Tema sulle catastrofi naturali e il rapporto tra uomo e ambiente

Tema sulle catastrofi naturali e il rapporto tra uomo e ambiente A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Rapporto tra uomo e ambiente, una delle relazioni più misteriose e complesse. Ecco le risorse per svolgere il tema, gli spunti di riflessione e la scaletta

1Fase 0 – riflessione iniziale

Come scrivere un tema sul rapporto tra uomo e natura
Come scrivere un tema sul rapporto tra uomo e natura — Fonte: shutterstock

Il rapporto tra l’uomo e la natura è uno dei più complessi e misteriosi. Esso si basa fondamentalmente su una duplicità di base: 1) la natura benefica e amica che offre un’ingente quantità di risorse da sfruttare per il nostro sostentamento; 2) la natura malefica e nemica dell’uomo, che uccide con la sua forza brutale. È ovvio che l’uomo, unico tra le specie animali dotato d’intelletto, ha modificato l’ambiente circostante per garantirsi maggiori possibilità di vita. Se pensiamo poi alla prima e alla seconda rivoluzione industriale così come all’attuale corsa alle risorse minerarie e non solo, capiamo che l’uomo – pur ormai consapevole di aver perso una dimensione antropocentrica – continua nella sua opera di sistematico sfruttamento della natura, spesso senza tenere conto delle conseguenze che può innescare: l’equilibrio è delicato, per non dire precario. Dunque puoi cominciare con risponderti ad alcune domande. Serviranno a chiarire il tuo punto di vista iniziale.

  1. Che cosa intendi per Natura?
  2. Quanto la religione e la cultura influenzano il rapporto con essa?
  3. Come percepisci i fenomeni come l’inquinamento?
  4. Ti sei mai ritrovato a contemplare una Natura indomabile (terremoti, maremoti, inondazioni, etc.)? Racconta brevemente…
  5. Di fronte ai grandi disastri naturali, quanto credi possa incidere l’uomo? È possibile prevenire i danni?
  6. Quale dovrebbe essere l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla Natura?

2Fase 1 – spunti di riflessione e ricerca su Internet

2.1Il tema del rapporto uomo-natura nella storia

Quando si parla del rapporto uomo-natura stiamo parlando del tema più antico di sempre, poiché proprio attraverso i fenomeni naturali il Divino soleva manifestarsi secondo le credenze delle popolazioni primitive. L’uomo temeva la Natura: bestie feroci, fulmini, terremoti, bufere, ghiaccio e neve… tutto poteva spaventarlo, tutto era una minaccia. Eppure la Natura era anche quel Cosmo (da Kòsmos, ossia «ordine» in greco) che doveva essere necessariamente indagato. Perché l’uomo a un certo punto si svegliò dal suo torpore animale: sviluppò la ragione forse proprio grazie alla Natura. Pensiamo a quanto tempo sia stato speso nella sola osservazione del cielo e alla ferma convinzione che gli astri influenzassero la sua vita.

Arriviamo rapidamente proprio ai Greci in particolare a Democrito «che ’l mondo a caso pone», come dice Dante (Inf. IV, 136). Secondo Democrito tutta la realtà è costituita da atomi che si muovono incessantemente nel vuoto. Si tratta della prima concezione meccanicistica della Natura, basilare anche nello scrittore latino Lucrezio, fondamentale poi per comprendere la rivoluzione scientifica di Galileo Galilei e le posizioni degli illuministi e quindi anche di Foscolo e Leopardi. E via fino ai giorni nostri, dove continua a essere discussa questa posizione.

Comunque, insieme a Democrito che vede nei movimenti atomici l’origine della vita, così anche l’oscuro Eraclito – il filosofo del divenire, di quel «panta réi» a lui attribuito, ma che mai scrisse – si pone in modo simile davanti alla Natura, ma con un più forte senso mistico. Egli dice: «E anche questo sembrerebbe irrazionale, se il cielo tutto e tutte le sue parti fossero nell'ordine e nel lògos, e nelle forme e nelle potenze e periodi, e nei principi invece non vi fosse nulla di simile, ma come rifiuti gettati a caso, fosse il cosmo» (fr. 124). E ancora, alludendo all’unità del tutto, dice: «Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutte le cose sono Uno e che l'Uno è tutte le cose» (fr. 50).

Negli antichi Greci, quindi, il rapporto uomo-natura acquisisce una rilevanza filosofica nuova e una problematicità fino a quel momento mai raggiunta. Aristotele, come d’altro canto la tradizione giudaico-cristiana vedono la Natura come la culla dell’uomo, in quanto l’uomo è a immagine e somiglianza di Dio. L’uomo è il centro dell’Universo: «Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo» (Genesi 9,2-3).

Galileo Galilei, l'uomo che pose nuove basi per il rapporto uomo-natura
Galileo Galilei, l'uomo che pose nuove basi per il rapporto uomo-natura — Fonte: ansa

Con Galileo Galilei ci si trova di fronte a un altro cambiamento epocale: si creano le premesse per la definita caduta dell’antropocentrismo che nel frattempo si era cristallizzato nell’immaginario comune. Scrive Galilei nel Dialogo sopra i due massimi sistemi: «E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l'immaginazione quella grandezza dell'universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta? Se la comprendi, vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda più che la potenza divina, vorrai tu dir d'immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perché vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite?». Galileo ci lascia intendere l’importanza di indagare l’Universo, ossia tutto ciò che circonda come leggendo in un libro senza fine.

Quindi per natura non intendiamo solo alberi, montagne e pianure, ma anche tutto ciò che ci circonda, tutto il sistema cosmico, almeno da un punto di vista scientifico-filosofico. Dopo Galilei, nel rapporto uomo-natura vale la pena di citare Foscolo e Leopardi. Il primo ci dà un saggio del meccanicismo della Natura nella famosa Lettera da Ventimiglia, presente nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis.  

La Terra è una foresta di belve. La fame, i diluvj, e la peste sono ne' provvedimenti della Natura come la sterilità di un campo che prepara l'abbondanza per l'anno vegnente: e chi sa? fors'anche le sciagure di questo globo apparecchiano la prosperità di un altro. (…) O natura! hai tu forse bisogno di noi sciagurati, e ci consideri come i vermi e gl'insetti che vediamo brulicare e moltiplicarsi senza sapere a che vivano? Ma se tu ci hai dotati del funesto istinto della vita sì che il mortale non cada sotto la soma delle tue infermità ed ubbidisca irrepugnabilmente a tutte le tue leggi, perché poi darci questo dono ancor più funesto della ragione? Noi tocchiamo con mano tutte le nostre calamità ignorando sempre il modo di ristorarle. Perché dunque io fuggo? e in quali lontane contrade io vado a perdermi? dove mai troverò gli uomini diversi dagli uomini?  

Giacomo Leopardi e il pessimismo cosmico nel rapporto tra uomo e natura
Giacomo Leopardi e il pessimismo cosmico nel rapporto tra uomo e natura — Fonte: ansa

È un passo pieno di pessimismo e di passione. Vi cogliamo il seme di quello che in Leopardi si definisce pessimismo cosmico, ossia l’atto formale di accusa dell’uomo alla natura per la sua indifferenza alle sorti dell’umanità che sembra quasi trasformarsi in comportamento doloso, quasi a sfregiare la presunzione dell’uomo di sentirsi il centro dell’universo. Citiamo anche Leopardi e il famoso Dialogo della natura e di un islandese (tratto dalle Operette morali):

Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

Ecco dunque la natura nemica, che non si avvede dell’uomo e che anzi lo schiaccerebbe volentieri e anche senza particolare senso di colpa – poiché essa, a giudizio di Leopardi – è una macchina perfetta, che cammina avanti, sempre in avanti, priva di scopo per quel che noi possiamo intendere. Capiamo quindi che il problema dello scopo della natura è intimamente connesso allo scopo dell’esistenza e quindi a una visione provvidenzialistica della realtà. Ritorna quindi il legame con l’aspetto religioso e con la fede. Eppure, per quanto questo legame con un universo-macchina possa farci pensare a un nonsenso generale di tutto quello che accade, per quanto possa sembrare plausibile, il dibattito è sempre aperto. Zichichi ad esempio sostiene che «la Scienza è l'unico strumento che l'uomo possiede per dimostrare, con i fatti, che la Natura è un libro scritto seguendo un preciso disegno» e che «Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla».

Stephen Hawking, fra i più influenti e conosciuti fisici teorici al mondo
Stephen Hawking, fra i più influenti e conosciuti fisici teorici al mondo — Fonte: ansa

Ma proprio sul modo che ha l’uomo di vivere dentro questa meravigliosa macchina con quello che dovrebbe essere il suo dono, possiamo citare le parole di Stephen Hawking, che riparte da un problema connesso al cosmo, con un paragone davvero interessante:

Come si spiega dunque la mancanza di visitatori extraterrestri? È possibile che là, tra le stelle, vi sia una specie progredita che sa che esistiamo, ma ci lascia cuocere nel nostro brodo primitivo. Però è difficile che abbia tanti riguardi verso una forma di vita inferiore: forse che noi ci preoccupiamo di quanti insetti o lombrichi schiacciamo sotto i piedi? Una spiegazione più plausibile è che vi siano scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente. Poiché ci definiamo intelligenti, anche se forse con motivi poco fondati, noi tentiamo di considerare l'intelligenza una conseguenza inevitabile dell'evoluzione, invece è discutibile che sia così. I batteri se la cavano benissimo senza e ci sopravvivranno se la nostra cosiddetta intelligenza ci indurrà ad autodistruggerci in una guerra nucleare. [...] Lo scenario futuro non somiglierà a quello consolante definito da Star Trek, di un universo popolato da molte specie di umanoidi, con una scienza e una tecnologia avanzate ma fondamentalmente statiche. Credo che invece saremo soli e che incrementeremo molto, e molto in fretta, la complessità biologica ed elettronica.
(da Stephen Hawking, L'universo in un guscio di noce)

2.2Il rischio idrogeologico

Uno dei cantieri per le opere anti alluvione a Genova aperti con i fondi stanziati dalla struttura di missione contro il rischio idrogeologico di Palazzo Chigi 'Italia Sicura'
Uno dei cantieri per le opere anti alluvione a Genova aperti con i fondi stanziati dalla struttura di missione contro il rischio idrogeologico di Palazzo Chigi 'Italia Sicura' — Fonte: ansa

Secondo gli ultimi dati il 68,9 per cento dei comuni italiani sono ad alto rischio idrogeologico. I dati a disposizione (soprattutto l’indagine dell’ISPRA), ci dicono che il rischio in Italia è altissimo, come anche i fatti di cronaca di dimostrano continuamente. Sembra quindi che ci siano due concause: da una parte un cambiamento climatico, dall’altra l’incuria dell’uomo che paga alcune sua azioni invasive sul territorio; per l’alluvione è responsabile in gran parte il disboscamento e l’avanzata del cemento.

Terremoti e valanghe sono fenomeni naturali che ci lasciano sbigottiti e impotenti. Non possiamo far altro che pensare a quanto è cieca, devastante, inevitabile la furia della natura, e a quanto siamo fragili noi esseri umani. Valanghe, terremoti, frane, alluvioni. L’unica cosa che si può fare è soccorrere, e lo si fa eroicamente. Eppure c’è qualcosa che aggrava ancora più la furia della natura, che a differenza delle apparenze non ci protegge, ma ci lascia ancora più senza scampo: l’avanzata del cemento. La maggior parte delle emergenze ambientali sono aggravate da disboscamento, impermeabilizzazione dei suoli, erosione, cementificazione selvaggia, abusivismo edilizio, consumo di suolo.
(Linda Maggiori, su Ilfattoquotidiano)

Abbiamo delle evidenti responsabilità circa il dissesto idrogeologico, poiché stiamo entrando nell’ottica che tutto è mercificabile, compresa la natura, che quindi possiamo sfruttare senza tener conto di nulla. L’uomo al di là dei suoi scrupoli filosofici e religiosi sul Creato, considera la natura come una gigantesca miniera di risorse interminabili. Inoltre come si comporta l’uomo davanti ai disastri naturali come alluvioni, terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche e quant’altro? Le forze che la Natura è in grado di scatenare sfuggono al controllo dell’uomo che può soltanto tentare di utilizzare bene le sue conoscenze e la sua esperienza per limitare i danni. Sappiamo che il nostro pianeta è vivo e si muove continuamente, seguendo una storia tutta sua che poco a che vedere con la storia dei suoi abitanti, noi compresi.

Abbiamo parlato delle alluvioni, andiamo al terremoto: ormai grazie agli studi sul settore siamo in grado di capire quali zone siano a più alto «rischio sismico». Possiamo quindi valutare la pericolosità di una data zona e adeguarci costruendo case con criteri antisismici o non costruendo affatto in determinate zone. Infatti si è in grado di capire quale sia il fattore di rischio sia su base deterministica che probabilistica. È ovvio che sarebbe da sprovveduti costruire in zone rischiose e con criteri ormai desueti. Bisogna quindi costruire con ponderatezza e intervenire positivamente sul territorio, cogliendone le criticità. Tuttavia in Italia questo problema sussiste, anche perché gran parte del nostro paese è estremamente antico: a rischio sono soprattutto i borghi medievali, arroccati alle pendici delle montagne, in zone spesso altamente sismiche. Il problema qui è capire come possiamo salvare il nostro patrimonio artistico e i nostri meravigliosi borghi considerando la loro specifica fragilità.

Quindi il rapporto uomo-natura, considerando la spregiudicatezza con cui l’uomo abusa del territorio in cui vive, si è modificato nella misura in cui l’interesse economico ha travisato sé stesso: infatti economia deriva dal greco òikos (casa) nomos (regola), regola della casa, così come ecologia da oikòs (casa) logos (studio), studio della nostra casa. E la nostra casa, in attesa di altri pianeti abitabili, è la Terra. A questo proposito vale la pena di citare il movimento Deep Ecology. Quest’ultimo si occupa proprio di invertire la rotta presa dall’umanità in fatto di coscienza ecologica, presentando un canone diviso in 8 punti:  

  1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse (in altre parole: hanno un valore intrinseco o inerente). Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano può avere per l’uomo.
  2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.
  3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità a meno che non debbano soddisfare esigenze vitali.
  4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana: la prosperità della vita non umana esige tale diminuzione.
  5. L’attuale interferenza dell’uomo nel mondo non umano è eccessiva e la situazione sta peggiorando progressivamente.
  6. Di conseguenza le scelte collettive devono essere cambiate. Queste scelte influenzano le strutture ideologiche, tecnologiche ed economiche fondamentali. Lo stato delle cose che ne risulterà sarà profondamente diverso da quello attuale.
  7. Il mutamento ideologico consiste principalmente nell’apprezzamento della qualità della vita come valore intrinseco piuttosto che nell’adesione a un tenore di vita sempre più alto. Dovrà essere chiara la differenza tra ciò che è grande qualitativamente e ciò che lo è quantitativamente.
  8. Chi condivide i punti precedenti è obbligato, direttamente o indirettamente, a tentare di attuare i cambiamenti necessari.

(Bill Devall e George Sessions, Ecologia Profonda. Vivere come se la Natura fosse Importante, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1989, p. 78)

Che sia necessaria un’inversione di tendenza, appare chiarissimo anche al di là di integralismi ecologistici che possono generare scetticismo in molti. Bisogna cominciare con la messa in sicurezza di quello che abbiamo, tenendo conto del rischio specifico di alcune zone. Inoltre, come detto, occorre anche invertire la tendenza di questo rapporto uomo-natura, che vede l’uomo ancora preda di un delirio di onnipotenza o forse di totale noncuranza nei confronti della Terra.

3Fase 2 – La scaletta

Una struttura ci vuole. Usa le prime righe del tuo tema come introduzione, per poi esporre l’argomento ed approfondirlo criticamente, fino a tirare le tue conclusioni. Dunque:

  1. Introduzione.
  2. Esponi il tema “rapporto uomo-natura”.
  3. Approfondisci il tema “rapporto uomo-natura” declinandolo secondo le varie problematiche che sei in grado di cogliere.
  4. Prospettive nel quotidiano.
  5. Proposte d’intervento e conclusioni.

4Fase 3 – Stesura del testo

4.1Introduzione

Come strutturare un tema sul rapporto uomo-natura
Come strutturare un tema sul rapporto uomo-natura — Fonte: shutterstock

A seconda del tuo gusto puoi scegliere di fare riferimento a un particolare avvenimento inerente al tema del rapporto uomo-natura, oppure letteralmente “fondere” l’introduzione e la presentazione dell’argomento. Scegli bene anche lo stile da utilizzare: se procedi a frasi brevi, darai risalto all’aspetto più emozionale; con periodi più lunghi, invece, porrai l’attenzione sul ragionamento.

4.2Presentazione dell’argomento

Adesso devi riprendere in mano il foglio di brutta con il piccolo questionario. Usalo per mettere in luce la disinformazione che spesso ruota attorno al tema, ma che tu, grazie a validi spunti critici, stai per superare. L’importante è far capire al lettore in che modo parlerai di questo rapporto uomo-natura.

4.3Elaborazione dell’argomento

Beninteso, sei libero di esprimere tutte le idee che vuoi, ma devi sempre appoggiarti a dati statistici e ad articoli: devi evitare il sì perché sì e il no perché no. Comincia a sviscerare le cause del fenomeno che stai esaminando. All’interno degli articoli che trovi nei commenti, puoi trovare tante strade per interpretare correttamente il fenomeno: ricordati di citarli. Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso: che siano cioè attuabili.

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo testo. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire sia per le Istituzioni, sia per i comuni cittadini. Proponi anche attività da svolgere in classe, magari, per poter scendere sempre più a fondo nella questione.

5Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: