alla qualità dell’acqua;
  • Rilascio di elementi nutritivi nelle acque superficiali e profonde (in caso di volumi eccessivi rispetto alle necessità);
  • Abbassamento del livello delle falde;
  • Indisponibilità della risorsa per altri usi alternativi;
  • Incremento dei consumi energetici;

Questi effetti negativi non sono strettamente riconducibili alla tecnica irrigua, ma esclusivamente ad un prelievo esagerato o ad un uso sbagliato ed improprio.

L’irrigazione è una pratica indispensabile per l’agricoltura, ma da impiegare secondo una precisa programmazione ed equilibrio delle disponibilità d’acqua presenti sul territorio, secondo norme agronomiche e tecnologiche capaci di conferire alla tecnica la migliore efficienza possibile.

Le strategie sono numerose, molto articolate e connesse tra loro:

Traccia svolta Agraria 2019
Traccia svolta Agraria 2019 — Fonte: istock
  1. Tecniche di aridocoltura

Nel termine aridocoltura possono essere comprese tutte quelle tecniche capaci di conservare la risorsa idrica: incrementando l’accumulo di acqua nel suolo, limitando le perdite per evaporazione e ruscellamento, scegliendo specie varietà e portinnesti capaci di sfruttare meglio l’acqua meteorica ed irrigua. Ad esempio, è stato rilevato che un’aratura profonda seguita da discrete piovosità, determina un accumulo di circa 50 mm d’acqua in più rispetto ad un suolo soggetto a minima lavorazione o pacciamato, e 100 mm in più (1000 m3 d’acqua per ettaro) rispetto al suolo non lavorato.

  1. Scelta e gestione delle colture

Per la migliore ed oculata utilizzazione delle risorse idriche, la scelta delle colture è uno dei fattori da tenere in massima considerazione. Nell’agricoltura mediterranea non irrigua, infatti, gli ordinamenti colturali sono tutti indirizzati a privilegiare le specie capaci di sfruttare al meglio le risorse idriche naturali: il frumento e le altre specie a ciclo autunno - primaverile sono le più frequenti per la loro capacità di sfruttare le piogge invernali e maturare prima del periodo di aridità estiva. Le altre colture vengono scelte tra quelle dotate di maggiore adattabilità a situazioni di siccità spesso perché hanno radici profonde ed espanse capaci di prendere l’acqua dagli strati più profondi. Negli ambienti più favoriti ed irrigui si ha, viceversa, una grande elasticità nelle scelte colturali. La necessità di adottare criteri di uso oculato dell’acqua indirizza verso specie che, pur determinando un risparmio idrico, non deprimano la redditività e la competitività dell’azienda.

  1. Irrigazione e bilancio idrico

Una delle maniere più efficaci per evitare di sprecare acqua è quella di irrigare le colture in base alle reali esigenze della pianta e nel giusto momento. Le irrigazioni decise sulla base di semplici osservazioni della coltura e del terreno, portano spesso ad uno spreco d’acqua. Viceversa, una precisa valutazione dei volumi d’acqua di irrigazione e dell’esatto momento di intervento irriguo, rendono l’uso dell’acqua molto efficiente, minimizzando i volumi necessari per il raggiungimento delle migliori produzioni. La ricerca irrigua ha individuato nel calcolo del bilancio idrico delle colture durante la stagione di coltivazione, il metodo più preciso, economico e semplice: la quantità d’acqua irrigua è, infatti, quella necessaria a colmare la differenza tra l’acqua consumata dalle colture per evapotraspirazione e quella che giunge alle piante con le piogge e dalle falde superficiali, per risalita capillare nel terreno. Pur preciso, il bilancio idrico ha il limite nella laboriosità delle misurazioni e dei calcoli poco adatti, specialmente nei periodi di massimo lavoro, nell’azienda agricola. Per venire incontro a tali necessità, l’ANBI (Associazione Nazionale delle Bonifiche delle Irrigazioni e dei Miglioramenti Fondiari) con la collaborazione dei Consorzi di Bonifica, fornisce il attraverso un portale dedicato il Servizio IRRIFRAME: il portale offre servizi funzionali ad indicare agli agricoltori il preciso momento di intervento irriguo ed il volume di adacquata, basandosi su dati del bilancio idrico suolo/pianta/atmosfera e sulla convenienza economica dell’intervento irriguo.

  1. Metodi e sistemi irrigui.

Le attrezzature e le modalità adottate per l’irrigazione delle colture sono numerose e molto diverse tra loro ma solo il raggiungimento della più elevata efficienza di distribuzione d’acqua alle colture, permette di conseguire un’economia nell’uso dell’acqua. Nella realtà di campo, non tutte le colture sono, per esempio, utilmente irrigabili per aspersione, e per molte altre è difficile o antieconomico passare all’irrigazione a goccia. Inoltre, sistemi altamente efficienti - come quelli in pressione ad aspersione ed a goccia - sono spesso adoperati male ed impropriamente, con perdite di efficienza e di acqua. Per venire incontro a tali esigenze, è stato sviluppato TECNIRRI: un insieme di programmi di calcolo che consentono agli utenti di orientarsi verso l’adozione di impianti dotati di buone caratteristiche qualitative e di elevata omogeneità di distribuzione. 

  1. Riuso irriguo delle acque reflue

Nei Paesi molto aridi e poco dotati di risorse idriche, l’acqua scaricata dai depuratori civili viene spesso nuovamente impiegata in irrigazione, trasformando quello che è un rifiuto in una nuova risorsa utile al sostegno dell’agricoltura locale. L’utilizzo delle acque reflue trova tuttavia i suoi limiti nelle giuste precauzioni che occorre avere nei confronti di un’acqua imperfetta e potenzialmente capace di arrecare problemi all’uomo, alle colture, al terreno ed agli impianti irrigui. Nel 2003 è stato emanato un Decreto Legge (n. 185), che stabilisce le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue, allo scopo di limitare il prelievo delle acque superficiali e sotterranee, riducendo l'impatto degli scarichi sui fiumi e favorendo il risparmio idrico, mediante l'utilizzo multiplo delle acque di depurazione. Secondo il Decreto il riutilizzo deve avvenire in condizioni di sicurezza ambientale, evitando alterazioni agli ecosistemi, al suolo ed alle colture, nonché rischi igienico-sanitari per la popolazione.

SECONDA PARTE

  1. Con riferimento al progetto predisposto nella prima parte, il candidato illustri le possibili procedure di valutazione dell’impatto ambientale dell’intervento ipotizzato.

 

E’ possibile fornire una valutazione dell’impatto, già previsto in termini economici, nell’aspetto sociale ed ambientale.

Prendendo come riferimento la Regione del Veneto, con il Piano di Sviluppo Rurale si propone di conseguire l’obiettivo globale del consolidamento dell’attività agricola nelle aree rurali, perseguendo nel contempo una maggiore sostenibilità ambientale dei processi produttivi ed una più profonda coesione sociale fra le popolazioni ivi residenti. Queste finalità sono perseguite prioritariamente con il rafforzamento della capacità competitiva della rete di imprese agricole ed agroindustriali, con una più stretta integrazione tra le diverse attività economiche presenti nel territorio rurale ed, infine, con la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e del paesaggio rurale.

Tutta la strategia del piano è imperniata sulla valorizzazione del ruolo multifunzionale dell’agricoltura, che è destinata a svilupparsi secondo tre assi di intervento, ognuno dei quali concorre al raggiungimento dell’obiettivo globale di piano, attraverso il perseguimento di obiettivi specifici ed operativi.

Tre sono gli obiettivi specifici:

  1. Miglioramento della competitività e dell’efficienza del sistema agricolo e agroindustriale mediante l’ammodernamento e la razionalizzazione del sistema;
  2. Sostegno integrato del territorio e sviluppo delle comunità rurali;
  3. Multifunzionalità dell’agricoltura e salvaguardia e tutela dell’ambiente e del paesaggio rurale. Questi costituiscono gli obiettivi globali dei rispettivi assi di intervento che prevedono obiettivi secondari o sotto-assi e degli obiettivi operativi che saranno conseguiti attraverso la implementazione delle misure da attuarsi nell’arco del periodo di piano (anno di riferimento).

Le ricadute globali possono essere valutate a tre diversi livelli: economico, sociale ed ambientale. Ciascun livello, ovviamente, risulta strettamente interrelato e, dal punto di vista sistemico, ciascun asse forma un insieme di interventi dotato di una propria coerenza interna, ma al tempo stesso, integrato con gli altri assi d’intervento, formando un tutto organico. L’obiettivo globale relativo alla competitività viene perseguito mediante interventi sulle imprese agricole ed agroindustriali che si ripercuotono sull’intera economia del territorio rurale. La variazione del livello di sviluppo dell’economia rurale, a sua volta, si riflette sulle imprese agricole e, quindi, da un lato sul sistema ambiente, e dall’altro sul sistema sociale. Analogamente, l’obiettivo globale relativo al secondo asse (sostegno integrato del territorio e sviluppo delle comunità rurali), finalizzato al miglioramento della coesione sociale in ambiente rurale, viene perseguito mediante interventi che mirano ad infittire e consolidare l’intreccio economico fra attività agricole ed extra agricole favorendo, da un lato, la formazione di imprese familiari plurireddito, dall’altro, la valorizzazione locale delle produzioni nell’ambito delle rispettive filiere. Infine, l’obiettivo relativo al sistema ambiente viene raggiunto mediante interventi sui processi di produzione dei beni agricoli e dei servizi ambientali, con positivi effetti sulla qualità dell’ambiente rurale. Il miglioramento della qualità dell’ambiente, si riflette a sua volta sulla qualità delle risorse a disposizione dell’agricoltura, concorrendo quindi ad una più ampia valorizzazione del sistema economico e sociale nel suo complesso. Questo insieme di interventi ha un evidente impatto sulla competitività del settore e sull’integrazione ambientale delle attività economiche e concorrono alla tenuta del tessuto socio-economico del territorio.

Al fine di fornire una valutazione compiuta degli impatti economici ambientali e sociali attesi con il piano vanno valutati sia gli effetti attesi da ciascun asse, in termini economici, sociali ed ambientali, sia il loro effetto sinergico sulla coerenza e stabilità del sistema nel suo complesso.

  1. Cosa si intende con biodiversità? Il candidato proponga qualche esempio relativo al territorio preso in esame nella prima parte, spiegando quali potrebbero essere i principali interventi per difenderne la biodiversità.

Le principali minacce alla biodiversità delle acque interne e ai servizi ecosistemici derivanti possono essere così riassunte:

- l’alterazione morfologica e fisica dovuta alla canalizzazione dei corsi d’acqua, alla costruzione di infrastrutture idrauliche, dighe e sbarramenti, alle operazioni di dragaggio, al cambiamento d’uso del suolo e all’urbanizzazione delle aree perifluviali e peri acquali; ß la perdita e la degradazione degli habitat a causa della crescita demografica e dell’aumento dell’uso della risorsa idrica;

- l’uso non sostenibile delle risorse idriche con un prelievo crescente e incontrollato di acqua dolce per uso umano e per attività produttive (agricoltura, industria, idroelettrico, acquacoltura, ecc.);

- l’inquinamento dovuto all’eccessivo carico di inquinanti e di nutrienti;

- l’introduzione di specie alloctone invasive accidentale o volontaria in acquacoltura o per controllo biologico che provoca competizione con le specie autoctone, alterazione della produttività del ciclo dei nutrienti, e perdita di integrità genetica;

- l’impatto dei cambiamenti climatici che incidono su tutto il ciclo idrologico, con evidenti conseguenze sulle zone umide costiere, quali l’innalzamento del livello del mare, i fenomeni di salinizzazione, i cambiamenti del regime idrico dei fiumi e del trasporto dei sedimenti.

Pertanto vengono identificati i seguenti obiettivi specifici da conseguire entro il 2020:

  1. proteggere e preservare gli ecosistemi delle acque interne a scala di bacino idrografico, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, laddove possibile, promuoverne il ripristino, per garantirne vitalità e funzionalità e la produzione dei servizi ecosistemici che da essi derivano, principalmente per l’alimentazione e il rifornimento idrico ma anche per la loro capacità di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici;
  2. garantire l’integrazione delle esigenze di conservazione della biodiversità degli ecosistemi delle acque interne e dei relativi servizi ecosistemici nelle politiche economiche e di settore, rafforzando la comprensione dei benefici derivanti e dei costi della loro perdita;
  3. garantire l’uso sostenibile dei sistemi idrici (acqua, sedimenti, biota), attraverso una pianificazione integrata che preveda l’armonizzazione degli usi concorrenti, associati alle numerose attività antropiche legate alle acque interne;
  4. migliorare la conoscenza dello stato complessivo dei sistemi acquatici, per comprendere gli effetti degli impatti derivanti dalle attività umane e dai cambiamenti climatici sui sistemi fisici e sui processi biologici ad essi associati;
  5. contenere la pressione antropica sulle acque interne esercitata dalla domanda turistica anche attraverso la diversificazione della stagionalità e delle modalità di fruizione.

Sulla base dell’analisi delle principali minacce alla biodiversità delle acque interne e degli obiettivi di questa area di lavoro, vengono identificate le seguenti priorità d’intervento:

  1. assicurare il raggiungimento e il mantenimento dello stato ecologico “buono” per i corpi idrici superficiali e sotterranei
  2. assicurare la piena operatività dei Piani di Bacino Distrettuali e dei Piani di tutela delle acque;
  3. rafforzare la tutela degli ecosistemi acquatici, sviluppando le opportune sinergie
  4. ridurre in modo sostanziale gli impatti sugli ecosistemi acquatici diminuendo l’incidenza delle fonti di inquinamento puntuali, diffuse e gli effetti dell’inquinamento atmosferico;
  5. potenziare l’attività conoscitiva in materia di tutela delle acque, attraverso l’ottimizzazione delle reti di monitoraggio meteo-idro-pluviometriche e freatimetriche, non solo per la gestione del rischio idrogeologico, idraulico e di siccità, ma anche per valutare la disponibilità della risorsa idrica superficiale e sotterranea; l’attività conoscitiva va estesa anche alle pressioni sulle risorse (es. prelievi, restituzioni, ecc.) al fine della stima del bilancio idrico;
  6. razionalizzare l’uso delle risorse idriche, attraverso la regolamentazione delle attività e delle procedure in ordine al regime concessorio del bene acqua e il controllo delle captazioni illecite e delle dispersioni dovute al malfunzionamento della rete di distribuzione, valutando, sulla base di un’analisi costi/benefici, la risorsa che, a scala di bacino, può essere utilizzata senza compromettere i servizi ecosistemici;
  7. sostenere azioni finalizzate a migliorare l’efficienza di utilizzo delle risorse idriche per le attività produttive e il riutilizzo dei reflui depurati per gli usi compatibili in tutti i settori, promuovendo il risparmio idrico e progetti finalizzati alla definizione delle migliori pratiche tecnologiche per il trattamento delle acque potabili e per l’abbattimento degli inquinanti naturali sovrabbondanti;
  8. ridurre gli interventi di regimazione ed alterazione dell’idro-morfologia dei corsi d’acqua, ripristinando il più possibile le connessioni dei corpi idrici e dei relativi ecosistemi, al fine di favorire le specie ittiche migratrici e le specie che utilizzano i corpi idrici e gli habitat associati per i loro spostamenti abituali;
  9. promuovere le attività di informazione sul valore della risorsa idrica, sul diritto di accesso e sulla necessità del risparmio idrico;
  10. promuovere la conservazione di corpi idrici di alto pregio, attraverso il recupero di zone umide, il ripristino di fiumi a meandri, e il mantenimento di corpi idrici seminaturali;
  11. promuovere la corretta programmazione degli interventi irrigui, privilegiando le produzioni tipiche mediterranee;
  12. applicare il divieto d’introduzione di specie aliene invasive nei corpi idrici;
  13. sostenere i settori del pescaturismo e in particolare dell’ittiturismo, che promuovono, oltre alle finalità ricreative e culturali, la corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e delle risorse ittiche mediante ad esempio la creazione di reti interregionali di località destinate a tali attività.

Video: come si fa un tema sull'ambiente