Tema sulla notte nell'immaginario artistico

Tema sulla notte nell'immaginario artistico A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sulla notte: riflessioni e spunti per svolgere un tema espositivo-argomentativo sulla notte nell'immaginario dell'uomo e nell'arte

1Tema sulla notte: riflessione iniziale

La notte è da sempre parte dell'immaginario degli artisti
La notte è da sempre parte dell'immaginario degli artisti — Fonte: istock

La notte rappresenta il momento di massimo confronto tra l’uomo e l’infinito. L’oscurità immensa si trapunge di stelle. Sorge la luna, l’astro degli innamorati, e la notte splende su tutto avvolta in un manto di tenebre. Quante volte ci siamo fermati a fissare il cielo stellato, con dentro le nostre più intime domande esistenziali; e quante volte, allo stesso modo, abbiamo vissuto la notte nel divertimento, nei locali, sulla spiaggia o in giro per la città, fino a toccare le prime luci dell’alba.    

La notte è il momento in cui vogliamo sentirci più vivi: la notte è giovane, si dice.    

2Lettura dei documenti forniti dal docente o ricerca su internet

Tra i vari aspetti che possiamo affidare alla notte, non dobbiamo poi dimenticare lo spazio dell’amore e degli innamorati: «È notte: solo ora si destano tutti i canti degli amanti. E anche l’anima mia è il canto di un amante», scrive Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra (precisamente ne Il canto della notte). In pittura, come non pensare ai quadri di Marc Chagall e alle sue spose volanti, un archetipo di tutte le notti d’amore mai sognate?    

Antonio de Curtis, in arte Totò, autore de 'A Cunzegna
Antonio de Curtis, in arte Totò, autore de 'A Cunzegna — Fonte: getty-images

C’è anche una poesia di Totò, che si chiama ‘A cunzegna:   

‘A sera quanno ‘o sole se nne trase / e da’ ‘a cunzegna a’ luna p’ ‘a nuttata, / lle dice dinto ‘a recchia: "I’ vaco a’ casa: / t’arraccumanno tutt’ ‘e nnammurate.   

E anche Catullo, secoli prima, associava la lunga notte degli amanti al sonno delle morte che, idealmente, avvincerà entrambi:   

Il sole può tramontare e poi risorgere; noi, invece, una volta che il nostro breve giorno si spegne, abbiamo davanti il sonno di una notte senza fine.   

La notte propone, quindi, uno spazio esistenziale complementare al giorno, opposto a esso come la morte alla vita, tanto che tutte le certezze diurne, diventano spesso ansie notturne. Oltre tali inquietudini, ci sono i sogni, con i quali addormentarsi, sogni che diventano personaggi e trasfigurazioni come in Sogno di una notte di mezza estate, di William Shakespeare.  

E se ci si sveglia nel cuore della notte? In un’ora di rado vissuta come le quattro del mattino? Viverla, quasi come insonni, significa aprirci a uno spazio insondato: una poesia di Wislava Szymborska è dedicata alle quattro del mattino, in cui scrive: Ora rassettata per il canto dei galli. // Ora in cui la terra ci rinnega./ Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente./ Ora del chissà-se- resterà-qualcosa-di-noi.    

Cerchiamo quindi di capire come nell’immaginario artistico la notte abbia avuto un ruolo particolare, cercando di creare dei ponti tra letteratura, arte, musica e cinema, e come puoi inserire tutto questo nel tuo tema sulla notte.    

2.1Spunti per svolgere un tema sulla notte

Giuseppe Parini
Giuseppe Parini — Fonte: ansa

È impossibile ripercorrere l’intera Storia della notte, ma possiamo almeno dare delle direttrici valide con cui orientarsi. Partiamo dal fatto che il modo di concepire la notte cambia radicalmente tra Settecento e Ottocento. Se Giuseppe Parini aveva celebrato la notte del “Giovin signore” tra i bagordi e le bische, ora la notte diventa rifugio accogliente dell’io. Per dirla con Piero Rattalino, docente e storico del pianoforte, «il Settecento aveva celebrato la notte in senso eminentemente sociale, come il luogo dello svago. L’Ottocento, invece, la celebrò come il rifugio dell’io che si ritrae in se stesso, isolato dal mondo e, non di rado, preda di fantasmi...».  

