Tema sul cambiamento: riflessioni e spunti

Tema sul cambiamento: riflessioni e spunti A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Come affrontare un tema sul cambiamento? Riflessioni sul cambiamento della società, del mondo, sul cambiamento climatico, sull'importanza del cambiamento. Perché siamo divisi continuamente tra essere e divenire.

1Tema sul cambiamento: introduzione

Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961), il fondatore della psicologia analitica. Circa 1960
Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961), il fondatore della psicologia analitica. Circa 1960 — Fonte: getty-images

Siamo divisi continuamente tra essere e divenire. Ogni volta che affermiamo di essere qualcosa, stiamo già in verità cambiando, perché l’identità – come ha scoperto il Novecento con Freud e poi con Jung e Hillman e anti altri e altre – è qualcosa di fluido, fatto di contrasti e di dialettiche. Fluido è anche il mondo in cui oggi viviamo, pieno di cambiamenti.    

Già Eraclito affermava che «Non si può discendere due volte nello stesso fiume». Nel senso: il fiume può essere lo stesso, avere lo stesso nome (se mi immergo nel Danubio, sempre Danubio resta) ma l’acqua non sarà la stessa.   

Quando usciamo di casa e ci immergiamo nella vita, la vita non è la stessa e ogni giorno, per quanto ci appaia uguale, ha in sé il profumo della novità.

Però, se prendiamo una società, ci sono anche dei periodi di transizione. Ci sono cambiamenti epocali. Così anche le nostre vite hanno dei punti di svolta più o meno precisi: momenti in cui il cambiamento sembra più sensibile. Lo percepiamo e possiamo desiderarlo o rifiutarlo.   

Hai mai ascoltato la canzone «Changes» di David Bowie? Parla di un cambiamento sociale che avveniva tra la fine degli anni ’60 e gli inizi del ’70: il periodo della contestazione dei vecchi valori, dove si sposava il cambiamento, il nuovo, la sperimentazione. 

Leggiamo uno stralcio

«Guardo le increspature delle onde cambiare dimensione / Senza lasciare mai la corrente / Della calda transitorietà e / Così i giorni scorrono attraverso i miei occhi / Ma sembrano sempre uguali / E questi bambini su cui sputi / Mentre cercano di cambiare i loro mondi / Sono immuni dai tuoi consigli / Sono ben consapevoli di ciò che sta loro accadendo / C-c-c-c-cambiamenti / (Voltati e affronta gli strani) / C-c-cambiamenti / Non dire loro di crescere e di cambiare strada / C-c-c-c-cambiamenti / (Voltati e affronta gli strani) / C-c-cambiamenti / Dov’è finito il tuo senso del pudore / Ci hai abbandonati con l’ acqua alla gola / Il tempo mi può cambiare / Ma tu non puoi determinarne il corso».

«Voltati e affronta gli strani; voltati e affronta i cambiamenti». Gli strani di cui parla Bowie potrebbero essere le persone che hanno cambiato le regole e vivono a modo loro. Molto interessante è l’elemento dei bambini che sanno stupirsi del grande spettacolo del mondo; che sanno immaginare soluzioni diverse; che consapevolmente sanno cambiare il mondo davanti a loro.

E noi come cambiamo? Siamo in grado di dare svolte alla nostra vita? Siamo spaventati dal cambiamento o desiderosi di cambiare? Pensa a piccole o grandi cose come un lavoro, il proprio corpo, lo stile di vita, gli amici, i vestiti, le abitudini. 

2Tema sul cambiamento: le domande da cui partire

Siamo conservatori o innovatori? Partiamo da alcune domande.  

  1. Che cos’è per me il cambiamento?
  2. Lo vedo come qualcosa di positivo o negativo?
  3. Quanto sono disposto a cambiare?
  4. Cosa cambierei di me? Perché?
  5. Sei mai cambiato per qualche persona?
  6. Cosa cambieresti del mondo?
  7. La società in cui vivi ti sembra statica o mobile?
  8. In cosa percepisci la staticità o la mobilità della tua vita e/o della società?

Basta così. Prendi bene gli appunti e rispondi con la massima sincerità perché questo è un tema molto delicato dove non c’è da fare bella figura, non ci sono risposte preconfezionate. Dai le tue e sviluppale come meglio puoi, soprattutto per te.  

3Tema sul cambiamento: il cambiamento personale, il cambiamento del mondo, della società

«Era un brutto anatroccolo e guarda com’è adesso», «Purtroppo è rimasto nel suo bozzolo», «Non esce mai dai suoi schemi (o dalla sua comfort zone)»; «Non ha tagliato il cordone ombelicale». 

Sono frasi che si sentono ripetere spesso: la prima allude al fatto che i cambiamenti possono accadere nostro malgrado e possono anche portare delle grandi novità positive: il brutto anatroccolo diventa un cigno. 

Già nella seconda, sempre una metafora tolta dal mondo animale, vediamo che invece c’è qualcosa che è andato storto. Il bruco nel suo bozzolo diventa lentamente farfalla, vale a dire fiorisce, cambia, trova una situazione in cui liberarsi e spiegare le sue ali al vento. 

Rimanere nel bozzolo significa essere incapaci di cambiare. Infatti restare nei propri schemi o nella propria zona di comfort impedisce di assaporare le novità, di metterci alla prova, di vincere le paure e le reticenze che ci appesantiscono.

Da dove nascono? In buona parte nascono dal nostro carattere (la cui formazione è unica e misteriosa), poi dai condizionamenti che abbiamo ricevuto sin da bambini, magari anche da traumi. Dunque non è facile cambiare perché significa muoversi in un territorio inesplorato di cui ci sembra di non conoscere bene le regole; di non capire come potremmo cavarcela.  

La perdita di controllo è dietro l’angolo. Quando poi si è dipendenti da qualcuno o da qualcosa in particolare ecco che non siamo in grado di tagliare «il cordone ombelicale».  

È una frase che si riferisce soprattutto a chi non ha il coraggio di lasciare l’infanzia/adolescenza – oggi sembra quasi un tutt’uno – e inoltrarsi nella vita adulta.  

La domanda è «cosa determina i nostri comportamenti»? Quando si va a fare una chiacchierata da uno psicologo ci si interroga soprattutto su questo.

Vale la pena fare un piccolo accenno al modello comportamentale integrato di Daniel Montaño e Danuta Kasprzyk. Il modello integrato di Montaño e Kasprzyk si basa sul presupposto che ciò che determina le nostre azioni sia l’intenzione comportamentale, ossia la volontà di mettere in atto un determinato comportamento.

Questa volontà è determinata da tre fattori:

  1. atteggiamento verso il comportamento;
  2. norma percepita; agentività personale. Bisogna tenere in considerazioni anche altri elementi di rilievo come le conoscenze e le abilità necessarie a un comportamento, l’esistenza di vincoli, l’importanza che attribuisco a quel comportamento;
  3. l’abitudine. Quando siamo abituati in un certo modo, risulta sempre difficile cambiare: «Che vuoi farci? Sono fatto, sono fatta così. È tardi per cambiare, ormai».

4Un discorso sul cambiamento

Leggi questo stralcio:

«Questo modello integrato del comportamento evidenzia come le azioni di una persona siano influenzate dal suo sistema di valori e convinzioni, molto più, per esempio, che dalla valutazione degli effettivi vantaggi o svantaggi di un comportamento. Pensa, per esempio, a quanti consigli di salute riceviamo ogni giorno e quanto poco li ascoltiamo. Quante volte abbiamo sentito dire che dovremmo fare più attività fisica o mangiare in modo più salutare? Eppure, benché sappiamo che cambiare stile di vita potrebbe avere grandi benefici sul nostro benessere, non lo facciamo. Fare un cambiamento significativo non vuole semplicemente operare una scelta razionale tra diverse opzioni. Cambiare qualcosa del nostro comportamento implica il rischio di scontrarci con vissuti potenzialmente spiacevoli e pressioni sociale avverse. Non sono, perché il cambiamento abbia successo dobbiamo nutrire fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di riuscita. Non sempre siamo pronti ad affrontare tutto ciò e anche quando lo siamo, come abbiamo visto, ci sono altri fattori contingenti che possono ostacolarci. Ecco perché trovo che affermare che per farcela “basta avere forza di volontà” sia ingiusto e potenzialmente dannoso. Non sono non si aiuta la persona a capire come raggiungere effettivamente il suo obiettivo, ma la si espone al rischio, in caso di insuccesso, di perdere fiducia nella propria capacità di cambiare» (Dott. Davide Carlotta, psicologo, Cos’è davvero il cambiamento e come fare per ottenerlo).

Questo discorso sul cambiamento può essere applicato a tanti aspetti della nostra vita, come il corpo (fare una dieta), la chirurgia estetica, l’orientamento politico, l’orientamento sessuale, il lavoro, gli studi, e così via. È un argomento tanto complicato quanto affascinante.

In generale direi che i cambiamenti spaventano e anche molto, ma bisogna prenderne consapevolezza perché in fondo tutto cambia più rapidamente di quanto vorremmo. Saper cambiare, saper rinnovare e rinnovarsi è un’arte essenziale da imparare.

5Il cambiamento artistico: il caso del pianista canadese Glenn Gould (1932-1982)

Glenn Gould
Glenn Gould — Fonte: getty-images

Il grande virtuoso del pianoforte Glenn Gould mi permette di spiegare che cos’è il cambiamento in ambito artistico e cosa può comportare. Sarebbero tanti i cambiamenti, ma cito questo perché magari è meno noto. 

Glenn Gould è stato, come molti, un bambino prodigio del pianoforte, diplomandosi a tredici anni. Per i bambini della sua generazione, era normale imporsi nella scena concertistica diventando poi delle vere e proprie star. 

Divenuto una star a tutti gli effetti, cominciò ben presto a trovare noiosa e ripetitiva la vita del concertista: si sentiva come una scimmia ammaestrata del circo che deve ripetere sempre gli stessi numeri. Per lui l’arte era ben altro, ma sapeva che per un po’ avrebbe dovuto fare concerti per avere notorietà e soldi. 

A un certo punto, decise di smettere, a soli trentadue anni, all’apice della sua carriera. Niente più concerti, solo sala di registrazione. Fu il primo musicista di sempre ad operare una scelta simile che spaccò il mondo della musica a metà. 

Ecco lui operò un cambiamento nella sua vita e nel mondo musicale. Lo fece anche perché era una persona ossessionata da un’idea altissima dell’arte, ma tenne fede a sé stesso e scelse nonostante la pressione sociale avrebbero potuto indurlo a fare il contrario.

Vediamo cosa dice del cambiamento proprio Glenn Gould:

«Quando avevo circa vent’anni il mio progetto a lungo termine era di cessare di dare concerti intorno alla trentina, e incidere probabilmente fino ai cinquant’anni. Ebbene ho effettivamente smesso di dare concerti prima di aver raggiunto i trentadue anni, e il contratto d’incisione con la CBS va poco oltre i miei cinquant’anni. Non mi perdo adesso sui dettagli. Tuttavia appena il mio contratto sarà scaduto, ci sarà un cambiamento deciso nei miei orientamenti, proprio come vent’anni fa. Per ora preferisco non dire nulla. Ho sempre creduto nel cambiamento, perché sono troppe le cose che spero di fare».

Aveva fede nel cambiamento: rinnovarsi per non morire. Così anche Beethoven, Van Gogh, Marina Abramovich e tanti altri e altre hanno saputo cambiare e rinnovarsi. Trovare sempre stimoli nuovi alla loro arte.  

Gould avrebbe addirittura voluto smettere di suonare il pianoforte per dedicarsi alla direzione d’orchestra. Nel frattempo aveva anche composto opere (soprattutto documentari radiofonici, concepiti come opere musicali) e scritto una miriade di saggi. Una vita nel cambiamento, nell’immaginazione e nella contemplazione della bellezza.  

6Il cambiamento nella società: solidità/fluidità nel pensiero di Bauman

Zygmunt Bauman: scrittore, sociologo e filosofo polacco
Zygmunt Bauman: scrittore, sociologo e filosofo polacco — Fonte: getty-images

Anche in questo caso vale la pena di soffermarci intanto su un singolo pensatore a cui si possono collegare anche altri. Siamo partiti con le parole di Eraclito messe a sistema con quelle di un cantate pop come David Bowie: andiamo allora a un filosofo pop come Zygmunt Bauman

Nelle sue opere ha spessoaffrontato il problema del cambiamento nella società e quindi ne ha analizzato elementi ricorrenti, caratteristiche, istanze psicologiche e così via. 

In particolare si è soffermato sul binomio solidità/fluidità, spiegando che la seconda riguarda proprio i nostri tempi con la dissoluzione degli antichi schemi e con cambiamenti imprevedibili e vorticosi

Leggiamone alcuni passi:

«Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia, i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello, con casualità e senza preavviso». (L'istruzione nell'età postmoderna: p. 159)

Il cambiamento all’interno della società attuale – la società globalizzata – ha visto il dissolversi di tante strutture sociali, di pensiero, usi e costumi e tutto avviene nella apparente casualità, senza motivi che non siano dettati da necessità economiche nell’hic et nunc (qui e ora).  

In una società del genere come si può sopravvivere? Quando siamo costretti al cambiamento possiamo dire che stiamo autenticamente e/o automaticamente cambiando? Rifletti bene. Essere costretti a cambiare non è una forma di non-cambiamento (per paradosso?). Rifletti anche su questo. 

«Il successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove. La cosa migliore è non preoccuparsi di costruire modelli; il tipo di abitudine acquisito con l'apprendimento terziario consiste nel fare a meno delle abitudini» . (p. 160)

Chi sa cambiare più rapidamente, quasi nel tempo di un tweet, chi sa inventare mentre tutto si sta trasformando, chi ha il barlume di ispirazione per prevedere o anticipare un cambiamento è il vincente di questi tempi. Dopotutto, gli influencer non servono proprio a stimolare i nostri cambiamenti?

«I tipi di competenze richiesti per praticare occupazioni flessibili, nel complesso, non comportano un apprendimento sistematico e a lungo termine; più frequentemente, essi trasformano in svantaggio un corpo logicamente coerente e ben conformato di capacità e abitudini acquisite, che un tempo costituiva una risorsa». (p. 167) 

Veniamo all’ultimo punto: la fine del posto fisso, il tramonto della solidità. Infatti il posto fisso viene visto quasi come una condanna, quando solo alcuni anni fa era ritenuto al pari di vincere una lotteria. Oggi si è così assuefatti al cambiamento che quasi dispiace l’idea di dover fare lo stesso lavoro per quarant’anni. A te dispiacerebbe? Dipende solo dal lavoro? 

7Tema sul cambiamento: conclusione

Abbiamo fatto un rapido giro sul cambiamento e spero ti sia stato utile. 

  • Rifletti bene su quanto hai letto e cerca di trovare anche altri spunti guardando in giro e leggendo il più possibile.
  • Interrogati e poniti anche le domande più scomode, esercitando il tuo pensiero.
  • Quando poi ti senti pronto dividi in punti e paragrafi il tuo tema: sì, fai una scaletta degli argomenti, che è sempre molto comoda e comincia a sviluppare il ragionamento.
  • Guardati attorno, guada dentro di te. Chiediti «che cos’è l’acqua?», come ha consigliato il grande David Foster Wallace agli studenti del Kenyon college, il 21 maggio del 2005. Leggi quel discorso, ti darà altri ottimi spunti sul cambiamento, sull’educazione e sulla consapevolezza.

8Ascolta il podcast su come si scrive un tema

Ascolta su Spreaker.

9Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: