Tema sull'Illumismo

Di Redazione Studenti.

Tema sull'Illumismo, i filosofi illuministi e l'influenza che questi ebbero nello sviluppo del pensiero e della società.

Cos'è l'Illuminismo?

L’Illuminismo non si può definire una scuola di pensiero dato che vi furono notevoli divergenze di opinioni tra i vari filosofi illuministi. Ma nonostante queste divergenze, si possono trovare dei punti in comune. Il primo è l’ottimismo, che esprime la fiducia nella possibilità umana di raggiungere la felicità in questo mondo. I Cristiani ed i Protestanti hanno sempre messo l’accento sul male e sul peccato nel mondo e sul fatto che l’uomo avrebbe trovato la felicità solo dopo la morte. L’Illuminismo, tuttavia, si distingue dalla concezione tradizionale proprio perché afferma che agli uomini doveva essergli possibile raggiungere la felicità già in questo mondo e tutto ciò si contrappone al pessimismo antropologico che ha caratterizzato il pensiero europeo dal Medioevo fino al Settecento. Secondo i pensatori illuministi, l’uomo non era corroso da caratteristiche negative: è fondamentalmente buono e capace di costruire insieme ai suoi simili un mondo felice e sereno.

Gli uomini e il raggiungimento della felicità

Per raggiungere la felicità, gli uomini dovevano usare la ragione, il mezzo attraverso il quale possono cambiare la propria condizione di vita. Per gli illuministi, il male nasce dal mancato utilizzo della ragione e quindi il compito dei nuovi intellettuali consiste nel portare i ‘lumi’ della ragione a ogni individuo perché - se tutti i problemi della vita umana venissero affrontati in modo razionale - la felicità sarebbe a portata di mano di tutti gli essere umani. Secondo Kant, fino all’arrivo dell’illuminismo gli uomini non erano stati in grado di sfidare le tradizioni e si erano sempre fidati ciecamente di ciò che la Bibbia o gli antichi filosofi greci avevano detto riguardo la natura. Gli umanisti ed i riformatori ammiravano il passato romano, la perfezione veniva sempre ritrovata nel passato.

L’Illuminismo invece guardava al futuro, introducendo il concetto di progresso.

Secondo gli illuministi, ogni argomento e ogni ambito doveva essere sottoposto a critica. Il primo a fare ciò fu Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu. Egli decide di utilizzare la ragione per trovare il regime politico che meglio garantisse la proprietà, la sicurezza e la libertà dell’uomo; concluse poi che il sistema politico ottimale era quello inglese, con la separazione dei tre poteri di stato: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Gli illuministi e la diffusione del sapere

Tra i compiti degli illuministi c’era la riorganizzazione e la diffusione dell’intero sapere. Tale compito di divulgazione fu assunto da Denis Diderot e da Jean d’Alambertche a partire dal 1750 curarono la pubblicazione della Encyclopédia. Si trattava di stampe di notevole pregio che mostravano con chiarezza le più recenti tecniche di produzione o costruzione. La sua pubblicazione incontrò numerose difficoltà, come la condanna del papa Clemente XIII e la censura del Re. Nonostante ciò, l’Encyclopédia divenne il simbolo della nuova cultura.

L’Illuminismo e i risultati nella Fisica e nell’Astronomia

I risultati nei campi della fisica e dell’astronomia conseguiti dallo scienziato inglese Isaac Newton furono particolarmente importanti per l’illuminismo. Newton formulò la legge di gravitazione universale, la quale dice che ‘tra due corpi materiali si esercita un’attrazione reciproca direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato delle loro distanze”. La semplicità con cui questa legge riusciva a spiegare il funzionamento dell’intero creato e, allo stesso tempo, era la prova della perfezione della mente di Dio, onnisciente architetto dell’Universo. La maggior parte dei filosofi illuministi credeva in un Dio creatore e la forma di religiosità più diffusa tra gli illuminati era il deismo, che ammetteva l’esistenza di Dio ma negava la possibilità del miracolo, dato che lo stesso architetto dell’universo non avrebbe mai violato le sue stesse regole.

Il deismo: significato

Il filosofo francese Voltaire fu uno dei più brillanti esponenti del deismo. Egli si occupò di esaminare il modo in cui i sovrani avevano promosso o rallentato lo sviluppo dei loro Stati perciò, in un saggio del 1751, Voltaire celebrò Pietro il Grande, il quale aveva rinnovato il volto della vecchia Russia. Al contrario, Voltaire criticò molto Luigi XIV perché aveva sperperato le ricchezze della Francia in guerre e il Paese non aveva mai trovato alcun vantaggio da ciò, nemmeno nei conflitti in cui trionfava. Fu durissimo il giudizio di Voltaire sulla revoca dell’editto di Nantes e sulla brutale politica di intolleranza nei confronti degli ugonotti. Voltaire decise di combattere il fanatismo religioso dato che, secondo lui, era assurdo che gli uomini si uccidessero tra loro in nome di dogmi di cui nessuno può dimostrare la verità o la falsità. Piuttosto sarebbe meglio abbandonare tali affermazioni e avere fede nell’Architetto supremo dell’universo. Voltaire, seguendo il deismo, non credeva nei miracoli e secondo lui le narrazioni di miracolo erano solamente fandonie che inducevano la gente al fanatismo e alla violenza.

L’Illuminismo materialista

Il nuovo elemento è l’uomo come un essere puramente materiale, privo di un’anima. L’esponente di questa nuova corrente fu Paul-Henri Thiry, barone d’Holbach, il quale rifiutava l’esistenza di Dio e affermava che tutto è in moto nell’universo. Tale impostazione viene correntemente chiamata naturalismo meccanico.

I sovrani illuminati

Nell’impero degli Asburgo furono gli stessi sovrani a farsi promotori di importanti riforme. L’obiettivo era il rafforzamento del potere assoluto, pertanto si denomina questo fenomeno assolutismo illuminato.
In Austria, il processo riformatore fu iniziato da Maria Teresa e dopo la sua morte fu continuato da suo figlio Giuseppe II.

Maria Teresa riorganizzò e razionalizzò l’amministrazione dello Stato, poi intorno al 1750, pose sotto controllo della Corona l’Università di Vienna. Proseguendo su questa strada, Giuseppe II accolse le lamentele nei confronti dei monasteri e ne soppresse circa 800. Con i fondi ricavati, istituì ospedali, orfanotrofi e ricoveri per anziani. Nel 1781, dichiarò libero l’esercizio privato del luteranesimo, del calvinismo e del cristianesimo greco-ortodosso ed eliminò le discriminazioni di cui erano vittime i sudditi ebrei del suo impero. Inoltre, Giuseppe II riteneva che i suoi sudditi cattolici dovessero avere una buona educazione religiosa e perciò istituì dei seminari gestiti dallo stato. Nei Paesi sottomessi dalla Casa d’Austria fu introdotta l’istruzione elementare obbligatoria. Giuseppe II si preoccupò della situazione dei contadini, perciò prima istituì un catasto per registrare tutte le terre, poi sottopose anche i nobili a tassazione e fissò precisi limiti alle prestazioni dei contadini che dovevano effettuare sulle terre dei loro signori. Nelle terre di proprietà della Corona, si abolì del tutto il servaggio.

L’Illuminismo in Italia

L’azione riformatrice dei sovrani austriaci venne seguita con estremo interesse dagli illuministi di Milano. La figura di maggiore spicco del movimento milanese fu Pietro Verri, che accettò di collaborare con il governo per attuare una radicale riforma fiscale. Verri era profondamente convinto che il progresso della ragione avrebbe portato condizioni di vita migliori al genere umano, inoltre considerava importante che tutte le attività umane fossero impostate su basi razionali e che le nuove conoscenze venissero il più possibile divulgate. Proprio per questo motivo fondò il giornale ‘Il Caffè’, il quale affrontava ogni genere di tematica. Il giornale evitò sempre di assumere posizioni sulle questioni religiose; in campo sociale invece, Verri denunciava i privilegi della nobiltà.

Fu Pietro Verri a suggerire a Cesare Beccaria la composizione del trattato Dei delitti e delle pene. Il bersaglio principale delle critiche di Beccaria era il supplizio, anticipazione delle pene infernali e dimostrazione della potenza del re. Poiché la concezione dello Stato di Beccaria era contrattualistica, il supplizio gli appariva assurdo e privo di senso. Egli distinse la punizione umana da quella divina e affermava che l’uomo non poteva sostituirsi a Dio nel punire il peccato. L’uomo quindi doveva occuparsi solo di crimini valutabili secondo un parametro terreno, cioè in base al danno che il delitto provocava alla società; da questo parametro si poteva costruire una gerarchia della gravità dei delitti. Beccaria notò che a spaventare un potenziale criminale non era la brutalità, bensì la certezza della pena. Beccaria non accettava la pena di morte dato che, seguendo il pensiero di Locke e Montesquieu, gli uomini non avrebbero delegato allo stato tutti i propri diritti naturali, compreso il potere di ucciderlo, quindi la pena di morte era innaturale e un abuso di potere da parte dello Stato. Inoltre, Beccaria criticò la tortura come strumento dell’accertamento della verità e, dato che nessuno cittadino poteva essere considerato colpevole prima di una sentenza, non doveva essere applicata nessuna pena.

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