Tema svolto sul conflitto tra Oriente e Occidente

Tema svolto sul conflitto tra Oriente e Occidente A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Conflitto tra oriente e occidente: differenze, caratteristiche della filosofia orientale e occidentale, confronto tra uomo orientale e uomo occidentale

1Conflitto tra Oriente e Occidente: tema svolto

Con l'avvento della globalizzazione, parlare di Oriente e Occidente come entità distinte sta perdendo significato
Con l'avvento della globalizzazione, parlare di Oriente e Occidente come entità distinte sta perdendo significato — Fonte: istock

Esiste una comune linea di pensiero per la quale a Lepanto, nel 1571, la sconfitta della flotta dell’Impero ottomano da parte degli alleati della Lega Santa significò la salvezza del cristianesimo e dell’Europa dall’invasione islamica. Se questo è vero dal punto di vista psicologico, in quanto era quello il primo importante successo contro l’avanzata turca, molto meno vero lo è dal punto di vista materiale, in quanto la Sublime Porta continuò la propria espansione e, ancora cento anni dopo, si trovava ad assediare la città di Vienna.  

Vi è però nell’episodio della battaglia di Lepanto e delle sue conseguenze, in termini politici, geopolitici e religiosi, un nodo cruciale nell’interpretazione del rapporto tra Oriente e Occidente, ossia quello per il quale il dialogo tra queste due “entità” astratte – che, come vedremo, non sono poi così nettamente distinguibili – sembra poter passare solo attraverso lo scontro e i concetti di conquista o dominio, senza possibilità di estendere alla gran maggioranza delle persone una lettura più fedele della realtà dei fatti e degli eventi.  

Insomma, da occidentali l’Oriente possiamo apprezzarlo per le sue filosofie, per il rapporto dei suoi uomini con la natura, per le contaminazioni artistiche che ancora oggi fanno bella mostra di sé in alcune tra le principali capitali europee – si pensi alle moschee di Roma, di Londra, di Parigi o di Amsterdam – ma non possiamo, o forse non vogliamo, accettarne l’esistenza tout court, in quanto propone un modello di vita che ci appare lontanissimo dal nostro.  

2Incontro tra Oriente e Occidente

Candele dopo la strage di Charlie Hebdo del 2015
Candele dopo la strage di Charlie Hebdo del 2015 — Fonte: ansa

Ora, in questo discorso fondamentale è la narrazione di cosa avviene quando si incrociano culture e personaggi di queste ultime così, quanto meno in apparenza, distanti tra loro: se la narrazione è piatta, tutto si ridurrà ad una semplice riproposizione del superficiale e in definitiva errata sintesi del tipo Occidente-buono/Oriente-cattivo.

Se la narrazione prova ad addentrarsi nel merito di cosa sia quello che stiamo vivendo oggi come momento storico, rischia di perdere di vista lo sguardo d’insieme, pur restituendo maggior coerenza al tutto (vedi il tentativo di leggere la strage islamista di Charlie Hebdo del gennaio 2015 dal punto di vista di una più generale, e di “eterno ritorno” nella storia, lotta tra iconoclasti e iconoduli); quale, quindi, la soluzione? Proviamo a partire da un interessante spunto. 

2.1Orientalismo

C’è una parola, Orientalismo, formulata dallo scrittore palestinese Edward Said (Orientalism, 1978) che ben descrive alcune dinamiche dei rapporti tra Oriente e Occidente: la cultura europea ha dominato quella orientale a partire dalla determinazione della sua immagine, indicando in lei la sede dell’esotico, del lontano, del diverso. Il viaggio in Oriente significava, e probabilmente significa ancora oggi, andare in una terra sconosciuta, fuori da ogni normalità, con leggi diverse e forse inconcepibili. Tuttavia è lapalissiano dire che Oriente e Occidente non esistono in senso assoluto.   