Così assistiamo al nascere delle tematiche notturne, dell’uomo solo davanti al dubbio, tematiche che celebrano quindi la malinconia, il desiderio dell’infinito, le nostalgie, le riflessioni sulla vita e sulla morte.  Una delle opere più rappresentative del preromanticismo tedesco è Inni alla notte di Novalis, dove erompe il netto contrasto con la luminosa fiducia razionalistica dell’Illuminismo. Nel primo inno troviamo un bellissimo passo: 

Squallida solitudine / vaneggia là dove prima splendeva. / Malinconia profonda /per le corde dell’anima mi vibra./ In gocce di rugiada / io voglio giú disciogliermi, / mescermi con la cenere! / Lontananze della memoria, / fervide brame della giovinezza, / sogni beati della dolce infanzia, / gioie fugaci e inutili speranze / della trascorsa vita, / vengono in veste grigia, / come labili nebbie vespertine / quando caduto è il sole. / In altri spazii, trapiantò la Luce / le sue tende gioiose./ E non ritornerà, dunque, piú mai / ai figli che l’aspettano / con innocente fede? (Novalis, Inni alla notte, I)

2.2La notte in Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi

Sulla stessa lunghezza d’onda di questo poeta abbiamo nella nostra letteratura Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi che hanno affidato alla notte alcune delle loro più intime riflessioni. Sono molti gli spunti notturni nell’Ortis, ma è nel sonetto Alla sera, che il poeta veneziano consacra la fenomenologia della notte quale rifugio dei pensieri più intimi.  

Così anche Leopardi diviene un animale notturno, bisognoso del materno abbraccio del cielo stellato: non dimentichiamo che tra le prime opere erudite di Leopardi c’è un saggio sull’astronomia… Soffermandoci sul Leopardi poeta, vediamo che sono numerosissime le poesie notturne: Ultimo canto di Saffo, La sera del dì di festa, Le ricordanze, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Colpisce in particolare l’attenzione di Leopardi nel descrivere i chiaroscuri lunari e stellari, così come l’effetto di questo spazio-tempo nuovo sulla sua immaginazione. In particolare è nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia che la notte diventa sede di tutte le più intime domande, poiché la luna e il cielo stellato squadernano le domande più difficili:  

Ugo Foscolo
Ugo Foscolo — Fonte: getty-images

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna? / Sorgi la sera, e vai, / Contemplando i deserti; indi ti posi. /Ancor non sei tu paga / Di riandare i sempiterni calli? / Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga / Di mirar queste valli? (vv. 1-8).  

Ne nasce, come sappiamo un paragone impossibile tra la vita del pastore e l’eterno ciclo lunare, tra il finito e l’infinito, ciascuno in assenza di un vero significato definitivo. 

Dimmi, o luna: a che vale / Al pastor la sua vita, / La vostra vita a voi? dimmi: ove tende / Questo vagar mio breve, / Il tuo corso immortale?.(vv. 16-20).  

Domande senza risposta che si perdono nella luce diafana della Luna. Uno dei passi più belli di questa poesia è questo: 

E quando miro in cielo arder le stelle; / Dico fra me pensando: / A che tante facelle? / Che fa l'aria infinita, e quel profondo / Infinito Seren? che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io che sono? (vv. 84-89). 

Sempre domande senza risposta, ma che l’uomo continua a porsi dalla notte dei tempi. 

2.3Il genere musicale dedicato alla notte: il notturno

Nell’Ottocento, di pari passo alla letteratura, abbiamo l’evoluzione di un genere musicale dedicato alla notte: il notturno. Il suo antecedente settecentesco appartiene all’ambiente stilistico del classicismo viennese, da Mozart, da Haydn, soprattutto nella forma di Serenata: conosciamo tutti la Piccola serenata notturna KV 525 di Mozart. Una musica briosa e spensierata, da suonarsi nei cortili dei palazzi nobiliari. Non c’era traccia dei misteri, delle emozioni, delle sensazioni che la notte, anche poeticamente, in letteratura, ha sempre portato con sé.   

Così come era stato in letteratura, arriva anche sul pentagramma il nuovo modo di concepire e vivere la notte, quale spazio di solitudine e riflessione. Il primato di questo cambiamento spetta al compositore irlandese John Field (allievo a Londra del nostro Muzio Clementi) che concepì il notturno pianistico come una pagina lirica, profondamente intima e malinconica e segnata da una cantabilità sognante; Field utilizzava spesso melodie accompagnate da semplici accordi arpeggiati, per esaltare il lirismo.  

Wolfgang Amadeus Mozart
Wolfgang Amadeus Mozart — Fonte: getty-images

Ne rimase colpito il giovane Chopin che scrisse il primo Notturno nel 1827 a, 17 anni, al quale ne seguirono altri 19, che costituiscono il corpus di maggiore spessore compositivo e lirico. E Chopin, come Leopardi, consacrò alla notte le sue pagine più belle. Un’altra opera interessante dedicata alla notte è Notte sul Monte Calvo (1867) di Modest Mussorgskij, che rappresenta musicalmente un sabba di streghe e riti satanici (anche questi, teniamo a mente, affidati alla notte); l’opera fu resa celebre da Walt Disney nel film d’animazione “Fantasia”.   

2.4Il tema della notte nell’arte

Prima di tornare alla letteratura, un passaggio obbligato per un tema sulla notte va compiuto nell’arte: sarebbe troppo lungo ripercorrere la storia della notte, ma possiamo almeno dare degli spunti. La notte nell’arte ha avuto un ruolo forse ancora più forte che nella letteratura. Per quanto riguarda l’antichità, pensiamo ai soffitti affrescati come volte celesti: li troviamo dalla tomba della regina d’Egitto Nefertari fino alla Cappella degli Scrovegni, a Padova, affrescata da Giotto. Simbolicamente rappresentavano l’anima al cospetto dell’infinito e del divino, appartenendo alla sfera delle rappresentazioni sacrali e archetipiche.  

Ma c’è anche la Liberazione di San Pietro di Raffaello nei Musei Vaticani: una notte tempestosa, agitata, piena di accadimenti. In tempi più recenti, proprio nel passaggio Ottocento e Novecento abbiamo prima Vincent Van Gogh e poi Marc Chagall, che hanno dipinto alcuni cieli indimenticabili

Van Gogh, nel periodo di ricovero in manicomio, in uno dei momenti forse più disperati della sua vita, dipinge una notte piena di vita e di speranza, accesa di mille luci e attraversata dalla Via lattea, mentre il paese, Saint-Rémy-de-Provence, dorme placidamente. Come a dirci che la vera vita e il vero posto dell’uomo sono nell’universo stellato; che l’uomo è fatto per tornare al cosmoNotte stellata (1889) è uno dei quadri più belli mai dipinti, un vero squarcio che permette all’uomo di riposare nell’infinito. Alla storia di questo grande pittore, Don McLean dedicherà una delle sue più belle canzoni: Vincent (alias Starry starry night).   

La celebre "Notte Stellata" di Vincent Van Gogh
La celebre "Notte Stellata" di Vincent Van Gogh — Fonte: ansa

Nei cieli di Marc Chagall, invece, volano spose, asini, galli, mucche. Di tutto. Questi personaggi, spesso grotteschi, polimorfi, si perdono in abbracci struggenti, baci e dialoghi senza parole. I paesaggi notturni di Chagall vivono del sogno e della trasfigurazione che il grande poeta è in grado di dare all’universo. Tra i vari esempi che possiamo fare c’è La Mariée, ossia La sposa (1950). Dei musicisti intonano canti nuziali e serenate (bellissima la mucca che suona il violoncello!), e comincia il volo degli amanti, segno di rigenerazione, e quindi di futuro e mistero.   

Tornando alla letteratura bisogna citare un passo notevole (v. nota) nella novella Rosso Malpelo, il più leopardiano dei protagonisti di Giovanni Verga. Il Rosso e Ranocchio sono stesi per terra, pancia all’aria, a guardare la notte, che ospita le loro confidenze e la loro diversa visione del mondo.    

È un passo pieno di tenerezza che ricorda da vicino un protagonista pirandelliano, Ciàula, che improvvisamente scopre la Luna che apre un nuovo modo di vedere la realtà e la notte in particolare. La notte buia e vana lo assale come un brigante:   

Nella furia di cacciarsi là, gli s’era infranta contro la roccia la lumierina di terracotta, e quando alla fine, dopo un tempo che non aveva potuto calcolare, era uscito dall’antro nel silenzio delle caverne tenebrose e deserte, aveva stentato a trovare a tentoni la galleria che lo conducesse alla scala; ma pure non aveva avuto paura. La paura lo aveva assalito, invece, nell’uscir dalla buca nella notte nera, vana. S’era messo a tremare, sperduto, con un brivido per ogni vago alito indistinto nel silenzio arcano che riempiva la sterminata vacuità, ove un brulichio infinito di stelle fitte, piccolissime, non riusciva a diffondere alcuna luce. Il bujo, ove doveva essere lume, la solitudine delle cose che restavan lì con un loro aspetto cangiato e quasi irriconoscibile, quando più nessuno le vedeva, gli avevano messo in tale subbuglio l’anima smarrita, che Ciàula s’era all’improvviso lanciato in una corsa pazza, come se qualcuno lo avesse inseguito.   

Luigi Pirandelo, autore di "Ciàula scopre la luna"
Luigi Pirandelo, autore di "Ciàula scopre la luna" — Fonte: ansa

E poi, invece, la scoperta della Luna che dona alla notte una nuova identità, al punto da spingerlo alle lacrime in un’epifania che mescola insieme gioia e dolore:   

Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava di sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.  

Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.  

Possibile?  

Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento. 

Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. 

Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? 

Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. 

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna... C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore. 

Fedor Dostoevskij
Fedor Dostoevskij — Fonte: getty-images

Ecco che la notte può concedere, quasi per paradosso, un’illuminazione sul buio che ci attanaglia di giorno, quando forse ne siamo meno consapevoli. La notte nella letteratura è un tema privilegiato. In Russia, infatti, c’è un libro interamente dedicato alla notte dei giovani, Le notti bianche, di Fëdor Dostoevskij. Leggiamo l’incipit:    

Era una notte meravigliosa. Una di quelle notti come forse possono essercene soltanto quando si è giovani, egregio lettore. Il cielo era così stellato e così luminoso che, guardandolo, involontariamente veniva fatto di chiedersi: possibile che sotto un cielo come questo possano vivere persone adirate e lunatiche di vario genere? Anche questa è una domanda giovanile, caro lettore, molto giovanile, ma volesse Dio che essa sorgesse più spesso nella vostra anima!... Accennando alle persone lunatiche e adirate di vario genere non potrei fare a meno di pensare anche alla nobile condotta da me tenuta durante tutta quella giornata. (Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche, traduzione di Luigi Vittorio Nadai, Garzanti, 2014)    

2.5Poeti e scrittori “notturni”

In ambito americano, invece, possiamo almeno citare Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald, un libro dedicato proprio al passaggio dalla visione adolescenziale e sognante della vita a quella più adulta, segnata proprio dalla disillusione. Tornando alla poesia, incontriamo il poeta Rainer Maria Rilke, anche lui un notturno, poiché ha dedicato alla notte alcune delle sue pagine più ispirate. Possiamo almeno citare questa, La notte e l’anima:    

In grembo alla notte nevosa, d'argento, / immensa si stende dormendo, ogni cosa. // Solo una eterna sofferenza è desta / dentro l'anima mia. // E mi domandi perché mai si tace / l'anima mia, senza versarsi in grembo / alla notte che sogna? // Colma di me, traboccherebbe tutta / a spegnere le stelle.

L’atmosfera che Rilke riesce a creare assomiglia molto a quelle di Van Gogh e Chagall, in cui percepiamo l’interiorità del poeta abbracciare la notte tutta e tutto ciò che essa contiene. Forse più lugubre, ma ugualmente misteriosa, è la notte rappresentata da Osip Mandelstam, un meraviglioso poeta russo, nella poesia In cortile mi lavavo

Mi lavavo all'aperto ch'era notte. / Di grezze stelle ardeva il firmamento. / Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte / colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende. // La porta del cortile è ben sprangata; /la terra, secondo la coscienza, è dura. / Troverai a stento più puro ordito della / verità d’una tela fresca di bucato. // Una stella si discioglie come sale nella botte, / più buia è l'acqua gelida, / più pura la morte, più salata la sventura, / ed è più vera e più terribile la terra. (1921)  

Edgar Allan Poe
Edgar Allan Poe — Fonte: ansa

«Più pura la morte», a ricordarci la simbologia notte-morte, tanto cara ai poeti, ma iscritta negli archetipi dell’umanità. Sempre accordandoci a questo paesaggio inquieto, possiamo osservare l’atmosfera chiaroscurale di una poesia come L’assiuolo di Giovanni Pascoli: il canto dell’uccello notturno – quasi come Il corvo di Edgar Allan Poe che gracchia «never more», «mai più» – ricorda al poeta il lugubre richiamo dei morti ai vivi

2.6Il tema della notte nel cinema

Come film possiamo almeno citare Tutto quella notte (1987) di Chris Columbus, pellicola surreale e divertente, così come – in un cinema più impegnato – le atmosfere inquietanti della notte di Blow Up (1966), di Michelangelo Antonioni, in cui il protagonista attraverso la notte finisce in un’allucinazione senza fine che stacca il protagonista dalla realtà (celebre la partita a tennis immaginaria che chiude il film).  

Lo stesso regista aveva dedicato alle atmosfere notturne il film La notte (1961), ma vale la pena citare anche il film di Federico Fellini Otto e mezzo in cui le atmosfere notturne, spesso dense di richiami onirici, giocano un ruolo fondamentale. Tornando alla letteratura italiana, in particolare tornando alla poesia, tra i vari testi che possiamo citare c’è l’indimenticabile Veglia, di Giuseppe Ungaretti, in cui la luna torna a essere la sede di tutte le domande esistenziali dell’uomo, travolto da una guerra insensata, che vede davanti a sé il finito (la morte del commilitone) e l’infinito (l’Universo)

C’è sempre questo rapporto speciale con la notte e ogni artista ha dato un contributo unico ma, almeno per quanto riguarda l’Ottocento e il Novecento, riconducibile a linee comuni: uno spazio-tempo in cui cadono tutte le maschere e il mondo sembra rivelarsi in un’atmosfera più autentica, che sublima tutte le ansie, i sogni, i dubbi, gli interrogativi e le aspirazioni dell’umanità. Come scrive la poetessa Alda Merini: «…i poeti, nel loro silenzio /fanno ben più rumore / di una dorata cupola di stelle». 

3Fase 2 – La scaletta

Una struttura ci vuole. Usa le prime righe del tuo tema come introduzione, per poi esporre l’argomento ed approfondirlo criticamente, fino a tirare le tue conclusioni. Dunque: 

  1. Introduzione
  2. Esponi il tema “la notte nell’immaginario”, cercando di far capire al lettore la linea che vorrai dare al tuo elaborato
  3. Approfondisci il tema declinandolo secondo le varie sfumature che sei in grado di cogliere
  4. Crea delle prospettive per interpretare la notte a seconda dei vari contesti
  5. Conclusioni

4Fase 3 – Stesura del testo

Dopo aver pianificato la scaletta, resta la parte più difficile: scrivere!
Dopo aver pianificato la scaletta, resta la parte più difficile: scrivere! — Fonte: istock

4.1Introduzione

A seconda del tuo gusto puoi scegliere di fare riferimento a un particolare avvenimento inerente al tema, oppure letteralmente “fondere” l’introduzione e la presentazione dell’argomento. Scegli bene anche lo stile da utilizzare: se procedi a frasi brevi, darai risalto all’aspetto più emozionale; con periodi più lunghi, invece, porrai l’attenzione sul ragionamento

4.2Presentazione dell'argomento

Scegli bene come presentare la tua tesi sull’argomento. L’importante è far capire al lettore in che modo parlerai della notte. Scegli una linea precisa, per non cadere in una mera elencazione di visioni diverse. Crea dinamismo nel tuo tema.  

4.3Elaborazione dell'argomento

All’interno degli articoli che trovi nei commenti, puoi trovare tante strade per interpretare correttamente il fenomeno: ricordati di citarli. Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso: che siano cioè attuabili. 

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo testo. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire sia per le Istituzioni, sia per i comuni cittadini. Proponi anche attività da svolgere in classe, magari, per poter scendere sempre più a fondo nella questione. 

La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie.

Antonio Tabucchi

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: