Tema sulla pena di morte e Cesare Beccaria

Di Redazione Studenti.

Tema sulla pena di morte e Cesare Beccaria: tema argomentativo svolto con riferimenti a Dei delitti e delle pene e al ruolo dello Stato

TEMA SULLA PENA DI MORTE

Cesare Beccaria ha lungamente parlato della pena di morte nel suo Dei delitti e delle pene
Cesare Beccaria ha lungamente parlato della pena di morte nel suo Dei delitti e delle pene — Fonte: getty-images

La pena di morte rappresenta uno dei grandi temi della società, capace di dividere l'opinione pubblica in schieramenti del tutto opposti. Già nel passato è stata oggetto di trattati, come l’opera di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene.

In questo trattato Beccaria si esprime contro la pena di morte, con una motivazione molto semplice: utilizzandola, lo stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta.

La pubblicazione vuole provocare una riflessione sul sistema penale vigente dimostrandone l’assurdità e l’infondatezza. La pena di morte, secondo Beccaria, sarebbe un’inutile e fuorviante tortura e potrebbe essere destinata ad innocenti. Uno stato che vuole essere giusto non ha diritto a punire utilizzando strumenti simili, ma deve essere risarcito proponendo punizioni socialmente utili e tese al recupero, non alla repressione.

Personalmente, sono contraria alla pena di morte, dunque favorevole alla sua abolizione.

PENA DI MORTE: PRO E CONTRO

L'argomentazione più frequente da parte di chi sostiene la pena di morte è che sarebbe un deterrente per altri crimini: condannare a morte un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato. Tuttavia, il deterrente della pena di morte non è così valido, per diversi motivi. Nel caso, per esempio, del reato di omicidio, sarebbe difficile affermare che tutti o gran parte degli omicidi vengano commessi dai colpevoli dopo averne calcolato le conseguenze. Molto spesso gli omicidi avvengono infatti in momenti in cui chi li commette non è necessariamente nel pieno possesso delle sue facoltà: in questo caso non si può pensare che il timore della pena di morte possa agire da deterrente.

Inoltre, la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti: se la pena di morte fosse un deterrente, si dovrebbe registrare nei paesi che la mantengono nel loro ordinamento un continuo calo dei reati punibili con la morte. Nessuno studio è però mai riuscito a dimostrare queste affermazioni e a mettere in relazione la pena di morte con il tasso di criminalità. In altre parole, la deterrenza sarebbe un'illusione non confermata dai fatti.

La maggior parte di coloro che sostengono e difendono la pena capitale ammette che si tratta di una pratica orribile e incivile ma necessaria per proteggere la società. Molti di questi sostenitori sanno che la pena di morte è per sua natura natura arbitraria e discriminatoria, ma anche che lo sono allo stesso modo i pericoli connessi alla sua applicazione, come il rischio - divenuto un fatto in molti casi di cronaca recente e non - di mettere a morte un innocente.

Tuttavia i sostenitori della pena di morte continuano ad esserlo, perché la considerano un deterrente necessario senza il quale ci sarebbero più omicidi. Affermazione che, se fosse vera, costituirebbe un potente argomento a favore del mantenimento della pena capitale, ma che invece non lo è affatto. Sembra infatti che le richieste di conservare o reintrodurre la pena di morte siano basate solo ed esclusivamente su impressioni personali sul suo "insostituibile" potere deterrente, mai provato.

Ci sono anche alcuni sostenitori della pena capitale che la difendono in quanto avrebbe una funzione neutralizzante o eliminatoria. In altre parole, la pena di morte assicura che un individuo giustiziato per omicidio non compia ulteriori delitti.

Ma allora diventa legittimo chiedersi come mai non si preferisca piuttosto la detenzione, anch'essa un mezzo efficace per neutralizzare la pericolosità di criminali violenti, soprattutto visto che gli omicidi più pericolosi, e cioè i mentalmente infermi, sono per stessa definizione esclusi dalla pena di morte (e dunque la pena capitale non si applicherebbe proprio a coloro che maggiormente hanno probabilità di commettere un delitto grave).

Di certo, se la prigione è un mezzo efficace per neutralizzare gli assassini infermi di mente, credo sia altrettanto valido per neutralizzare chi infermo non è.

PENA DI MORTE, STATI UNITI

Tra i favorevoli alla pena di morte, specie negli Stati Uniti, c'è chi si basa sull'aumento degli omicidi attraverso gli anni e deduce che questo costituisce una pressante ragione per non abolire la pena capitale o per reintrodurla, se abolita o sospesa.

L'intento è naturalmente quello di scuotere l'opinione pubblica per fare in modo che appoggi le esecuzioni legali. Il "partito" dei sostenitori della pena capitale sostiene tuttavia che, se verso alcuni criminali non ha effetto, verso altri potenziali assassini l'effetto ce l'ha, incutendo paura. La pena di morte avrebbe quindi un effetto "sedativo" e sarebbe una sorta di "calmante sociale" sia per chi potrebbe compiere un delitto, sia per chi lo subisce.

Uno degli aspetti più inquietanti della pena di morte, infatti, è che quando viene applicata, la gente prova quasi un senso di soddisfazione, come se in questo modo il crimine commesso fosse ripagato, espiato, dimenticando in realtà che la vittima ha subito a sua volta un'ingiustizia che non potrà mai essere ripagata.

A mio avviso la pena di morte è un'arma troppo potente in mano a governi sbagliati: può infatti essere sfruttata dal governo per eliminare personaggi scomodi, alterando persino il concetto di gravità di certi atti. Dal punto di vista evolutivo della società, inoltre, l'applicazione della pena di morte non incentiva la ricerca di nuovi sistemi per la prevenzione al crimine.

PENA DI MORTE E IL RUOLO DELLO STATO

Ma qual è il ruolo dello Stato nel discorso? Il punto è piuttosto delicato, perché mostrandosi così efficiente contro il crimine, lo Stato potrebbe sentirsi dispensato dal ricercare una soluzione che prevenga il crimine stesso. In altre parole, si preferirebbe puntare sulla pena anziché sulla prevenzione (rimuovere le situazioni di indigenza estrema, promuovere la dignità umana, eliminare conflitti sociali, etc.).

Non solo: lo stato dovrebbe promuovere una migliore umanizzazione della società, ma invece è troppo spesso vittima della sua economia, che gli impedisce di combattere la battaglia della prevenzione fino in fondo. In queste situazioni, lo Stato soddisfa la società ricorrendo ad un ulteriore crimine.

ARGOMENTAZIONI CONTRO LA PENA DI MORTE

In precedenza mi sono detta contraria alla pena di morte. La motivazione risiede soprattutto nel voler giudicare la pena capitale dal punto di vista umano, considerando per prima cosa l'importanza del diritto alla vita, un principio fondamentale su cui si basa la nostra società. Come nessun uomo ha il diritto di uccidere un suo simile per qualsiasi motivo così lo Stato, che agisce razionalmente ed è garante della giustizia, non deve mettersi sullo stesso piano di chi si macchia del più orribile dei crimini: l'omicidio.

Così facendo si fornirebbe a tutti un esempio di atrocità compiuto dalla legge stessa, che a quel punto non mi mostrerebbe più come tutela dei diritti umani, ma semplice atto criminale.

Di conseguenza posso affermare che la pena di morte non ristabilisce alcun equilibrio. Per quanto autori e filosofi illustri giungano a giustificare o a ritenere necessaria la pena di morte come "compenso" per il crimine ricevuto, penso che i parenti, gli amici e i conoscenti della vittima non possano mai sentirsi sufficientemente ripagati dalla morte dell'assassino. Lo sarebbero solo nel caso in cui ciò servisse a riportare in vita la vittima, se la morte dell'assassino servisse veramente a ristabilire una situazione di equità.

In ultimo, la questione economica: la pena di morte è sinonimo di risparmio? Una delle argomentazioni a favore della pena di morte si basa sul fatto che è meno costoso uccidere i colpevoli piuttosto che tenerli in carcere. In realtà è stato dimostrato che l'applicazione della pena di morte è ben più costosa del carcere a vita.

In base alle precedenti considerazioni posso concludere che la pena di morte va contro ogni principio etico, morale e non porta alcun beneficio alla comunità: invece di cercare di affrontare il problema alla radice, lo elimina per pochi attimi senza educare il prossimo a non commettere uno stesso crimine.

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