Tema sui cambiamenti climatici

Di Redazione Studenti.

Tema sui cambiamenti climatici: testo argomentativo svolto su cause, conseguenze e possibili rimedi per la salvaguardia del nostro Pianeta.

TEMA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Tema sui cambiamenti climatici
Tema sui cambiamenti climatici — Fonte: istock

Tema sui cambiamenti climatici, la traccia: Il Pianeta è a rischio? Siamo oltre il punto di non ritorno? Questi sono gli interrogativi che affliggono l’umanità in tempi moderni. Gli scienziati di tutto il mondo ormai sono estremamente preoccupati dei mutamenti in atto. Drammaticamente viene confermato da più parti che sono le attività dell’uomo a provocare il riscaldamento globale. Gli effetti delle nostre passate e presenti emissioni di gas serra dureranno per diversi secoli, addirittura se dovessero interrompersi oggi. Serve quindi una rapida azione per mitigare gli effetti accumulati e per studiare le migliori strategie di adattamento dell’umanità. C’è il rischio concreto che le temperature della terra si innalzino ancora fino a quasi cinque gradi entro la fine del secolo, causando l’innalzamento delle acque dei mari. La prima decade degli anni Duemila è stata la più calda mai registrata sebbene il ritmo di crescita si sia di molto rallentato. Per ridurre gli impatti si dovrebbe contenere l’aumento delle temperature medie sotto i due gradi centigradi entro il 2100 e per quanto riguardano le emissioni di anidride carbonica nel 2020 sono rallentate ma se si vorrà salvare il pianeta le emissioni dovranno essere ridotte a zero.

Questo secondo il miglior scenario da immaginare. Viceversa, secondo la prospettiva peggiore, si arriverebbe a quasi cinque gradi in più di surriscaldamento con conseguente innalzamento dei mari e sommersione di terre emerse e a notevoli perdite di ghiacciai perenni.

RIFLESSIONI SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Tocca alla politica fermare questo processo, soprattutto dopo il fallimento del Protocollo di Kyoto del 1997. In quell’occasione più di 180 paesi stesero un protocollo in cui si imponeva solo ai Paesi maggiormente sviluppati di ridurre obbligatoriamente entro il 2012 le loro emissioni di gas serra del 5% rispetto al 1990. Il protocollo non imponeva obblighi sui paesi e inoltre gli USA non hanno mai ratificato l’accordo. Il mancato raggiungimento degli obiettivi non prevedeva sanzioni e per l’Europa queste ultime sono state previste tramite una direttiva comunitaria. La scelta del 1990 come anno di riferimento nella UE ha agevolato paesi come la Germania o la Russia che in quegli anni dismettevano le tecnologie obsolete e altamente inquinanti dell’ex-URSS, come la Svezia che ha una buona dose di energia nucleare e idroelettrica alla quale ha aggiunto centrali a carbone costruite in Polonia, come la Francia che ha un’alta percentuale di energia nucleare, e infine come l’Inghilterra che da una produzione energetica prevalentemente a carbone è passata ad altre modalità proprio a cavallo degli anni ‘90. Gran parte degli altri paesi hanno affrontato grandi difficoltà per raggiungere gli obiettivi per loro fissati dal protocollo, nonostante spesso sono tra le nazioni più efficienti dal punto di vista energetico. Allora per ridurre le emissioni talvolta si è costruito le centrali o portato produzioni a carbone in paesi esteri come l’Albania o Cina, paesi su cui non cadono obblighi dal protocollo di Kyoto.

Serve quindi con urgenza un nuovo accordo internazionale che tenga conto delle indicazione degli scienziati di tutto il mondo e che non si basi puramente prescrittive.

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TEMA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI, CONCLUSIONE

Questo quadro scientifico disastroso in ambito di cambiamenti climatici è quindi ormai confermato ed è bene che a questi scenari ci si adatti. Inoltre, per affrontarli positivamente, sarà decisivo il possesso di conoscenze e tecnologie dalle quali potrebbero scaturire addirittura opportunità. I punti all’ordine del giorno nei nuovi negoziati sul clima dovrebbero ruotare sostanzialmente attorno a due grossi problemi quali la mitigazione degli effetti cumulati e le strategie di adattamento per ridurre i danni futuri. La tendenza per ora sembrerebbe quella di concludere accordi volontari fra Stati. Ma, in un mondo così globalizzato, è da chiedersi se basterà la buona volontà.

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