Tema sul senso della vita

Di Redazione Studenti.

Esempio di tema argomentativo svolto sul senso della vita, con riferimento a Seneca, Orazio, Carducci e Virgilio. Introduzione, svolgimento, conclusione

TEMA SUL SENSO DELLA VITA

Qual è il senso della vita?
Qual è il senso della vita? — Fonte: getty-images

La risposta alla domanda Che senso ha la vita? è stata ricercata da filosofi, letterati e pensatori di ogni epoca.

La risposta però è del tutto personale, e dipende da come la vita viene vissuta, e con quale intensità. Io considero la vita come un susseguirsi di esperienze, sensoriali o intellettuali, che portano alla felicità: ogni individuo vive esperienze diverse da ogni altro, e si può arricchire proprio attraverso lo scambio di queste.

Attraverso i diversi modi di concepire la vita, però, permangono alcuni valori comuni e assoluti come il diritto alla vita e la libertà di ricercare la felicità con ogni mezzo nel rispetto degli altri. La felicità che ognuno cerca di raggiungere delinea la personalità dell’individuo, quindi la vita è la possibilità di essere se stessi.

IL SENSO DELLA VITA NELL'ENEIDE

La letteratura classica, ma non solo, ci porta molti esempi. Tra questi la morte di Didone nel 4° libro dell’Eneide di Virgilio che sottolinea come due persone, Enea e la stessa Didone, non abbiano nei fatti potuto vivere la propria vita e raggiungere la felicità, a causa del volere del Fato.

Enea, pius, è costretto a scappare nel cuore della notte all’insaputa della donna che ama, per andare a fondare una città, come gli viene richiesto dagli dei. Didone, vedendo le navi allontanarsi, viene pervasa da un senso di rabbia prima come regina, poi come donna ferita nei suoi sentimenti. Troverà la giusta consolazione solo nella morte.

SENSO DELLA VITA NELLA POESIA

Contrapposta alla vicenda di Didone c’è quella di Joufrè Rudel, poeta trovatore provenzale vissuto intorno all’anno mille, che, innamoratosi della Contessa di Tripoli senza averla mai conosciuta personalmente, parte per vederla ma durante il viaggio si ammala gravemente. Viene dato per morto e portato dalla contessa, ma quando si ritrova tra le braccia della donna amata, si risveglia per emettere l’ultimo sospiro.

La storia, ripresa dal Carducci, mostra come l’ideale di vedere la donna amata, riesca addirittura a tenerlo in vita.

IL SENSO DELLA VITA PER SENECA

Tra i più grandi filosofi che si sono fatti domande sul senso dela vita c'è Seneca, che nel suo De Brevitate Vita afferma:

Come un patrimonio di grande valore affidato ad un padrone inetto può svanire in un istante mentre uno più modesto, se affidato a un buon amministratore, col tempo aumenta il valore, così la nostra vita dura a lungo per chi ne sa disporre bene.

La vita, dunque, non ha un valore assoluto, ma cambia a seconda di come la persona l’abbia vissuta. Spesso, invecchiando, si ha paura della morte, ma se l’individuo ha speso bene la sua vita, non ha paura di vivere, né di morire.

Seneca sa di aver speso bene la sua vita: nella lettera a Lucilio dice: ”Non temo il tribunale della morte”, vedendo nella morte il giudice della condotta terrena.

Trovare il senso della propria vita corrisponde al trovare la felicità.

SENSO DELLA VITA IN SOCRATE E ORAZIO

Per Socrate lo scopo del “filosofare”e, quindi, del vivere libero, è la felicità. Ma sostanzialmente cos’è la felicità?

Orazio descrive il Carpe Diem, il vivere il momento, perché la vita è uno scorrere senza ritorno. Bisogna, quindi, per essere felici, non perdere nessuna occasione che si presenta.

Orazio però parla di due tipi di felicità: la felicità edonistica e quella eudamonistica.

  • La prima è la felicità dei sensi, che ci dà piaceri immediati che si possono riproporre nel tempo, felicità che viene sottolineata anche da Lorenzo il Magnifico ne Il Trionfo Di Bacco e Arianna.
  • La felicità eudamonistica ha invece bisogno di più tempo per essere acquisita, ma da più soddisfazioni: questa è la felicità sostenuta da Socrate.

In Orazio il significato del Carpe Diem, comunque, è da interpretare soprattutto in maniera eudamonistica, perché la felicità intellettuale è la più difficile da raggiungere e di gran lunga inferiori sono le occasioni che si presentano per crescere e ampliare la propria personalità.

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Oggi sono frequenti le cause che negano la felicità. Guerre, violenza, omicidi, suicidi.

Durante una guerra poco importa se vengono colpiti obiettivi civili volutamente o involontariamente. Anzi, trattandosi del nemico, una maggiore distruzione e il coinvolgimento di innocenti vengono considerati dei vantaggi. Da questo possiamo capire come oggi il valore della vita umana non venga considerato assoluto, ma dipendente dall’appartenenza dell’individuo.

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