La grande Moschea di Cordoba, esempio di arte islamica in Spagna
La grande Moschea di Cordoba, esempio di arte islamica in Spagna — Fonte: getty-images

Scrive Edward Said:   

Muovo dall’assunto che l’oriente non sia un’entità naturale data, qualcosa che semplicemente c’è, così come non lo è l’Occidente. Dobbiamo prendere molto sul serio l’osservazione di Vico che gli uomini sono gli artefici della loro storia, e che ciò che possono conoscere è quanto essi stessi hanno fatto, per trasporla su un piano geografico: quali entità geografiche e culturali, oltre che storiche, “Oriente” e “Occidente” sono il prodotto delle energie materiali e intellettuali dell’uomo. Perciò, proprio come l’Occidente, l’Oriente è un’idea che ha una storia e una tradizione di pensiero, immagini e linguaggio che gli hanno dato realtà e presenza per l’Occidente. Le due entità geografiche si sostengono e in una certa misura si rispecchiano vicendevolmente. (E. Said, Orientalismo, p. 13)  

2.2Differenza tra uomo orientale e uomo occidentale

In questo senso, tutto è divenuto relativo al processo storico. L’uomo per antonomasia, senza nessuna particolare aggettivazione, è diventato il maschio bianco occidentale. Una categoria specifica (il bianco) all’interno di una categoria altrettanto specifica e minoritaria (occidentale), per di più con l’evidente, almeno agli occhi di un contemporaneo, questione del genere sessuale (maschio), considerando il fatto che per secoli la condizione della donna in Europa non è stata né idilliaca nè particolarmente più apprezzabile di quella della donna orientale. 

Da qui, da questa arbitraria coscienza geopolitica, è nato l’Oriente per come lo intendiamo anche oggi – si badi bene, ancora una volta, in quanto filtrato da sguardo occidentale: un mondo molto più vicino di quanto crediamo, ma che riteniamo lontano. Se scaviamo nella storia, osserviamo che Oriente e Occidente sono stati, come detto, molto spesso in conflitto. 

Possiamo in questo senso rileggere la mitica guerra di Troia, sullo stretto dei Dardanelli, che ha visto impegnare una Grecia considerata come culla del mondo e della civiltà occidentale; in questo senso possiamo leggere le guerre persiane raccontateci da Erodoto; e su questa falsariga potremmo arrivare alle invasioni degli arabi in Spagna, alle Crociate, alla caduta di Costantinopoli, ecc. Questa visione però risente sempre dello stesso vulnus: l’interpretazione della storia come flusso continuo avente una sola matrice, quella occidentale.  

A proposito di ciò, recentemente è uscito un libro di Anthony Pagden, docente di Storia e Scienza Politica all’Università della California, dal titolo Mondi in guerra, 2500 anni di conflitto tra Oriente e Occidente. In queste pagine l’autore ripercorre a volo d’aquila tutte le guerre che hanno coinvolto queste due entità, soffermandosi su alcuni eventi epocali che vedono nell’ingresso dell’America negli affari mediorientali il punto di non ritorno di questo conflitto, per quella che continua ad essere una convivenza davvero difficile per questi due mondi.  

Dice Edward Said:  

L’Oriente non è solo adiacente all’Europa; è anche la sede delle più antiche, ricche, estese colonie europee; è la fonte delle sue civiltà e delle sue lingue; è il concorrente principale in campo culturale; è uno dei più ricorrenti e radicati simboli del Diverso. E ancora, l’Oriente ha contribuito, per contrapposizione, a definire l’immagine, l’idea, la personalità e l’esperienza dell’Europa (o dell’Occidente). Nulla, si badi, di questo Oriente può dirsi puramente immaginario: esso è una parte integrante della civiltà e della cultura europee persino in senso fisico. (E. Said, Orientalismo, p. 8)  

3L'Occidente e la paura dell'Integralismo islamico

L'arte islamica in Europa è uno degli esempi più evidenti di incontro fra Oriente e Occidente
L'arte islamica in Europa è uno degli esempi più evidenti di incontro fra Oriente e Occidente — Fonte: istock

Nonostante tutti gli sforzi di conquista dell’Occidente, l’Oriente ha sempre mantenuto una sua identità e fisionomia ben precise. Eppure chi ha sofferto di più l’ingerenza del modello occidentale, magari per la paura di essere cancellato culturalmente e politicamente, soprattutto per gli effetti dirompenti della globalizzazione, risulta essere proprio il Medio Oriente.  

Dal punto di vista dell’ingerenza occidentale negli abiti e nei territori del mondo arabo, ad esempio, si pone la fondamentale questione della religione musulmana, che nello stesso Medio Oriente è radicata da secoli, ma che non è certamente l’unica - si pensi al delicatissimo e complesso problema della questione palestinese, legato alle politiche d’Israele, stato per antonomasia a maggioranza ebraica.  

3.1Terrorismo islamico

Il terrorismo islamico appare da un punto di vista ideologico come un tentativo estremo di scardinare il modello di vita dell’uomo occidentale. Si tratta però di un discorso complesso, e a tratti pericoloso, culturalmente parlando. Concentrandoci su questo aspetto, ossia sullo scontro ideologico tra il modello cristiano-europeo e quello mediorientale-islamico, potremmo ritenere che l’Islam stia vivendo un periodo in cui la parte moderata e aperta al nuovo non sente ancora la capacità di alzare la propria voce per creare un dialogo pacifico mirante alla convivenza, mentre la parte estremista, incarnata dall’Isis, urla ovunque l’obiettivo di una nuova guerra santa, nel contesto di un Medio Oriente tradizionalista e poco incline ai cambiamenti, il quale si sente minacciato dalla cultura occidentale. 

Semplificando si potrebbe dire questo: l’estremismo islamico è il pervicace tentativo di resistenza a un modello sentito non proprio che, di rimbalzo, ha creato l’esigenza di reazione a oltranza e di annullamento di qualunque dialogo. 

3.2Differenza tra Islam e integralismo islamico

Accusare di radicalismo i terroristi che giustificano la propria violenza in nome della religione, e pretendere che da questo radicalismo prendano le distanze gli islamici “moderati”, significa fare propria esattamente la visione dello jihadista, dell’estremista, del radicale: il quale vuole spazzare via tutto ciò che non rientra nei propri limitati schemi mentali, individuando il suo primo nemico nel musulmano “all’acqua di rose”, non integralmente fedele al Corano

Questa è una distorsione ulteriore del discorso: abbiamo enorme difficoltà a comprendere il mondo orientale, e quando ci sforziamo di farlo spesso siamo “vittime” del messaggio dei terrorismi, non riuscendo a vederne altri che siano propagandati con uguale forza. Ma l’Islam non ha il corrispettivo di un Papa che parli a nome della propria intera comunità, e in fondo prendersela con un intero popolo di religiosi per quanto viene fatto da pochi estremisti di esso (militarmente insignificanti, capaci di acquisire importanza solo nella misura in cui viene dato loro spazio nella comunicazione quotidiana) equivale a chiedere ad ogni cristiano norvegese di prendere le distanza o scusarsi per la strage compiuta dal fanatico cristiano Anders Breivik, tra Oslo e Utøya nel 2011. 

4Guerre di religione in Medio Oriente

L'avvento del'ISIS ha destabilizzato gli equilibri politico-sociali del mondo
L'avvento del'ISIS ha destabilizzato gli equilibri politico-sociali del mondo — Fonte: ansa

E’ certamente vero, inoltre, che nel Medio Oriente la guerra di religione sia ancora di terribile attualità - si pensi anche solo all’esodo dei Cristiani dall’Iraq (e dal Medio Oriente, in generale), che fuggono per non essere uccisi, situazione tanto più grave se si considera che – non bisogna scordarselo – la religione cristiana nasce proprio in Medio Oriente, in Palestina, e ha lì le sue più antiche comunità  – ma, in nome di questo, sarebbe un “bug” altrettanto grave dimenticare che la stragrande maggioranza di vittime del terrorismo islamico sono persone di religione musulmana.  

Cercare quindi di dare uno spunto interpretativo a una situazione tanto complessa rischia di essere davvero complicato: sono troppe gli eventi e i fattori da tenere a mente. Non è possibile parlare di una situazione pacifica col Medio Oriente, perché non è così, e anche la storia sembra insegnarcelo, ma a tratti non sembra possibile nemmeno parlare di Medio Oriente, come fosse un’entità geografica capace, di per sé, di assorbire le tante diverse situazioni e contraddizioni al suo interno.

Non mancano situazioni di vita quotidiana in cui pure, in verità, spesso e volentieri gli appartenenti a religioni diverse riescono a convivere in pace e in dialogo, riconoscendosi gli uni gli altri come “uomini” prima ancora che come fedeli, in un ambito che fa comunque certamente meno notizia rispetto all’attentato rivendicato dai gruppi jihadisti, ora Al Quaeda, ora Isis, ecc. 

Diverso il caso dell’Oriente più lontano, di certo perché, da europei, non siamo stati in guerra con loro e non l’abbiamo colonizzato

5La guerra continua tra Oriente e Occidente

Dall'epoca delle Crociate, le guerre di religione fra Oriente e Occidente si sono susseguite nei secoli
Dall'epoca delle Crociate, le guerre di religione fra Oriente e Occidente si sono susseguite nei secoli — Fonte: getty-images

Possiamo definire quello tra Oriente e Occidente, in senso pessimistico e apocalittico, un rapporto di guerra continua? Certo, in questo modo dovremmo evitare di affrontare le contraddizioni di un Occidente formalmente in lotta col terrorismo arabo, ma che poi non si pone problemi a fare ricchi affari con chi quel terrorismo lo finanzia (vedi il rapporto, perennemente ambiguo, tra Usa e Arabia Saudita); e certo, in questo senso potremmo limitare lo sforzo di comprensione dell’altro, del diverso. 

E però, così facendo, finiremmo per avvalorare comportamenti, ragionamenti e tesi altrettanto estreme, che pure hanno trovato il loro ingresso nel dibattito pubblico europeo per mezzo delle parole di alcuni importanti personaggi di cultura: si pensi, per quanto riguarda l’Italia, agli ultimi anni di vita di Oriana Fallaci e al suo La rabbia e l’orgoglio, successivo agli attentati dell’11 settembre 2001, o si veda il seguente passo, in cui persino un uomo di cultura come il grande politologo Giovanni Sartori, recentemente scomparso, si abbandona a commenti sprezzanti:   

«Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo». Perché? «Perché l'Islam che negli ultimi venti-trent'anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo

Oriana Fallaci
Oriana Fallaci — Fonte: ansa

Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo». «(…) L'Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq».

Si dice che il contatto tra civiltà diverse sia un arricchimento per entrambe. «Se c'è rispetto reciproco e la volontà di convivere sì. Altrimenti non è un arricchimento, è una guerra. Guerra dove l'arma più potente è quella demografica, tutta a loro favore». (Intervista di Luigi Mascheroni a Giovanni Sartori su ilfoglio.it, 17/01/2016) 

Oppure potremmo usare la parola conflitto al posto di guerra: sarebbe il segno di un rapporto tra due entità che la storia ha reso diametralmente opposte e che non riescono a trovare un punto di dialogo, pur cercandolo, pur essendo tese – inevitabilmente – l’una verso l’altra. Il conflitto, infatti, ha in sé qualcosa di positivo e non solo di negativo: un contatto, uno scambio, un essere costretti a fare i conti con le idee e la visione del mondo altrui. 

A proposito di questo, e a conclusione di questi ragionamenti, ricordando che non è possibile, e nemmeno sarebbe corretto dal punto di vista filologico, ridurre ogni questione allo scontro tra cristianesimo e islamismo – come pure vogliono far credere sia possibile politici prezzolati e commentatori da salotto televisivo - riportiamo le parole di Rania al Baz, giornalista saudita che, con coraggio, parlò della violenta aggressione perpetrata nei suoi confronti dal marito, offrendo un fondamentale spunto di pensiero: non è la religione a fare dell’uomo una belva.

Con la globalizzazione, l'Oriente e l'Occidente si incontrano sempre più spesso nella vita quotidiana e nel business
Con la globalizzazione, l'Oriente e l'Occidente si incontrano sempre più spesso nella vita quotidiana e nel business — Fonte: istock

Essa ne è solamente l’occasione, la cassa di risonanza di demoni privati che nulla hanno a che fare col messaggio religioso. Se lo vogliamo, quindi, il dialogo è possibile: mettendoci in gioco tutti, dimenticando pronomi come “noi” e “loro”.  

Coloro che si trincerano dietro l'Islam per giustificare un'azione del genere mentono; coloro che pensano sinceramente – e ce ne sono – che il Corano incoraggi tali pratiche, sbagliano. È una faccenda di mentalità maschile, niente di più. Il Profeta ha insegnato l'amore, non certo l'odio che oggi viene propagato da alcuni dei suoi zelatori. 

L’Oriente vuol dire cultura in quanto ricerca dell’io pensante.

Tiziano Terzani

6Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: