Tema sulla solitudine: rifugio o angoscia?

Di Redazione Studenti.

Tema svolto sulla solitudine come rifugio o angoscia: solitudine nell'adolescenza, casi di solitudine, conseguenze della solitudine

TEMA SULLA SOLITUDINE

Tema sulla solitudine
Tema sulla solitudine — Fonte: istock

Come scrivere un tema sulla solitudine? Cosa scrivere al suo interno per parlare della solitudine come rifugio o angoscia?

In questo articolo vedremo un tema svolto che parte dal titolo, sviluppa una scaletta e crea un testo coerente che tocchi nel dettaglio tutti gli argomenti che ci si è prefissati.

Tema: La solitudine come rifugio o come angoscia: un atteggiamento che si ripete da sempre nella vita dell’uomo ma che va acquistando un significato inquietante nel nostro tempo.

Scaletta:

  • Definizione di solitudine;
  • Casi di solitudine;
  • Conseguenze della solitudine;
  • Responsabilità della società;
  • Considerazioni personali;
  • Conclusione.

TEMA SVOLTO SULLA SOLITUDINE

La solitudine è un tipico fenomeno della nostra società, che esiste da sempre nella vita dell’uomo. La solitudine è l’isolamento dagli altri per mancanza di sostegno fisico e psicologico, una condizione inadatta per l’uomo.

Nella solitudine si rifugiano le persone che non ricevono abbastanza affetto dalle altre e per questo si sentono escluse dal contesto sociale. Ma si rifugia nella solitudine anche chi che non ha più lo scopo per vivere e si sente abbandonata dalla sua famiglia, o i giovani cui non viene dato ascolto e si sentono rifiutati da amici e famiglia. In questo caso la solitudine da rifugio diventa luogo di angoscia.

La solitudine ha acquistato un significato inquietante nel nostro tempo, assumento spesso i connotati della depressione.

Quando una persona si isola per molto tempo dagli altri diventa depressa, perché non riesce a trovare uno scopo per vivere, e allora si chiude in se stessa. Lo stato più acuto della depressione porta al suicidio, condizione aggravata spesso da problemi materiali quali la disoccupazione o le ristrettezze economiche.

Spesso ci si chiede se la società sia responsabile o meno di questa situazione. Certamente ha una parte di responsabilità: il convulso stile di vita contemporaneo di certo non facilita i contatti sociali. Le comunità, dove potersi confrontare e sperimentare la solidarietà, è spesso un’utopia. Lo sviluppo economico ha portato a una mentalità che ruota attorno alla propria ristretta cerchia familiare e al proprio tornaconto. La competitività, che non ammette respiro, non favorisce le occasioni conviviali di incontro e dialogo.

Secondo me, la solitudine non deve essere vista solo come una condizione negativa. La solitudine è anche una meravigliosa opportunità si sviluppo e di benessere interiori, una condizione cercata anziché subita. La solitudine non potrà essere mai eliminata dalla nostra società: solo una piccola parte delle attività lavorative consistono nel dialogare, confrontarsi e stare assieme ad altre persone. A questo, bisogna aggiungere la condizione di smarrimento che la persona stessa prova.

Penso, infine, che l’acquisizione della maturità psicologica e dell’autorealizzazione personale ci spingano a stare, almeno per qualche tempo, da soli. Per questo, dobbiamo tenere presente che la solitudine non provoca a tutti gli stessi effetti: ci sono persone che non sopportano di stare da sole neanche per un’ora, e altre che cercano a tutti i costi un momento per l'introspezione. Credo che l'importante sia non vivere la solitudine come una conduizione obbligata, ma - quanto più possibile - scelta.

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