Tema sulla memoria: riflessioni e spunti per un tema

Tema sulla memoria: riflessioni e spunti per un tema A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

La memoria, tema su una delle nostre armi più potenti. Spunti e riflessioni per realizzare un elaborato su questo argomento.

1Cos'è la memoria?

Tema sulla memoria
Tema sulla memoria — Fonte: getty-images

La memoria è una delle nostre armi più potenti, non è un semplice e banale deposito di ricordi «ma è la capacità dell’individuo di conservare informazioni passate e di servirsene per riuscire ad affrontare situazioni di vita presente e futura» (Daniele Gregorio) .

La memoria è la funzione psichica che ci permette di riprodurre nella mente l'esperienza passata ripescando immagini, sensazioni o nozioni, di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo.

Pensiamo che di solito la memoria possa essere buona o cattiva. È vero: c’è chi ricorda meglioha una memoria da elefante, si dice – e chi ha una cattiva o addirittura pessima memoria.

In generale comunque la memoria può cambiare la visione che abbiamo del passato e spingerci a ricordare cose che in verità non sono mai accadute. Questo fenomeno prende il nome di effetto Mandela.

La memoria è quindi fallace? In parte sì perché, stando alla definizione della psicologia, la memoria è «il processo di codifica, immagazzinamento, consolidamento e recupero di informazioni ed esperienze derivate dall’ambiente e dall’attività di pensiero. Questa definizione implica che il contenuto recuperato non è una rievocazione sempre fedele ed accurata ma piuttosto una ricostruzione» (Daniele Gregorio).

2Tema sulla memoria: le domande che devi porti

La memoria, il modo in cui ricostruiamo, è passibile di tanti cambiamenti, opzioni, possibilità; dipende dall’umore, dai traumi subiti, dipende dalla storia stessa della nostra psiche. Dunque:

  1. Hai buona o cattiva memoria?
  2. Sei in grado di ricostruire un evento del tuo passato in modo accurato?
  3. Quali sensi stimolano di più la tua memoria (almeno secondo te)?
  4. Ti soffermi a scrivere pensieri in un diario in modo da poterli un giorno rileggere e ricordare?
  5. La letteratura e la memoria sono in un buon rapporto secondo te?
  6. Hai mai avuto un falso ricordo stile «effetto Mandela»?
  7. Come ti comporti riguardo i brutti ricordi?
  8. Come ti comporti riguardo i bei ricordi?

Fermiamoci qui e cominciamo la nostra carrellata sulla memoria.

3Come funziona la memoria?

Ci sono alcuni passaggi nella memoria che sono obbligati.: codifica, immagazzinamento, ritenzione, recupero. Tale elaborazione della memoria può essere intenzionale o incidentale.

  • Codifica: è l’acquisizione delle informazioni. Nella codifica si converte uno stimolo in una traccia di memoria, detta anche «traccia mnestica».
  • L’immagazzinamento: la mente immagazzina le informazioni secondo codici che possono essere di tipo visivo, acustico, verbale, tattile, semantico, etc.
  • La ritenzione: in questa fase il ricordo viene consolidato e stabilizzato in una condizione stabile. Come se fosse messo in un’enorme biblioteca.
  • Il recupero: consiste nel recuperare l’informazione che ci è necessaria e il ricordo dalla memoria a lungo termine alla memoria di lavoro affinché venga utilizzata.

Dopodiché le teorie ci dicono che tutta la memori funziona per associazione, come Ebbinghaus, oppure per schemi mentali, come Federic Barlett, fino alle più recenti ed attuali come il modello di Richard Chatham Atkinson e Richard Shiffrin che postularono l’esistenza di tre tipi di memoria:

  1. memoria sensoriale: la più rapida, che trattiene per pochissimo tempo i dati immessi;
  2. memoria a breve termine: memoria di capienza limitata dove le informazioni rimangono per un periodo sostanzialmente breve (10-30 secondi);
  3. memoria a lungo termine: è la vera biblioteca della nostra memoria dove si depositano tutte quelle informazioni che si ritengono acquisite, le esperienze soggette a ripetizione o quelle particolarmente significative.

4Un tema radicato nell'essere umano: ricordare per non cadere nell'oblio

A volte è difficile ricordare: pensate a un anziano che ha talmente tanti ricordi che è come se un uomo solo vivesse in un enorme palazzo; è ovvio che non avrà voglia di andare in tutte le stanze e che sceglierà con cura quale abitare. Questo è il senso della citazione tratta da Memorie di Adriano della Yourcenar.

Il tema della memoria è trasversale a molte discipline ed è radicato nell’essere umano che si è sempre prodigato per tramandare le sue memorie con l’obiettivo di non essere dimenticato.

Pensiamo che per gli antichi Greci, ma anche per i Romani, il premio massimo era il catasterismo, l’assunzione in cielo: era toccata ad Ercole, Romolo, Cesarel’obiettivo è diventare immortale , almeno attraverso il ricordo, almeno attraverso le storie e le narrazioni.

Ritratto di una ragazza persa nei ricordi
Ritratto di una ragazza persa nei ricordi — Fonte: getty-images

E così anche i monumenti alla memoria (Monumenti ai caduti delle guerre), e gli stessi cimiteri, ci dice Foscolo, nel carme Dei Sepolcri non servono tanto ai defunti ma ai vivi per ricordare e per serbarli cari nella memoria, nel cuore, affinché siano ancora ispirazione per noi.

L’umanità ha bisogno di ricordare ed è per questo che ha forse inventato la letteratura: perché servisse da enorme memoria per tutti i comportamenti degli uomini e delle donne.

La memoria comune e collettiva aiuta quindi anche a creare l’identità di un popolo, offrendo punti di riferimento, valori, ideali che si sentono ancora attuali. La memoria è anche lo spazio per conservare i sentimenti e ciò che ci è caro.

Ritratto di Ludovico Ariosto
Ritratto di Ludovico Ariosto — Fonte: istock

Al contrario tutto ciò che viene dimenticato, dove finisce? Una risposta poetica ce la offre Ariosto nell’Orlando furioso.  

Secondo il poeta ferrarese finisce tutto sulla luna, che diventa così un immensoufficio oggetti smarriti” dove viene raccolto tutto ciò che sulla terra si perde (compreso il senno di Orlando poi recuperato da Astolfo).  

Ma anche Leopardi ragiona su tutto ciò che irrimediabilmente si perde.  

(…) Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?  

Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona
.  

(La sera del dì di festa, vv. 30-39)  

5Memoria e filosofia

Il grande filosofo Platone (428-348 a.C.) è stato tra i primi ad affrontare il tema della memoria e del ricordo

L’idea di Platone è che noi siamo già dotati di tutte le conoscenze innate e semplicemente le dobbiamo ricordare; quando le abbiamo imparate? 

Be’, prima di incarnarci nel nostro corpo mortale: la nostra anima ha appreso tutto poiché ha osservato l’Iperuranio, un mondo in cui si trovano le Idee di tutte le cose, immutabili, e perfette. Mentre la loro incarnazione è imperfetta, in quanto è una copia del suo ideale. Una volta nel corpo l’anima è come se obliasse le idee viste nell’Iperuranio, conservandone solo un vaghissimo ricordo

Statua di Aristotele. Aristotls's park (Grecia)
Statua di Aristotele. Aristotls's park (Grecia) — Fonte: getty-images

Anche nella filosofia di Aristotele il tema della memoria ha un ruolo rilevante ma in un’ottica completamente diversa.

Occupandosi delle facoltà della mente umana distingue tra memoria e reminiscenza. Nel primo caso i ricordi tornano alla mente in modo spontaneo, nel secondo caso la ricerca è consapevole, un processo che scava tra i ricordi per creare legami e dare senso a ciò che viviamo nel presente.

6Memoria e letteratura

Statua di Giacomo Leopardi a Recanati
Statua di Giacomo Leopardi a Recanati — Fonte: istock

Partiamo da altri due stralci di Giacomo Leopardi che faceva del ricordo e quindi della capacità della memoria uno degli spunti essenziali dell’ispirazione poetica.

«La sensazione presente non deriva immediatamente dalle cose, non è un’immagine degli oggetti, ma dell’immagine fanciullesca; una ricordanza, una ripetizione, una ripercussione o riflesso per l’immagine antica. […] In maniera che, se non fossimo stati i fanciulli, tali quali siamo ora, saremmo privi della massima parte di quelle poche sensazioni indefinite che ci restano, giacché non le proviamo se non rispetto e in virtù della fanciullezza» (Giacomo Leopardi, Zibaldone, 16 gennaio 1821).

E ancora:

«Un oggetto qualunque, p.e. un luogo, un sito, una campagna, per bella che sia, se non desta alcuna rimembranza, non è poetica punto a vederla. La medesima, ed anche un sito, un oggetto qualunque, affatto impoetico in sé, sarà poetichissimo a rimembrarlo. La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro, se non perché il presente, qual ch’egli sia, non può essere poetico; e il poetico, in uno o in altro modo, si trova sempre consistere nel lontano, nell’indefinito, nel vago» (Zibaldone, 14 dicembre 1828).

In questi due passi (ma anche in molti altri) Leopardi evidenzia quanto sia essenziale la memoria per conservare le facoltà immaginative proprie del fanciullo, che servono al poeta per trasfigurare nel vago la realtà presente. 

Infatti Leopardi quando vede una torre la vede in qualche modo doppia, giacché una è la realtà contingente e un’altra è quella dell’immaginazione che nasce dalla vaghezza, spesso, se non sempre, alimentata dal ricordo

Leopardi usa la parola «rimembranza», un ricordo rivissuto nel presente che crea un forte collegamento con il passato tanto da farlo sentire ancora vivo.

L’incipit di A Silvia è infatti un dialogo con un passato che non tornerà più: «Silvia, rimembri ancora…?» Ma c’è anche una poesia chiamata appunto «Le ricordanze». 

Il ricordo ci riavvicina a passati entusiasmi, riapre sogni e possibilità che la nostra immaginazione prende ad agitare come bandiere al vento. 

Si risveglia in noi la giovinezza. La vaghezza del ricordo produce immagini nuove, apre alle emozioni e si contrappone alla freddezza di un presente statico, fisso nei problemi concreti che chiude la mente alle illusioni vero nutrimento dell’anima. 

«Vi sono già zone della mia vita simili alle sale spoglie d'un palazzo troppo vasto, che un proprietario decaduto rinuncia a occupare per intero» (Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano).

7Il Novecento e il tema della memoria

La scrittrice francese Marguerite Yourcenar nella sua casa a Northeast Harbor, Maine, USA
La scrittrice francese Marguerite Yourcenar nella sua casa a Northeast Harbor, Maine, USA — Fonte: getty-images

Tra le numerose opere che affrontano il tema della memoria bisogna citare ovviamente le Memorie di Adriano, scritto da Marguerite Yourcenar.

Yourcenar usa la memoria come motore narrativo con il particolare compito di ricostruire e arricchire le vite di chi ci ha preceduto.

Immagina così gli ultimi giorni dell’imperatore Adriano, l’affastellarsi dei suoi ricordi mentre si avvicina la morte, in cerca di un senso esistenziale profondo. Amicizia, amore, religione, viaggi, battaglie, morte, tutto viene passato in rassegna e Adriano parla a noi come parla a Marco Aurelio.

Così le pagine di un romanzo che racconta una storia lontana nel tempo risuonano anche per noi e ci aiutano ad indagare i misteri del nostro animo, le nostre paure che vorremmo cancellare dalle nostre menti, senza conoscerle e senza affrontarle.

Italo Svevo
Italo Svevo — Fonte: ansa

Un altro romanzo che si basa sulla memoria è La coscienza di Zeno di Italo Svevo: Zeno, il protagonista, deve ricordare, a scopo medico, alcuni punti nodali della sua vita dall’infanzia al suo matrimonio.

Deve quindi cercare di capire quanto sia cosciente della sua vita, quanto invece imbrogli. Dunque ricordare diventa un modo per avvicinarsi sempre di più a sé stessi, ritrovarsi e accorciare le distanze dal proprio nucleo fondamentale.

«Lo scopo di ogni scrittore: comunicare un'impressione che non si potrà più dimenticare» (Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord).

8Il tema della memoria in Proust

Un passo molto famoso che riguarda lo sprigionarsi di un ricordo e che ci riporta anche alla dimensione di un tempo interiore, dell’anima, che quasi non conosce passato, è nel romanziere e filosofo francese Marcel Proust, ne Alla ricerca del tempo perduto.

Il celebre romanziere, mangiando una madeleine (un pasticcino) a un dato punto ricorda che cosa di quel gesto lo rende particolarmente felice.

«Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione (e proprio ora), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi… All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio» (Marcel Proust, Dalla parte di Swann, in Alla ricerca del tempo perduto).

Molto bello vero? Ti è mai capitata un’esperienza simile, una sorta di epifania?

9Il mondo contemporaneo e l'eccesso di memoria

Viviamo in un mondo dove c’è un eccesso di memoria, vale a dire che tutto può essere ricordato, sia esso significativo o meno: questo crea un eccesso di dati, di sensazioni, di informazioni che potenzialmente si potrebbero tutte archiviare e ricordare ma che di fatto ci costringono a dimenticare velocemente per fare posto ad altro.

Non c’è abbastanza posto nelle nostre teste – e nella nostra memoria collettiva – per fare posto praticamente a tutto lo scibile. Selezionare, tagliare sono operazioni essenziali, come se stessimo potando un albero.

«Quale avvenire per la memoria? Sembra un gioco di parole ma è uno dei temi cruciali del mondo contemporaneo, assediato da un fiume di informazioni, da un eccesso di dati. Non a caso questa domanda ha dato il titolo a uno degli incontri più seguiti al Salone del libro, con Umberto Eco affiancato da Patrizia Violi e Maurizio Ferraris. “Senza memoria – ha esordito Eco con la consueta verve – non si può andare né in paradiso né all’inferno. Se non metti insieme quel che hai visto oggi con quel che è successo ieri affronti la realtà come un drogato. Se non hai memoria perdi l’anima e la memoria è l’anima della civiltà e della cultura. La funzione della memoria non è soltanto di ricordare ma anche di selezionare”» (da Dino Messina, Il futuro della memoria, Corriere della Sera).

Ne saremo capaci o affronteremo il mondo come se tutto avvenisse per la prima volta, senza avere la percezione di un vero e proprio passato, di una memoria che ci appartiene? A te la risposta.

10Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: