Tema su Renzo a Milano

Di Redazione Studenti.

Tema svolto su Renzo a Milano: caratteristiche e differenze dei due viaggi che, nei Promessi Sposi di Manzoni, Renzo compie a Milano

TEMA SU RENZO A MILANO

Tema sui viaggi di Renzo a Milano nei Promessi Sposi
Tema sui viaggi di Renzo a Milano nei Promessi Sposi — Fonte: getty-images

Di seguito troverai un tema svolto sui due viaggi di Renzo de I promessi sposi di Alessandro Manzoni a Milano, sulle differenze dei due viaggi e su quelle che si possono cogliere nel protagonista.

Nel capitolo XIII Renzo si trova per la prima volta a Milano, e durante il suo passaggio ha la possibilità di vivere un’esperienza preziosa, che lo aiuterà a maturare. Appena giunto nei pressi della città, vede della farina sparsa sulla strada, e dopo aver fatto pochi passi nota dei pezzi di pane abbandonati alla base di una colonna. . . rimane perplesso. Tutti sapevano che Milano era in crisi a causa della carestia: infatti dopo il raccolto del 1628, rivelatosi misero, le ruberie dei soldati, l’abbandono dei campi e l’esosa tassazione avevano devastato l’economia del Ducato dando inizio ad una situazione precaria che andava impoverendo la popolazione.

È così che addentrandosi nel cuore della città, il nostro protagonista si spiega le strane situazioni vissute finora, e vive in prima persona le rivolte del pane, sfociate nell’assalto ai forni. . . a questo punto, l’ingenuità di Renzo diviene palese, e le vicissitudini si susseguono. Il giovane si sente sicuro di sé e aizza la folla sostenendo un discorso articolato con un lessico semplice, essenziale ed efficace, che denuncia la sua più grande  convinzione basata sulla concezione della “politica” come sinonimo d’“imbroglio, astuzia e ipocrisia”; ma non si sente un rivoluzionario, (rispecchiando così le idee del Manzoni stesso), e s’illude di poter giungere alla libertà, alla giustizia mediante utopistiche riforme. Viene scambiato per un promotore della rivolta, così il “birro” Ambrogio Fusella fingendosi uno spadaio, lo accompagna ad un’osteria e con un meschino raggiro riesce a scoprire l’identità del nostro giovane ingenuo.

Al tavolo i due bevono e Renzo, non essendo abituato al vino, si ubriaca e inizia a parlare a sproposito: quest’episodio rappresenta una nuova esperienza, che fa emergere il suo lato più oscuro, e lo mette a nudo in un luogo angusto, covo dei peggiori criminali, che finiscono per canzonarlo. Comunque, seppur brillo, il Tramaglino è attento a non pronunciare il nome di Don Rodrigo, e soprattutto è cauto perché vuole evitare che anche il nome della sua amata finisca su quelle bocche colme di bestemmie. A fine serata, l’oste lo accompagna nella sua camera, dove trascorrerà una notte terribile, per poi, il mattino seguente esser denunciato dal padrone stesso dell’osteria, che cerca di proteggere Renzo, ma che si vede comunque costretto ad informare il notaio criminale.

Il ragazzo viene arrestato, ma riesce comunque a fuggire sfruttando l'aiuto della folla. Termina così il primo viaggio a Milano; l’“eroe” del romanzo è in fondo un uomo come tutti gli altri, con i  suoi difetti e le sue debolezze: siccome secondo Manzoni l’arte  deve rispecchiare la realtà, anche l’ingenuità e la debolezza di Renzo deve essere descritta, poiché un processo di maturazione passa inevitabilmente attraverso un episodio negativo. Il giovane farà tesoro di quest’esperienza, e proseguirà la sua strada verso Bergamo, con maggior saggezza.

Il giovane farà tesoro di quest'esperienza, e proseguirà la sua strada verso Bergamo, con maggior saggezza. Il secondo viaggio a Milano viene descritto al capitolo XXXIV, quando torna al Ducato, per ritrovare Lucia. Ma giunto in città, gli si presenta un tetro spettacolo, fatto di desolazione e morte, tristezza e rabbia, così Renzo, conosce gli orrori della peste alla quale lui, come pochi altri, è riuscito a scampare.

Il giovane vede un quartiere fortemente degradato, e Manzoni ci illustra la tensione tra la gente, l'aria di diffidenza, e il terrore causato da questa terribile epidemia che stava devastando Milano. . . "Così l'ignoranza, coraggiosa e guardinga alla rovescia, aggiungeva ora angustie all'angustie, e dava falsi terrori, in compenso de' ragionevoli e salutari che aveva levati da principio".  

CONCLUSIONE

In questo clima di grande desolazione, assiste alla straziante scena di Cecilia, che sembra ridare dignità e una paradossale nonché magica bellezza, a questa società tristemente segnata dalla malattia. Mentre cammina, viene additato come un untore, per via di qualche movenza sospetta, ed è costretto a fuggire. . . ma è a questo punto che giunto dove vengono curati gli appestati maschi, incontra un vecchio amico, nonché una grande guida: Fra Cristoforo. E il romanzo volge al termine, con un nodo cruciale, la parte più importante, attesa e significativa dell'intera vicenda: il frate parla a Renzo, con parole di misericordia, e lo invita al un perdono nei confronti di colui che gli ha procurato così tante sofferenze. Solo in questo modo, Dio potrà donare ad entrambi la salvezza per l'eternità; così il giovane dando segno di grande fede e bontà si avvicina al Signorotto moribondo, ( al quale per la prima volta viene riconosciuta la dignità di "uomo" anche dal Manzoni), e prega per lui. Renzo esce così vincitore da questa storia, dando prova di grande maturità, e risultando trionfante nel finale, quando dopo lo scioglimento del voto di Lucia, i due giovani riescono finalmente ad unirsi nel tanto sospirato matrimonio.