Tema sul ritorno alla normalità dopo il covid-19: riflessioni per una traccia della prima prova di maturità 2022

Tema sul ritorno alla normalità dopo il covid-19: riflessioni per una traccia della prima prova di maturità 2022 A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Spunti per riflettere su come sarà la vita dopo due anni di pandemia da covid-19. Come sono cambiati i rapporti sociali, la percezione dello spazio e del tempo, come pensi che sarà la tua vita futura? Scaletta per un tema sul ritorno alla normalità

1Premessa iniziale

La foto ritrae una donna che lancia mascherine in aria per celebrare la fine della pandemia da coronavirus
La foto ritrae una donna che lancia mascherine in aria per celebrare la fine della pandemia da coronavirus — Fonte: getty-images

Il Covid-19 ci ha costretto a fare i conti con una fragilità mai neanche sospettata e questi conti abbiamo dovuto farli ex abrupto, dall’oggi al domani, forse addirittura da un’ora all’altra.

In questa riflessione cerchiamo di capire con alcune domande – in modalità brainstorming – che cos’era la nostra vita prima e che cos’è adesso.

Comincia a rispondere, sono sicuro che ne avrai parlato anche tu con i tuoi amici: cerca solo di definire meglio il tuo pensiero, di renderlo via via più esatto dando un nome alle tue sensazioni.

  1. Com’è cambiato il tempo per me?
  2. Com’è cambiato lo spazio per me?
  3. Come sono cambiati i miei rapporti famigliari?
  4. Come sono cambiati i miei rapporti sociali?
  5. Che cos’è stata la scuola per me durante la pandemia?
  6. Come percepisco la mia vita precedente?
  7. Come vedo la mia vita futura?
  8. È cambiato il rapporto con il mio corpo?
  9. In che modo ho vissuto la noia dello stare dentro casa?
  10. Che sentimenti provo su tutto quanto è accaduto e sta ancora accadendo?

Ho scritto queste domande di getto, perché sono le domande che mi pongo spesso o davanti allo specchio prima di andare al lavoro, dai miei studenti; o prima di uscire la sera e andare a divertirmi con i pochi amici che sono qui “in presenza”, senza scordarmi le mascherine – che non sopportiamo più.

Raccogli adesso le tue risposte e comincia a organizzarle in un pensiero più organizzato. Puoi usare queste domande anche con i tuoi amici, i tuoi famigliari: insomma, chiedi, fatti un’idea del come hanno vissuto e stanno vivendo le persone intorno a te. Ti aiuterà ad allargare il tuo pensiero. Il pensiero che si allarga diventa più preciso, ricordalo.

2Il mondo prima/dopo la pandemia: alcuni spunti e materiale

Un uomo che si esercita con la fascia elastica a casa seguendo un tutorial online durante l'isolamento per Covid-19
Un uomo che si esercita con la fascia elastica a casa seguendo un tutorial online durante l'isolamento per Covid-19 — Fonte: getty-images

Non possiamo prescindere dal leggere alcune riflessioni di chi riflette per mestiere (augurandoci che lo faccia bene, s’intende) e quindi leggiamo alcuni spunti di giornale. Te ne ho preparati alcuni in modo che siano, se non altro, la base da cui tu possa partire.  

Ecco il primo stralcio.  

«L’azione di un essere microscopico, tuttavia, non solo sta riuscendo di arrivare anche alla nostra anima, ma ha spalancato una finestra grazie alla quale respiriamo l’evidenza di quel che non volevamo vedere. Ad ogni corpo che tocca e fa ammalare, il virus reclama che tracciamo la linea di continuità tra la sua origine e la qualità di un modo di vita incompatibile con la vita stessa. In questo senso, per paradossale che sembri, affrontiamo un patogeno dolorosamente virtuoso. La sua mobilità aerea sta mettendo allo scoperto tutte le violenze strutturali e le catastrofi quotidiane là dove si producono, ossia ovunque. Nell’immaginario collettivo comincia a diffondersi una razionalità di ordine bellico: siamo in guerra contro un coronavirus. Eppure sarebbe forse più esatto pensare che è una formazione sociale catastrofica quella che è in guerra contro di noi già da molto tempo. Nel corso della pandemia, le autorità politiche e scientifiche dicono che sono le persone gli agenti più decisivi per arginare il contagio. Il nostro confinamento è inteso in questi giorni come il più vitale esercizio di cittadinanza. Tuttavia, abbiamo bisogno di essere capaci di portarlo più lontano. Se la clausura ha congelato la normalità delle nostre inerzie e dei nostri automatismi, approfittiamo del tempo sospeso per interrogarci su inerzie e automatismi. Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi abbiamo. Il problema che affrontiamo non è solo il capitalismo in sé, ma anche il capitalismo in me. Chissà che il desiderio di vivere non ci renda capaci della creatività e della determinazione per costruire collettivamente l’esorcismo di cui abbiamo bisogno. Questo, inevitabilmente, tocca a noi persone comuni. Grazie alla storia sappiamo che i governanti e i potenti si affanneranno a fare il contrario. Non permettiamo che ci combattano, dividano o mettano gli uni contro gli altri. Non permettiamo che, travolti una volta ancora dal linguaggio della crisi, ci impongano la restaurazione intatta della struttura stessa della catastrofe. Benché apparentemente il confinamento ci abbia isolato gli uni dagli altri, tutto questo lo stiamo vivendo insieme. Anche in questo il virus appare paradossale: si mette in una condizione di relativa eguaglianza. In qualche modo riscatta dalla nostra amnesia il concetto di genere umano e la nozione di bene comune. Forse i fili etici più efficaci da cui cominciare a tessere un modo di vita diverso a un’altra sensibilità». (Àngel Luis Lara, Non torniamo alla normalità. La normalità è il problema. Pubblicato in italiano su «Il Manifesto» il 4.4.2020, traduzione di Pierluigi Sullo) 

Potremmo dire che la frase topica è la seguente: «Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi abbiamo. Il problema che affrontiamo non è solo il capitalismo in sé, ma anche il capitalismo in me».

È evidente che il sistema in cui viviamo – il sistema globalizzato, neoliberista, capitalista – sta scontando le conseguenze della sua guerra allo spazio, che si verifica soprattutto nel mondo animale – trattato come merce, stipato all’inverosimile, per produrre di più, consumare di più.

Quindi c’è una logica in questa malattia, come già affermava l’antropolgo e storico Diamond in “Armi, acciaio e malattie”: l’uomo occidentale si è fortificato perché è stato a stretto contatto con gli animali domestici.

Il problema è che adesso gli animali sono troppo a stretto contatto tra loro e sviluppano di continuo nuove malattie che possono potenzialmente compiere il salto di specie in qualunque momento.  Il Covid è nato più o meno così, a quel che ne sappiamo.

Questa è una riflessione di tipo etico-politico. Ma ne sono state fatte tantissime. Andiamo oltre e intanto cerchiamo di ragionarci sopra.

Dunque l’idea sarebbe quella di ripensare la vita normale per come ora la conosciamo, magari adottando uno stile di vita diverso.

Lo stile di vita in pandemia tra la vecchia e la nuova normalità è qui in una rapida panoramica che puoi usare come una ricapitolazione efficace. Non un resoconto etico-politico (o comunque non direttamente), piuttosto una rapida panoramica sulle nostre vite.

«Siamo stati troppo tempo chiusi in casa ma l’abbiamo anche riscoperta o scoperta per la prima volta, vivendola in ogni angolo. Abbiamo vissuto nuovi conflitti ed equilibri in famiglia. Abbiamo adottato nuovi sistemi di pulizia e sanificazione, abbiamo vissuto in pigiama o quasi e accolto la scuola dei figli in casa così come il nostro lavoro. Abbiamo perso il sonno, lavorato molto di più spingendo l’acceleratore sul digitale come mai prima (anche se il nodo del divario digitale resta eccome). Abbiamo inoltre vissuto o assistito ad un crescente senso di responsabilità sociale da parte di buona parte della comunità. Aspetti, questi, che hanno preso il posto di altre priorità pre coronavirus e che ora stanno incidendo sulla nostra vita influenzando molte delle nostre scelte, presenti e future, anche in termini di spesa» (Agnese Ferrara, su Ansa, 30 maggio 2020).

Uomo d'affari che tiene in braccio il figlio mentre lavora da casa durante la pandemia da Covid-19
Uomo d'affari che tiene in braccio il figlio mentre lavora da casa durante la pandemia da Covid-19 — Fonte: getty-images

Questa la vita durante la pandemia. E adesso? Qui possiamo ragionare sulle nuove strategie e sulle abitudini che effettivamente sono cambiate.

Ad esempio io mi chiedo se l’abitudine a portare le mascherine scomparirà rapidamente. Non ne sono convinto: credo che nei supermercati, nei bagni di locali pubblici, nei ristoranti (zona ingresso), nelle aule studio, resteranno a lungo.

Molti continueranno forse a portarle anche quando la pandemia sarà davvero terminata. Su questa cosa ci ho riflettuto.

Credo che la pandemia sarà davvero finita quando non troveremo più mascherine nei jeans, nei pantaloni e nelle giacche smesse da un po’. Io continuo a trovarne tante.

Andiamo oltre. Proseguiamo nell’articolo. 

«Le implicazioni del coronavirus sulle scelte dei consumatori sono state osservate dall’analista Alison Angus a capo di una nuova analisi condotta su oltre 100 paesi per Euromonitor. “L’emergenza ha rivoluzionato le nostre vite, distruggendo alcune priorità e facendone nascere nuove, - spiega Angus. – Internet, ad esempio, nelle case adesso è sempre attivo, assistiamo ad una maggiore democratizzazione digitale e la velocità di connessione fa la differenza. Siamo ora sempre connessi, sono state inaugurate in questi mesi nuove piattaforme in streaming, come Disney + e aumentano le attività virtuali e il gaming con tecnologie immersive, emozionali e coinvolgenti” (…) Anche gli aspetti psicologici e sociali imposti dal lockdown stanno giocando un ruolo centrale nelle nostre vite, garantiscono gli analisti Doxa: “Al di là delle nostre singole vite, abbiamo scoperto di fare parte di qualcosa di più grande e che esiste una collettività più ampia che necessita di essere salvaguardata e sostenuta adeguatamente”. Lo stile di vita etico che include valori morali è, anche secondo gli studiosi Euromonitor, una abitudine crescente in questi ultimi mesi. Praticata in molti campi e stimolata sotto l’impulso dell’emergenza sanitaria e include anche il riciclo dell’usato, il più corretto smaltimento dei rifiuti e l’acquisto di prodotti di brand eticamente corretti e trasparenti sul fronte sociale.» (Agnese Ferrara, su Ansa, 30 maggio 2020). 

3La solitudine

Una donna che saluta dalla finestra. Il distanziamento, sociale o fisico, è un'azione di controllo volta a fermare o rallentare la diffusione di una malattia contagiosa
Una donna che saluta dalla finestra. Il distanziamento, sociale o fisico, è un'azione di controllo volta a fermare o rallentare la diffusione di una malattia contagiosa — Fonte: getty-images

Ci sono forse stati dei vantaggi nello smart-working e nella Dad. Forse non è tutto da buttare questo periodo. Mi soffermerei però su un aspetto talmente evidente che non ci facciamo più caso: la solitudine.  

Non potendo uscire, non potendo agire, frequentare, conoscere, visitare, siamo rimasti soli a casa, spesso davanti alla TV, davanti ai libri, annoiandoci. Ecco: la noia, mostro pericolosissimo con cui da tempo non facevamo i conti.  

Il nostro agire è in fondo un anestetico per non passare del tempo con noi stessi, la nostra immaginazione, i nostri pensieri, la nostra anima (interiorità, psiche, etc.). Improvvisamente in tanto abbiamo cominciato a scrutarci dentro e a conoscerci di più.  

Questo è accaduto in particolar modo a quelle persone che vivono da sole, che non hanno una famiglia e che quindi hanno vissuto una solitudine senza precedenti con tutto quello che ne consegue. Anche per gli studenti, forse, non è andata meglio. Credo sarà importante raccontare questa esperienza.  

4La paura dei vaccini

Manifestazione in Piazza San Giovanni contro il vaccino Covid-19, Green Pass e obbligo vaccinale per gli over 50 imposto dal governo italiano, 15 gennaio 2022
Manifestazione in Piazza San Giovanni contro il vaccino Covid-19, Green Pass e obbligo vaccinale per gli over 50 imposto dal governo italiano, 15 gennaio 2022 — Fonte: getty-images

Hai avuto paura di vaccinarti? Io, confesso, un po’ sì e come me tanti altri. Anzi non possiamo dimenticare che abbiamo visto il mondo dividersi in Vax e NO-Vax; abbiamo ascoltato scienziati dai curriculum invidiabili e autorevoli mettersi l’uno contro l’altro, ognuno sostenendo la propria teoria.

Quello che si è percepito in generale, secondo te, è stato un fallimento non tanto della scienza ma della sua credibilità? Oppure la visibilità che i social concedono pressoché a tutti ha permesso a una minoranza di avere un impatto mediatico oltremodo impressionante? Ragionaci sopra.

In particolare mi soffermerei sul rapporto con la Scienza, come sarà da adesso in poi, se ci fideremo o se piuttosto è stata la visione positivistica del mondo a rovinarci. Dovremmo tenerne conto per il rientro nella normalità?

Mi rendo conto che entriamo in un ambito molto complesso e che merita non solo una riflessione, ma anche uno studio approfondito. Intanto, però, questo esempio fa capire che cosa è in linea di massima accaduto nella questione dei vaccini. Abbiamo fatto i conti con la nostra irrazionalità.

«I fattori psicologici che entrano in gioco sono diversi - spiega il Dottor Michele Cucchi, psichiatra e psicoterapeuta e Direttore delle Aree Mediche di Humanitas Medical Care - si tratta di elementi importanti che provocano effetto nella modalità di ragionamento delle persone. Il primo è sicuramente il calcolo del rischio che porta a sovrastimare gli effetti avversi. La reazione di fronte a un rischio dovrebbe essere il risultato di un calcolo razionale tra la possibilità che una cosa avvenga e la gravità di quell’avvenimento, ma questo calcolo non avviene sempre su base razionale. L’esempio classico è il timore di volare: anche se i dati ci indicano chiaramente che è molto più sicuro volare che andare in automobile, siamo portati a un’erronea valutazione del rischio. Non solo, a pesare sulla nostra valutazione è anche la percezione del controllo che possiamo avere sulle situazioni: siamo più propensi ad assumerci dei rischi in quello che sentiamo essere sotto il nostro controllo, come ad esempio la guida della macchina, e meno nelle situazioni su cui sentiamo di non avere controllo, l’aereo come appunto il vaccino» (Dr. Michele Cucchi, su Vanity fair).

L’esempio dell’aereo è stato molto abusato, ma sottolinea comunque un aspetto decisivo. La paura della perdita del controllo; la necessità di fidarsi della stessa scienza che potrebbe aver creato il virus. Quindi come cambierà questo rapporto nei prossimi tempi? Come sarà il rientro nella normalità anche per quanto riguarda la scienza? Anche qui la normalità è un concetto sfuggente e ci devi riflettere sopra.

5La paura della (a)normalità

Ma andiamo adesso alla paura per il nostro quotidiano. Ci troviamo adesso tra due fuochi:

  • la paura di tornare alla normalità (saremo in grado?);
  • la paura di tornare senza preavviso nell’anormalità, cioè questa forma di quotidianità un surrogato che abbiamo vissuto, con coprifuoco, mascherine, visite regolamentate ai familiari, lunghe riunioni online, lavoro e scuola dentro casa.

Ulteriori cambiamenti all’orizzonte? Se sì, quali? Puoi provare a riflettere su questo punto e in particolare su che cosa significhi la paura in questa fase, una volta che siamo consapevoli della precarietà delle nostre vite (non che prima non lo sapessimo, ma adesso ne abbiamo la piena percezione) – non a caso anche la guerra in Ucraina di questi giorni (fine febbraio – primi di marzo 2022) ci spaventa oltremodo.

Non possiamo certo risolvere i problemi di tutto il mondo, ma possiamo analizzare le nostre paure e capire qualcosa in più.

6Un bilancio finale e cerchiamo di stendere il testo

Arrivati a questo punto devi solo cercare di capire come strutturare il tuo testo. Non so se un docente ti affiderà un compito simile, perché si tratta di qualcosa di complesso e molto intimo, ma è una riflessione che puoi fare intanto per te perché è sempre utile esprimere, dare nome, focalizzare.  

In un certo senso, direi che un’esperienza così significativa necessiti di una presa di coscienza altrettanto significativa, perché non ho dubbi riguardo al fatto che la pandemia abbia per tutti segnato un prima e un dopo e abbia influenzato tantissimo le nostre vite: molti avranno sicuramente anticipato o posticipato scelte di famiglia, lavorative, personali in base ai capricci della curva pandemica.  

Abbiamo bisogno di capire e di conoscere quanto ci è accaduto, vedere e toccare le ferite che questo periodo ci ha inferto, farci un’idea chiara su che cosa sarà per ciascuno la normalità da adesso in poi. Forse, e lo spero, vivamente saremo tutti più responsabili; forse daremo meno per scontata la libertà di cui godiamo; forse daremo più valore alle persone che abbiamo accanto e con cui condividiamo la nostra breve, ma si spera intensa, esperienza terrena.

Dunque, comincia scegli un bel cappello introduttivo, optando magari per un riassunto di quanto emerso finora dalle tue riflessioni; poi comincia ad analizzare punto per punto gli aspetti che ti ho indicato. Magari puoi dividere il testo in paragrafi, proprio come ho fatto io, in modo da non perdere il filo del discorso e di creare ordine e chiarezza per il lettore.

7Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: