Tema sulle fake news: definizione, esempi, fake news storiche, svolgimento

Tema sulle fake news: definizione, esempi, fake news storiche, svolgimento A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Cosa sono le fake news? Come svolgere un tema sulle fake news per la scuola; esempi di fake news storiche e di attualità, scaletta, svolgimento e conclusione

1Tema sulle Fake News: riflessione iniziale

Fake news? Perché esistono e a chi servono?
Fake news? Perché esistono e a chi servono? — Fonte: istock

Se non sai niente dell’argomento, ti conviene leggere qualcosa in proposito, ma stai attento a non incappare a tua volta in false informazioni: sarebbe il colmo. Dopo che ti sei informato (tranquillo, del materiale lo troverai anche qui), facciamo un brainstorming. Ti guido io: provo a procedere per sinapsi e giustapposizioni. Scrivo tutto ciò che mi viene in mente su questo argomento. Fai anche tu così. Ti offro un esempio qui sotto e, se non le conosci, leggi prima le regole per scrivere un buon tema di Italiano, punteggiatura ed errori da non fare.

1.1Fake news: cosa sono?

Le bufale nella storia: la finta morte di Napoleone. In hoc signo vinces (il sogno di Costantino, famosa bufala della storia). Letteratura e false informazioni. Dalla disinformazione alla deformazione. Mussolini e il suo passato da giornalista. L’informazione globale – uno degli aspetti più intriganti della globalizzazione.

Il mondo dei social network: la notizia virale e il linciaggio mediatico. La macchina del fango. Manipolare l’informazione significa manipolare le coscienze: le forme del potere e il loro modo di comunicare. Deformare un’informazione per esaudire un’aspettativa nella massa. Anche l’odio razziale dipende in gran parte da questo modo di comunicare. Noi siamo ciò che sappiamo? La mancanza di uno spirito critico ci espone a dei rischi. Gli errori delle agenzie di stampa. Notizie infondate. La lotta per informare. Informare per resistere. Scandali e complotti. La disinformazione per gioco. La disinformazione per necessità di Stato. Complotti.

1.2Tema sulle fake news: scaletta

Puoi aggiungere tutto quello che vuoi, basta che sia inerente. Si potrebbero dire davvero tante cose, ma devi scegliere con cura il taglio che vuoi dare. Da questo brainstorming puoi selezionare i punti della scaletta che più ti interessano e su cui ti senti più forte. Il punto indiscutibile è che la disinformazione e le fake-news sono un fenomeno globale, strettamente legato alla globalizzazione. Se dovessi scegliere io ti direi di fare questa scaletta:  

  1. Introduzione;
  2. La base teorica delle fake news: perché esistono?
  3. Esempi dal passato;
  4. Esempi dall’attualità;
  5. Conclusioni.

2Fake news: definizione e storia

Una delle bufale storiche più famose? Quella della morte di Napoleone
Una delle bufale storiche più famose? Quella della morte di Napoleone — Fonte: ansa

Ragioniamo insieme. Cerchiamo di avere una panoramica generale del rapporto tra realtà e il suo racconto. Questo è il punto nevralgico da cui devi necessariamente partire.

2.1L'informazione nei secoli

L’informazione è un campo molto delicato che ha sempre creato timore nelle persone. Da una parte c’è la necessità di sapere cosa sta accadendo e perché, dall’altra ci si scontra con quel terreno labile che è la narrazione della realtà, per sua natura è fallace. Può “tendere ad” essere oggettiva, ma non esserlo al 100%. Pensiamo agli affabulatori del medioevo, quei cantastorie e novellatori che incantavano il pubblico con storie totalmente inventate che però sembravano vere e finivano con l’essere vere.

Tutta la letteratura, dopotutto, è un’immensa manipolazione della realtà. Pensa che già Boccaccio nell’apologia della quarta giornata del Decameron deve rispondere alla critica di aver deformato la realtà: Boccaccio dice con una certa supponenza che se i fatti non sono andati esattamente come dice lui, allora si portino gli originali. Una delle critiche contenute nel Decameron è proprio sulle false reliquie dei santi e sulle false storie e prodigi che circolavano su di esse (pensiamo alla famosa novella di Frate Cipolla).

2.2Fake news storiche

Ovviamente, non esistono più perché la vita non si ripete. Per questo, quando però il racconto della realtà si allontana troppo da ciò che è effettivamente accaduto, siamo davanti a un fenomeno complesso e in qualche modo labirintico. A chi dobbiamo credere? Quando fu raccontata la falsa morte di Napoleone, nel 1814, si scatenò una vera e propria reazione a catena che quasi portava al crollo della borsa di Londra.

Altra celebre bufala: il Sogno di Costantino
Altra celebre bufala: il Sogno di Costantino — Fonte: getty-images

Più indietro, pensiamo al famoso sogno di Costantino “In hoc signo vinces”: è una bufala, quasi certamente. Perché, allora, raccontarla? Le informazioni hanno sempre uno stretto rapporto con il potere, perché orientano la percezione della realtà delle persone. Quindi dietro un racconto distorto della realtà c’è sempre uno scopo preciso che ha a che fare con il controllo dell’opinione pubblica: si può affermare con certezza che il problema della disinformazione è direttamente proporzionale alla nascita dell’opinione pubblica e delle masse.

Perché la massa sia tale deve pensare all’unisono e provare le stesse sensazioni. Dare una pluralità di visioni di un dato fenomeno mina l’uniformità del pensiero. Ogni regime, intendendolo nel senso antico di imperium, ha bisogno di un’opinione pubblica compatta. La collettività ha un suo modo di reagire alle notizie, un suo modo di comportarsi. Va da sé che nelle stanze del potere occorre esercitare un costante controllo sul modo di raccontare la realtà

Facciamo un passo indietro. Chi ha cominciato a raccontare bufale nella storia?

All’inizio sono stati i sofisti. Ti propongo la lettura di questo brano (leggermente adattato solo per renderlo adatto a questo uso) tratto da un bel blog di filosofia, manipolazione.worpress.com. Ho evidenziato in neretto alcuni punti importanti.   

I sofisti, per la prima volta nella storia, portarono la retorica ad essere la disciplina più importante. Attraverso la retorica, l’arte di argomentare e persuadere, si riesce ad avere ragione sull’altro. Va ricordato che i sofisti non cercavano di far passare il falso per vero o viceversa. I sofisti cercavano piuttosto di “creare” la verità attraverso la manipolazione delle opinioni. Se la verità non è più un concetto che si pone al di là dell’individuo, ma è qualcosa di strettamente relativo all’individuo, di conseguenza è sulle opinioni degli individui che bisogna lavorare per orientarle a proprio vantaggio e avere quindi la vittoria di un argomento sull’altro. I sofisti ebbero la grande intuizione di capire che è la manipolazione delle opinioni personali che garantisce il potere, non l’aderenza a valori comuni e accettati (…).

Il persuasore, il manipolatore è in possesso di una tecnica e mette a disposizione (o utilizza) questa tecnica a seconda delle convenienze personali o di chi ne fa richiesta. Non è un caso che i sofisti furono spesso accusati di essere dei mercenari della cultura. La sofistica, tuttavia, porta al suo interno alcuni rischi, dovuti proprio al dominio della tecnica: se la persuasione è l’arma più efficace per creare consenso politico e consolidare il potere, risulta evidente che chi è in possesso dei mezzi necessari per poter mettere in atto questa macchina da guerra linguistica potrà garantirsi un potere quasi assoluto.

Questa fu una delle critiche più aspre rivolte alla sofistica, quella secondo la quale essa avrebbe favorito la tirannide. (…) In un parallelo, azzardato ma non troppo, vi sono ragionevoli elementi per pensare che, oggi, il potere si muova e pensi ancora in maniera sofistica, in particolare per quanto riguarda la manipolazione dell’opinione pubblica. Oggi, come al tempo dei sofisti, la verità non è altro che ciò che viene fatto passare per vero, detto altrimenti la verità è ciò che l’opinione del pubblico, opportunamente manipolata, ritiene vero.

3Fake news: conseguenze

Il ruolo del giornalista è prima di tutto quello di vagliare le fonti. Cosa succede quando questo non accade?
Il ruolo del giornalista è prima di tutto quello di vagliare le fonti. Cosa succede quando questo non accade? — Fonte: istock

Oggi non viviamo più in un regime totalitaristico (una dittatura, una tirannide) come sotto Mussolini, Hitler o Stalin, ma in qualche modo anche noi nella nostra quotidianità percepiamo talvolta un potere, magari occulto, che spesso si traduce nel frastuono delle notizie che si rincorrono sui social network o che vengono mandate in televisione. 

I nostri pensieri si omologano in modo costante. Tutti esercitiamo un controllo costante sugli altri: il popolo esercita un controllo continuo anche sui politici i quali devono per forza rispondere a ciò che il popolo vuole. I discorsi di destra e di sinistra si sono frantumati nella risposta alla paura della collettività che avverte minacce non sempre chiare da leggere. Alimentare un clima di paura vuole dire creare un sospetto continuo su chiunque ci circonda; significa non credere più in niente; significa demolire qualunque ideale.

È particolare il caso dei vip che di tanto in tanto vengono travolti dalla macchina del fango dell’opinione pubblica, che si sfoga sui social. La loro accessibilità fa sì che chiunque possa avvicinarsi. È questo il lato oscuro del divismo. Per demolire un personaggio o un politico basta manipolare le informazioni che abbiamo su di loro o inventarle e poi condividerle. Tanto più faranno scandalo, tanto più diventeranno virali; frenare questo meccanismo sarà sempre più difficile perché sarà necessario fare chiarezza sulle informazioni, ma è probabile che le ragionevoli argomentazioni si scontreranno con ulteriori fake news che saranno nuovamente condivise innescando un effetto domino da cui non si esce fuori.

È come se si superasse una massa critica da cui non si può più tornare indietro. L’informazione diventerà così una nebulosa che nasconde la verità e ci permette solo di avere una vaga idea di quanto accade davvero. E qualcuno, nel segreto di una stanza, sornione, questa verità la conosce e cerca di sviarla perché è meglio che non si sappia niente. Questo è il lato più inquietante. 

Le cose sono sempre state così e lo dimostra anche il famoso film di Orson Welles “Quarto potere” così come il suo esperimento alla radio con cui inscenando un testo teatrale, fece credere all’America che ci sarebbe stata una catastrofe bellica. Ti propongo questa riflessione di Luca Sofri:

Internet ha portato una maggiore disponibilità e velocità dell'informazione. Ma quali sono le conseguenze?
Internet ha portato una maggiore disponibilità e velocità dell'informazione. Ma quali sono le conseguenze? — Fonte: istock

Il mondo si è rimpicciolito, e va smentita la leggenda autoassolutoria fatta circolare da molti giornalisti delle testate tradizionali per cui internet sarebbe responsabile di un peggioramento dell’accuratezza dell’informazione: internet ha distrutto l’oligopolio dell’informazione e ci ha permesso di accorgerci che in tanti casi sotto il racconto del mondo che riceviamo non c’è niente. Prima vedevamo l’articolo e il suo contenuto, ora siamo in grado di vedere rapidamente come è stato scritto, quali sono le sue fonti e quali altre cose si dicono e scrivono sullo stesso fatto.

L’informazione probabilmente non è diventata meno accurata, è solo che prima non ce ne accorgevamo: perché nel 1989 ci volevano gli articoli di altri giornalisti e inviati a Washington per far sapere che una ricostruzione era infondata. Ma certo, internet ha moltiplicato per cento o per mille le informazioni che riceviamo ogni giorno, e di conseguenza anche le informazioni false, le bufale, le sciocchezze. E abituati come eravamo all’ingannevole ma confortevole idea che prima non ci fossero, fatichiamo ad adattarci alla nuova consapevolezza e ci chiediamo come sarà possibile orientarsi e distinguere il falso dal vero.

3.1Fake news e fonti del giornalista

Oltre a questo lato più cialtronesco dei bufalari (confondendosi tra chi invece è pagato per inventare notizie), c’è il problema della rapidità virale delle informazioni e dell’effetto panico che può crearsi, al punto che può invogliare dilettanti e bugiardi a fabbricare notizie per gettarle nella mischia. Il problema è anche l’urgenza di sapere tutto e subito, senza darsi il tempo di riflettere. Così spesso le agenzie di stampa pubblicano notizie non verificate: perché non c’è tempo e bisogna cavalcare l’onda dei like e delle condivisioni. Al limite, poi, si può sempre smentire tutto dando la colpa ad internet. E questo è un errore, come ci dice sempre Luca Sofri:

Dare la colpa alla fonte delle notizie false che un giornalista professionista ha scelto di usare, pubblicare, avvalorare è infantile e assurdo: nessun giornalista farebbe una conversazione con sconosciuti o conoscenti al bar, e poi trascriverebbe i loro discorsi come veri e fondati. Nessuno scriverebbe in un articolo che Babbo Natale esiste per averlo sentito dire a casa ai bambini, salvo poi dare la colpa ai bambini. Nessuno scriverebbe in un articolo che il Duce è vivo per averlo letto scritto su un muro, salvo poi dare la colpa al muro. Non solo il muro è irresponsabile, ma il giornalista è doppiamente responsabile: ha superato un esame professionale e viene pagato proprio per distinguersi da uno che scrive sui muri che il Duce è vivo. Se no, la differenza qual è?

Mi ricordo che in una tesi di laurea di una quindicina anni fa, a scienze della comunicazione, un laureando disse che i blog avrebbero sostituito presto il giornalismo. Qualcosa di simile è accaduto ed è vero che spesso le notizie sono incontrollate, ma è altrettanto vero che c’è chi è in grado di informarsi (studiare) e poi di rispondere, smentendo le falsità. Internet permette anche questo, ma occorre saper cercare e saper leggere tra le righe non solo di ciò che accade davanti a noi, ma anche di come ci viene raccontato. 

4Fake news recenti

La strage di Bologna è ancora oggi un evento fitto di mistero
La strage di Bologna è ancora oggi un evento fitto di mistero — Fonte: ansa

In un articolo del 26 aprile 2015 troviamo un elenco di notizie false che però sono volate rapidamente da una parte all’altra del web.

Se avete letto i giornali negli ultimi mesi, sapete probabilmente che a febbraio l’Egitto ha invaso la Libia, che il governo Renzi vuole depenalizzare il maltrattamento degli animali e che la corruzione costa all’Italia ben sessanta miliardi di euro ogni anno. Peccato che niente di tutto questo sia vero. Così come non è vero che i tifosi del Feyenoord abbiano stampato delle magliette con scritto “Vi accoltelliamo” rivolto ai romanisti, che nel video di un’ecografia pubblicato online si veda un feto battere le mani a tempo di musica, che secondo un’equazione matematica il 19 gennaio sia il giorno più triste dell’anno e che François Hollande abbia operato in Francia un gigantesco taglio ai costi della politica.  

Gli errori capitano a tutti, ma la diffusione di notizie imprecise o apertamente false sui media ormai è un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo tra quelle di cui i giornali non parlano mai. Le ragioni di questo fenomeno si possono intuire con facilità, e sono discusse quotidianamente anche tra gli addetti ai lavori a mensa o durante i vari festival del giornalismo: la verifica delle fonti superficiale se non inesistente, la ricerca di visibilità e lettori sparandola grossa, l’interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive, la necessità di fare i conti con sempre maggiori richieste e minori risorse in tempi di tagli e crisi del settore. 

Questa è la situazione odierna. Ma ci sono dei fatti che sono avvolti nell’ombra e sui quali c’è una grande disinformazione, voluta, studiata. Per la prima volta furono le spie, probabilmente, a doversi costruire una verità di copertura alla loro identità. Di conseguenza possiamo comprendere quanto sia complesso muoversi nel labirinto delle verità e dei segreti di Stato. Quando è necessario che l’opinione pubblica taccia o non capisca o non sappia, lo Stato deve mettere in scena la sua verità artefatta.

Proprio recentemente è uscito il film su Tommaso Buscetta, Il traditore, il primo grande boss pentito della mafia. Disse a Falcone una frase che suona circa così: «Posso dirvi solo queste cose [rapporti tra Stato e Mafia, n.d.r.]. Per il resto non siete ancora pronti». È una frase spaventosa che ci fa capire quale groviglio immenso sia la verità e come nelle pieghe del mondo si annidino segreti che toglierebbero il sonno a chiunque. 

4.1Teorie complottistiche e Verità di Stato

Pensiamo poi alla vexata quaestio dell’uomo sulla Luna. Ancora oggi vengono alimentati dei dubbi e il mistero di questo eventuale complotto è davvero affascinante e non cessa di avere una cospicua letteratura a supporto. Per quanto falsa, secondo le prove. Ci sono poi fatti di cronaca che non hanno mai una loro chiarezza: sono tanti i misteri italiani di cui si potrebbe parlare. Mi vengono in mente la strage alla stazione di Bologna e il disastro di Ustica. Fatti terribili di cui non si sa ancora la verità, che è stata manipolata, confusa, mimetizzata

Quando la disinformazione è così studiata e perfetta, allora siamo davanti a un potere forte. Questo è il suo marchio.  

Una delle recenti teorie complottiste sostiene che lo sbarco sulla luna sia un fake
Una delle recenti teorie complottiste sostiene che lo sbarco sulla luna sia un fake — Fonte: ansa

Dicevano bene i sofisti: se puoi controllare l’opinione delle persone, hai il potere assoluto. Certo, per alcune questioni dobbiamo per forza fidarci: quando ascoltiamo delle testimonianze e difficile scindere la verità dalla bellezza della narrazione. Per altre, come le fake news dei social, bisogna essere attenti e informarsi. 

Ho però un’impressione: abbiamo bisogno delle fake news anche per sfogare istinti e sentimenti. Ho l’impressione che i politici di oggi sono manipolati dalle reazioni delle masse e non il contrario. Chi e cosa influenzi entrambi è  l’arcano che ogni giorno sta a noi scoprire.

5Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: