Tema sul ruolo dell'intellettuale nella società e nella storia

Di Redazione Studenti.

Tema sul ruolo dell'intellettuale nella società nel corso del tempo: contesto storico, esempi pratici, l'intellettuale oggi

L'intellettuale nella società

Il ruolo dell'intellettuale della società è sempre stato importante nella storia: ma come?
Il ruolo dell'intellettuale della società è sempre stato importante nella storia: ma come? — Fonte: getty-images

Il ruolo dell'intellettuale nella società è uno degli argomenti più studiati in tutte le epoche, sia per l'influenza che ha avuto sulla collettività, sia per l'importanza che ha rivestito nella storia, durante la quale si è manifestato con modalità diverse.

Nei primi anni del '900 italiano, dominati dalla cultura del Decadentismo, si può notare che tale ruolo presenta notevoli diversità rispetto ai decenni precedenti. Il quadro dell' Europa nell'ultimo scorcio dell'Ottocento, che si complicherà sempre più durante il Novecento, fino a sfociare in due guerre mondiali, presentava già molti motivi di preoccupazione.

Ma facciamo una rapida carrellata sulla figura dell'intellettuale nella storia.

L'intellettuale nel mondo latino

Nel mondo latino una delle figure di spicco è quella di Cicerone, che fu filosofo, educatore e uomo politico.

Vissuto sotto la Repubblica, Cicerone visse quel periodo in cui ogni buon civis romanus, per adempiere perfettamente ai suoi compiti, non poteva tralasciare la politica per dedicarsi all’otium e viceversa. Egli infatti,quando si allontanò dalla vita privata, si dedicò all’otium letterario, ossia allo studio della filosofia.

Se Cicerone riusciva ad essere pienamente nel binomio tra società e stato, con autori successivi quali Giovenale, questo viene a mancare. Lo scrittore si sente impotente, capace solo di adattarsi al volere dell’imperatore.

L'intellettuale nel Trecento

Nella seconda metà del Trecento il rapporto tra letteratura e realtà sociale e politica contemporanea, che era stato possibile rilevare in Dante, cambia.

Dante, con la sua Divina Commedia, vorrebbe narrare del suo viaggio purificatore nei tre mondi, dichiarandosi un prescelto a cui è stato affidato il compito di presentare agli uomini la sua impresa. Effettuerà il suo viaggio assistito dalla ragione e poi dalla grazia divina. Un discorso del genere diventerà improponibile per scrittori come Petrarca e Boccaccio, legati ad altre logiche e ad un mondo mercantile che persegue interessi diversi da quelli di Dante.

Inizia a profilarsi un distacco tra studi giuridici e letterari: l’intellettuale ora è un letterato che intende il suo operato al di fuori di ambiti pratici, politici o religiosi, e chiede quindi solo il riconoscimento del suo valore, proponendosi ai posteri e all’umanità come modello, dando di se stesso un’immagine ideale e monumentalizzata. Accadrà a Petrarca con la stesura dell’Epistolario in latino, che non avrà lo stesso successo del Canzoniere.

L'intellettuale nel Cinquecento

Nel Rinascimento la funzione dell’intellettuale cambia ancora: diventa quella di cantore delle corti, il cui compito è allietare il signore. Un esempio è Ludovico Ariosto, che narra avventure di paladini; sua antitesi è certamente Niccolò Machiavelli, autore del Principe, in cui egli delineerà i contorni del perfetto reggente che dovrà assicurare un buon assetto politico sociale all’Italia.

L'intellettuale illuminista

Gli illuministi del '700 si proposero, in nome del lume della ragione, di diffondere le conoscenze tra le masse. Non è un caso che nacquero in quel periodo diversi giornali e l'enciclopedia, con l'obiettivo di rivolgersi a strati sempre più ampi della popolazione, abbandonando l'elitarismo.

Un aspetto essenziale dell'Illuminismo fu il suo grande impegno divulgativo. Spariscono le figure dei filosofi e degli scienziati chiusi nelle loro specializzazioni e fruitori di un linguaggio a molti incomprensibile per dar vita ad una nuova figura di studioso, che estende le certezze matematiche a tutti i campi del sapere.

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L'intellettuale romantico

Ugo Foscolo
Ugo Foscolo — Fonte: getty-images

L'800 italiano, infatti, ha visto l'intellettuale partecipare attivamente alla vita politica e sociale del proprio tempo. L’intellettuale nel contesto sociale del Romanticismo è l’uomo che meglio coglie le profonde mutazioni del periodo, in quanto dotato di una maggiore sensibilità e di una coscienza obiettiva, libera da pregiudizi di comodo.

Nel periodo Romantico decadono definitivamente le strutture che, seppur con parziali modifiche, avevano caratterizzato il panorama culturale europeo nei secoli precedenti. La figura stessa dell’intellettuale cambia rapidamente. Se prima l’uomo di cultura aveva operato all’interno della società aristocratica identificandosi con gli ideali della classe nobiliare, l’Ottocento romantico, figlio delle trasformazioni provocate dalla Rivoluzione francese, vede una nuova classe salire all’apice della scala sociale, quella borghese.

La classe borghese rifiuta usi della tradizione aristocratica e imprime una matrice utilitaristica alla società. L’intellettuale è privato dei privilegi passati e costretto ad occupare un ruolo lavorativo che spesso ne mortifica l’estro, costringendolo quindi all'emarginazione. Da ciò nasce il sistematico rifiuto della realtà da parte dell’intellettuale, che oltre a non condividere gli ideali borghesi, è offeso dal sistema che assegna un valore definito alla propria produzione artistica.

Per questa ragione, egli proietta nelle proprie opere il dissidio con la società, e s'identifica col tipico eroe romantico, teso alla perenne ricerca della libertà.

Foscolo e Leopardi

I principali intellettuali italiani del periodo sono Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi

Foscolo è la testimonianza agli inizi dell'800 di un grande impegno politico: sogna la diffusione degli ideali della rivoluzione francese in tutta Europa, compresa la sua Venezia, dominata da secoli di oligarchia. Non si limita tuttavia alla predicazione di tali ideali, ma combatte attivamente al fianco di Napoleone, da lui considerato portatore e diffusore di una società basata sulla libertà, fraternità e uguaglianza.

Nonostante le delusioni animatrici del romanzo autobiografico Le ultime lettere di Jacopo Ortis, rimarrà sempre al fianco di Napoleone fino alla sconfitta definitiva. Per Leopardi, il compito dell’intellettuale è quello di comunicare le mete che ha raggiunto per poterlo trasmettere agli altri. Per lui rappresenta quasi un obbligo, e dal momento che il male esiste, il poeta è tenuto a metterlo in evidenza.

Carducci e i Veristi

Gli scrittori, i poeti e gli artisti in genere, che saranno impegnati nel Risorgimento, conserveranno un ruolo di guida politica per l'Italia. 

I veristi non si proporranno invece come guida del popolo, ma come persone capaci di rappresentare in maniera realistica la condizione di vita delle masse diseredate del sud. Da qui emerge anche una qualche forma di denuncia delle ingiustizie sociali: come si può infatti non porsi delle domande, leggendo Rosso Malpelo o I Malavoglia?

L'intellettuale nel Novecento

Il ruolo positivo dell'intellettuale viene invece completamente scardinato nei primi anni del '900. Sono anni dominati dall'imperialismo delle grandi potenze europee. Non solo: l'ottimismo tipico del Settecento, legato alla facoltà dell'uomo di dominare attraverso la scienza l'universo intero e le sue leggi, è crollato di fronte alle invasioni e alla grande trasformazione industriale, che ha sfaldato gli assetti sociali e ha fatto diventare protagoniste due nuove classi sociali, la borghesia e il proletariato. Lo scontro tra queste due classi, che si è avvalso anche di grandi sistemi filosofici come il Marxismo, ha schiacciato gli intellettuali che si sono sentiti sradicati e senza ruolo.

L'intellettuale ai giorni nostri

Nel corso nei secoli il ruolo dell’intellettuale è cambiato radicalmente, contribuendo alla nascita di una coscienza sociale, soprattutto a chi è stato capace di sensibilizzare, porre problemi, denunciare abusi, proclamare svolte e contribuire ad un vero cambiamento socio-culturale e politico.

L’intellettuale dovrebbe conservare il suo ruolo di denuncia, per la propria categoria e per quella delle masse, generalmente soggette ad un ruolo subordinato a quello governativo.