Tema sul bullismo a scuola

Di Redazione Studenti.

Tema argomentativo sul bullismo a scuola. Definizione, caratteristiche del bullo e riflessioni sul fenomeno del bullismo.

BULLISMO A SCUOLA: TEMA

Bullismo a scuola: tema
Bullismo a scuola: tema — Fonte: istock

Bullismo: un problema aperto di difficile risoluzione. Negli ultimi anni il fenomeno del bullismo si è diffuso a macchia d’olio soprattutto nelle scuole; basta seguire i notiziari o sfogliare un quotidiano per rendersi conto che si verificano ogni giorno drammi ed emergenze sempre nuove. Le statistiche di “La Repubblica” rilevano che ormai otto ragazzi su dieci delle scuole medie sono stati toccati da problematiche del genere. Per questo, in particolare negli ultimi anni, molti psicologi, esperti e pedagogisti si sono occupati del bullismo cercando di delinearne la natura, i caratteri, le cause e i possibili rimedi. Per entrare nel cuore della questione è infatti inevitabile chiedersi cosa si intenda per bullismo e quali dinamiche psicologiche lo caratterizzino.

L’ex ministro della Pubblica Istruzione Fioroni ha definito il bullismo come “il fenomeno delle prepotenze tra pari in contesti di gruppo": la violenza non riguarda infatti unicamente il “prevaricatore” principale ma i singoli appartenenti al gruppo, nei diversi ruoli da ciascuno ricoperti. Secondo le statistiche si configura come un malessere sociale estremamente diffuso tra adolescenti e giovani, ma non riconducibile a una precisa età anagrafica o a specifiche categorie sociali, in quanto espressione di disagio relazionale multiforme. Si dice ordinariamente che uno studente escluso o vittimizzato è oggetto di bullismo quando viene esposto intenzionalmente e ripetutamente alle azione offensive di uno o più compagni. Le azioni offensive possono essere dirette e consistere quindi in prepotenze fisiche o verbali, oppure indirette e raggiungere la prevaricazione della vittima attraverso l’imposizione di un profilo devastante della personalità o tramite la diffusione di dicerie e calunnie che portano all’esclusione dal gruppo. È quest’ultima modalità che oggi, in particolare attraverso l’elettronica, coinvolge un numero sempre maggiore di vittime, non infrequentemente inconsapevoli e quindi ancor più indifese e vulnerabili.

Il bullo, o il gruppo dei bulli, si caratterizza normalmente per un comportamento aggressivo e un forte bisogno di dominare sugli altri. Il loro obiettivo è “annientare” la vittima per sentirsi più forti, più coraggiosi e leader. La vittima, al contrario, ha spesso un carattere introverso, è insicura, con un basso livello di autostima e perlopiù incapace difendersi. Alcuni esperti sostengono addirittura che parte del problema dipenda appunto dalla propensione psicologica di alcuni soggetti a identificarsi nel ruolo di vittima; la loro debolezza, insicurezza, la tendenza all’isolamento offrirebbero una sollecitazione scatenante per il bullo. Il fatto più sconvolgente è che spesso queste persone non dicono nulla e tendono a nascondere questo grande disagio.

A parte queste teorie ancora in fase di discussione, resta il fatto che le conseguenze per la vittima possono essere molto gravi, talvolta irreparabili, soprattutto a livello psicologico. Il ripetersi di episodi avvilenti che sgretolano gradatamente l’autostima, induce alla sfiducia verso le istituzioni come la scuola, la famiglia, induce a forme isolamento sociale e non infrequentemente a gravi forme di depressione, se non addirittura a tentativi di suicidio.

A questo punto la domanda nasce spontanea: perché tutto questo? Quali sono le ragioni? Fernanda Tuccillo, dirigente di una scuola napoletana e membro della Commissione ministeriale “scuola e legalità” nominata dall’ex ministro Fioroni, si è interrogata sull’origine di tanta violenza e ne attribuisce le “cause” anzitutto alla tv e ai videogiochi che hanno introdotto la violenza nella nostra vita quotidiana. È ferma nell’affermare che “viviamo in una società troppo permissiva. Noi adulti, noi insegnati non possiamo più essere conniventi con l’assenza di regole”.  E la sua non è una voce fuori dal coro. Anche il giornalista Michele Serra di fronte a questo interrogativo sostiene che il cambiamento non è avvenuto tanto nel mondo dei minori quanto piuttosto nel mondo degli adulti. Gli adulti danno esempi di vita “free” di vita dove “ogni desiderio va soddisfatto adesso, subito”, di vita dove “tutto è a portata di mano”. Sembra che tutto sia lecito. E’ questa la differenza tra i tempi passati e quelli attuali: non si educa più ai valori; essi sono crollati con il crescere di desideri a basso prezzo da soddisfare. Sono gli educatori ad aver smarrito il senso etico e il meccanismo che regola il rapporto tra i diritti e i doveri, fra i desideri e il loro limite. Mancano ideali forti, chiari punti di riferimento educativi e molti ragazzi si trovano così disorientati, a crescere alla scuola di un “branco” di “amici”. L’impronta familiare, invece, dovrebbe avere un peso determinante per bambini e adolescenti. Non ci si deve stupire allora se si verificano tra i minori fenomeni quali il bullismo o violenze.

Da queste considerazioni emerge l’importanza di non affrontare il problema solo per limitare i danni: senza una mirata azione preventiva ci sarebbero comunque sempre nuovi bulli e nuove vittime. Ammesso che non sia troppo tardi, si tratterebbe invece di risolvere il problema alla radice, ripristinando i valori, un’educazione scrupolosa, il concetto di famiglia stabile, fondato sui diritti e sui doveri. Forse questo è l’unico modo per preparare ai più piccini, agli adolescenti e ai giovani un futuro armonioso e pieno di sogni.

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