Tema sull'antisemitismo a 100 anni dalla nascita di Primo Levi e 90 da quella di Anna Frank

Di Veronica Adriani.

Tema argomentativo sull'antisemitismo: una traccia per ricordare i 100 anni dalla nascita di Primo Levi e i 90 dalla nascita di Anna Frank

ANTISEMITISMO E SHOAH

Primo Levi
Primo Levi — Fonte: istock

Dopo la seconda simulazione di prima prova del 26 marzo i ragazzi hanno decisamente più chiare le possibili tipologie di testo che si troveranno di fronte alla maturità 2019. Il giorno del primo scritto tra le tante tracce papabili (molte delle quali alla fine di questo articolo) ci si potrebbe a dover affrontare quella sull'antisemitismo: una traccia sempre molto attuale, soprattutto in vista di due importanti anniversari: i 100 anni dalla nascita di Primo levi e i 90 anni dalla nascita di Anna Frank.

100 anni dalla nascita di Primo Levi e 90 dalla nascita di Anna Frank: tema sull’antisemitismo per la maturità 2019.

PRIMA PROVA MATURITÀ 2019: PRIMO LEVI

Primo Levi e Anna Frank: basta pronunciare questi due nomi per catapultare la nostra mente agli anni dei campi di concentramento e di sterminio.

Levi e Frank sono due personaggi molto diversi tra loro, uno è italiano, l’altra è tedesca, uno è un uomo, l’altra una donna, uno era un giovane adulto, l’altra solo una bambina. A elencare le differenze si potrebbe continuare a lungo. Ma cosa accomuna queste due figure così diverse tra loro? Una parola: ebreo. O forse due: ebreo e antisemitismo.

Quest’anno ricorrono 100 anni dalla nascita di Primo Levi e 90 da quella di Anna Frank. Gli anniversari non servono a molto, se non a ricordare e, quando si parla di storia, il ricordo è la cosa più potente che possediamo. Confucio diceva: “studia la storia se vuoi comprendere il passato”, Malcom X diceva: “la storia è la memoria di un popolo e senza memoria l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore, Robert Anson Heinlein diceva invece: “Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro”.

Sono tutte citazioni che sottolineano un concetto semplice e banale: per non commettere gli stessi errori del passato, bisogna conoscere quello che è successo; per poter guardare avanti, è necessario, prima, aver guardato indietro, aver capito, aver compreso, aver studiato le logiche sbagliate che hanno portato a eventi disumani come quello dei campi di sterminio.

PRIMO LEVI E ANNA FRANK

Primo Levi e Anna Frank sono stati testimoni di uno dei periodi più bui del Novecento, il periodo della caccia agli ebrei, dell’antisemitismo, dei campi di concentramento e di sterminio. Sono stati entrambi testimoni della crudeltà dell’uomo, dell’animalità a cui l’essere umano è capace di regredire.

Anna Frank visse nel terrore e nella paura, visse in clandestinità facendo attenzione a non far rumore, a non farsi vedere, a non farsi scoprire fino a che il 4 agosto del 1944 la Gestapo irruppe nell’appartamento segreto e la portò, insieme alla famiglia, al Campo di concentramento di Westerbork. Dopo un anno fu selezionata per essere trasferita ad Auschwitz. Il padre sarà l’unico a sopravvivere ai campi di concentramento.

Il trasporto nei campi di concentramento avviene, per Primo Levi, il 22 febbraio 1944. Insieme ad altri 650 ebrei viene portato ad Auschwitz dove rimarrà fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. Insieme a lui solo altre 19 persone tra quelle arrivate nel 1944 si salvò.

Anna Frank è vittima immediata dei campi, Primo Levi, invece, se prendiamo per accreditata l’ipotesi del suicidio, sarebbe una vittima ritardata della detenzione nei lager.

Se non ci fossero le testimonianze di chi ha vissuto quell’inferno, se non ci fossero le interviste rilasciate, se non ci fossero le fotografie, le riprese, i resti di quei luoghi terrificanti, stenteremmo a credere che tutto questo possa essere accaduto.

E, allora, grazie al Diario che Anna Frank  ha scritto durante il periodo di clandestinità, un semplice diario di una semplice ragazzina che la Storia ha fatto diventare un pezzo di testimonianza ormai imprescindibile, possiamo provare a comprendere, possiamo provare a cogliere tutto l’orrore.

La testimonianza di Primo Levi è un po’ diversa perché nasce proprio con l’intento di essere tale. “Il libro”, dice Levi, “ è nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi” e così è stato. Ed è un libro razionale, contenuto, oggettivo, dove non traspare l’odio nei confronti del nazismo, ma si manifesta in modo imparziale, crudo e obiettivo ciò che è stato.

Primo Levi non era religioso; in un’intervista aveva dichiarato: “C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo”.

PERSECUZIONE DEGLI EBREI NELLA STORIA

Ma se dalla storia si dovrebbe imparare, forse ancora non abbiamo capito come si fa se l’odio nei confronti di tutto ciò che è altro e diverso ancora viene sbandierato: antisemitismo, xenofobia, omofobia e chi più ne ha più ne metta.

L’antisemitismo continua a serpeggiare, nonostante la storia ci abbia mostrato in maniera chiara e trasparente dove ha portato, nonostante Anna Frank e Primo Levi ci abbiamo spalancato le porte della loro intimità per farci comprendere le cose. Non c’è una cura per l’odio, se non, forse, studiare la storia e avere buon senso.

MATURITÀ 2019, PRIMA PROVA

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